A proposito del diavolo 

“«Cos’è il diavolo?», era stato chiesto una volta a Zacharias Lichter: «Per prima cosa» – aveva risposto lui – «il diavolo non è; e neppure prova a essere, sapendo che non sarà mai…”


In COPERTINA Three-headed Devil, Zvonimir Krancelbinder (2003)

Questo brano è tratto da Vita e opinioni di Zacharias Lichter, di Matei Călinescu. Ringraziamo Spider&Fish per la gentile concessione.


di Matei Călinescu

«Cos’è il diavolo?», era stato chiesto una volta a Zacharias Lichter: «Per prima cosa» – aveva risposto lui – «il diavolo non è; e neppure prova a essere, sapendo che non sarà mai. A partire da Dostoevskij, il diavolo mi appare come una personificazione simbolica della mediocrità cosciente di sé medesima, di ciò che dovrebbe chiamarsi, forse, il “complesso di mediocrità” – dando, naturalmente, al dato psicologico un significato ontologico. Il diavolo illustra l’impossibilità di essere e la coscienza di questa impossibilità, fonte della mediocrità nel mondo. Metaforicamente parlando, il diavolo si bagna in acque tiepide e stagnanti, dominato dalla rabbia impotente di essere escluso per l’eternità dalla temperie degli opposti; dominato dalla rabbia di non potere neppure soffrire a causa di ciò. Lontano dal ghiaccio e dal fuoco, il diavolo crea e distrugge – simultaneamente – tutte le compensazioni precarie, sogna tutti i sogni verecondi e deplorevoli che non si avvereranno però, nemmeno loro, mai, sia pure per il semplice fatto che lui da solo, sognandoli, se ne prende gioco… Lo scacco esistenziale riempie il diavolo di un risentimento sconfinato, che sta alla base dell’enorme capacità di proliferazione della mediocrità e della banalità. Per vendicarsi della sua inesistenza, ha fondato il grande e fiorente Impero della stupidità. È un’ingenuità ritenere che il diavolo sarebbe il contrario di Dio (non potendo avere Dio un altro contrario se non Sé stesso), com’è del resto un’ingenuità credere che il diavolo sia lo “spirito della negazione”, visto che lui non è capace né di affermare, né di negare nulla: tutto ciò che può fare è eseguire; sicché sarebbe più giustificato identificarlo con lo “spirito pratico”, qualità fondamentale della stupidità. Al diavolo manca l’abilità di distinguere tra vero e falso; lui è capace, invece, di distinguere con grande precisione tra il possibile e l’impossibile. In questo consta anche l’enorme rischio che egli rappresenta, e di cui dovremmo diventare sempre più consapevoli. Le possibilità in merito all’attuazione pratica sono almeno parimenti ricche per ciò che riguarda il falso e il vero: dunque, la diabolica stupidità le esplora con uguale perizia, con una logica perfetta. In fondo, è probabile che l’attuazione di un’idea falsa possa persino portare al raggiungimento di maggiori risultati pratici rispetto all’attuazione di un’idea vera (il vero opponendo molte più resistenze a tale riguardo). Non assistiamo oggi a una sistematizzazione e tecnicizzazione della menzogna – in quasi tutti i piani della conoscenza? Non ci rendiamo conto – fenomeno raccapricciante! – della fantastica rapidità con cui l’innocente errore, sotto l’azione meticolosamente organizzata della stupidità, si trasforma in menzogna?» 

Zacharias Lichter sembrava sbigottito, nei suoi occhi brillava un singolare smarrimento. 

«Il diavolo» – aveva continuato lui –, «perseverando pieno di risentimento nella sua inesistenza, ha scoperto una delle cose più terribili: il potere della menzogna». 


Matei Călinescu, (Bucarest, 15 giugno 1934 – Bloomington, Indiana, 24 giugno 2009) è stato poeta, prosatore, saggista, critico e teorico letterario, professore di letteratura comparata.

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