I consigli della redazione e amici su cosa leggere a Natale. Scritti da Giovanni Bitetto, Erik Boni, Andrea Cassini, Francesco D’Isa, Ilaria Gaspari, Tommaso Guariento, Gabriele Merlini, Jacopo Nacci, Roberto Paura, Enrico Pitzianti, Vanni Santoni, Andrea Daniele Signorelli ed Edoardo Rialti.


Non è il Natale in sé, quanto l’atmosfera natalizia che fa venire voglia di leggere. Ci sono giorni di vacanza con ore passate in aereo, in treno o davanti al camino e qualche ora in più spesa in libreria a cercare i regali per amanti, amici e parenti.

Questa qui sotto è la lista di consigli sul cosa leggere che all’occorrenza diventa una lista di consigli per i regali o una lista di recensioni, firmata da amici e autori de L’Indiscreto. Da Firenze, buona lettura e buone feste, ovunque voi siate.


Giovanni Bitetto

Ipotesi di una sconfitta, Giorgio Falco

La biografia, vera o presunta, di tutti i lavori compiuti dall’autore a partire dall’adolescenza, una sorta di curriculum dispiegato in forma narrativa. Falco racconta tre decenni del mercato del lavoro italiano, ne viene fuori il ritratto di una classe media sfibrata, inconsapevole della propria decadenza, ridotta a mera appendice in un terziario strutturato sugli imperativi del consumo e della vendita. Nel racconto la resilienza si configura come la dinamica masochista entro cui giustificare il progressivo smantellamento del welfare. Se vent’anni fa – parafrasando Houellebecq – il capitale suggeriva “l’estensione del dominio della lotta”, adesso – in fase di recessione – le politiche aziendali tentano di occultare l’erosione dello spazio di manovra concesso al lavoratore. Ed è un’erosione politica, sociale, cognitiva: la bravura di Falco sta nel costruire un romanzo che, senza ricorrere a nessuna tesi precostituita, si regge sulla narrazione pura, e ci fornisce un ritratto problematico di cosa significa vivere in Italia nel 2017.

L’innominabile attuale, Roberto Calasso

L’ennesimo pannello della ricerca sapienziale di Calasso. Come sempre l’oggetto investigato è la relazione fra l’uomo e il dio (inteso come altro al di fuori dell’uomo), a essere presa in esame è la contemporaneità. Calasso, partendo dagli albori della modernità, ipotizza che la società – venuta meno la dimensione rituale e religiosa – abbia recuperato la sfera del sacro divinizzando se stessa. L’estremo materialismo dei nostri giorni è la versione grottesca e fallace della religiosità dell’epoca pre-moderna: Calasso riflette sul nesso fra uomo e tecnologia, fra tecnologia e democrazia, fra potere ubiquo e realtà soggettiva. Il discorso è a metà tra il filosofico e il sociologico, per questo si pone come un oggetto strano, una glossa a molti fenomeni della contemporaneità che possono essere razionalizzati solo da una prospettiva capace – attraverso l’inattualità – di porre una distanza fra sé e il reale.

 

Erik Boni

Mi è stato chiesto di dare un paio di suggerimenti di lettura (o di regalo) per questa fine del 2017. Si tratta di inviti che accetto in genere con un certo imbarazzo perché non è facile che io legga libri di stretta attualità (cioè usciti nell’ultimo anno), e anche volendo consigliare dei classici l’educazione vuole che si inventi almeno un pretesto che renda la lettura adatta a questo particolare momento.

In questa occasione il compito mi è reso più facile dal fatto che c’è un libro recente che ho letto negli ultimi mesi, che mi sentirei di consigliare, e del quale si è parlato molto. Si tratta ovviamente della Teoria della classe disagiata di Raffaele Alberto Ventura. D’altra parte avverto un certo conflitto d’interessi: molte delle cose che mi è capitato di scrivere negli ultimi anni sul mio blog personale o altrove (per esempio in tema di istruzione) sono state influenzate da scambi di opinioni avuti con l’autore del libro, e sebbene non ci siano dubbi che in questi scambi io abbia ricevuto molto più di quanto abbia dato mi piace pensare che in quel libro ci sia anche qualcosina di mio.

È questo il motivo per cui non me la sono mai sentita di scrivere una vera recensione, non potendo essere obiettivo, ma se si tratta di consigliare una lettura piacevole, davvero stimolante per il pensiero, e fondamentale per avere successo nei salotti mondani, beh, Teoria della classe disagiata è quello che ci vuole. Venendo al contenuto, si tratta di una critica radicale alle prassi educative delle società occidentali, e alle ideologie sottostanti, critica dal mio punto di vista ancora incerta nell’individuare le cause del problema, dando un colpo al cerchio dello stato (e le distorsioni economiche che non può fare a meno di creare) e un altro alla botte del neoliberismo.

L’altro libro che consiglio è attuale soltanto nel senso che io l’ho letto da pochissimo, ma è un romanzo di Leonardo Sciascia del 1963, Il Consiglio d’Egitto, trovato per caso in uno scaffale per il bookcrossing e divorato al volo. Anche in questo caso esiste una certa motivazione personale: ho scritto qualcosa di recente in tema di frodi letterarie, e questo romanzo storico ambientato in Sicilia è proprio il racconto di uno spettacolare imbroglio messo in scena alla fine del Settecento da un assurdo personaggio, il prete Giuseppe Vella.

Fingendo di tradurre dall’arabo un manoscritto contenente in realtà una (relativamente poco interessante) vita di Maometto, Vella ingannando tutti trasforma l’opera in una storia della Sicilia scritta durante il periodo di dominazione araba, una ghiottoneria per gli storici locali. Non riuscendo però a fermarsi qui, e approfittando delle nuove inquietudini che vengono dalla Francia, il manoscritto si trasforma nelle sue mani in qualcosa di più che un oggetto di erudizione, ma in uno strumento di ricatto nei confronti della nobiltà siciliana, i cui privilegi potrebbero essere messi in discussione proprio dalle scoperte (invenzioni) di don Vella.

Alla vicenda di Vella si intreccia quella di un fallito tentativo insurrezionale compiuto dal giurista – di idee illuministe – Francesco Paolo Di Blasi, in quella che è una felice riflessione sul fragile potere dell’umana ragione innestata su una accurata ricostruzione storica.

 

Andrea Cassini

L’uomo senza talento, Yoshiharu Tsuge

La prima edizione italiana è l’occasione da non perdere per recuperare il manga di Tsuge, a oltre trent’anni dall’uscita. Opera controversa e travagliata, è il punto di riferimento per comprendere la drammaticità, anche quella più esasperata, del manga moderno. La trama è minimale, dai dettagli brutali: un “fumetto dell’io” dove le sciagure del protagonista vessano anima e corpo.

Il nome del vento, Patrick Rothfuss

I due volumi de Le cronache dell’assassino del Re sono massicci, ma scorrono leggeri grazie alla voce narrante di Rothfuss, astro del fantasy già acclamato tra gli appassionati del genere ma pronto a esplodere sul mercato mainstream. In attesa della trasposizione televisiva opzionata da Showtime, e con le orecchie aperte per annunci sul terzo e conclusivo capitolo, c’è tempo per immergersi nell’autobiografia di Kvothe: affascinante, picaresca, sempre in bilico tra verità e menzogna.

Notte del Pratello, Emidio Clementi

Clementi, detto Mimì, è voce e basso dei Massimo Volume. Se i vostri gusti musicali assomigliano ai miei, basterebbe questo come consiglio. A novembre è tornato il libreria con L’amante imperfetto, ma la sua opera migliore resta Notte del Pratello, viaggio in una Bologna sotterranea che è un microcosmo di solitudini. Tra cantine da svuotare e artisti falliti, anarchia e controcultura si spengono nel torpore degli anni ’90.

 

Francesco D’Isa

Scoprire Nagarjuna è come accorgersi all’improvviso dell’esistenza di Platone. A differenza del filosofo greco però, questo antico pensatore buddista passa inosservato, perché in occidente la sua fama non è commisurata al valore. Lo lessi tempo fa capendoci poco e l’ho riletto adesso in un’edizione consigliata da Carlo Rovelli* (trad. di J.L. Garfield). In estrema sintesi, Nagarjuna sostiene che le cose esistono solo in relazione e sono dunque prive di un’essenza autonoma. Un’idea semplice, quasi ovvia, ma dalle conseguenze dirompenti – e irritanti, per culture come la nostra, abituate a considerare “il nulla” come un “male”. I germogli di questo filosofo fioriscono in ambiti disparati, ma nel leggerlo si troveranno, oltre alla teoria, anche le ragioni profonde per cui dovremmo accoglierla con gioia.

Concludo i consigli con la conclusione di Cose trasparenti, ultimo breve romanzo di V. Nabokov – una sorta di parodico riassunto dei suoi libri precedenti. È un giallo di cui sto per citare l’ultima riga, ma non c’è da temere anticipazioni, la storia si risolve nel brano prima (che non cito). “E questa, io credo, è la cosa: non l’angoscia grossolana della morte fisica, ma gli incomparabili tormenti della misteriosa manovra mentale necessaria per passare da uno stato di esistenza a un altro”. Vale la lettura anche solo per rileggere questa frase.

* di Nagarjuna in italiano c’è poco, la traduzione più nota è di R. Gnoli ne La Rivelazione del Buddha. Il Grande veicolo. Vol. 2, ma senza un apparato che la spieghi nel dettaglio non ci si capisce molto. Ma soprattutto, perché non c’è un Adelphi?

 

Ilaria Gaspari

David Copperfield, Charles Dickens,

Quando ero bambina, mi veniva letto a voce alta. Ne ricordavo a memoria brani interi; i personaggi, li citavamo come se fossero di famiglia. “Questa camicia mi insalsiccia, sembro Peggotty”, dicevamo, pensando alla governante cicciottella di David, ai bottoni che schizzavano dai suoi vestiti. Quando non mi fido di qualcuno, lo paragono ancora, fra me e me, all’infido, untuoso Uriah Heep. Mi rendo conto oggi che per molti anni ho confrontato ogni romanzo che leggevo con David Copperfield; e che, anzi, lo faccio ancora.
Credo sia l’unico romanzo davvero adatto ad essere letto a voce alta. Scopro, oggi, che era il preferito di Freud.
È un libro che racconta una vita di uomo, e riesce nel miracolo di mostrare, in quella vita sconosciuta, nei suoi ricordi e nei suoi miti, qualcosa che riguarda tutti. Comincia con una frase impossibile da dimenticare: “Si vedrà da queste pagine se sarò io o un altro l’eroe della mia vita”.

L’avversario, Emmanuel Carrère

Le storie di impostura mi affascinano e mi turbano. Questa è la storia di una bugia durata quasi vent’anni, e talmente potente da diventare vera, da trasformarsi nei giorni, nei mesi, negli anni di vita di una famiglia che è, e non è, come appare. Sappiamo fin dalle prime pagine della tragedia che incombe sulla catena di eventi apparentemente insignificanti nel cui succedersi si snoda la vita quotidiana del dottor Romand, di sua moglie e dei loro bambini. Una storia incredibile, raccontata con una precisione disturbante e compassionevole, mai retorica, che trasforma l’assurdo in qualcosa di comprensibile, di umano. E costringe a guardare in un abisso: non a giudicare un mostro, ma a seguirlo – che è molto più difficile. Un libro che ho letto quasi tremando, senza potermi staccare fin a quando non l’ho finito, e che dopo che l’ho finito è rimasto conficcato nei miei pensieri; l’ho sognato, l’avevo immaginato troppo minuziosamente per riuscire a uscirne. Nemmeno la sciatteria del film tratto dal libro è riuscita a farmi passare questa fascinazione.

 

Tommaso Guariento

Niente romanzi quest’anno fra i miei consigli letterari, ma tre libri per approfondire una delle questioni al centro del dibattito politico, economico e culturale del 2017: il lavoro e delle sue mutazioni – dall’automatizzazione all’aumento del tasso di sfruttamento, sino alla sua problematica assenza.

La reputazione: chi dice cosa di chi, Gloria Origgi

Cominciamo da una monografia accademica, scritta da Gloria Origgi, filosofa italiana che lavora a Parigi, che cerca di comprendere il fenomeno del valore economico della reputazione. La fama, il successo e le opinioni che circondano auraticamente certe persone o certi oggetti sono da tempo oggetto della riflessione filosofica e sociologica, tuttavia finora un tale concetto non ha ricevuto un approfondimento rigoroso. Il volume di Origgi colma questa mancanza, utilizzando un approccio metodologico eterogeneo che mette assieme la psicologia evoluzionistica, la sociologia dello status, la teoria dei giochi e i grandi classici della sociologia comeVeblen e Bourdieu. Dai tre casi studio analizzati (la reputazione nell’infosfera di Internet, i sistemi di classificazione dei vini fra Francia e Stati Uniti e l’etnografia degli ambienti accademici) emerge chiaramente che lo statuto della reputazione nelle società moderne viene a sostituire la rigida gerarchia propria delle società pre-moderne e costituisce un criterio per la valutazione dello status di persone e cose nelle società altamente industrializzate. A fronte di un eccesso di informazioni, lo studio dei bias cognitivi e delle strategie di gestione dell’economia reputazionale sono degli strumenti di analisi necessari per orientarsi nell’ipertrofia comunicativa dei nostri giorni.

Non è lavoro, è sfruttamento, Marta Fana

Consiglio il libro di Marta Fana come lettura complementare al testo di Origgi. Contrariamente a quello che affermava la vulgata della politica radicale di sinistra negli anni duemila, la produzione non è affatto divenuta immateriale. L’aspetto dell’economia reputazionale, appunto, costituisce solo un aspetto marginale della produzione oggi in Italia (e più generalmente in Europa). Il libro di Fana descrive con precisione e ricchezza di dati lo stato assurdo del lavoro contemporaneo italiano, composto da distruzione delle norme costituzionali, dall’inefficacia sindacale e dello smantellamento della coscienza di classe. Il lavoro si è trasformato in vero e proprio sfruttamento, concentrato nei settori della circolazione e distribuzione delle merci (logistica, ristorazione, turismo, capitalismo delle piattaforme). Negli ultimi vent’anni le riforme del diritto del lavoro hanno condotto a un’accrezione sempre più pressante dell’estrazione di plusvalore e all’eliminazione delle sicurezze contrattuali, la cui ultima fase è costituita dai voucher e dall’alternanza scuola-lavoro. Con questo libro Fana ci ricorda che lo sfruttamento lavorativo non è una lontana reminiscenza ottocentesca, ma rappresenta la realtà materiale di milioni di giovani italiane ed italiani, che vivono oggi in condizioni sociali ed occupazioni molto più misere di quelle delle loro madri e dei loro padri.

Psicopolitica: il neoliberismo e le nuove tecniche del potere, Byung-Chul Han

L’ultimo libro che consiglio è del filosofo coreano Byung-Chul Han, che insegna Filosofia e Cultural Studies alla Universität der Künste di Berlino. Si tratta di un volume agile, che riprende il gesto teorico di autori come Adorno, Baudrillard e Agamben. Consiglio di leggerlo provocatoriamente assieme ad Origgi e soprattutto a Fana, perché afferma l’esatto contrario di questi testi. Han sostiene che il lavoro si sia totalmente smaterializzato (tesi evidentemente falsa e provocatoria) e che ciò che resta dell’occupazione sia una forma di ideologia neoliberale che poggia sui capisaldi dell’auto-sfruttamento, della competizione estesa a ogni settore della vita quotidiana e dall’emergere di una nuova forma di governo, la psicopolitica, che scavalcherebbe anche la biopolitica focaultiana, andando ad intaccare non tanto la vita quanto la mente dei nuovi lavoratori e consumatori. La soggettivazione psicopolitica poggia sui big data come sistema di controllo e previsione/selezione dei desideri e delle condotte, sull’obbligo di comunicare e consumare e sulla generale interiorizzazione (nella forma di patologie psicologiche e neurologiche) delle diseguaglianze sociali e dei conflitti di classe. L’aspetto importante del libro di Han è la critica al concetto di classe: sotto il governo psicopolitico le singole esistenze sono pre-determinate, non esiste alcuna Moltitudine che si oppone all’Impero, nessuna coscienza dell’oppressione, solamente dei processi singolarizzati di espressione di sé nella forma dell’auto-miglioramento (self-help) o catastrofi individuali della psiche (depressione e sindrome da burnout).

Queste tre analisi delle attuali patologie del lavoro contemporaneo muovono da premesse discordanti, ma concordano almeno su un’osservazione: esistono varie forme di disagio materiale (lo sfruttamento), sociale (l’invisibilità) e psicologico (la frantumazione della psiche) che convergono nell’aumento delle diseguaglianze in tutti i piani dell’esistenza. Anche le soluzioni per uscire dalla situazione di crisi differiscono: Origgi propone la vigilanza epistemica nei confronti degli abbagli dell’economia reputazionale, Fana spinge verso la ricostruzione della coscienza di classe e l’alleanza con le forze sindacali, e infine Han propende per una soluzione più individualistica, una forma di ascetismo morale nel rifugio in un’esistenza estetica. Tre analisi e tre vie di fuga per ricostruire quel cognitive mapping della vita quotidiana che sembra sempre più carente e offuscano dalle personali situazioni di disagio, sfruttamento e controllo.

 

Gabriele Merlini

Quando scrivo trovo sempre prudente sistemare vicino al computer un libro di spessore con l’unico scopo di scopiazzarci qualcosa nella vana speranza di non essere scoperto, e da qualche giorno sotto il naso ho London di Will Self, antologia mondadoriana di saggi, recensioni e interviste pubblicate nel Regno Unito nell’arco più o meno di una decade. I pezzi provengono da precedenti raccolte intitolate Junk Mail, Sore Sites e Feeding Frenzy e trattano in apparenza di queste cose qui: Damien Hirst e la banda di creativi finita sotto la sigla Y.B.A. o Young British Artist, la Regina Madre, Morrissey, rimorchiare nei bar, il chitarrista Tony Blair, Martin Amis, la fobia dei parchi, J.G. Ballard, enormi batacchi fluttuanti, periferie, voyeurismo, gentrificazione, Posh Spice, interazione tra facoltà di personificazione dell’individuo ed estrospezione, sushi. Tradotto: il Regno Unito sospeso tra gli ottanta delle lotte sindacali e i novanta dello sbandierato rilancio. Tra minatori, eroina e la Cool Britannia delle gallerie e ristoranti a seicento sterline (l’autore è pure sofisticato gourmet.) Il tutto filtrato dalla lingua di Self, già abile autore di narrativa, qui attentissimo e divertito cronista di una nazione che sempre è stata capace di reinventarsi e stupire. Molte volte con ammirabile successo, altre attraverso virate sensibilmente più ottuse.

 

Jacopo Nacci

Quindici lezioni su Platone, Mario Vegetti

Su Vegetti: questo testo è il miglior testo in lingua italiana – e probabilmente non solo – sul filosofo più importante della storia occidentale. È una sintesi di chiarezza, equilibrio tra divulgazione e approfondimento, risolutezza nell’indicare i temi davvero centrali della filosofia platonica e, ultimo ma non ultimo, incredibile, coinvolgente tiro narrativo. Su Platone: qui non si troverà quella caricatura monolitica, dogmatica e vagamente reazionaria con cui di solito si tenta di bollarlo. Qui si troverà il vero pensiero di Platone, un pensiero in movimento, sempre orientato a salvare i fenomeni, sempre ostinato nella volontà di liberare la mente; qui c’è il Platone che mette al centro l’eros, il Platone che rielabora continuamente le sue tesi, il Platone metafisico, iperuranico, che ha sempre in testa l’etica, la politica, lo sbocco pratico.

Alain Badiou, L’etica. Saggio sulla coscienza del male

Badiou prende il problema più importante del pensiero umano e nel giro di poche pagine delinea un nuovo approccio. Smantellando completamente – e non senza una perfida soddisfazione – le più recenti acquisizioni, i tic più frequenti, le assunzioni indebite e i moralismi kitsch, disegna una topica senza precedenti attorno a una propria, inusuale definizione di verità, dalla quale poi trae in negativo la topica del male, assemblando un quadro efficacissimo dal punto di vista della presa sul reale e della costruzione di un’etica.

 

Roberto Paura

“Nebula” a cura di Francesco Verso (Future Fiction). Per la prima volta in Italia una raccolta rappresentativa della migliore fantascienza cinese contemporanea, attraverso i racconti di Chen Qiufan, Xia Jia, Wu Yan e Liu Cixin, in italiano e nell’originale cinese. Un’altra idea del futuro possibile.

Numeri, teoremi & minotauri. Perché la nuova scienza non è affatto scientifica, Roger Penrose Uno dei giganti della fisica teorica contemporanea, sir Roger Penrose, ne ha per tutti: per i fisici delle stringhe, per la teoria della supersimmetria, per il modello standard cosmologico, per l’interpretazione ortodossa della meccanica quantistica e per i multiversi, e dimostra che la fisica è sempre più ostaggio di moda, fede e fantasia nell’elaborazione delle sue teorie, al punto da averci spinti in un vicolo cieco.

 

Enrico Pitzianti

Una volta Emmanuel Carrère scrisse una lettera erotica alla sua compagna, ma lo fece pubblicandola su Le Monde. Facendola leggere, quindi, a oltre 600mila persone. E senza che lei ne sapesse niente. Carrère preparò tutto con largo anticipo: una serie di istruzioni sessuali meticolose scritte facendo in modo che lei, la mattina dell’uscita del quotidiano, avrebbe preso il treno per raggiungerlo fuori Parigi.

Carrère ha scritto in modo da coinvolgere tutti i sensi della sua compagna (e dei lettori) in un gioco erotico basato su masturbazione e voyeurismo. Comincia immaginando quale sia l’ambiente intorno a chi legge, chi si sia seduto di fianco, per arrivare poi a dettagli microscopici. Il libro è brevissimo, si legge in mezz’ora, proprio perché è una lettera scritta in modo da essere letta durante un viaggio in treno. In italiano si intitola Facciamo un gioco. Questo è il mio consiglio: compratelo e fatelo arrivare a chi deve raggiungervi con un treno, un aereo o qualsiasi altro mezzo su cui lo potrà leggere. È una bellissima dimostrazione di affetto.

I kill giants è una storia di paranoia, disperazione e depressione. Non sono esattamente le cose di cui uno vuole leggere a Natale, ma invece ne vale la pena. Il racconto è scorrevole anche se profondissimo. La storia, tutta incentrata su una surrealtà dove i demoni delle passioni si incarnano in dei “giganti” veri e propri, racconta di una madre, di un tumore e dei sentimenti di sua figlia, Barbara, che non ha armi per combattere una battaglia troppo grande per essere affrontata. Le paure diventano la scenografia della storia, quelle a cui solo la maturità permette di venire a patti: i “giganti” da uccidere.

Non ci sono molti temi attuali quanto la depressione e lo sconforto. Da regalare a chi ha qualche fantasma, quindi, letteralmente, a chiunque.

 

Vanni Santoni

Consiglio Il bafometto di Pierre Klossowski, appena ripubblicato da Adelphi dopo edizioni ormai irreperibili per SE e Sugar, per la scintillante traduzione di Giuseppe Girimonti Greco. Essendo una perturbante storia di idoli gnostici, giovinetti violati e feticismi, mi pare perfetta per il Natale. E a proposito di Giuseppe Girimonti Greco, vale la pena ricordare che è anche il traduttore della recente intervista a Volodine uscita proprio qua sull’Indiscreto: aggiungiamo allora ai consigli anche Lisbona, ultima frontiera, appena uscito, nella traduzione di Federica Di Lella, per Clichy, casa editrice fiorentina che assieme alla romana 66thand2nd (più L’Orma che ne ha pubblicato un singolo titolo) sta via via portando in Italia le opere di questo grande autore francese.

Andrea Daniele Signorelli

Un Attimo Prima, Fabio Deotto

Cyberpunk in salsa milanese. Forse non dovrei usare queste parole per descrivere il libro di Deotto da poco uscito per Einaudi; un po’ perché penso che sia la stessa casa editrice a non voler evidenziare troppo la matrice distopica e futuristica di questo romanzo; un po’ perché rischia di essere una definizione riduttiva per un’opera che ha il suo punto di forza nella profondità e nella dolcezza con cui tratteggia il rapporto (in presenza e in assenza) tra due fratelli, le difficoltà e le incomprensioni della vita di coppia e l’amore incondizionato che riusciamo a provare anche verso chi non ci riserva altro che preoccupazioni. Ma l’ambientazione – in cui una sorta di rivoluzione socialista scaturita a partire dai movimenti Occupy ci conduce in una società post-lavoro paternalistica e autoritaria – gioca un ruolo decisivo; per la fascinazione che esercita sul lettore appassionato all’intreccio fantascienza/politica (sfiorando anche temi come l’anarco-capitalismo e l’accelerazionismo), per l’abilità con cui costringe a confrontarsi con le domande più pressanti del nostro presente e per la durezza con cui ripercorre – e proietta in un domani distante solo una quindicina d’anni – gli errori e le responsabilità di una generazione incapace di incidere sul presente per migliorare il suo futuro.

The Red Web, Andrei Soldatov, Irina Borogan

Se mi avessero detto che mi sarei appassionato a una non-fiction giornalistica che racconta la nascita e l’evoluzione di internet in Unione Sovietica non ci avrei mai creduto. Giustamente, la promozione di questo libro (ancora inedito in italiano) si concentra sulla lunga parte in cui viene raccontato e analizzato il cyberattacco con il quale Putin punta a destabilizzare – con la complicità dei troll e l’oscuro ruolo di Assange – le democrazie occidentali; ma è la capacità di raccontare la genesi di internet in un paese dotato contemporaneamente di grandi intelligenze informatiche e del grigiore burocratico che vi potete immaginare che mi ha davvero sorpreso: una storia sconosciuta da questa parte del mondo, fatta di sorveglianza “built-in” (come si suol dire), di scienziati reclusi e costretti a lavorare su progetti top-secret (un po’ come si vede in “The Americans”), di inchieste giornalistiche estremamente rischiose e di iniziative imprenditoriali che sembrano scaturire dalla Silicon Valley, ma sono state invece concepite nel gelo moscovita degli anni ‘80. La storia russa dagli anni ‘50 in poi si incrocia con la genesi di internet; un ripasso che vale doppio.

Kevin Kelly: L’Inevitabile, Kevin Kelly

Non dovrei consigliare questo libro, per la semplice ragione che non l’ho ancora terminato. Lo faccio lo stesso perché mi ha incredibilmente colpito; nel bene e nel male: in un’epoca in cui domina il pessimismo e si ritiene che le utopie che circondavano il mondo dell’open web siano state tradite, l’entusiasmo di Kevin Kelly (fondatore di Wired, tra le tante cose) è una boccata di ossigeno. Da una parte, non riesco a fare a meno di nutrire parecchie riserve nei confronti delle posizioni ottimistiche espresse da Kelly (per esempio sulla sharing economy, di cui solo di passaggio accenna agli aspetti deteriori che, a mio parere, sono invece decisivi); dall’altra parte, non posso ignorare il fatto che posizioni oggi così atipiche siano espresse da una figura del suo calibro. Il solo fatto che mi conduca a mettere in dubbio posizioni ormai consolidate (e che riesca a tratteggiare il futuro prossimo con tanta chiarezza che sembra di vederlo) vale il prezzo del libro. Se volete farvi un’idea complessiva del dibattito che circonda il mondo dell’innovazione tecnologica in questa difficile fase, consiglio di leggere, prima o dopo Kelly, anche “I Signori del Silicio” (Codice Edizioni) di Evgenij Morozov. Dopodiché, decidete voi da che parte schierarvi.

Edoardo Rialti

La vita della mente vive di contrasti, dialettiche, echi salutari, e anche questi suggerimenti per regali-letture natalizie saranno proprio a coppie.

Il Natale è la grande festa della Storge, come i Greci antichi chiamavano l’affetto. E parte integrante di questa dimensione dei rapporti e dell’esistenza collettiva è appunto la sua familiarità e ripetitività, persino nei suoi aspetti noiosi e scontati (come gli aneddoti sempre uguali di certi parenti che si incontrano solo in tali occasioni o la sonnolenza dopo il pranzo natalizio, appunto). Ci si abbandona e ci facciamo cullare da un flusso di relazioni, riti e tradizioni che ci precede e che prosegue in noi e oltre noi (a mio giudizio, una delle rese artistiche piú perfette di tutto questo stato dell’essere resta sempre il meraviglioso incipit natalizio di “Fanny e Alexander” di Bergman). Tale affetto si può osservare ingigantendolo in proporzioni colossali e parodistiche. È ciò che fa Charles Dickens in tutte le sue opere, ma soprattutto ne Il Circolo Pickwick (adesso anche in una bella nuova traduzione Einaudi, a cura di Marco Rossari). Chesterton lo definiva la luce biblica che precede il sole e la luna delle singoli creazioni dickensiane, il mare di luce su cui si stagliano Copperfield, Scrooge, Dick Swiveller e la Marchesa. Oppure si può proiettare la calda rassicurante intimità della Storge sullo sfondo immenso dell’epica, di ciò che “ogni uomo ha sperato e patito” (Pavese). Il risultato è Guerra e Pace di Tolstoj, “il più antigreco dei pensatori” (Zweig) eppure il più omerico nella sensibilità rappresentativa. “Senza falsa modestia, ma è come l’Iliade”, ammise il vecchio profeta a Gorkij. Chi abbia letto di Achille e Priamo che piangono insieme sotto la tenda, eppoi anche Bolkonskij e Kuragin parimenti feriti, sa che aveva ragione.

Per l’ora del the C. S. Lewis consigliava di avere sempre a disposizione un “libro un po’ pettegolo, che si possa aprire dappertutto”. Il Rinascimento e gli Studi Greci di Walter Pater e Snakes and Ladders di Dick Bogarde rispondono perfettamente a tali requisiti: sia gli scritti d’uno dei grandi padri dell’estetismo (erede di Winckelmann e modello per Wilde, D’Annunzio e il suo vero erede novecentesco, Mario “l’epicureo” Praz, e di tanta prosa d’arte) sia l’autobiografia del riservato attore britannico (che saprà essere il protagonista de La morte a Venezia di Visconti o Il portiere di notte della Cavani) sono perfetti per il crepuscolo invernale. Che fuori piova o fiammeggi un tramonto così limpido che i suoi colori sembrino quasi tagliare, si può versare l’acqua calda nella teiera e farsi accompagnare dalla loro voce discreta e profonda, che bracca il grande flusso della vita nei capolavori dell’arte oppure il ritmo solitario del nostro cuore tra i tumulti del successo, le inquietudini del mestiere-mistero dell’attore, la calma contemplativa che magari fascia le nostre esperienze infantili, e a cui cerchiamo costantemente di tornare.


Copertina: Books and Scholar’s Utensils Jang, Han-jong Joseon. Nel testo, un’opera di M.C. Escher.