Eccoci alla seconda uscita della rubrica domenicale dedicata al materiale inedito di Leone Piccioni, critico letterario e, tra le altre cose, firma storica del Tempo ed ex vicedirettore generale RAI. Pubblichiamo quelli che sarebbero stati i suoi status sui social, memorie personali, quasi sempre brevi, che raccontano oggi il novecento culturale italiano con le parole di chi l’ha vissuto in prima persona.

Il materiale che selezioniamo regala uno scorcio sui retroscena delle vite di scrittori come Ungaretti, Gadda e molti altri nomi della cultura di un’epoca culturale precedente a internet che può sembrarci lontana, ma che è appena passata. Tutto con un punto di vista originale come quello di Leone Piccioni.

Nella prima uscita di questa rubrica abbiamo raccontato di giornalisti che per far carriera nel Partito Comunista Italiano si fingevano volontari della guerra civile spagnola, mentre invece combatterono coi fascisti. Oggi invece ecco testimonianze sui gusti sessuali di Leopardi secondo Ungaretti e pensieri “poco femministi” di Gadda. Buona lettura e buona domenica.


Uno scrittore “detto Fava”

“Carlo Emilio Gadda racconta nelle Favolette che uno scrittore «detto la Fava» aveva scritto un poema sulla libertà. «Preferisco la schiavitù», ribatteva Gadda.”

Burri in Costa Azzurra

“Negli ultimi anni Burri, malato di insufficienza respiratoria, viveva in una villa sulla Costa Azzurra di fronte al mare con un paesaggio bellissimo. Un caro amico che era venuto a trovarlo con me non poté fare a meno di chiedergli: «Ma Burri, con questo paesaggio davanti, non le viene in mente di dipingerlo?». «Ci ho provato – rispose Burri – ma il quadro mi è venuto tutto nero».”

Montale snob

“A Montale, a Firenze alla “Giubbe Rosse”, dissero che io studiavo con Ungaretti: «Poteva capitare peggio», disse Montale. Ungaretti, richiesto se avesse letto le ultime poesie di Montale rispose: «Non lo leggo, sennò mi sciupo».

Gadda “femminista”

“Carlo Emilio Gadda richiesto di quale compagnia di viaggio avrebbe scelto rispose: «Sceglierei un biondo amico, sesso femminile, vale a dire un’amica bionda, la quale parlasse fiorentino o tutt’al più castigliano, e avesse attitudini e capacità di crocerossina ricuperatrice dei morenti… Nonché di guardarobiera, di cacciatrice, di uccellatrice , di raccoglitrice e di distillatrice di erbe officinali e medicamentose, e di gentile cuoca».

La sessualità di Leopardi secondo Ungaretti

“In una riunione dell’Approdo, a forte dei Marmi. La notte, passeggiando sulla spiaggia buia con Contini, Angioletti, Valeri, una bella donna, contessa veneziana, legata sentimentalmente a Valeri, diceva: «E pensare che ci sono delle signore, anche mie amiche , che vengono qui in villeggiatura per fare all’amore con dei bagnini… Vi figurate che lettere riceveranno dopo, poverine!». E lodava la bellezza del rapporto sentimentale con un letterato. E Ungaretti con quella voce che, in certi momenti provocatori, partiva dal basso e s’andava alzando sempre più: «Ma lo sa, contessa, che Giacomo Leopardi avrebbe dato tutti i Canti, e anche le Operette morali, pur d’avere il cazzo d’un bagnino?».”

a cura di Enrico Pitzianti