Rendersi conto di sognare all’interno di un sogno, uno stato conosciuto come “sogno lucido”, è possibile e per farlo c’è una formula


In copertina: Carlo Levi, Pannocchie, olio su tela, Asta Pananti del 14 Giugno

(Questo testo è la traduzione italiana di un articolo precedentemente uscito su Aeon)

di Denholm Aspy

Nel Buddismo tibetano, delle tecniche tantriche conosciute come milam mirano a rivelare la natura illusoria della vita facendo praticare lo yoga mentre si sogna. Si tratta di una versione ritualizzata di una delle facoltà più misteriose della mente umana: rendersi conto di sognare all’interno di un sogno, uno stato conosciuto come “sogno lucido”.

La lucidità (la consapevolezza del sogno) è diversa dal controllo (il potere sull’esperienza onirica, che può includere la creazione di oggetti e persone, il possesso di superpoteri e il viaggio in mondi fantastici). Ma le due cose sono strettamente legate e molte antiche tradizioni spirituali insegnano che, con il tempo e la pratica, si possono controllare i sogni. Ma come?

In veste di ricercatore in psicologia, ho affrontato la questione scientificamente. Nonostante la storia dei sogni lucidi sia antica, solo nel 1975 i ricercatori hanno escogitato un ingegnoso metodo per verificare empiricamente il fenomeno. Il primo passo è stato intuire che, a differenza del resto del corpo, i muscoli degli occhi non sono paralizzati durante il sonno. A partire dal lavoro di Celia Green, l’ipnoterapista britannico Keith Hearne ha immaginato che questo poteva permettere ai sognatori lucidi di comunicare con il mondo esterno. Ha invitato un sognatore esperto a trascorrere diverse notti in un laboratorio del sonno, e gli ha insegnato a muovere gli occhi da sinistra a destra effettuando dei segnali quando fosse entrato in un sogno lucido. Il volontario ha avuto successo ed Hearne è stato in grado di registrare i movimenti – che corrispondevano con la fase del sonno detta “Rapid Eye Movement” (REM). Molti studi successivi hanno replicato questi risultati.

Sviluppare dei metodi affidabili per indurre i sogni lucidi si è rivelato però molto difficile. Sebbene dagli anni ’70 siano stati condotti circa quaranta studi sull’argomento, la maggior parte di essi ha riportato uno scarso successo – nella maggior parte delle ricerche, circa dal 3 al 13 per cento dei tentativi ha portato a un sogno lucido. Quando ho iniziato il mio dottorato però, ho notato che la maggior parte della ricerca era limitata dalle piccole dimensioni del campione e da misurazioni inaffidabili – così ho iniziato a osservare questi limiti e studiare alcuni dei metodi più promettenti.

Nello studio che ho pubblicato con i miei colleghi dell’Università di Adelaide, la migliore tecnica si è rivelata l’Induzione Mnemonica dei Sogni Lucidi (MILD), sviluppata negli anni ‘70 dallo psicofisiologo americano Stephen LaBerge. Comprende le seguenti fasi:
Impostate una sveglia cinque ore dopo essere andati a letto.

• Quando suona l’allarme, cercate di ricordare un sogno fatto poco prima di svegliarvi. Se non è possibile, basta ricordare un qualunque sogno recente.

• Rimanete in una posizione comoda, con le luci spente, e ripetete la frase: “La prossima volta che sognerò, mi ricorderò che sto sognando”. Fatelo in silenzio, mentalmente. È necessario intendere davvero quel che si dice e concentrarsi sull’intenzione di ricordare.

• Ogni volta che ripetete la frase del passo 3, immaginate di tornare nel sogno che avete ricordato nel passo 2, e visualizzate voi stessi mentre ricordate che state sognando.

• Ripetete i punti 3 e 4 fino a quando non vi addormentate o non sarete certi che la vostra intenzione sia stata impostata. Dovrebbe essere l’ultima cosa a cui pensate prima di addormentarvi. Se tornate mentalmente all’intenzione di ricordare che state sognando, è un segno che questa si è fissata nella vostra mente.

Abbiamo fatto affidamento sui dati di 169 persone provenienti da tutta l’Australia, che hanno tenuto un diario dei sogni in modo da poter misurare l’effetto delle tecniche di induzione rispetto alla loro tendenza naturale. Più della metà delle persone che hanno usato il metodo MILD ha fatto almeno un sogno lucido nella prima settimana, e in seguito la media si è alzata, da circa una notte su undici a circa una notte su sei. Sono risultati entusiasmanti, perché rappresentano alcune delle percentuali di successo più alte mai riportate nella letteratura scientifica.

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Sorprendentemente, il numero di volte che le persone ripetono il mantra di ricordare che stanno sognando, o la quantità di tempo speso col metodo MILD in generale, non influenza il successo. Il fattore più importante consiste nel riuscire a completare la tecnica per poi tornare rapidamente a dormire. Il metodo si è rivelato quasi due volte più efficace quando le persone si sono addormentate entro cinque minuti dopo aver impostato la propria intenzione. Se volete provare la cosa, avrete bisogno di sperimentare un po’, al fine di ottenere il giusto livello di veglia quando l’allarme si spegne – abbastanza da consentire di completare i passaggi, ma non al punto da non riuscire a riaddormentarsi velocemente. Anche applicare la tecnica dopo circa cinque ore di sonno è importante: la maggior parte dei sogni si verificano nelle ultime due o tre ore prima del risveglio ed è necessario ridurre al minimo il tempo tra il completamento della tecnica e l’accesso al sonno REM.

Ci vuole un po’ di pratica, ma se siete fortunati  grazie al MILD potreste fare un sogno lucido anche la prima notte. Quando si diventa consapevoli che si sta sognando, è importante mantenere la calma, perché le emozioni intense possono innescare un risveglio prematuro. E se il sogno comincia a svanire, o  sembra instabile, si può provare a strofinare vigorosamente le mani all’interno del sogno. Sembra strano, ma questa strategia funziona, perché inonda il cervello di sensazioni all’interno del sogno e diminuisce la possibilità di diventare consapevoli del vostro corpo fisico dormiente e dunque di svegliarsi.

Oltre alla gioia di piegare al proprio volere un mondo immaginario, c’è una serie di benefici psicologici per chi riesce a fare dei sogni lucidi. Questi possono ad esempio aiutare contro gli incubi: sapere di sognare spesso risolve un brutto sogno. Potreste inoltre essere in grado di usare i sogni per elaborare un trauma: affrontare ciò che vi ossessiona, fare la pace con un aggressore, fuggire volando via, o anche semplicemente svegliandosi. Altre potenziali applicazioni includono la pratica di abilità sportive durante la notte, ottenere dei partecipanti più “attivi” per gli studi sul sonno e sul sogno, la ricerca di ispirazione creativa. Con la pratica, il mondo onirico può essere vivido quasi quanto il mondo reale – tanto che forse vi chiederete dove finisce la fantasia e dove comincia la realtà.


Denholm Aspy è un ricercatore in visita alla Scuola di Psicologia dell’Università di Adelaide.