Cosa sono e come funzionano gli “esperimenti mentali”?


In copertina: 80% H2O, di Abner Aod García Casillas, 2013 – 2014

(Questo testo è tratto da “Filosofia del futuro”, di Samuele Iaquinto e Giuliano Torrengo. Ringraziamo Raffaello Cortina Editore per la gentile concessione)

di Samuele Iaquinto e Giuliano Torrengo

Semplificando un po’, un esperimento mentale consiste nel prendere in esame circostanze alternative a quelle attuali nel tentativo di ampliare la nostra comprensione di come stiano le cose circa un dato problema. Facciamo un esempio, tratto da un celebre passo del libro Ragioni e persone del filosofo Derek Parfit (1984, p. 257). Immagina che, in un futuro non troppo lontano, ti debba recare su Marte. Sei già stato sul pianeta rosso altre volte, ma sempre e solo utilizzando navicelle spaziali. Questa volta è diverso. Questa volta sarai teletrasportato su Marte. Mentre ti prepari alla partenza, un team di scienziati ti espone il funzionamento della macchina che effettuerà il teletrasporto. Una volta nell’abitacolo, ti addormenterai in brevissimo tempo. Sarà poi azionato uno speciale scanner, che registrerà l’esatta configurazione e composizione degli atomi di cui è fatto il tuo corpo. Terminata la procedura, sarai completamente disintegrato. Nel frattempo, le informazioni immagazzinate dallo scanner saranno inviate alla velocità della luce a un dispositivo su Marte, che le utilizzerà per ricreare in loco una copia esatta del tuo corpo. Entri nella macchina; sei nervoso. Cerchi di rilassarti pensando ad altre persone che hanno usato il teletrasporto prima di te e alle quali è andato tutto liscio. In breve, come assicurato dal team che ti assiste, ti addormenti e… ti risvegli su Marte. Ti senti indolenzito, ma constati subito con sollievo che il tuo corpo è identico a quello che hai lasciato sulla Terra. Persino le più minute cicatrici sono state ricreate alla perfezione. Naturalmente, pure il cervello è strutturalmente identico a quello che avevi prima. E infatti hai tutti i ricordi che avevi prima di partire, compresi i ricordi sugli ultimi istanti trascorsi nell’abitacolo sulla Terra. Ma sei davvero la stessa persona che eri prima di partire? In altri termini, la tua persona è sopravvissuta al teletrasporto? O ne è stata semplicemente ricreata un’altra su Marte, che crede di essere te? Intuitivamente, molti risponderebbero che, sì, sei ancora la stessa persona. La ragione è che, dopo tutto, sembra ci sia una qualche continuità psicologica tra colui/colei che è “partito/a” dalla Terra e colui/colei che si trova adesso su Marte, e tale continuità è sufficiente per preservare l’identità personale. Se è così, l’esito di questo esperimento mentale sembra confermare una certa corrente filosofica, secondo cui ciò che fa di noi le stesse persone di ieri sarebbe il fatto di conservare una certa continuità di ricordi e di pensieri tra il nostro io passato e il nostro io presente.

Questo esperimento mentale, dunque, può essere utilizzato per vagliare la credibilità di una data teoria circa l’identità personale. Ma, proprio come accade con gli esperimenti di laboratorio, una conclusione può essere ribaltata da un nuovo e più raffinato esperimento. Supponi che, dopo qualche anno che utilizzi il teletrasporto, accada qualcosa di imprevisto. Entri per l’ennesima volta nell’abitacolo sulla Terra. Il nervosismo che provavi la prima volta che hai utilizzato la macchina è ormai un lontano ricordo. Ti aspetti di addormentarti da un momento all’altro. Eppure, i minuti passano e tu resti sveglio. Esci dalla macchina e chiedi spiegazioni. Cosa è andato storto? Un membro del team ti avvicina e ti spiega che non c’è stato alcun malfunzionamento. Semplicemente, a tua insaputa il teletrasporto è stato modificato in maniera tale da creare una copia esatta di te su Marte, senza distruggere il corpo in entrata. Adesso ci sono due esseri umani fra loro identici, uno sulla Terra e uno su Marte. Con tuo sgomento, vieni invitato a prendere parte a una videoconferenza… con il tuo doppio sull’altro pianeta. Cominciate a parlare e realizzi subito che, sì, l’altro è fisicamente identico a te. Verificate inoltre di avere gli stessi ricordi e, sì, sono del tutto identici. Ora ti chiediamo: siete la stessa persona? Difficile pensarlo. Certo, i vostri ricordi sono gli stessi della persona da poco entrata nel teletrasporto. In questo senso, c’è continuità psicologica tra voi e quella persona e, secondo quanto visto sopra, dovremmo quindi concludere che siete identici a lei. Eppure, alla luce di questo nuovo esperimento mentale, abbiamo l’intuizione che, contrariamente a quanto ritenuto prima, la continuità tra pensieri e ricordi non sia affatto sufficiente perché si abbia ancora. Anche in questo caso, ci rifacciamo a Parfit (1984, pp. 257-258). Dopo tutto, come può la stessa persona trovarsi al contempo sulla Terra e su Marte?


Samuele Iaquinto lavora presso il dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano, dove ha sede il Centre for Philosophy of Time, di cui è coordinatore aggiunto. Si occupa prevalentemente di metafisica e di logica filosofica.
Giuliano Torrengo insegna presso il dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. È fondatore e coordinatore del Centre for Philosophy of Time e si occupa principalmente di metafisica, filosofia del linguaggio e filosofia della mente.