Le proviamo tutti, ma di cosa si tratta? Eric R. Kandel indaga la biologia e l’anatomia dell’emozione.


In copertina: Mimmo Rotella, Il bacio (Anni ’90) – Asta Pananti del 15 dicembre 2018

(Questo testo è tratto da “La mente alterata” di Eric R. Kandel. Ringraziamo Raffaello Cortina Editore per la gentile concessione)

di Eric R. Kandel

La biologia dell’emozione

Il primo a prendere in considerazione la biologia dell’emozione è stato Charles Darwin. Nel corso del suo lavoro sull’evoluzione, Darwin capì che le emozioni sono stati mentali condivisi da tutte le persone in tutte le culture. Era particolarmente interessato ai bambini perché credeva che esprimessero le emozioni in una forma pura e potente. Poiché raramente essi sono in grado di sopprimere i loro sentimenti o di “falsificare” un’espressione, li considerava soggetti ideali per studiare l’importanza dell’emozione. Nel suo libro del 1872 L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali, Darwin realizzò anche il primo studio comparativo sulle emozioni nelle diverse specie. Mostrò che gli aspetti inconsci dell’emozione sono presenti negli animali così come nelle persone, notando che questi aspetti inconsci sono stati estremamente ben conservati nel corso dell’evoluzione.

Tutti conosciamo emozioni come la paura, la gioia, l’invidia, la rabbia e l’eccitazione. In una certa misura queste emozioni sono automatiche: i sistemi cerebrali che le producono operano senza che ne siamo consapevoli. Allo stesso tempo, sperimentiamo sentimenti di cui siamo pienamente consapevoli, tanto da essere in grado di descriverci come spaventati o arrabbiati o scontrosi, sorpresi o felici. Lo studio delle emozioni e degli stati d’animo aiuta a rivelare i confini porosi tra processi mentali inconsci e coscienti, documentando i modi in cui questi tipi apparentemente distinti di cognizione interagiscono costantemente tra loro.

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Tutte le nostre emozioni hanno due componenti. La prima inizia inconsciamente e si manifesta come un’espressione esteriore; la seconda è un’espressione soggettiva, interiore. Il grande psicologo americano William James descrisse queste due componenti in un saggio del 1884 intitolato “Che cos’è l’emozione?”. James ebbe una profonda intuizione: non solo il cervello comunica con il corpo, ma, cosa altrettanto importante, anche il corpo comunica con il cervello.

James ipotizzò che la nostra esperienza cosciente di un’emozione avvenga solo dopo la risposta fisiologica del corpo, ossia dopo che il cervello risponde al corpo. Egli sosteneva che quando ci imbattiamo in una situazione potenzialmente pericolosa, come un orso sul nostro percorso, non valutiamo consapevolmente il pericolo e poi sentiamo paura. Al contrario, rispondiamo istintivamente e inconsciamente alla vista dell’orso fuggendo da esso; solo in seguito sperimenteremo la paura. In altre parole, elaboriamo l’emozione prima dal basso verso l’alto (con uno stimolo sensoriale che provoca un picco nella frequenza cardiaca e nella respirazione, inducendo la fuga) e solo in seguito dall’alto verso il basso (usando la cognizione per spiegare i cambiamenti fisiologici che hanno avuto luogo nel nostro corpo). James osservava che “senza gli stati del corpo successivi alla percezione, quest’ultima sarebbe in una forma puramente cognitiva: pallida, incolore, priva di calore emotivo”.

La seconda componente dell’emozione è l’esperienza soggettiva, interiore, dell’emozione, la consapevolezza cosciente di come ci sentiamo.

L’anatomia dell’emozione

Le emozioni possono essere classificate lungo due assi: la valenza e l’intensità. La valenza ha a che fare con la natura di un’emozione, con quanto male o bene essa ci fa sentire in uno spettro che va dall’evitamento all’avvicinamento. L’intensità si riferisce alla forza dell’emozione, al grado di eccitazione che essa evoca. Possiamo effettivamente mappare la maggior parte delle emozioni su questi due assi. Una simile mappa non cattura l’intera essenza di una particolare emozione, ma la presenta in modo utile quando si confrontano le espressioni facciali con i sistemi cerebrali che le producono.

Sono molte le strutture cerebrali coinvolte nell’emozione, ma quattro di esse sono particolarmente importanti: l’ipotalamo, che è l’esecutore dell’emozione; l’amigdala, che orchestra l’emozione; lo striato, che entra in gioco quando si formano le abitudini, comprese le dipendenze; e la corteccia prefrontale, che valuta se una particolare risposta emotiva è appropriata alla situazione in esame.

La corteccia prefrontale interagisce con l’amigdala e lo striato e in parte li controlla.

Diciamo che l’amigdala “orchestra” l’emozione perché collega gli aspetti inconsci e coscienti di un’esperienza emotiva. Quando l’amigdala riceve segnali sensoriali dalle aree coinvolte nella visione, nell’udito e nel tatto, genera risposte che vengono ritrasmesse in gran parte all’ipotalamo e ad altre strutture nel cervello che controllano le nostre risposte fisiologiche automatiche. Quando ridiamo o piangiamo – quando sperimentiamo qualsiasi emozione – è perché queste strutture cerebrali stanno rispondendo all’amigdala, eseguendo le sue istruzioni. L’amigdala è anche collegata alla corteccia prefrontale, che regola lo stato dei sentimenti, gli aspetti coscienti dell’emozione e la loro influenza sulla cognizione.

Va da sé che le nostre emozioni hanno bisogno di essere modulate. Aristotele sosteneva che la corretta modulazione delle emozioni era una caratteristica distintiva della saggezza. Ha scritto in Etica nicomachea: “È cosa propria di ciascuno, e facile, l’adirarsi […]: invece il sapere con chi, e quanto e quando e perché e come si deve fare ciò, questo non è né proprio di ciascuno né facile”.


Eric R. Kandel insegna alla Columbia University di New York e nel 2000 ha vinto il premio Nobel per la medicina. Nelle nostre edizioni ha pubblicato, tra gli altri, Psichiatria, psicoanalisi e nuova biologia della mente (2007), L’età dell’inconscio (2016) che ha vinto il Bruno Kreisky Award per la letteratura, il massimo riconoscimento letterario austriaco, Arte e neuroscienze (2017) e La mente alterata (2018).