Le storie d’amore somigliano agli adesivi di Winnie the Pooh sulle ante dei mobili lasciati accanto ai cassonetti. Così ha detto la ragazza con con le labbra fantasma l’ultima volta che ci siamo visti e abbiamo passeggiato a fine primavera. Quel giorno ci eravamo baciati per la prima volta e subito dopo lei aveva detto: meglio se restiamo amici. Sto bene con te ma non sento niente di romantico.

sasso_nero35Oggi il sonno mi ha colto all’improvviso dopo settimane passate seduto a fissare il buio della stanza delle camelie. Dormo vestito per ore sul divano a casa di mia madre mentre lei cuce in quella che fu camera mia, seduta allo stesso tavolo in cui da ragazzo restavo lunghe ore a studiare i bizantini e gli etruschi, le equazioni e il Lussemburgo. Lungo il corridoi il ronzio della radiolina a transistor sintonizzata sulle preghiere della sera fa da sottofondo al mio risveglio. Quando la luce dalla finestra è arancio e viola mi accorgo che mia madre si è fatta vicina e con un gesto brusco mi ha coperto le gambe con una coperta. Apro gli occhi come fossero una serranda inceppata e lei, seduta sulla sedia in vimini proprio accanto a me, dice: ti ho allungato le maniche della camicia, adesso dovrebbe andar bene. Annuisco e chiudo ancora una volta gli occhi per qualche secondo sussurrando: sono proprio belli gli abiti che ti sei fatta mamma, quello coi fiori blu è una meraviglia. Posso provarlo? Lei mi guarda finalmente negli occhi e risponde: ma è un vestito da donna. Mica te lo puoi mettere in giro. La osservo e mi accorgo che sorride.

Davanti allo specchio, nella stanza grande, mi muovo ancheggiando sbilenco, battendo forte il pavimento coi tacchi delle scarpe rosse di mia madre calzate come pantofole, con i talloni di fuori e cerco di far svolazzare il più possibile la sottana e tutti i sui fiori. Arrivato in prossimità dello specchio mi volto con una piroetta e poi torno indietro, lo faccio una, due , tre volte, poi  afferro un foulard dall’appendiabiti e me lo lego intorno alla fronte e ritorno ancora una volta davanti alla specchio, dico a mia madre: non sembro Kate Moss? Lei non risponde, io la raggiungo a sedere sul fondo del letto e le chiedo di truccarmi. Usa i trucchi buoni, quelli che ti aveva regalato una volta il babbo per Natale. Apre il primo cassetto del canterano in radica ed estrae la confezione ancora immacolata. Mettiti alla luce che altrimenti non vedo niente. Mi delinea le labbra e gli occhi con la matita e col fard mi trasforma le guance in ciliegi in fiore. Sembri una bambola di porcellana dice alla fine ridendo. Io scatto in piedi e ricomincio con la sfilata, ritorno verso l’armadio e apro le ante accanto allo specchio, il lato del babbo, afferro il suo giaccone da caccia, il gilet verde, il berretto di lana e li tiro a mia madre. Mettiti questi dico, vediamo come stai vestita da cacciatore.

sasso_nero18In posa davanti allo specchio con un braccio a cingerle la schiena mi stringo a mia madre che ha gli occhi fissi su un punto a me invisibile, i capelli tutti raccolti dentro al berretto, le mani perse all’interno delle maniche spesse della giacca di mio padre. Vorrei dirle che le voglio bene ma non riesco e allora la stringo ancora più forte e dico che dovrebbe sentirsi privilegiata, non si era mai vista prima d’ora Kate Moss abbracciata a un cacciatore di quaglie. Lei scoppia a ridere e mormora: ci vedesse tuo padre…

sasso_nero19Esco dal bagno col viso arrossato ma quasi completamente struccato, ho di nuovo addosso il mio completo da lavoro e stringo la valigetta piena di fogli che penso importanti e mi avvio verso la porta. Mia madre tornata vestita a fiori mi porge la busta con il pane che ha appena sfornato e alcuni pomodori raccolti nell’orto. Mi raccomando, dilla ogni tanto una preghiera per tuo padre e anche una per tua sorella. Io prego sempre per loro, tutti i giorni e prego anche per te, perché non ti succeda niente di male. La saluto con un bacio sulla guancia e scendo in strada, i lampioni sono già accesi ma in cielo ci sono ancora tracce arancio del tramonto. Mentre cammino verso la macchina vedo buttato accanto ai cassonetti un vecchio mobile in compensato bianco, rotto in più punti, senza adesivi.


Luca Saracino è
a) Nato a Fiesole nel 1980. Laureato in letterature comparate, vive e lavora a Firenze. Ha pubblicato le raccolte di racconti Prima del capolinea (2012) e Silenziosamente (2014) con Edizioni della Meridiana. Dal 2008 al 2015 ha scritto su Siamelli, blog di cui è cofondatore. Da Febbraio 2015 scrive sulla rivista on line L’irrequieto. Da gennaio 2016 scrive sul suo nuovo blog, Dinosauri.
b) Un pettine.
Testo e fotografie (c) Luca Saracino.