Hidetoshi Nagasawa, Tre cubi, installation view at Artefiera 2016 (Courtesy Sara Zanin Gallery)

Quando si vuol trattare l’ambiguità del mondo, buttarla sui cubi funziona sempre; basti pensare al cubo impossibile o al cubo di Necker. Anche i tre cubi di Nagasawa fanno parte di questa spigolosa tradizione, ma non sono né ambigui né impossibili, sono solo strani – almeno per chi non ha lo sguardo di un mineralogista. La spiritualità giapponese, d’altra parte, ama nascondersi negli scherzi per ricordare le verità più semplici: “Il mondo è strano”.

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Cubo di Necker. Quale faccia è davanti?

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Cubo impossibile.

 

 

 

 

 

 

Novità 
Bellezza ●
Divertimento ●●
Profondità 

 

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“Epicarmo” (2012), Courtesy MACRO, Roma.

 

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Allestimento della mostra “Ombre Verdi” di Hidetoshi Nagasawa al Macro di Roma (2013)

 

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Disegno, 2015, Courtesy Pananti


Nagasawa Hidetoshi. – Scultore giapponese (n. Tonei, Manciuria, 1940). La natura e la memoria collettiva costituiscono i principali punti di riferimento della poetica di N. Artista originale e versatile, ha esposto in tutto il mondo in importanti appuntamenti nazionali e internazionali e ha partecipato a parecchie edizioni della Biennale di Venezia e nel 1992 alla IX edizione di Documenta di Kassel. Durante la Seconda guerra mondiale la famiglia di N. fu costretta a fuggire in Giappone. Ha studiato a Tokyo progettazione d’interni (195963) e nel 1967, al termine di un lungo viaggio verso Occidente, si è stabilito a Milano, dove entrò in contatto con E. Castellani, M. Nigro e A. Trotta, con i quali strinse un sodalizio intellettuale e artistico e dove nel 1988 il PAC (Padiglione di arte contemporanea) ha presentato una sua retrospettiva. Attualmente insegna scultura alla Nuovaaccademia di belle arti di Milano.
Sensibilità per la natura, rispetto per la qualità dei materiali (dalla carta al legno, dalla pietra al metallo), riflessione sulla complessa relazione tra Oriente e Occidente, tra presente e passato, sul contrasto tra essere e apparire, sull’idea del frammento come parte di un tutto sono elementi costanti della sua ricerca: dalle prime azioni che rivelano la forte influenza del gruppo Gutai (trasportare acqua dal lago di Lecco al lago di Pejo per il Festival di Pejo nel 1969; muoversi secondo la direzione del vento, 1970, ecc.), alle sculture-oggetto, spesso metafore di viaggi nello spazio e nel tempo, come il Bastone di marmo (1971) o la Piroga, realizzata come le imbarcazioni preistoriche, presentata alla Biennale di Parigi nel 1973, o ancora la Barca (198081) di pietra che accoglie un salice piantato nella terra; alle installazioni più complesse ideate dalla metà degli anni Ottanta, che coinvolgono l’ambiente. Accanto alla ricerca di equilibri strutturali che sembrano sfidare le leggi della statica e della dinamica (Eone, 1986; Ponte di pietra, 1988; Compasso di Archimede, 1991; Gaia, 1992), al costante riferimento al viaggio, in particolare nelle installazioni che hanno come motivo centrale la barca, N. ha affrontato sempre più frequentemente il tema del recinto, del giardino, con installazioni temporanee nell’ambito delle sue numerose mostre personali (Ombra di angelo, per il Contemporary art center di Mito, 1993; Il giardino, nella Fondació Pilar i J. Miró a Palma di Maiorca, 1996; Il giardino di Abeona, nell’ex cartiera Latina di via Appia Antica a Roma, 1997; Il giardino di Ebe, nel borgo di Brisighella, 2000; Hidetoshi Nagasawa, nella Torre Guevara a Ischia, 2006). Installazioni permanenti sono: il giardino progettato per l’International exhibition center di Tokyo (1996); Iperuranio(1996-97), nella collezione Gori, fattoria di Celle (Toscana); il Giardino di mirto(1997), nel Museo di arte contemporanea Su logu de s’iscultura di Tortolì; Il giardino della casa da tè (2001), presso il Palazzo Pretorio di Certaldo. (via Treccani)
Photocredit: Courtesy di Pananti casa d’aste, MACRO (via Lancia), Sara Zanin Gallery, Wikipedia.