Secondo alcuni studi la scelta del partner dipende da spinte biologiche innate. Eppure la cultura influisce sulle nostre scelte, e in futuro potremmo avere parità anche nei gusti sessuali.


(Questo testo è la traduzione italiana di un articolo precedentemente uscito su Aeon sotto licenza Creative Commons)

di Marcel Zentner

Al loro primo appuntamento, Mia e Josh parlano come se si conoscessero da anni. Josh ama l’umorismo di Mia; Mia il calore e il sorriso di Josh. Il loro rapporto sboccia velocemente, ma presto si insinuano i primi dubbi. Josh ha un bambino da un matrimonio precedente e le sue prospettive finanziarie sono scarse. Ma a Mia non importa, perché la personalità di Josh compensa abbondantemente la cosa. Dopotutto, lui non è mai stato “il suo tipo” – ovvero giovane, atletico e bello. Anche Josh, d’altra parte, sognava una donna diversa: ricca, con grandi ambizioni, status e istruzione, magari con un dottorato (o due). Il solo diploma d’arte di Mia è un po’ un punto debole. Dopotutto per gli uomini è normale cercare un buon partito, no?

Questo scenario probabilmente vi sembra strano, e dovrebbe: ho inventato un aneddoto su come potrebbe apparire un appuntamento eterosessuale tra cento anni. Attualmente, il desiderio di un partner giovane e attraente tende a essere più diffuso negli uomini che nelle donne. Le donne, invece, sono più propense a privilegiare il denaro e lo status rispetto a gioventù e bellezza. Perché?

Molti psicologi evoluzionisti hanno posto la tendenza al potere tra le spinte biologiche innate. La loro argomentazione è che le donne hanno una spinta primordiale ad avvicinare gli uomini ricchi per poter provvedere ai figli durante il lungo periodo di gravidanza e di educazione. Gli uomini, invece, sono per lo più preoccupati della fertilità di una donna, per la quale bellezza e gioventù sono utili indicatori. Nel passato remoto, questo comportamento era adattivo, dunque l’evoluzione lo ha selezionato e codificato nei nostri geni, per sempre. È vero, i rituali dell’accoppiamento moderno sono molto diversi da quelli dei nostri antenati. “Tuttavia, le stesse strategie sessuali usate dai nostri antenati operano ancora oggi con forza”, come sostiene lo psicologo David Buss in The Evolution of Desire (2003). “La nostra evoluta psicologia dell’accoppiamento, dopo tutto, ha successo nel mondo moderno perché è l’unica psicologia dell’accoppiamento che abbiamo”. (C’è poca ricerca storica o interculturale sulle preferenze dei partner LGBT; queste domande sono importanti, ma purtroppo non ci sono ancora dati sufficienti per esaminarle correttamente.).

Tuttavia, negli ultimi cinquant’anni si è verificato un cambiamento radicale nei ruoli di genere. Negli ultimi anni ‘80, negli Stati Uniti, le assistenti di volo femminili potevano essere licenziate se si sposavano, e in Svizzera il diritto di voto delle donne non è stato applicato fino al 1990. Naturalmente il mutare di queste relazioni influisce sulle preferenze di accoppiamento di uomini e donne eterosessuali, oppure siamo ancora in balia del nostro destino biologico, come affermano gli psicologi evoluzionisti?

I risultati di questa ricerca sono chiari: le preferenze di accoppiamento tra uomini e donne sono sempre più simili. La tendenza è legata all’aumento della parità di genere, perché le donne hanno un maggiore accesso alle risorse e alle opportunità nel mondo degli affari, della politica e dell’istruzione. In nazioni con una maggiore disparità di genere, come la Turchia, le donne ritengono il guadagno dei partner due volte più importante rispetto alle donne delle nazioni con una maggiore parità di genere, come la Finlandia. Come nel caso di Josh e Mia, gli uomini finlandesi hanno più probabilità delle donne di selezionare la propria partner in base al suo livello di istruzione.

Naturalmente, il sessismo varia all’interno di ogni società, e il livello complessivo di uguaglianza di genere di una nazione non si traduce necessariamente in atteggiamenti paritari tra individui. Ma se le preferenze di accoppiamento sono biologicamente predeterminate, il sessismo individuale non dovrebbe avere un grosso impatto. Una ricerca condotta in nove nazioni dimostra però il contrario: più gli uomini hanno attitudini alla disuguaglianza tra i generi, più preferiscono nelle donne gioventù e bellezza. Lo stesso vale per le donne propense alla disuguaglianza, che negli uomini preferiscono qualità come il denaro e lo status sociale.

Questo evidenzia alcuni difetti nella teoria degli psicologi evoluzionisti. Se i geni determinano le nostre preferenze di accoppiamento, com’è che questi istinti presumibilmente cablati si erodono in linea con la società e la parità di genere?

Ad essere onesti, gli psicologi evoluzionisti riconoscono che i fattori culturali e le abitudini locali possono influenzare il modo in cui le persone scelgono i propri partner. Ma la parità tra uomini e donne non è considerata uno di questi fattori, poiché anche nelle società relativamente egualitarie, il divario tra le preferenze degli uomini e quelle delle donne è ridotto, non eliminato. Tuttavia, il contro-argomento è che l’evidenza di un divario persistente sostiene in realtà la nostra ipotesi: la differenza si riduce via via che si raggiunge la parità di genere. Per sbarazzarsene completamente, sarebbe necessaria una completa uguaglianza, che ancora non esiste.

Purtroppo, i tradizionali ruoli di genere persistono anche nelle società molto egualitarie. Uno studio danese dimostra come i mariti le cui mogli guadagnano di più sono più propensi di altri a usare farmaci contro la disfunzione erettile. Un’interpretazione è che i mariti si sentano sotto pressione nel dimostrare la loro virilità, perché non possono rivendicare il ruolo di “fornitore”; un’altra visione è che la perdita dello status di capofamiglia in qualche modo porta all’impotenza. In un altro studio condotto negli Stati Uniti, si vede come le donne single sminuiscano i loro obiettivi di carriera e attenuino la loro assertività nella speranza di diventare più desiderabili per gli uomini. Tuttavia, se l’importanza che gli uomini attribuiscono alla buona istruzione e alle prospettive di guadagno delle donne continua a crescere, prima o poi queste tattiche potrebbero cessare di essere efficaci.

Che cosa succederebbe se una società raggiungesse una perfetta uguaglianza di genere? Le donne e gli uomini avrebbero preferenze sostanzialmente identiche? La mia ipotesi è che le scelte delle donne e degli uomini non convergano mai completamente. La differenza fondamentale è dovuta probabilmente alle esigenze dell’allattamento al seno in seguito alla nascita di un bambino – un’attività che richiede energia, molto tempo e che è piuttosto difficile da integrare con il lavoro retribuito, almeno per come è attualmente strutturato. L’implicazione è che le donne cercheranno di sostituire questa prevedibile perdita di reddito scegliendo dei mariti con buone prospettive di guadagno. Questa decisione, tuttavia, avrà ben poco a che fare con un impulso primordiale per un grande protettore maschile, ma sarà guidata da calcoli razionali sui bisogni futuri. Inoltre, la politica sociale progressista, i cambiamenti del lavoro e una maggiore partecipazione dei padri ai servizi di custodia dei bambini potrebbero mitigare tali pressioni.

A volte i miei studenti mi chiedono se le preferenze sessuali dei partner in caso di parità di genere siano desiderabili. Sembrano preoccupati che tale uguaglianza possa far sfumare la scintilla della nostra vita amorosa. Un altro rischio è che il livellamento delle preferenze di accoppiamento potrebbe portare a un aumento dei matrimoni tra simili, il che potrebbe a sua volta a rafforzare la disuguaglianza economica. Tuttavia, secondo l’ultima relazione sul divario di genere del 2017, non c’è motivo di preoccupazione. Con il ritmo attuale, ci vorrà un bel po’ di tempo prima che Josh e Mia si riuniscano: dovremo attendere almeno altri cento anni.


Will Fraker è un editor di Aeon. Vive a Brooklyn.
Traduzione di Francesco D’Isa
In copertina: Lucas Cranach il vecchio – The Unequal Couple (dettaglio).