Il nostro Agosto Narrativo si conclude con il misterioso racconto A city of churches, di Donald Barthelme, uscito sul The New Yorker nell’aprile del 1972. Surreale, straniante e profondamente evocativo, questo testo approda oggi su Indiscreto Rivista per la prima volta in lingua italiana grazie alla traduzione in esclusiva di Arianna Tremolanti, che ringraziamo per la cura e il lavoro svolto. Eppure la città descritta da Barthelme ne ricorda in qualche modo un’altra, altrettanto distopica e controversa. Provate a indovinare.
(E se proprio non vi verrà in mente cliccate qui una volta terminata la lettura).
Le illustrazioni sono di Elio Ferrario.
Di Donald Barthelme
Traduzione di Arianna Tremolanti
“Sì”, disse il signor Phillips, “la nostra è veramente una città di chiese.
Cecelia annuì, seguendo con lo sguardo la mano dell’uomo che indicava attorno.
Entrambi i lati della strada erano costeggiati in modo compatto da chiese, una accanto all’altra in una certa varietà di stili architettonici.
La Bethel Baptist si ergeva accanto alla Holy Messiah Free Baptist, Saint Paul’s Episcopal accanto a Grace Evangelical Covenant. Poi c’erano la First Christian Science, la Church of God, All Saints, Our Lady of Victory, la Society of Friends, la Assembly of God, e la Church of the Holy Apostles. Le guglie e i campanili degli edifici classici erano addossati alle ampie e astratte fughe dei design contemporanei.
“Tutti qui hanno molto a cuore il tema chiese”, disse il signor Phillips.
Cecelia si domandava se si sarebbe trovata bene. Era venuta a Prester per aprire la filiale di un’agenzia di autonoleggio.
“Non sono molto religiosa”, disse al signor Phillips, che invece era nel settore immobiliare.
“Forse non adesso”, rispose. “Non ancora. Ma qui abbiamo tanti bravi giovani. Ci vorrà poco per integrarla. Il problema più urgente è: dove pensa di abitare? Molte persone”, disse “scelgono di vivere in chiesa. Tutte le nostre chiese hanno molte stanze disponibili. Ho vari appartamenti a campanile che posso mostrarle. A che fascia di prezzo stava pensando?”
I due girarono l’angolo e si trovarono di fronte ad altre chiese.
Passarono accanto a St. Luke, alla Church of the Pipphany, All Saints Ukranian Orthodox, St. Clement, Fountain Baptist, Union Congregational, St. Anargyri, Temple Emanuel, e alla First Church of Christ Reformed. Le porte di tutte le chiese erano spalancate. All’interno si intravedevano luci fioche.
“Posso salire fino a centodieci dollari”, disse Cecelia.
“Non avete degli edifici che non siano chiese qui?”
“Nessuno”, disse il signor Phillips. “Ovviamente, molte delle nostre migliori chiese hanno una doppia funzione”. Indicò una splendida facciata georgiana. “Quella ad esempio”, disse, “ospita il Collegio Metodista e il Ministero dell’istruzione. In quell’altra, accanto, che è la Antioch Pentecostal, c’è il barbiere”.
Era vero. Sulla facciata della Antioch Pentecostal era appesa una insegna da barbiere a strisce bianche e rosse.
“Le persone affittano auto qui?” Chiese Cecelia. “O almeno, lo farebbero, se ci fosse un posto a portata di mano che affitta auto?”
“Oh, non saprei”, disse il signor Phillips. “Affittare un’auto implica il fatto che si voglia andare da qualche parte. La maggior parte delle persone sta bene qui. Abbiamo molte attività. Non credo che per cominciare, a Prester, sceglierei il settore delle auto a noleggio. Ma ce la farà”.
Poi le indicò un piccolo edificio estremamente moderno, con una sobria facciata in mattoni, acciaio e vetro. “Quello è il St. Barnabas. C’è un bel gruppetto di persone lì, ottime cene di spaghetti”.
Cecelia intravide alcune teste affacciate alla finestra. Ma quando si accorsero che lei le aveva notate, le teste sparirono.
“Pensa che sia appropriato che così tante chiese siano riunite in un unico posto?” Domandò alla sua guida. “Non sembra… equilibrato, se capisce cosa intendo”.
“Noi siamo famosi per le nostre chiese”, rispose il signor Phillips.
“Sono innocue. Eccoci arrivati”.
Aprì una porta e salirono molti piani di scale polverose. Alla fine delle scale entrarono in una stanza piuttosto grande, quadrata, con finestre su tutti e quattro i lati. C’erano un letto, un tavolo e due sedie, lampade, un tappeto. Quattro enormi campane di ottone erano appese esattamente al centro della stanza.

“Che vista eh!” Esclamò il signor Phillips. “Entri a dare un’occhiata”.
“Queste campane suonano?” Chiese Cecelia.
“Tre volte al giorno”, sorrise il signor Phillips. “Mattina, pomeriggio, e la notte. Chiaramente, quando suonano bisogna essere svelti a togliersi di mezzo. Se si viene colpiti in testa da una di queste bellezze… beh non glielo raccomando.”
“Signore onnipotente”, disse Cecelia involontariamente. Poi aggiunse, “Nessuno vive nei campanili. Per questo sono vuoti”.
“Lei crede?” Disse il signor Phillips.
“Cerca di rifilarli a chi è nuovo in città”, disse lei con tono accusatorio.
“Non lo farei mai”, disse il signor Phillips. “Sarebbe contro lo spirito della fratellanza cristiana”.
“Questa città è un po’ inquietante, lo sa?”
“Può essere, ma non spetta a lei dirlo, non le pare? Voglio dire, è appena arrivata. Dovrebbe muoversi con la dovuta cautela, per un po’. E se non vuole un appartamento in alto, ho un seminterrato al Centro Presbiteriano. Sarebbe in condivisione, attualmente ci vivono due signore.”
“Non voglio un appartamento condiviso” disse Cecelia. “Voglio un posto tutto per me”.
“E perché mai?” Chiese l’agente immobiliare incuriosito. “A che scopo?”
“Scopo?” chiese Cecelia. “Non c’è uno scopo particolare. Io voglio solo…”
“Non è tipico qui. La maggior parte della gente vive con altre persone. Mariti con mogli. Figli con madri. Le persone hanno dei coinquilini. Funziona così”.
“Preferirei comunque un posto in cui stare da sola”.
“Questo è davvero insolito”.
“Avete un posto del genere? A parte il campanile, intendo”.
“Forse c’è qualcosa,” disse il signor Phillips con riluttanza.
“Posso mostrargliene un paio, suppongo”.
Fece una breve pausa.
“È solo che, forse, qui abbiamo valori diversi rispetto alle altre comunità” disse. Siamo stati oggetto di molte critiche. Una volta ci hanno dedicato quattro minuti sul ‘CBS Evening News’. Tre o quattro anni fa. ‘Una città di chiese’ si chiamava il servizio”.
“Sì, un posto in cui abitare da sola è essenziale” disse Cecelia, “se voglio sopravvivere qui”.
“Che attitudine curiosa”, disse il signor Phillips. “A quale Culto è affiliata?”
Cecilia restò in silenzio. La verità era che non era affiliata a niente.
“Ho chiesto, a quale Culto è affiliata?” Ripeté il signor Phillips.
“Io… posso desiderare quello che sogno”, disse Cecelia. “Posso sognare tutto ciò che voglio. Se voglio sognare che me la sto spassando a Parigi, o in qualche altra città, non devo far altro che andare a dormire e sognerò questo sogno. Posso sognare quello che voglio”.
“E cosa sogna allora, principalmente?” Disse il signor Phillips, osservandola da vicino.
“Soprattutto cose sessuali” disse.
Lui non le faceva paura.
“Prester non è quel genere di città”, disse il signor Phillips, distogliendo lo sguardo.
Le porte delle chiese si aprirono su entrambi i lati della strada. Uscirono dei gruppetti di persone e si piazzarono lì, davanti alle chiese, a fissare Cecelia e il signor Phillips.
Un ragazzo fece un passo avanti e urlò: “Tutti in questa città hanno già una macchina! Non c’è nessuno in questa città che non ha una macchina!”
“È la verità?” Chiese Cecelia al signor Phillips.
“Sì”, disse lui. “È vero. Nessuno affitterebbe mai una macchina. Nemmeno tra un milione di anni”.
“Allora non rimarrò”, disse lei. “Me ne vado da qualche altra parte”
“No lei deve rimanere!” Disse lui. “C’è già un ufficio per l’autonoleggio per lei. In Mount Moriah Baptist, nell’atrio. Ci sono un bancone, un telefono, e una teca con le chiavi delle auto. E un calendario”.
“Non resto”. disse lei. “Non se non c’è un una valida ragione economica per restare”.
“Ma noi la vogliamo”, disse il signor Phillips. “Noi vogliamo che lei stia dietro al bancone dell’agenzia di autonoleggio, durante il consueto orario lavorativo. Questo renderà la città completa”.
“Non lo farò”. disse lei. “Non io”.
“Lei deve. È essenziale!”
“Io sognerò”, disse lei, “cose che non le piaceranno!”
“Siamo amareggiati”, disse il signor Phillips. “Terribilmente, terribilmente amareggiati. C’è qualcosa di sbagliato”.
“Io sognerò il Segreto”, disse lei. “E lei se ne pentirà”.
“Noi siamo come le altre città, eccetto che siamo perfetti”, disse lui.
“Il nostro dispiacere può essere placato soltanto dalla perfezione. A noi serve una ragazza dell’autonoleggio. Qualcuno deve stare dietro al bancone!”
“Io sognerò la vita di cui voi avete più paura”, minacciò Cecelia.
“Lei è la nostra…” disse lui stringendole il braccio “la nostra ragazza dell’autonoleggio. Sia ragionevole. Non ha scelta”.
“Aspetti e vedrà”, disse Cecelia.


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