Cosa succede dopo la morte, secondo il biocentrismo?


(Questo testo è la traduzione italiana di un articolo precedentemente uscito su Aeon sotto licenza Creative Commons)

di Robert Lanza e Bob Berman

Adesso ti diciamo che cosa succede dopo la morte. Sul serio. Ok, anzitutto non è così grave, perché non morirai davvero.

Per iniziare, ribadiamo la visione scientifica della morte: in sostanza, muori ed è la fine di tutto. Questa è la visione preferita dagli intellettuali che si vantano di essere stoici e abbastanza realisti da evitare il vile rifugio spirituale che Karl Marx definiva ‘oppio’ – la credenza in una vita ultraterrena. Questo punto di vista non è molto allegro.

Ma nella nostra teoria dell’universo, il biocentrismo, secondo cui la vita e la coscienza creano la realtà che li circonda, non c’è spazio per la morte. Per comprenderlo appieno, abbiamo bisogno di tornare alla teoria della relatività di Albert Einstein, uno dei pilastri della fisica moderna. Una conseguenza importante del suo lavoro è che il passato, presente e futuro non sono assoluti, demolendo così l’idea dell’inviolabilità tempo.

‘Se si tenta di mettere le mani sul tempo’, ha detto il fisico Julian Barbour, ‘scivola sempre tra le dita. Le persone sono sicure che è lì, ma non possono entrarne in possesso. Ora, la mia sensazione è che non possono catturarlo perché non c’è’.

Lui e molti altri fisici vedono ogni momento nel suo complesso, come completo ed esistente di per sé. Viviamo in una successione di ‘Adesso’. ‘Abbiamo la forte impressione che [le cose] siano in posizioni definite l’una rispetto all’altra’, dice Barbour. ‘[Ma] ci sono degli ‘Adesso’, niente di più, niente di meno.’

In effetti anche John Wheeler, il collega di Einstein, (che ha reso popolare la parola ‘buco nero’) ha ipotizzato che il tempo non sia un aspetto fondamentale della realtà. Nel 2007, il suo esperimento della ‘scelta ritardata’ ha dimostrato che è possibile influenzare retroattivamente il passato, modificando nel presente una particella di luce, chiamata fotone. Appena la luce attraversa un bivio nell’apparato sperimentale, deve decidere se comportarsi come particella o come onda. Più tardi (dopo che la luce è già passata attraverso la fenditura), uno scienziato può posizionare un interruttore su acceso o spento. Quel che lo scienziato fa in quel momento determina retroattivamente quello che la particella ha già fatto al bivio.

Questi ed altri esperimenti mostrano che il flusso del tempo è illusorio. Ma come possiamo dare un senso a un mondo in cui il tempo non esiste? E che cosa ci dice questo della morte?

Il biocentrismo getta qualche luce. Werner Heisenberg, l’eminente fisico premio Nobel che ha aperto la strada alla meccanica quantistica, una volta ha detto: ‘La scienza contemporanea, oggi più che in qualsiasi momento precedente, è stata costretta dalla stessa natura a porre di nuovo la questione della possibilità di comprendere la realtà attraverso dei processi mentali.’ Si scopre che tutto ciò che vediamo e proviamo è un vortice di informazioni che si verificano nella nostra testa. Non siamo solo oggetti incorporati in qualche matrice esterna che ticchetta ‘là fuori’. Piuttosto, lo spazio e il tempo sono gli strumenti che utilizza la nostra mente per tenere tutto assieme.

Naturalmente, mentre stai leggendo, stai sperimentando un ‘adesso’. Ma considera questo: dal punto di vista della tua bisnonna, i tuoi ‘adesso’ esistono nel suo futuro e gli ‘adesso’ della sua bisnonna nel suo passato. Le parole ‘passato’ e ‘futuro’ sono solo idee relative a ogni singolo osservatore.

Allora cosa è successo alla tua bisnonna dopo la morte? Per cominciare – dal momento che il tempo non esiste – non c’è un ‘dopo la morte’, tranne la morte del suo corpo fisico nel tuo ‘adesso’. Dal momento che tutto è solo ‘adesso’, non vi è alcuna matrice di spazio/tempo assoluto dove si dissipi la sua energia – è semplicemente impossibile per lei essere ‘andata’ da qualche parte.

Pensaci come a un vecchio giradischi. Le informazioni sul disco sono trasformate in una realtà tridimensionale che possiamo sperimentare un momento alla volta. Tutte le altre informazioni registrate sono solo potenziali. Ogni storia causale che porta all’ ‘adesso’ che si sta vivendo può essere pensata come il ‘passato’ (vale a dire, le canzoni suonate prima dell’attuale posizione dell’ago), e tutti gli eventi che seguono si verificano nel ‘futuro’; questi ‘adesso’ paralleli sono detti in sovrapposizione. Allo stesso modo, lo stato precedente la morte, come la tua attuale vita con tutte le sue memorie, resta in sovrapposizione, nella parte della registrazione che rappresenta solo delle informazioni.

In breve, la morte in realtà non esiste. Al momento della morte, si raggiunge il confine immaginario di noi stessi, il confine boschivo in cui, nella vecchia fiaba, la volpe e la lepre si dicono la buonanotte a vicenda. E se la morte e il tempo sono illusioni, lo è anche la continuità degli ‘adesso’. Dove ci troviamo allora? Su gradini che possono essere mescolati e rimescolati ovunque, ‘like those’, come scrisse Ralph Waldo Emerson nel 1842, ‘that Hermes won with dice, of the Moon, that Osiris might be born.’

Einstein lo sapeva. Nel 1955, quando morì il suo caro amico Michele Besso, scrisse: ‘Lui si è allontanato da questo strano mondo un po’ prima di me. Questo non significa niente. La gente come noi, che crede nella fisica, sa che la distinzione tra passato, presente e futuro è solo un’illusione ostinatamente persistente ‘.


Robert Lanza is the head of Astellas Global Regenerative Medicine and professor at Wake Forest University School of Medicine in North Carolina. His latest book, together with Bob Berman, is Beyond Biocentrism: Rethinking Time, Space, Consciousness, and the Illusion of Death (2016).
Bob Berman is an astronomer. He hosts the radio show Strange Universe with Bob Berman. He is the author of Zoom: How Everything Moves (2014) and, together with Robert Lanza, Beyond Biocentrism: Rethinking Time, Space, Consciousness, and the Illusion of Death (2016)
Immagine di copertina da Wikimedia