Gli appunti che seguono sono tratti dal manoscritto di una donna di nome Therese, che si è chiusa in una camera d’albergo per decidere se esiste dio. Dopo aver abbandonato albergo e manoscritto Therese è sparita; pubblichiamo alcuni dei suoi testi, leggermente rimaneggiati, nella speranza di ritrovarla.

> Qua sono disponibili le pagine pubblicate fino ad oggi.


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Poco fa mi limavo le unghie. La mia unghia è un trentesimo della mia mano. Una briciola di polvere d’unghia è un milionesimo della mia unghia. Le cellule che la compongono sono un millesimo della briciola di polvere. Gli atomi un miliardesimo di miliardesimo delle cellule. I componenti degli atomi centinaia di milioni di miliardi di volte più piccoli degli atomi. Quel che c’è sotto poi, è così piccolo che non provo nemmeno a contarlo.
scalet-1Guardo ancora la mia mano. È sedici volte più piccola del mio corpo, che è trenta volte più piccolo della mia stanza, che è cinquecento volte più piccola dell’albergo, che è un milione di volte più piccolo del pianeta, che è centinaia di migliaia di volte più piccolo del sole, che è trenta volte più piccolo di una stella come Beetlejuice, che è un milione di volte più piccola della galassia, che è un miliardo di miliardi di volte più piccola di un ammasso di galassie, che è un miliardo di miliardi volte più piccolo dell’universo visibile, che non so quante volte è più piccolo dell’universo invisibile.


The Universe made possible by Number Sleuth

In questo abisso interminabile sono una virgola fra le parole che sono state scritte. Se volessi nobilitarmi con l’esser viva, o intelligente, resterei una minima parte di una delle probabili 10 milioni di miliardi di civiltà “intelligenti” dell’universo osservabile.

Ma qualcosa non torna. Dico: «questo è grande» e «questo è piccolo» accostando le cose. Penso che un atomo sia un atomo perché ha certe caratteristiche, una stella una stella perché ne ha altre, che questo sia più piccolo di quello e viceversa, ma sono io il coltello che separa le cose, sono io che assieme alle identità costruisco un vertiginoso abisso in basso e un inarrivabile cielo in alto. Divido e identifico le cose per lo più attraverso i miei criteri: le galassie sono stelle «più vicine tra loro», le montagne sono «da qui a qui», le persone sono separate dalla pelle e le uova dal guscio.

Potrei tracciare i confini dell’universo a mio piacimento, e, come se fossero gli stati nelle mappe politiche, decidere che i limiti tra atomi, cellule, organi, persone e pianeti vanno scritti diversamente, o persino che nulla mi separa dall’universo, che i confini possono essere cancellati. Un pensiero e sparirebbero gli abissi; nell’illimitato lo spazio tra atomi e cieli è microscopico, anzi, non esiste. I limiti delle cose sono in qualche modo ergonomici alla mia forma e mi si adattano come guanti ben disegnati. Posso perdere la mia forma, o dimenticarla?

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scalet-2bStamattina mi sono svegliata raddoppiata. Non dico con una gemella accanto, ma alta il doppio, larga il doppio, grande il doppio. Occhi grandi, mani enormi, piedi giganti, gambe lunghissime. Ho controllato il letto, avevo paura di rotolare per terra o di uscire con le gambe di fuori, ma per fortuna anche il letto era raddoppiato. Sono scesa e ho avuto un’altra sorpresa; anche le ciabatte erano più grandi. E il tavolo, lo specchio, i vestiti, la camera. Mi sono affacciata alla finestra (grande il doppio), e anche l’albergo è enorme e con lui la città e tutto il resto, o perlomeno tutto quel che vedo. Ma se tutto è raddoppiato tutto è rimasto uguale, perché sono le relazioni che stabiliscono la misura delle cose. Sono piccola per le stelle e grande per i ragni, ma da sola non ho una dimensione.

di Francesco D’Isa


Francesco D’Isa ha esposto quadri e pubblicato libri, come I., (Nottetempo, 2011), Anna – storia di un palindromo (Effequ, 2014), Ultimo piano (o porno totale) (Imprimatur, 2015), Forse non tutti sanno che a Firenze… (Newton Compton 2015). Dirige L’INDISCRETO e scrive su vari blog e giornali.
Immagini (c) Francesco D’Isa, Wikimedia, James Childs