La sfiducia nella scienza non è solamente un fatto ideologico, anzi, su alcuni specifici temi è essenzialmente legata al grado di religiosità.


In copertina: un’installazione di Tomás Saraceno per la mostra Rethink a Copenhagen

(Questo testo è la traduzione italiana di un articolo precedentemente uscito su Aeon)

di Bastiaan T Rutjens

Viviamo una crisi di fiducia nella scienza. Oggi molte persone – compresi molti politici e presidenti – esprimono pubblicamente dubbi sulla validità delle scoperte scientifiche. Nel frattempo, le istituzioni e le riviste scientifiche esprimono preoccupazioni circa la crescente diffidenza del pubblico nei confronti della scienza. Ma come è possibile che la scienza, i cui prodotti permeano la nostra vita quotidiana rendendola più confortevole, provochi reazioni così negative in larga parte della popolazione? Capire perché la gente diffida della scienza è già un primo passo per sapere cosa fare per ricostruirne la fiducia e l’attendibilità.

L’ideologia politica viene letta da molti ricercatori come il responsabile principale dello scetticismo scientifico. Il sociologo Gordon Gauchat ha dimostrato che negli Stati Uniti i conservatori sono diventati più diffidenti nei confronti della scienza, una tendenza iniziata già negli anni Settanta. E una serie di recenti ricerche condotte da psicologi sociali e politici ha dimostrato a più riprese che lo scetticismo nei confronti del cambiamento climatico è un tratto tipico dei conservatori. Eppure lo scetticismo scientifico non coincide con una specifica ideologia politica.

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La stessa ricerca che ha osservato gli effetti della politica sullo scetticismo riguardo il cambiamento climatico ha scoperto anche che l’ideologia non è altrettanto legata allo scetticismo su altri filoni di ricerca altrettanto controversi. Dal lavoro dello psicologo e cognitivista Stephan Lewandowsky, così come dalla ricerca condotta dal suo collega Sydney Scott, non risulta alcuna relazione tra l’ideologia politica e la diffidenza nei confronti delle mutazioni genetiche. Secondo Lewandowsky non ci sarebbe una relazione chiara nemmeno tra il conservatorismo politico e la diffidenza nell’efficacia dei vaccini.

Quindi alla base dello scetticismo scientifico ci sarebbe più del semplice conservatorismo. Ma cosa? È importante mappare sistematicamente quali fattori contribuiscono, e quali invece no, allo scetticismo e alla (s)fiducia nella scienza, in modo da avere spiegazioni più precise sul perché un numero crescente di persone rifiuta di credere al cambiamento climatico antropogenico, teme che mangiare prodotti geneticamente modificati sia pericoloso o ritiene che i vaccini causino l’autismo.

Di recente, io e i miei colleghi abbiamo pubblicato una serie di studi sul tema della fiducia e dello scetticismo nella scienza. Uno dei risultati ottenuti dalla nostra ricerca riguarda il fatto che è fondamentale non confondere le varie forme di scetticismo scientifico. Il nostro studio non è certo il primo a tentare di guardare oltre la politica, ma abbiamo notato due importanti lacune nella letteratura sull’argomento. In primo luogo, la religione è stata curiosamente poco studiata come causa dello scetticismo scientifico, forse proprio perché la politica, al contrario, ha ricevuto un’attenzione particolare. In secondo luogo, l’attuale ricerca manca di un’indagine sistematica sulle varie forme di scetticismo, accanto a misure più generali che quantificano la fiducia nella scienza. Abbiamo cercato di correggere entrambe le omissioni.

La gente può essere scettica o diffidente nei confronti della scienza per diversi motivi; inoltre può esserlo nei confronti di una singola scoperta di una specifica disciplina (“Il clima non si sta riscaldando, ma credo nell’evoluzione”) o della scienza in generale (“La scienza è solo una delle tante opinioni”). Abbiamo identificato quattro principali fattori predittivi dell’accettazione o dello scetticismo nella scienza: ideologia politica, religiosità, moralità e cultura scientifica. Queste variabili tendono a correlarsi – in alcuni casi in modo piuttosto forte – il che significa che spesso si confondono. Per esempio, una relazione tra conservatorismo politico e fiducia nella scienza potrebbe essere legata a un’altra variabile, come la religiosità. Quando non si misurano tutti i fattori contemporaneamente, è difficile valutare correttamente il valore predittivo di ciascuno di essi.

Così, abbiamo studiato l’eterogeneità dello scetticismo scientifico tra campioni di nordamericani (a cui seguirà uno studio transnazionale su larga scala sullo scetticismo scientifico in Europa e su scala globale). Abbiamo sottoposto ai partecipanti alcune dichiarazioni sul cambiamento climatico (ad esempio, “le emissioni di CO2 dovute all’attività umana contribuiscono al cambiamento climatico”), sulla genetica (come: “la modificazione genetica applicata agli alimenti è una tecnologia sicura e affidabile”), e la vaccinazione (ad esempio, “credo che i vaccini abbiano effetti collaterali negativi che superano i benefici della vaccinazione per i bambini”). I partecipanti potevano indicare in che misura erano d’accordo o meno con tali affermazioni. Abbiamo anche misurato la fiducia generale nella scienza e incluso un modulo in cui potevano indicare quanti fondi statali dovrebbero essere investiti nella ricerca scientifica rispetto ad altri settori. Abbiamo valutato anche l’impatto dell’ideologia, della religiosità, della morale e della cultura scientifica, quest’ultima misurata con un test di alfabetizzazione scientifica, costituito da domande Vero/Falso del tipo: “tutta la radioattività è prodotta da esseri umani” e “Il centro della Terra è molto caldo”.

Nella maggior parte delle misurazioni l’ideologia non ha svolto un ruolo significativo. L’unica forma di scetticismo scientifico più pronunciato tra gli intervistati conservatori è stato, non a caso, quello sui cambiamenti climatici. Ma che dire quindi delle altre forme di scetticismo, o dello scetticismo sulla scienza in generale?

Lo scetticismo sulla modificazione genetica non è legato all’ideologia politica o alle credenze religiose, anche se è correlato alla cultura scientifica: i partecipanti che hanno ottenuto i risultati peggiori al test di alfabetizzazione scientifica erano più scettici sulla sicurezza degli alimenti geneticamente modificati. Anche lo scetticismo sull’efficacia dei vaccini non aveva alcuna relazione con l’ideologia, ma era più frequente tra i religiosi, con una particolare relazione con le preoccupazioni di carattere morale sulla “natura” della vaccinazione.

Al di là dello scetticismo specifico riguardante i vari settori della ricerca, che cosa abbiamo osservato sulla fiducia generale nella scienza e sulla volontà di sostenerla? I risultati ci sono apparsi molto chiari: la fiducia nella scienza è di gran lunga più bassa tra i religiosi. In particolare, l’ortodossia religiosa è stata un forte predittore negativo per la fiducia nella scienza, e i partecipanti ortodossi erano i meno propensi nell’investire fondi nella ricerca scientifica. Ma anche in questo caso l’ideologia politica non ha apportato una variazione significativa, al di là della religiosità.

Da questi studi ci sono un paio di lezioni da imparare sull’attuale crisi di fiducia che affligge la scienza. Innanzitutto lo scetticismo scientifico è molto vario. Inoltre, la diffidenza nei confronti della scienza non riguarda tanto la politica, a eccezione del cambiamento climatico, un tema che si è sempre rivelato legato al credo politico. Inoltre questi risultati suggeriscono che lo scetticismo scientifico non può essere risolto semplicemente aumentando la cultura scientifica. L’impatto dell’alfabetizzazione scientifica sullo scetticismo, sulla fiducia nella scienza e sulla disponibilità a sostenerla è risultato debole, eccetto nel caso della genetica. Alcuni partecipanti erano riluttanti ad accettare delle particolari scoperte scientifiche, e lo erano per motivi diversi. Ecco, se l’obiettivo è combattere lo scetticismo e aumentare la fiducia nella scienza, un buon punto di partenza è quello di riconoscere che questa sfiducia assume molte forme.


Bastiaan T Rutjens è professore presso il dipartimento di psicologia dell’Università di Amsterdam.