Un saggio di Patricia Mainardi racconta un illustratore che fu precursore del surrealismo: l’artista francese J. J. Grandville.


In copertina: The Wanderings of a Comet, da “Another World” del 1844.


(Questo testo è la traduzione italiana di un articolo precedentemente uscito su Public Domain Review)

di Patricia Mainardi

Il celebre poeta Charles Baudelaire ammirava molto le arti grafiche e scrisse diversi saggi sui maggiori caricaturisti e illustratori del suo tempo. Su ognuno di essi trovava qualcosa di buono da dire, ad eccezione di un caso: quello di Jean-Ignace-Isidore Gérard, detto semplicemente Grandville. Nonostante l’antipatia di Baudelaire però, Grandville fu probabilmente l’illustratore più fantasioso del diciannovesimo secolo, nonché il più influente sulle generazioni successive. Baudelaire conosceva bene le doti di Grandville, ma la sua avversione era quella di un vero classicista:

Ci sono persone superficiali che considerano Grandville divertente, ma per quanto mi riguarda, mi spaventa. Quando osservo il lavoro di Grandville, provo un certo disagio, come in un appartamento dove il disordine è organizzato sistematicamente, dove bizzarre cornici poggiano sul pavimento, i quadri sembrano distorti da una lente ottica, gli oggetti si deformano per essere ammassati verso angoli inusuali, i mobili stanno coi piedi all’aria e i cassetti si spingono dentro al mobile invece di esserne estratti.

I commenti di Baudelaire colgono il punto: sono proprio queste le caratteristiche che, pur mettendolo a disagio, attireranno gli artisti e gli scrittori surrealisti del secolo successivo, che vedranno in Grandville uno spirito affine, che condivide il loro interesse per il mistero, per l’onirico e per il mondo dell’immaginazione.

Grandville morì giovane, a quarantatre anni, ma nella sua breve vita abbracciò l’intero spettro dell’arte grafica, dalla caricatura politica all’illustrazione editoriale. Il suo primo disegno Let’s Put Out the Light e Rekindle the Fire! per la rivista La Silhouette palesa le qualità stilistiche che in molti hanno considerato inquietanti: i censori sono disegnati con dei soffietti al posto della testa e un solo grande occhio, somigliano molto a dei rapaci che si dedicano alla triste attività di bruciare libri, nascosti dalle tenebre. Dietro di loro si vedono altri censori, che assomigliano a candelabri in abiti clericali,impegnati a spegnere la luce dell’Illuminismo.

“Let’s Put Out the Light and Rekindle the Fire!” da La Silhouette, 1830.

L’immagine si rivelò talmente scandalosa da essere messa al bando, anche se dopo la pubblicazione. Nel 1835, tuttavia, la caricatura politica subì un arresto, quando il governo istituì una nuova serie di leggi draconiane che richiedevano la censura preventiva delle pubblicazioni. Così Grandville si dedicò poi all’illustrazione di libri. Un’opera enigmatica come Un animale sulla Luna tuttavia, disegnata per l’edizione del 1838 delle Favole di La Fontaine, non è meno strana dei suoi precedenti disegni a tema politico, anzi, forse lo è ancora di più, perché manca di riferimenti chiari. Perché quella mano disincarnata tiene un ratto a testa in giù? Qual è il significato degli strumenti scientifici dismessi, uno dei quali ha addirittura in cima una testa umana? Qui niente è razionale, anzi, come diceva Baudelaire, c’è un disordine organizzato sistematicamente. Grandville sarebbe senza dubbio d’accordo; ha descritto il suo processo creativo proprio così: “Non invento, giustappongo cose dissimili e intreccio tra loro forme discordanti e incongrue”.

“An Animal in the Moon” da Fables de La Fontaine.

Durante la vita di Grandville le sue opere più note erano quelle in cui gli animali interpretavano dei ruoli umani, deliziando un pubblico superficiale (come direbbe Baudelaire) e sofisticato, che amava le analogie tra i suoi personaggi e gli strani avatar animali a loro assegnati. Osservando questo personaggio, che tiene il conto dell’affitto in The Private and Public Lives of Animals non c’è bisogno di una lunga esegesi sulla borghesia dell’epoca.

 “Mister Vulture”, da un’edizione del 1867 di Scenes from the Private and Public Lives of Animals.

Le opere meno controverse di Grandville sono sempre state quelle più popolari. Una sua pubblicazione postuma, Flowers Personified, per esempio, è una serie di belle figure femminili con sembianze floreali, ed è rimasta in stampa per ben due secoli. Come Mister Vulture, descritta poco fa, non ha bisogno di interpretazione.

Tulip” da Flowers Personified, del 1847.

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C’è una ragione se alcune opere hanno dei significati tanto ovvi. Il lavoro di un grafico del tempo era sempre collaborativo, era intrapreso, cioè, per volere di un editore. I grafici lavoravano per lo più su commissione; erano pagati a pezzo e si consideravano fortunati se venivano incaricati di produrre i disegni per una delle edizioni riccamente illustrate che erano così popolari tra il pubblico ottocentesco. La procedura standard prevedeva che l’artista fornisse il disegno, che sarebbe stato poi tradotto in un’incisione su legno, stampata e colorata a mano da specialisti. Grandville lavorò a molte di queste opere commissionate, producendo tra gli altri illustrazioni per Don Chisciotte, i Viaggi di Gulliver e Robinson Crusoe, ma a causa di questo processo di produzione lungo e costoso i grafici raramente potevano seguire le proprie inclinazioni. Tuttavia alcune delle opere più inventive di Grandville nacquero proprio da questo processo, partendo dalla concezione convenzionale dell’illustrazione come arte sottomessa al testo; i disegni di Grandville a volte sembrano quasi essersi realizzati da soli.

Quando Charles-François Farcy, critico contemporaneo di Grandville, cercò di spiegare i diversi tipi di illustrazione, stabilì una gerarchia qualitativa. Il livello più basso – e anche il più popolare – era il motteggio diretto all’aspetto fisico di qualcuno; leggermente più elevato era il piacere offerto dalla visualizzazione di una situazione rappresentata graficamente. Ma il livello più alto di tutti era quello di un’illustrazione che affronta questioni filosofiche o morali. Grandville, sosteneva Farcy, rientrava nella categoria più alta, quella filosofica. Questa qualità potrebbe spiegare il divario tra le opere di Grandville più popolari tra i suoi contemporanei e quelle che invece furono capaci di influenzare le future generazioni di artisti.

Grandville strinse una forte amicizia con Edouard Charton, direttore di Le magasin pittoresque, il primo periodico francese illustrato, che gli permise di disegnare ciò che preferiva. Così, nel 1840, Grandville produrrà una serie di spartiti musicali per Le magasin, dove le note somigliano a delle persone: Valzer, musiche militari, musiche religiose, e così via… ognuno di questi spartiti è “composto” da figure adeguatamente vestite e impegnate in azioni adatte al proprio ruolo. In Waltz, una coppia interrazziale danza attraverso diverse linee musicali, prima di crollare, sfinita, nell’ultimo bar.

Waltz” da Le Magasin pittoresque, 1840.

Il suo Man Descending towards the Brute del 1844, era un segnale dell’interesse del tempo per l’evoluzione, il Viaggio del Beaglehad di Charles Darwin, infatti, era stato pubblicato solo cinque anni prima. Qui l’età non genera saggezza: un giovane ragazzo regredisce in una scimmia dalla corporatura bassa e dalla mascella molle. In Portraits Compared un principe si trasforma in una rana, il percorso opposto di ciò che accade nelle fiabe. In entrambi i progetti, Grandville mette in dubbio il pensiero convenzionale con disegni che non hanno bisogno di testi esplicativi.

Man Descending towards the Brute, da Le Magasin pittoresque, del 1843.

Portraits Compared, da Le Magasin pittoresque, 1844.

Nella sua ultima lettera a Charton, scritta solo poche settimane prima della sua morte, Grandville rifletteva sui disegni che inviava per la pubblicazione: “…quale dovrebbe essere il titolo? “Le metamorfosi del sonno”? “Trasformazioni” o “Deformazioni” dei sogni? “Sequenza di idee in sogni, incubi, revisioni e rapimenti” o piuttosto “Trasformazioni armoniche del sonno”?

Ma in questo caso il vero titolo è forse: “Visioni e trasformazioni notturne”. Ed è ciò che l’artista ritrae in A Promenade through the Sky: la languida progressione della nostra coscienza mentre si allontana lentamente dalla realtà quotidiana, per dirigersi nel mondo segreto dell’immaginazione e della fantasia. Un fungo diventa un parasole, che diventa un gufo, finché la progressione delle immagini sfuma verso un carro che tira i cavalli di notte verso le stelle…

Grandville ritornò su questo tema piuttosto spesso: dei flussi visivi di coscienza in cui un’immagine si dissolve in un’altra. In The Metamorphosis of Sleep, un uccello diventa un arco con le frecce, poi un fiore si trasforma in vaso, e infine in una bella donna, che gradualmente svanisce in una ghirlanda di fiori, che si dissolve in un serpente che striscia via. L’Interpretazione dei sogni di Freud non fu pubblicata fino al 1899, ma sicuramente il buon medico austriaco avrebbe avuto molto da dire su queste immagini.

A “Promenade through the Sky” da Le Magasin pittoresque, 1847.

“The Metamorphosis of Sleep”, da Another World, 1844.

Di tutti i progetti di Grandville, quello più influente dopo la sua morte fu anche quello che ebbe meno successo durante la sua vita: Another World, del 1844. Grandville voleva redarlo lui stesso, ma non era uno scrittore. “La penna si ribella nelle mie mani mentre provo a comporre le frasi”, disse l’artista tempo dopo. Anche se ha prodotto brevi testi illustrati per Le Magasin pittoresque, un romanzo intero sembrava ben oltre le sue capacità, e così Another World è stato scritto da Taxile Delord, il redattore della rivista Le Charivari a cui Grandville aveva contribuito con numerosi disegni. Nel dialogo introduttivo di Another World tra le personificazioni della Penna (lo Scrittore) e del Pastello (l’Artista), il Pastello dice: “permetterete alle mie ali di muoversi liberamente nello spazio; non impedirete in alcun modo il mio volo verso le nuove sfere che desidero esplorare”. La Penna risponde umilmente: “quindi vuoi che io serva semplicemente come segretaria?” Il contratto per Another World specificava che il romanzo sarebbe stato scritto secondo le note di Grandville e la posizione di Delord come semplice scriba è indicata dal nome che appare solo nell’ultima pagina del libro, mentre quello di Grandville è ben visibile sulla copertina.

La trama consiste in una serie di avventure dei tre protagonisti, il dottor Puff, un truffatore che concepisce l’idea di fondare la nuova religione neopagana insieme a due amici: Krackq, un marinaio il cui biglietto da visita lo identifica come “Professore di nuoto”, e Hahblle, ex direttore di coro e compositore fallito, il cui desiderio è quello di rivoluzionare la scala musicale riconoscendo l’importanza filosofica del sol. Insieme decidono di esplorare l’universo per vendere le loro storie a un editore. Questi antieroi scoprono Un altro mondo. Anzi, scoprono diversi altri mondi, ognuno dei quali è una satira sottilmente velata di quello reale. Il titolo completo dell’opera, è lunghissimo, e testimonia l’estrema distanza dalle norme letterarie contemporanee: Another World: Transformations, Visions, Incarnations, Ascensions, Locomotions, Explorations, Peregrinations, Excursions, Vacations, Caprices, Cosmogonies, Reveries, Whimsies, Phantasmagorias, Apotheoses, Zoomorphoses, Lithomorphoses, Metamorphoses, Metempsychoses, and Other Things. I trentaquattro capitoli del libro mantengono ampiamente questa stravagante promessa.

La narrazione minimale del romanzo funziona principalmente come cornice per i disegni di Grandville – trentasei pagine interamente dedicate a incisioni colorate a mano e centoquarantasei vignette, sempre ricavate da incisioni sul legno, ma anche immagini più piccole inserite nelle pagine di testo. Questa caratteristica distingue Another World da opere visionarie e satiriche precedenti, come I Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift o Gargantua e Pantagruel di Rabelais, rendendo Another World più simile a una graphic novel che a un testo illustrato. Ogni capitolo potrebbe essere descritto con l’immaginazione di un’ipotesi, dall’eterna domanda “cosa succederebbe se…?” Per esempio, cosa succederebbe se lo status sociale fosse chiaramente indicato dalla statura? Nel capitolo “Il grande e il piccolo” Puff scopre un mondo in cui i ricchi sono molto alti, mentre gli appartenenti alle classi lavoratrici sono bassi. E cosa succederebbe se, invece dello sguardo europeo che oggettivizza “l’altro”, le parti si capovolgessero? In questo rovesciamento, le ombre cinesi (termine usato anche in francese per gli spettacoli con le ombre) diventano ombre francesi, e la dinamica di potenza dello sguardo si inverte, con il pubblico cinese che si gode lo spettacolo degli artisti francesi.

The Great and the Small, da Another World, 1844.
French Shadows, da Another World, 1844.

I rovesciamenti di ruolo erano un aspetto standard dell’immaginario assurdo del tempo, con immagini di uomini muscolosi che tiravano carri, scolari che picchiavano il loro insegnante, altri uomini che si prendono cura dei bambini, eccetera… Tali immagini servivano a rafforzare lo status quo dimostrando la pura assurdità delle alternative, ma le immagini di Grandville fanno il contrario. Esse raffigurano alternative che, invece, dimostrano l’assurdità dello status quo e servono a minarlo, a metterlo in discussione.

Mentre sarebbe un’esagerazione considerare Grandville un femminista,molti dei suoi disegni per Another World esplorano permutazioni di genere. In Apocalypse at the Ballet una ballerina si trasforma in delle gambe disincarnate, poi in una trottola meccanica, mentre il pubblico è rappresentato da enormi mani che battono, che si espandono, diventano chele di granchio, poi attrezzi e infine bottiglie di vino. Il pennello da barba direttamente sopra le mani che battono indica che l’intera progressione è una fantasia maschile. Dall’alto, piove una pioggia di monete, corone e frecce di Cupido, che forse potrebbero essere le fantasie della ballerina.

Apocalypse at the Ballet, da Another World, 1844.

Il tema del genere sessuale è trattato con ancora più forza in It’s Venus in personam, che cattura in modo perfetto le sensazioni di una donna non accompagnata, soggetta allo sguardo maschile, qui rappresentato come grandi bulbi oculari posti su torsi maschili. Questo è lo stesso fenomeno dell’osservare come azione attiva e dell’oggettivazione passiva che è il soggetto di French Shadows, l’opera a cui si accennava poco fa.

It’s Venus in Person! da Another World, 1844.

Ma i ruoli di genere non riguardano solo le donne. E se sia gli uomini che le donne fossero liberi di seguire le loro inclinazioni? Dr Puff, il protagonista, visita un paese dove questo è realtà e vede un uomo vestito con calze dai colori vivaci e manicotto di pelliccia, mentre le donne portano bastoni da passeggio e fumano pipe e sigari. Visto che il travestitismo è stato bandito in Francia, Dr Puff consulta un giornale conservatore che violentemente, anche se inefficacemente, si oppone a questa pratica, affermando che si stava “cercando di rovesciare la stabilità degli usi e di proclamare la promiscuità dell’abbigliamento”, concludendo che “I sessi non perderanno mai l’aspetto distintivo che li differenzia “. Ma in Another world lo avevano già fatto.

Hooded coat from the shop of M* Pipe manufactured by Mme* patented by Her Majesty the Queen Pomaré, da Another World, 1844.

La simpatia di Grandville non si limita solo agli esseri umani e agli animali; se gli esseri senzienti hanno dei diritti, perché non concederli anche le verdure? Nel capitolo “A Revolution in the World of Plants”, sono proprio queste che si sollevano in rivolta: “Voi, ortaggi, razza laboriosa e fertile, permetterete loro di strappare i vostri figli alla più tenera età per poterli divorare come delle tenere primizie? Ascoltate le grida delle vittime che chiedono vendetta dal fondo della padella!”. Il combattimento di due raffinate creature mostra la guerra civile che ne deriva, qui con la barbabietola da zucchero che sfida la canna da zucchero.

Combat of Two Refined Creatures, da Another World, 1844.

Purtroppo, piccoli gradi di distinzione influenzano anche il regno vegetale. Anche le carte da gioco hanno gli stessi difetti dei personaggi vegetali, inclini a risolvere le loro dispute con la violenza. Battle of the Playing Cards ha ispirato un racconto fondamentale come Alice’s Adventures in Wonderland di Lewis Carroll e probabilmente quella qui sotto è l’immagine più familiare di Grandville al pubblico del ventunesimo secolo.

Battle of the Playing Cards, da Another World, 1844.

Grandville non solo mina i nostri preconcetti e amplia le nostre percezioni del mondo, ma sottolinea anche i limiti della nostra coscienza di fronte a ciò che appare miracoloso. Rappresentando il fenomeno dell’eclissi come l’abbraccio del sole e della luna, l’artista propone “un altro mondo” della coscienza. Il pubblico prosaico e razionale è qui rappresentato da strumenti scientifici che ignorano completamente la poesia dell’evento a cui stanno assistendo, cercando solo di misurarlo e quantificarlo. Ma se potessimo comprendere il nostro posto nell’universo come un solo mondo tra i tanti? Sappiamo che esistono altri pianeti, quindi perché non possiamo costruire ponti per collegarli?

A Conjugal Eclipse, da Another World, 1844.

A Bridge Leads from One World to the Next, da Another World, 1844.

In uno dei suoi disegni più noti, Grandville vuole dimostrare la nostra insignificanza planetaria, in balia di un giocoliere celeste che si diverte a giocare con mondi sconosciuti. “As flies to wanton boys are we to th’ gods” (che tradotto è “Come mosche a ragazzini senza nome siamo noi agli dei”), lamentava il re Lear di Shakespeare diversi secoli prima. In The Juggler, Grandville ricrea un’immagine inquietante di questo destino.

The Juggler, da Another World, 1844.

Un grande filosofo come Walter Benjamin era affascinato dall’arte di Grandville, anche se affermava, a torto, che Grandville morì da squilibrato mentale. Nel suo saggio “Parigi, capitale dell’Ottocento”, indicò Grandville con la fantasmagoria del mondo moderno, in particolare per la sua fiorente raffigurazione degli oggetti. Grandville era certamente consapevole di questa fantasmagoria, mostrando manichini alla moda letteralmente composti solo dai loro abiti – stivali, canna e cappello a cilindro per gli uomini, parasole e cappello a cilindro per le donne. “Perché abbiamo bisogno del resto della persona?”. Chiede sbuffando uno dei personaggi.

Illustrazione da Another World, 1844.

Alcuni dei lavori più perspicaci di Grandville, presenti in Another World, trattano proprio questo tema: la competizione mostra uomini che tentano la scalata al successo, brandendo volantini autopromozionali mentre si scagliano contro coloro che potrebbero superarli. L’artista rappresenta la moda come una dea seduta su un’eterna ruota di stili, ma Grandville non si riferisce solo agli stili di abbigliamento. Puff, con le sue ciniche profezie secondo cui alla fine tutte le cose saranno sussunte alla moda, dice: “Una volta definita la gloria come il vero successo, allora naturalmente dobbiamo assegnare l’arte al regno della moda”. Nel contesto degli attacchi spietati di Grandville alla cultura delle merci, la critica di Benjamin all’artista descrivendolo come epigono sembra essere completamente fuori fuoco.

Competition, da Another World, 1844.Fashion, da Another World, 1844.

Grandville sapeva bene che Another World non avrebbe ottenuto il successo sperato. Nella sua ultima lettera a Charton, tre anni dopo la sua pubblicazione, scrisse: “Fino ad ora, credo, nessuna opera d’arte ha compreso ed espresso i sogni (tranne Another World, un’opera recente e poco conosciuta dal vostro umile servitore)”. Aveva ragione su entrambi i fronti: era un’opera unica e venne ignorata. Quando in quello stesso anno Théophile Gautier scrisse il suo necrologio, elogiò  The Public and Private Lives of Animals come “vero capolavoro” di Grandville, ma non menzionò neppure Another World. Fu pubblicato in una sola edizione, mai tradotto in altre lingue e mai più ricomparso nel suo stesso secolo. Ma non importa, perché nel 1963 fu pubblicata un’edizione in facsimile, e il noto surrealista Max Ernst scrisse il frontespizio con la leggenda: “Un nuovo mondo è nato. Tutti gli elogi a Grandville”.


Patricia Mainardi è professore emerito nel programma di storia dell’arte per i dottorandi dell’Unversità di New York. Ha pubblicato vari libri, articoli e cataloghi per esposizioni di arte del diciannovesimo secolo, compreso Another World: Nineteenth-Century Illustrated Print Culture (Yale University Press, uscito nel 2017).