A partire dalle idee di Seneca, Massimo Pigliucci mette a punto un vero e proprio metodo per non cedere alla rabbia e per non esserne contagiati.


In copertina: Un’opera di Angelo Morbelli, Mi ricordo quando ero fanciulla, 1903, (questa la versione all’asta da Pananti Casa d’Aste).


(Questo testo è la traduzione italiana di un articolo precedentemente uscito su Aeon)

di Massimo Pigliucci

La gente si arrabbia per mille motivi, dai più banali (qualcuno mi ha tagliato la strada) a quelli più gravi (in Siria la gente continua a morire e nessuno fa nulla a riguardo). Ma la rabbia nasce per lo più da cause banali. È per questo che l’American Psychological Association ha una sezione del suo sito interamente dedicata alla gestione della rabbia. È interessante notare le similitudini tra questo testo e uno dei più antichi trattati sull’argomento, il De ira, scritto dal filosofo stoico Lucio Anneo Seneca nel primo secolo dopo Cristo.

Seneca sostiene che la rabbia sia una follia momentanea, e che, anche qualora sia giustificata, non dovremmo mai basarci su di essa per agire. Questo perché sebbene “gli altri vizi influenzano il nostro giudizio, la rabbia influisce sulla nostra salute mentale: negli altri casi si verificano dei lievi attacchi che passano inosservati, ma la mente degli uomini precipita bruscamente nella rabbia […] e la sua intensità non è in alcun modo commisurata alla sua origine: giunge a vette altissime per i motivi più futili”.

Oggigiorno il miglior scenario per mettere alla prova la gestione della rabbia è internet. Se avete un account Twitter o Facebook, o se scrivete, leggete o commentate un blog, sapete bene di cosa parlo. Su Twitter, la rabbia ha raggiunto delle nuove vette (o dei nuovi minimi, a seconda del punto di vista) dall’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Anch’io scrivo molto sui forum online. Fa parte del mio lavoro di insegnante, e, credo, del mio dovere in quanto membro della polis umana. Le conversazioni che ho con persone provenienti da tutto il mondo tendono a essere cordiali e reciprocamente istruttive, ma occasionalmente prendono una brutta piega. Recentemente, un celebre autore che non era d’accordo con me su una questione tecnica mi ha rapidamente etichettato come un membro del “dipartimento delle stronzate”. Dannazione! Come è possibile non offendersi per cose del genere, soprattutto quando l’offesa non proviene da un anonimo troll, ma da un tizio famoso con più di 200mila seguaci? Ad esempio mettendo in pratica i consigli di un altro filosofo stoico del secondo secolo d.C, il liberto Epitteto, che ammonì i suoi studenti così: “Rammentate che siamo noi stessi a tormentarci e noi stessi a porci degli ostacoli – o meglio, sono le nostre opinioni a farlo. Che cosa significa, ad esempio, essere insultati? Mettetevi davanti a una roccia e insultatela, che cosa otterrete? Se si risponde a un insulto come farebbe una roccia, a che varrà l’invettiva dell’aggressore?”.

Se si risponde a un insulto come farebbe una roccia, a che varrà l’invettiva dell’aggressore?”

Appunto. Naturalmente sviluppare l’atteggiamento di una roccia nei confronti degli insulti richiede tempo e pratica, ma sto migliorando. E quindi come ho risposto all’insulto di cui sopra? Come una roccia. Semplicemente l’ho ignorato, concentrando la mia energia nel rispondere alle domande di altri e facendo del mio meglio per coinvolgerli in conversazioni costruttive. A quanto mi è stato riferito il risultato è stato che il suddetto autore di spicco era livido di rabbia, mentre io ho mantenuto la calma.

Ora, alcuni sostengono che in certi casi la rabbia sia una reazione giusta, come ad esempio in risposta all’ingiustizia, e che – con moderazione – può essere una forza che spinge all’azione. Ma Seneca direbbe che parlare di rabbia moderata è come parlare di maiali volanti: semplicemente non esiste nulla del genere. Per quanto riguarda la motivazione, la tesi stoica è che siamo mossi all’azione da emozioni positive, come l’indignazione per aver assistito a un’ingiustizia, o il desiderio di rendere il mondo un posto migliore. Ma la rabbia non è mai necessaria e di fatto tende a metterci i bastoni tra le ruote.

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La filosofa Martha Nussbaum ci ha fornito un esempio illustre nel suo saggio su Nelson Mandela. Come racconta nel suo articolo, quando Mandela è stato mandato in prigione – per 27 anni – dal governo dell’Apartheid del Sudafrica, era molto, molto arrabbiato. E per dei buoni motivi: non solo era stata perpetrata una grave ingiustizia contro di lui, ma anche contro il suo popolo. Nonostante questo, Mandela si rese conto che nutrire la propria rabbia e continuare a pensare che i suoi avversari politici fossero dei mostri subumani non avrebbe portato da nessuna parte. Doveva superare quell’emozione distruttiva, raggiungere i suoi opponenti, ottenerne la fiducia se non addirittura l’amicizia. Così fece amicizia persino con il suo secondino, e alla fine la scommessa diede i suoi frutti: Mandela è riuscito nell’ottenere una transizione politica pacifica verso una società migliore, una di quelle che purtroppo accadono di rado nella storia.

È interessante notare che uno dei momenti cruciali della sua trasformazione è avvenuto quando un compagno di prigione ha fatto circolare tra i detenuti una copia del libro di un altro filosofo stoico: le Meditazioni di Marco Aurelio. Nel testo si sostiene che quando la persone si comportano in modo sbagliato, quel che si deve fare è “spiegar loro dove sbagliano e insegnar loro senza cedere all’ira”. Che è esattamente quel che ha fatto Mandela, e con successo.

Così, ecco la mia moderna guida stoica alla gestione della rabbia, ispirata ai consigli di Seneca:

– Impegnatevi nella meditazione preventiva: pensate a quali situazioni scatenano la vostra rabbia e decidete in anticipo come affrontarle.
– Controllate la rabbia non appena ne sentite i sintomi. Non aspettate, o ne perderete il controllo.
– Passate il vostro tempo con delle persone serene, per quanto possibile; evitate individui irritabili o irosi. Gli stati d’animo sono infettivi.
– Suonate uno strumento musicale, o impegnatevi intenzionalmente in una qualsiasi attività che rilassa la mente. Una mente calma non cede alla rabbia.
– Cercate di stare in ambienti con colori piacevoli, non irritanti. Manipolare le circostanze esterne influisce significativamente sul nostro stato d’animo.
– Non partecipate a delle discussioni quando siete stanchi, perché sarete più inclini all’irritazione, che può in seguito degenerare in rabbia.
– Non iniziate delle discussioni quando siete assetati o affamati, per lo stesso motivo.
– Praticate l’autoironia; è la nostra migliore arma contro l’imprevedibilità dell’Universo e la prevedibile crudeltà di alcuni dei nostri simili.
– Praticate il distanziamento cognitivo – quello che Seneca definisce posticipare la risposta – fate una passeggiata, andate in bagno, fate qualunque cosa vi permetta di prendere una pausa da una situazione tesa.
– Cambiate il corpo per cambiare idea: rallentate deliberatamente i passi, abbassate il tono della voce, imponete al corpo il comportamento di una persona calma.

Soprattutto, siate caritatevoli verso gli altri, per lieto vivere. Il consiglio di Seneca sulla rabbia ha superato la prova del tempo, e faremmo tutti bene ad ascoltarlo.


Massimo Pigliucci è professore di filosofia al City College e al Graduate Center della City University of New York. Il suo ultimo libro è How to Be a Stoic: Ancient Wisdom for Modern Living (2017). Vive a New York.

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