Il primo ricordo che ho del Krampus è in una foto conservata negli album di famiglia. Lo scatto è ambientato nel vecchio salone dei miei genitori e di me si vede soltanto il posteriore; in preda al terrore infatti ho infilato la faccia tra un cuscino e il corpo di un amichetto.

La sala è piena di bambini, più o meno della mia età. Il Krampus, nero e peloso, è lì sull’uscio e mi indica, godendo del mio terrore. Solo quando sono cresciuto ho capito perché i miei genitori mi sottoposero a quella visione orrorifica, ma questa è un’altra storia e voglio parlare del Krampus, non di me. È lui, infatti, l’oggetto del mio racconto. Il Krampus. Più o meno per tutti coloro che non si occupano di folklore il Krampus è una specie di diavolo. Il doppio luciferino di San Nicola, presente in tutte le sue varianti, in particolare in quelle nordiche. Ma è una menzogna dei cristiani, perché il Krampus abita gli incubi degli abitanti delle vallate alpine da molto prima che i cristiani concepissero il loro oscuro portatore di luce.

Spirito ctonio, come dimostrano i suoi zoccoli bovini, il Krampus rappresenta semplicemente tutto ciò che c’è di terrificante al mondo. È morte e tenbra, rapimento e violenza, frastuono e fiamma.

La notte di ogni cinque di dicembre, i Krampus sfilano in corteo tra le vie e i vicoli dei paesi. Li precedono i cupi rintocchi dei campanacci che portano legati alla vita e il raschiare dei chiodi che bloccano le suole dei loro pesanti scarponi. Alta e scoppiettante, una pira arde al centro della piazza, proiettando sulle pareti degli edifici circostanti le ombre grottesche dell’infera processione. Avvolti di pelli, con maschere ferine al posto del viso, i Krampus si riprendono ciò che un tempo lontano, ormai dimenticato, era la loro dimora.


Fu a partire dagli anni ‘10 del Novecento, infatti, che si diffuse la moda delle cartoline del Krampus. Dapprima fu un piccolo fenomeno editoriale, limitato alle sole regioni alpine, dove l’iconografia era più forte, ma in breve la mania del Krampus dilagò ovunque in mitteleuropa e rimase forte per i successivi vent’anni.


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Sarà pure uno spirito dei tempi antichi, ma non si dica che Krampus non è al passo coi tempi

Ma c’è stato anche un tempo in cui il Krampus venne addomesticato a uso e consumo dei mortali, sotto la dura legge degli uomini che tutto in merce trasforma. Fu a partire dagli anni ‘10 del Novecento, infatti, che si diffuse la moda delle cartoline del Krampus. Dapprima fu un piccolo fenomeno editoriale, limitato alle sole regioni alpine, dove l’iconografia era più forte, ma in breve la mania del Krampus dilagò ovunque in mitteleuropa e rimase forte per i successivi vent’anni.

Col senno di poi chiameremmo meme quei piccoli rettangoli di carta che passavano di mano in mano, nutrendo l’immaginario delle persone e che io sappia nessun esperto di comunicazioni di massa le ha ancora studiate come meriterebbero. Ma a parte questa lacuna, sappiamo che il Krampus raffigurato sulle cartoline di quegli anni attraversò diversi periodi iconografici e a ogni periodo corrisposero dei temi ben precisi.

 

Grafici e illustratori, come Matouschek o Wanda Rehberg, s’impegnarono dapprima nel ritrarlo affaccendato nelle classiche attività da Krampus: terrorizzare i bambini, rapire fanciulle e accompagnare San Nicola nella sua abituale consegna di doni. Ma col tempo, la fantasia degli artisti grafici sciolse le briglie; fu così che il Krampus si trovò sempre più coinvolto nelle faccende di ogni giorno. Divenne dandy e playboy, ma fu anche spirito della tecnologia, cavalcando a dorso d’aeroplano o in tenuta da radioamatore, con tanto di cuffie. Fu tanto invischiato nel mondo contemporaneo da farsi carico perfino di attualità politica, come nelle immagini dell’illustratore L. Keinzbauer.


Doppio perturbante della sua falsa coscienza, il Krampus non abbandonerà mai il borghese. Lo insegue col suono delle catene trascinate a terra e la mole rozza e sgraziata.


Ed eccolo qui, il Krampus, impegnato a scrutare con sguardo bovino l’osservatore. Riempie il riquadro con la sua mole imponente. Indosso ha abiti laceri, grigi di fuliggine, tra cui spiccano guizzi rossi di mani, piedi, lingua e… fazzoletto.

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Il Krampus proletario, terrore di tutti i borghesi

“Venghino signore e signori, ecco a voi il Krampus proletario!” bercia l’imbonitore. “Venghino ad ammirare una vera bestia lumpen che agita i sonni dei bravi borghesi!” sembra dirci questa cartolina.

E infatti, sullo sfondo, grasso e impellicciato, avvolto con eleganza e al caldo di un cappotto bordato di pelliccia, con le mani guantate che stringono un ombrello, il borghese accelera il passo. Cammina veloce, sollevando altezzoso il piedino che la scarpa di vernice protegge dalla lordura stradale. E sembra quasi volar via dalla scena, sospinto da chissà quali importanti affari.

Eppure, prima di andarsene per la sua strada, non può fare a meno di guardare il Krampus, con un brivido lungo la schiena. Ma non è solo paura quella che prova il pingue borghese. Arrossiscono le guance, c’è vergogna nel suo sguardo. Il pudore di chi sa, in cuor suo, che la ricchezza ostentata è un benessere sottratto agli altri e che solo il caso ha fatto sì che il flusso di cassa scorresse in una direzione, piuttosto che in un’altra.

Doppio perturbante della sua falsa coscienza, il Krampus non abbandonerà mai il borghese. Lo insegue col suono delle catene trascinate a terra e la mole rozza e sgraziata. Sa, il borghese, che la ridda dei Krampus non è altro che un tumulto carnevalesco, dopo il quale tutto torna al proprio posto. Lo sa, eppure non può fare a meno di sudar freddo, perché quella minaccia è reale, e presente. E il Krampus è li a ricordarglielo… because the night it’s dark and full of terrors.

di Flavio Pintarelli

 


Flavio Pintarelli ha ancora remore a farsi chiamare scrittore ma collabora con diverse riviste, tra cui Prismo, The Towner, Vice e Ultima Pagina.
Immagini (c) Città di Bolzano, Galleria civica.