Daniel Paul Schreber (1842 – 1911) è uno stimabile magistrato prussiano di metà ottocento e le sue foto ci mostrano esattamente quel che ci si immagina quando si pensa a uno “stimabile magistrato prussiano di metà ottocento”; un signore abbottonatissimo ed elegante, in un bianco e nero che vira al seppia, con baffi immensi e sguardo serissimo.

Un uomo che dice di sé:

Sono certamente poche le persone cresciute con principi morali così rigorosi come i miei, e che per tutta la loro vita, in particolare anche in rapporto alla vita sessuale, si siano imposti un ritegno corrispondente a questi principi nella misura che io posso affermare di me stesso.

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Un signore distinto

Come dargli torto, quest’uomo emana credibilità, è la credibilità stessa. È un signore distinto e proviene da una famiglia di signori distinti. Il padre, Daniel Gottlob Moritz Schreber, è uno stimato medico e professore dell’Università di Lipsia. Inventore, tra le altre cose, degli “esercizi di sollievo energetico”, atti a prevenire la deleteria tendenza alla masturbazione degli adolescenti. Il nostro giudice è dunque un uomo rispettabilissimo, sebbene abbia un piccolo problema, di cui parla poche righe dopo.

[…] non appena – se mi è lecito esprimermi in questo modo – mi trovo solo con Dio, per me è una necessità fare in modo, con tutti i mezzi possibili […] che i raggi divini ricevano continuamente da me […] l’impressione di una donna che sguazza in sensazioni voluttuose.

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Un altro signore distinto

Il giudice Schreber, infatti, è costretto da Dio stesso, malauguratamente incastratosi nei suoi nervi, a cercare continuamente il piacere a cui questi era abituato in paradiso; un piacere che, qui sulla terra, ha una pallida ombra solo nel godimento sessuale della donna. Come si vedrà in seguito al giudice non resta che trasformarsi in donna e soddisfare Dio, pena il crollo dell’Ordine del Mondo:

Ma ormai acquistai l’incrollabile certezza che l’Ordine del Mondo richiedeva imperiosamente l’evirazione […] non mi restava altra scelta se non quella di conciliarmi con l’idea della trasformazione in donna.

Davanti a questa e altre problematiche, il giudice scrive un tomo di più di 500 pagine (Memorie di un Malato di nervi, edito da Adelphi) in cui cerca di persuadere i suoi medici che non è pazzo. Inutile dire che non li convince, e in effetti anche la nostra diagnosi potrebbe coincidere con quella dei suoi contemporanei: Daniel Paul Schreber è senza dubbio pazzo. Lo stesso Freud, e dopo di lui altri illustri psicologi, ha letto e studiato le Memorie e chi fosse interessato a indagare la psicosi del baffuto prussiano troverà facilmente un’ampia letteratura sul tema. Per inciso, le cure del padre contro la masturbazione non erano salutari, dato che un figlio impazzisce e l’altro si suicida.

Il punto di vista che vi propongo però è un altro, ovvero che Schreber è sano, ma a un certo punto, per un motivo o per l’altro, inizia a vedere e sentire cose che nessun altro vede o sente. È, in effetti, il punto di vista dello stesso autore, che scrive:

Persone che hanno la fortuna di avere nervi sani non possono (almeno di regola) avere “illusioni dei sensi”, “allucinazioni”, “visioni” […] ma con ciò, a mio parere, non è detto che eventi risultati da una situazione morbosa del sistema nervoso non abbiano alcuna realtà oggettiva, cioè siano da considerare come stimoli nervosi a cui manca una causa esterna.

E poco dopo:

La persona dai nervi sani è appunto per così dire spiritualmente cieca rispetto a colui che in seguito alla sua morbosa costituzione nervosa riceve impressioni sovrasensibili; essa perciò non sarà in grado di convincere il visionario della irrealtà delle visioni, allo stesso modo che per esempio una persona che ci vede non si lascerà convincere da una persona (fisicamente) cieca che non esistono colori, che l’azzurro non è azzurro, il rosso non è rosso ecc.

Implausibili rimedi contro la masturbazione

Implausibili rimedi contro la masturbazione. Ironia della sorte, il primo è “segare”.


[…] non appena – se mi è lecito esprimermi in questo modo – mi trovo solo con Dio, per me è una necessità fare in modo, con tutti i mezzi possibili […] che i raggi divini ricevano continuamente da me […] l’impressione di una donna che sguazza in sensazioni voluttuose.


Insomma, se Schreber vede cose che altri non vedono non vuol dire che queste siano false. Certo, si potrebbe controbattere che “gli altri” percepiscono un mondo logico e coerente, ma questo non è un valido argomento, perché il mondo che descrive il prussiano è altrettanto logico e coerente, sebbene piuttosto strambo. In effetti contro Schreber si può solo obbiettare che è in minoranza.

Una minoranza che, come tutte le minoranze, ha una vita difficile. Come scrive in seguito, infatti, da più di sette anni egli sente continuamente delle voci, senza nemmeno una pausa, voci che gli dicono ogni genere di cosa, a volte lo prendono persino in giro – lui, che è così distinto! Solo nel suo (breve) sonno ha un po’ di pace e a volte è così spossato dal continuo chiacchiericcio che per sedarlo suona il piano, conta ad alta voce o ruggisce. Esatto, ruggisce: il giudice fa il verso del leone pur di avere un po’ di silenzio, cosa che assieme al pianoforte sembra essere la strategia più efficace. Oltre alle voci, inoltre, egli vede quasi continuativamente dei raggi luminosi, legati a sé, agli altri e alle cose, che seguono una volontà propria, difficile da eludere:

Ho sensazioni luminose ed acustiche le quali vengono proiettate direttamente dai raggi nel mio sistema nervoso interno e la cui recezione dunque non presuppone gli organi esterni della vista e dell’udito. I processi relativi io li vedo anche ad occhi chiusi e li udrei, nella misura in cui si tratti di impressioni analoghe a quelle dell’udito, come nel caso delle “voci”, anche se fosse possibile tappare ermeticamente i miei orecchi contro qualsiasi altra sensazione acustica

Il pover’uomo ha problemi persino nel compiere banali atti fisici, quali defecare. Ecco, ad esempio, come caca il giudice Schreber:

[…] mi metto a sedere sul secchio davanti al pianoforte e suono, finché prima posso orinare e poi – di solito con un certo sforzo – anche realmente defecare. Per quanto ciò possa sembrare incredibile, tutto questo è realmente vero; infatti, suonando il pianoforte, provoco ogni volta un riavvicinamento dei raggi, che avevano tentato di ritirarsi da me, e in tal modo vinco la resistenza che si è opposta ai miei sforzi di giungere all’evacuazione.

2b3da3988525dbfd215e8384b9f594b6_w600_h_mw_mh_cs_cx_cySchreber è un uomo lucido, razionale, tutto d’un pezzo, esattamente come risulta in foto. Ci parla in modo chiaro. Non è un pazzo che caca in un secchio mentre suona il piano, ma un signore distinto in guerra con i raggi divini, che, per riuscire a defecare, deve usare un secchio e suonare il piano. Le Memorie di un Malato di nervi, lette con un po’ di benevolenza per l’autore, presentano un uomo che agisce con perfetta coerenza col mondo attorno a lui, anche se il mondo che lo circonda sembra circondare solo lui.

La lettura delle sue pagine non solo ci ricorda che la realtà potrebbe essere percepita altrimenti, ma che può esserlo persino la logica attraverso cui la interpretiamo. Il giudice ha ragione o torto? Torto, si direbbe, o chissà, forse ragione. È anche possibile che non sbagli nelle sue visioni, ma nell’unica cosa che ha in comune con noi, la fiducia in una logica che lo interpreta in un determinato modo.

di Francesco D’Isa


Francesco D’Isa ha esposto quadri e pubblicato libri, come I., (Nottetempo, 2011), Anna – storia di un palindromo (Effequ, 2014), Ultimo piano (o porno totale) (Imprimatur, 2015), Forse non tutti sanno che a Firenze… (Newton Compton 2015). Dirige L’INDISCRETO e scrive su vari blog e giornali.
Immagini (c) Wikimedia, Adelphi. In copertina un particolare da un quadro di Otto Dix.