A guardare con occhio esperto, disincantato e cinico le teorie che hanno formulato e scritto i più illustri filosofi, emergono contraddizioni, incoerenze, assunti che fanno acqua da tutte le parti, pretese di certezze assurde e molto altro – inclusi dei comportamenti decisamente strani.


In copertina: Free and Leisure-10, di Yue Minjun (2003)

(Questo testo è tratto da “Non so di non sapere“, di Tony Brewer. Ringraziamo Effequ per la gentile concessione)

di Tony Brewer

Ridotto all’osso, l’intero percorso della storia della filosofia occidentale può essere presentato nei seguenti termini.

Abbiamo un argomento: la piorrea. Dopodiché c’è un tizio che vive tra il 469 e il 399 avanti Cristo e si chiede: “che cosa è la piorrea?”. Un po’ di tempo dopo, un altro tizio, tra una bevuta e l’altra, formula la sua Idea sulla piorrea. Per invidia, per convinzione, per diletto metafisico, un altro individuo sostiene che bisogna indagare le cause della piorrea. Per un paio di secoli, uomini profondamente incasinati riprendono, rifiutano, rielaborano, esaltano quello che hanno detto i primi tre tizi. Improvvisamente, dal nulla, emergono alcuni che affermano dogmaticamente: “L’esistenza della piorrea rinvia a un Essere Onnipotente perfetto”. Nei secoli successivi, nuovi personaggi si ubriacano mescolando l’Idea della piorrea con le cause della piorrea con l’ente Perfetto che trascende la piorrea. Poi c’è un fraticello triste triste che confuta un paio di tesi precedenti e non si capisce bene che cosa voglia dire. Passano altri secoli – siamo agli inizi del mondo moderno – ed esseri apparentemente sicuri di loro iniziano a disquisire della fisicizzazione della piorrea, del nuovo metodo per prevenire la piorrea, della sostanza della piorrea, della piorrea acquisita tramite l’esperienza. Tutto sembra risolto, quando qualcuno inizia ad avanzare il sospetto che questo arrovellarsi sulla piorrea non sia un granché.

E allora si cambia argomento.

Vite vere

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Vite, vite vere, fasulle, sensate, buffe. E poi incontri rocamboleschi, amori distratti, dolori strazianti, litigi violenti, viaggi surreali che inframezzano giornate di studio appassionato e scrittura creativa (molto creativa). Per tacere delle improvvise rivelazioni o delle visioni al limite del misticismo: Cartesio racconta di aver avuto una rivelazione intellettuale per costruire una nuova scienza; Kant fu accecato da una grande luce che lo condusse verso il criticismo; Nietzsche, mentre passeggiava in Alta Engadina nell’estate del 1881, fu addirittura folgorato da un’epifania che gli annunciò l’idea dell’eterno ritorno. L’esistenza di un filosofo è terribilmente uguale (tolti lo studio, la scrittura molto creativa e le visioni mistiche) a quella di un elettricista, di una magliaia, di un boscaiolo, di un asfaltista, ma nel caso del filosofo c’è sempre un aneddoto che disarma e stordisce, un episodio che stupisce, un’avventura che sconcerta.

Anch’io ho fatto la mia parte: tempo addietro, in un momento di metamalinconia (mi vanto di aver coniato questa espressione di cui ignoro il significato, ma ho esperito che pronunciarla conferisce un alone di irresistibile rispettabilità intellettuale) ho inventato un aneddoto riguardante un filosofo. È nascosto tra quelli che seguono, e a chi lo individuerà spetta un premio ambito: partecipare gratuitamente a un progetto di alternanza scuola-lavoro di 250 ore organizzato per il mese di agosto dal mio liceo in collaborazione con l’Associazione La Buona Scuola Siamo Noi.

L’uomo più paranoico, fobico, ipocondriaco, di tutto il diciottesimo secolo, J. J. Rousseau, andava in giro con indosso enormi caftani e pantaloni di quattro misure più abbondanti per nascondere il catetere che era costretto a utilizzare.

San Tommaso, quando ebbe la brillante idea di entrare a far parte dell’ordine domenicano, fu sequestrato dalla famiglia e rinchiuso in una cella per un anno. Dei benpensanti sono perfino pronti a testimoniare che i fratelli del futuro santo gli offrirono in dono una splendida ragazza per fargli perdere la castità, ma San Tommaso la scacciò fendendo un tizzone ardente.

Wittgenstein ha frequentato la stessa scuola che ha frequentato Adolf Hitler, la qual cosa potrebbe spiegare molte cose di Wittgenstein e di Hitler.

Per quanto ne sappiamo Plotino, Ipazia, San Tommaso, Erasmo, Spinoza, Pascal, Kant, Weil sono rimasti eternamente vergini, la qual cosa potrebbe spiegare molte cose sulla natura delle loro teorie etico-morali.

Nel libro XI della Repubblica, Platone introdusse un mito determinante, quello della Funzione-Strumentale.

Dopo aver sposato la dolce e aristocratica Jenny e messo al mondo quattro marmocchi (altri tre morirono precocemente), Karl Marx decise di crescere e si impegnò a cercare seriamente un lavoro. Inviò regolare domanda alle Ferrovie dello Stato, ma non ottenne il posto a causa della calligrafia incomprensibile.

Dopo un lungo soggiorno a Capri (e dove se no?), dove incontra una rivoluzionaria marxista lettone (e chi se no?) con cui intratterrà una relazione intellettuale e sentimentale (e cosa se no?), Walter Benjamin trascorre quasi cinque anni a redigere verbali in cui narra le piccole e grandi gioie dell’hascisch.

Diventato scolarca dell’Accademia di Atene dopo Platone, non per meriti, ma per nepotismo, Speusippo gettò in un pozzo un cagnolino.

Esistono ben tre ipotesi riguardanti la morte di Diogene il cinico: morì perché contrasse il colera dopo aver mangiato un polipo crudo; morì perché fu morso al tendine di un piede da un cane con cui stava banchettando; morì perché si era dimenticato di respirare.

Voltaire dopo aver fatto sesso con sua nipote, Marie-Louise, una spensierata e allegra vedova, le rivolge da un punto di vista ontologico il più elegante degli elogi:

Il mio cuore e il mio cazzo vi fanno i più teneri complimenti.

E ora sveliamo l’aneddoto falso. Che ovviamente riguarda Platone, perché i libri della Repubblica sono solo X. Invece, per quanto concerne il mito della Funzione-Strumentale, gli studiosi sono divisi in due fazioni ferocemente contrapposte: gli anti-platonici sostengono che il filosofo ne avrebbe parlato durante le ultime lezioni tenute nell’Accademia, ma resosi involontariamente conto dell’imbecillità dell’argomento avrebbe chiesto agli studenti di cancellare tutte le prove; i fan di Platone, al contrario, negano assolutamente che il filosofo abbia potuto partorire una simile idiozia.


Tony Brewer (Firenze, 1963), dopo un’infanzia trascorsa in Inghilterra si laurea a Napoli in Filosofia. Ha pubblicato saggi sull’individualismo metodologico nella riflessione politica inglese del Seicento e curato la sezione «Filosofia» nel volume per le scuole L’Islam spiegato dai ragazzi ai ragazzi. Dal 1991 è professore di storia e filosofia nei licei.