Alt-man

«Bianca, 16 anni. Ecco il tema libero che ha scritto: famigliola americana durante uno zoosafari. Si fermano con l’Hummer accanto a un branco di leoni che sonnecchiano. La madre non si accontenta delle foto. Scende dall’auto. Un giovane maschio le si avventa contro. L’azzanna al collo. La trascina via. I bambini vedono tutto. Il marito è paralizzato. Non arrivano guardie. Ma succede una cosa. Impazzisce il sistema di irrigazione. I leoni vengono spruzzati dai getti d’acqua, si prendono paura, fuggono….»


IN COPERTINA: Sidney Nolan, Constable Fitzpatrick and Kate Kelly-Ned Kelly Series (1946)

di Giulio Pedani

1    00,30

– Basta, Ricci. Parcheggia qua.

– Dici?

– Ma si. La doppia fila arriva fino alle Porte Sante, che ci frega di una in più.

– Però adesso con lo Streets Project fanno multe anche di notte.

– Lo Streets che?

– Rivolteranno le strade come calzini, ha detto il sindaco.

– Spegni il motore e calmati.

– Ma quell’Audi esce, poi?

– Se non esce, aspetterà.

– Qua è pieno di accattoni. Dormono nel bosco. Campano di macchine rubate. I pezzi singoli, soprattutto. Hanno un deposito, le portano là, le smontano al volo e vendono i pezzi.

– Seh.

– Cerco posto più avanti.

– Ricci, se ti fermi un attimo magari riesco a stendere le strisce.

– Va bene, ma poi torno giù e cerco un posto sulla strada.

– Dammi una carta.

– Qua non la lascio. Minimo, mi rompono un vetro.

– Ma quale vetr.. E questo cos’è ? Che mi hai dato? Un fazzoletto? Ti ho chiesto una carta! Una tessera, una scheda, cazzo.

– Oh. Calmo.

– Arrotola cinquanta euro.

– Non ce li ho.

– Arrotola cento, duecento. Anche venti, va bene. Dieci no, è troppo da pezzenti.

– Ho solo cento.

– Bravo, Ricci. Arrotola il verde.

2    00,40

– Un po’ di verde, finalmente. Ma non le ricordavo così faticose, le rampe del Poggi. E questa, poi, la peggiore: ma che salita è?

– L’Erta Canina. E smettila un po’ di lamentarti, Leo.

– Ripidissima e nascosta. Dev’essere questo che l’ha salvata dalla calca. I turisti l’avrebbero già distrutta.

– C’è un muro crollato. Forse anche questo ha contribuito. Attento, giragli intorno. Sapevo che dovevano ricostruirlo…

– Hanno usato il verbo “ricostruire”? Non ci credo. Sa di vecchio. Avranno sicuramente parlato di un restyling.

– Può essere.

– che poi secondo me l’incuria è una tattica. Luoghi faticosi, fuori mano e in rovina: l’unico modo rimasto per sottrarli allo scempio.

– Leo, perché non ti candidi?

– Perché Odi profanum vulgus, et arceo.

– Invece potresti candidarti, vincere e far rinascere la città. Il vulgus ti aspetta a braccia aperte.

– Non sono stato io a trasformare il centro in un circo morto, lasciando cadere in disgrazia ogni strada appena fuori dal baraccone.

– L’ideologia ti acceca al punto che non pensi più neppure alla fatica, e intanto, vedi? La salita è già alla fine.

– Festeggio con un sigaro a polmoni aperti.

Questa è la mia parte preferita: appena prima di rientrare sui Viali dei Colli. Sembra un borgo collodiano. Il paese di Pinocchio nei disegni impareggiabili del cartone Disney.

– Quello del 1940?

– Già.

– Quando zio Walt faceva il tifo per zio Adolf?

– Ora ci mancava il nazismo.

È pur sempre di un grande sognatore nazista, che stiamo parlando.

– Riesci a non pensare alla politica per mezz’ora, Leo?

– Mi è vietato.

3    00,50

– Vietato? E da quando?

– Tre giorni. Eri di ronda a Santa Trinita. Dovresti saperlo.

– Scusi, ma il senso di marcia dei lungarni ormai cambia continuamente. È per le modifiche dello Streets Proj-

– Ma in centrale è stato distribuito un opuscolo informativo. Non l’hai avuto?

– No.

– Non l’hai avuto o non l’hai letto?

– Non cred..

– Silenzio. Si va al pakistano di via delle Terme, Cannistraro. Conosci la strada o vuoi che guidi io?

– Conosco.

– Allora muoviti. Il turno fino alle 6 è lungo.

– Va bene.

– Ho detto via delle Terme. Dove cazzo vai?

– Non si passa da Tornabuoni?

– Accosta e scendi, forza.

– Ma la via accanto è bloccata. Si deve fare il giro da Tornabuoni.

– Ma bene! Abbiamo qui l’assessore al traffico. Scendi. Vediamo di accelerare.

4    1,15

– Vogliamo accelerare? O pensi di passare la notte al bancone?

– Se trovo un graffio sulla macchina, do fuoco a tutto.

– Ricci, la tua Mini ti ha succhiato il cervello.

– Parli te che metti due teloni sopra il Bmw parcheggiato al coperto.

– Ma falla finita e goditi questa robina.

– Sembra buona, le gengive non le sento più.

– Ma infatti son duecento al grammo.

– Duecento? Davvero?

– Pensavi fosse regalata?

– Però è buona.

– Buona anche quella passera in gonna rossa che sta andando verso i cessi, direi.

– Anche l’amica bionda…

– Bravo, Ricci. Allora sarà il caso di fare un regalo alle signore.

– Che regalo?

– Bè, qui in tasca, di argomenti giusti, ne avrei più d’uno.

– Giusto, offriamo un giro di mojito.

– Anche: ma ora intendevo la bianca.

5    1,20

– Bianca, 16 anni. Ecco il tema libero che ha scritto: famigliola americana durante uno zoosafari. Si fermano con l’Hummer accanto a un branco di leoni che sonnecchiano. La madre non si accontenta delle foto. Scende dall’auto. Un giovane maschio le si avventa contro. L’azzanna al collo. La trascina via. I bambini vedono tutto. Il marito è paralizzato. Non arrivano guardie. Ma succede una cosa. Impazzisce il sistema di irrigazione. I leoni vengono spruzzati dai getti d’acqua, si prendono paura, fuggono.

– E la donna?

– Ha la gola squarciata. Le hanno mangiato la spalla sinistra. Ma ecco che arriva il tecnico del sistema d’irrigazione. Rapidissimo. Efficiente. Un automa. Si china con la sua cassetta degli attrezzi a sistemare il guasto, mentre la donna è stesa in un lago di sangue, la sua famiglia è in auto che urla, i leoni valutano se tornare a finire il pranzo. Finisce con una crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti. La più grave dai tempi del Cermis. Rottura delle relazioni. Ipotesi di guerra.

– Lo avrà copiato.

– Perché?

– Perché i sedicenni sono decerebrati; quelli di adesso poi.

– Va bene la tua misantropia, Leo, ma non tutti i sedicenni sono decerebrati. Sarebbe come dire che tutti i misantropi sono degli imbecilli.

– Dici misantropia, ma il mio è amaro realismo.

– Bianca è brava a creare storie, e non è l’unica.

– Allora sono pericolosi: appena darai loro un nove, dimostrando di essere un professore sovversivo, arriverà il preside bigotto e vi deporterà tutti a San Giovanni Rotondo.

È già successo.

– Deportazioni a San Giovanni Rotondo?

– No: ho già dato molti nove.

6    1,30

– Nove, Cannistraro. Lo vedi? Li distingui, almeno i numeri civici?

– Si, eccolo.

– Vado io. Aspetta qua.

– Va bene.

– Ciao amico. Tutto a posto? Gli scontrini li fai? La licenza ce l’hai?

– Si si capo.

– Questi cazzo di alcolici che vendi, sono scaduti?

– No. Buoni. Controlla data, capo.

Capo lo dici a tua sorella giù in Bengala quando festeggiate l’arrivo dei soldini che guadagni qui da noi, chiaro?

– Scusa capo.

– Sei uno che capisce al volo, tu. La licenza.

– Ecco licenza.

– Bene. E che mi dici dei due stronzetti che ho visto uscire prima con la busta piena di bottiglie?

– Io no venduto alcol, solo Fanta!

– Mi prendi per il culo?

– Io no vendo alcolici dopo dieci sera!

– Calmati. Facciamo un gioco. Sei calmo?

– Si.

– Bene. Il gioco è: o vieni in centrale con noi…

– Ma io no venduto alcolici! Perch

– Mi hai sentito? Calmo. O vieni con noi… O la risolviamo tra amici.

– Si, amici.

– Bravo. Allora intanto prendi dalla cassa duecento euro e li dai a me per il disturbo di essere venuto in questo sgabuzzino che puzza di merda, no, scusa, di curry. Cazzo ci farete con tutto sto curry. Poi porti questa bella bottiglia in macchina al mio collega.

– Si capo.

– Cosa hai detto?

– Si.

7    1,45

– No! Ma tu pensa questa troia. Incredibile. Tutta sbronza, vestita come un puttanone rumeno, ma se offri una striscia ti guarda come se l’avessi aggredita. E ora è già a strusciare il culo su qualcun altro.

– Il nanetto che la difendeva è ancora lì, però.

– Dove?

– Al gazebo giallo. Eccolo che ride.

– Vedrai come ride tra poco, Ricci.

– Che vuoi fare?

– Prendi quella bottiglia vuota.

8 – 2,00

– Di vuoto non c’è niente, Leo. Certo non le loro teste. Al contrario: sono sovraffollate di stimoli esterni. Forse cercano solo uno spazio libero, plasmabile. Una strada più semplice per esprimersi.

Omnia munda mundis. Lo spazio plasmabile dovresti fornirlo tu nelle tue sei ore a settimana? Auguri.

– Ti racconto un altro tema libero: questo è sul David. Lo ha scritto un ragazzo che non parla mai, né in classe, né fuori. Ha immaginato un’agenzia che diffonde l’informazione che il David originale è questo davanti a noi.

– Il David verde?

– Si. Tempo un mese, e tutti assaltano il Piazzale. Il centro storico si svuota. L’Accademia dimezza gli ingressi. Carezzare le chiappe del David verde, come fosse il muso del Porcellino, diventa il nuovo gesto portafortuna degli americani. Gli abusivi piazzano una scala ai piedi del David verde, per far arrivare la gente a toccare le chiappe. Un euro a salita. Soldi a palate.

– Per ogni ragazzo che lavora di fantasia, quanti invece si fottono il cervello in un posto incivile come quello là?

– Dici il Flab?

– Guarda che roba: ci passi accanto per caso, e subito una rissa.

– Sbaglio o quella era una bottigliata?

– Si, bel locale davvero. Sbronze, zuffe, ma in camicia di Gucci e immersi nel verde. Perché poi l’unico colore dentro cui si immergono cose, è sempre il verde?

– Non saprei.

– Mai che si trovi qualcosa immerso nell’ocra.

9    2,10

– Lo immergono nella torba per almeno due anni, questo qua. Fatti un sorso, Cannistraro. Sei sempre triste, e su.

– Siamo in servizio.

– Ah, giusto: potrebbe fermarci la Polizia! Tieni, va.

– Lo distillano su un’isola al largo della Scozia.

– Senti là! Non bevi, ma te ne intendi, eh?

– Ho avuto una ragazza che era nata ad Islay, nelle Ebridi. Sono isole ricche di torba. La torba è il primo stadio del carbone. Per questo il whisky ha il sapore del fumo.

– Ti sei fatto una scozzese? Sono dei grandissimi cessi, mi confermi? Sfatte a 20 anni. Capelli grigi. Flaccide. Sdentate. In compenso, tutte alcolizzate. La tua lo era?

– Non credo.

Non crede, lui. E mentre quella ti parlava di whisky, che facevi? Scrivevi sonetti?

– Ho bevuto con lei una sola volta. Fu la mia prima ragazza. E la mia unica sbronza.

– Ti prego, smetti, così mi fai piangere.

– Sta squillando un telefono.

– Pronto. Roby! Si. In giro. Ti pareva. Ah. Calcianti? Ma dai, senza calcianti non è una rissa, è una festa parrocchiale! D’accordo. Arrivo. Dieci minuti. Ciao. Cannistraro, si va al Flab. Piazzale Michelangelo. Prepàrati.

10 – 2,30

– Ti preparo una striscia.

– Ma ho il naso rotto che piscia sangue, demente.

– La coca ti bloccherà l’emorragia. E anche il dolore.

– L’ho finita.

– Ce l’ho io nella Mini.

– Dammi altra carta. Dov’è questa macchina del cazzo, a Pisa?

– Lo dicevo che era meglio parcheggiare sot

– Dammi della carta, cazzo! Mi si inzuppa la camicia.

È già tutta rossa.

– Ricci, ora meno anche te.

– Oltre a chi, Rambo? Allo sbirro che t’ha distrutto la faccia in due secondi scarsi?

– Ricci, occhio, stai scherzando col fuoco.

– …

– Ora che c’è? Hai visto la morte? Tranquillo, non ti picchio.

– La macchina.

– Che macchina?

– La mia Mini. Era qua. Non c’è più.

11 – 2,40

– Non c’è più la vecchia Italietta. Hai visto? Ora le forze dell’ordine sedano le risse in un minuto. Dev’essere la forza del cambiamento.

– Dici?

– Come no. Saranno amici del gestore. Lui passa a loro fica e roba. Loro chiudono un occhio su orari e permessi, e corrono qua ogni volta che ha un problema.

– Direi che al Piazzale, per stanotte, abbiamo dato. Su, Leo, saluta il David di bronzo.

– In effetti, è arrivato per ultimo, cioè terzo. Ma lo scritto del tuo studente è plausibile. I turisti credono sia originale.

– Per i più, l’originale è in piazza della Signoria.

– Hai un accendino?

– Tieni.

– Non per me. Lo vuole quella ragazza là. Quella in rosso che barcolla.

12    2,50

– Barcollava già prima di prendersi il pugno, quel fesso. Così non c’è gusto.

– Hanno paura della divisa.

– Hanno paura anche della mamma, questi ventenni decerebrati.

– Non era meglio portarlo in questura? Ha scatenato tutto lui.

– Il destro che gli ho tirato è più che sufficiente. Dai, Cannistraro, metti in moto. Ormai anche quella passera se n’è andata.

– Quale?

– Quella con la gonna rossa. Ci parlavo al bancone. Altri dieci minuti e me la sbattevo al cesso, garantito.

– Era ubriaca?

– Come tutti. L’amica l’ha trascinata via.

– Dev’essere la notte delle gonne rosse, allora. Guardi là.

– Cannistraro! Sei un cazzo di segugio! È lei.

– Ma non si regge in piedi. Sembra stia per svenire. E anche l’amica…

– Tombola. Accosta. Bello, rivederle così.

13 – 3,15

– Bello, rivederci così. Peccato che fra poco sia l’alba.

– Cos’è questo disfattismo? Dov’è finita la tua celebre attitudine dinamica?

– Ma tu che fai, domattina, Leo?

– Godo il giusto riposo dell’insegnante precario disoccupato.

– Anch’io sono precario, però entro a scuola alle 7.

– Va bene, dai, siamo quasi a Santa Trinita, riaccendo il sigaro, ti accompagno dall’altra parte del ponte, e buonan-

– Ma che stanno facendo quelli? Vòltati.

– I carabinieri?

– E la ragazza in gonna rossa. Vieni qua. Dietro l’albero.

– Non sono gli stessi della rissa su al locale?

– E Gonna Rossa è la sbronza dell’accendino.

– Le spingono avanti con le mani. Come fanno coi ladri.

– Anche ai ladri tengono le mani sul culo?

– Ecco: tutti dentro, e portone chiuso.

– Il più giovane ha pure guardato dietro, che non ci fosse nessuno.

– Prendi il telefono. Il mio è scarico.

– E chi chiamiamo?

– Non so, prova Pizza Express.

– Voglio dire, secondo te chiamo dei carabinieri per fermare dei carabinieri?

Dum Romae consulitur… Dammi il telefono. Silenzio. Si, pronto?

14  – 3,20

– Pronto, Polizia.

– Chiamo per un’emergenza.

– Dica.

– Ho appena visto due carabinieri entrare in un palazzo con due ragazze.

– Questa sarebbe l’emergenza?

– No! Si! No. Spero non lo sia. Voglio dire: sono entrati nel palazzo con la forza. Sono saliti con le ragazze.

– Lei giunge a conclusioni affrettate. Ha parlato con i carabinieri?

– No. Li ho vist-

– Scusi. Lei sa se qualcuno può aver chiamato dal palazzo stesso, o se si tratta di un semplice controllo?

– No, non lo so. La gazzella è qua fuori.

– Questo ci interessa poco. Lei sta bene? Ha bevuto?

– Io? No! Cioè, a cena, ore fa.

– Da dove chiama?

– Sono davanti al palazzo. I carabinieri sono entrati da 15 minuti.

È suo il numero da cui sta chiamando?

– No.

– Può dirmi di chi è?

– Ho sentito delle urla, da dentro il palazzo. Adesso. Questo deve saperlo.

– Delle urla, alle 3 del mattino, a Firenze. Lei forse non è mai stato in giro per la città di notte. O magari, quando lo fa, è un po’ alterato e non distingue bene.

– Mi ascolti. Non è una situazione normale.

– Questo, nel caso, lo verificheremo noi. Adesso ho bisogno delle sue general

15    8,30

– Di cosa ha bisogno, direttore?

– Sieda, Lanzini. Avrà letto.

– Lo stupro?

– Non sapevo che lei facesse parte della Corte di Cassazione.

– D’accordo, presunto stupro. Ma ci sono tracce biologiche.

– Lei non ha mai lasciato tracce biologiche? Le sue avventure sono state tutte stupri?

– C’è una denuncia chiara, direttore. Le ragazze sono sotto shock.

– Questo dovranno accertarlo i medici. Ora, mi preme parlare dei prossimi articoli di cronaca.

– Mi dica.

– L’assicurazione anti stupro. Pare sia molto di moda tra le studentesse americane.

– Dove lo ha letto? Ha parlato con la polizia?

– Non è tutto. Due dati: il 90% delle denunce di stupro risulta inventato. Il 90% degli accusati viene assolto.

– Dove ha raccolto questa statistica?

– Forse non ci siamo capiti. Lei non è qui per fare domande.

– C’è altro?

– Si. Gli articoli saranno corredati dalle foto di due ragazze ubriache. Ma anche questo non la riguarda.

È in possesso di foto che ritraggano in stato di ubriachezza le due ragazze in questione?

– Vede, in questo caso il punto sono ubriachezza e droga; non certo il singolo soggetto che ne è preda.

– Certo.

– E c’è un’ultima cosa, molto importante: vedo di nuovo i suoi numerosi scrupoli deontologici. Rispetto la sua professionalità, ma è un periodo complicato, Lanzini. Serve scegliere da che parte stare. Sua moglie, da avvocato qual è, cosa ne pensa? Ne parlate?

– Può capitare.

– E parlate anche del passato?

– Dove vuole arrivare?

– Dovunque sia, farebbe bene ad arrivarci prima di me. Ha dimenticato il nostro patto? Devo raccontare io qualche vecchia storia a sua moglie?

– Non l’ho dimenticato.

– Qualche traccia biologica resta sempre. Ce lo insegnano i fatti di ieri notte.

– Spero di aver capito male.

– Vede come sono labili i concetti di giustizia, verità, trasparenza?

– Arrivederci.

– Scriverà un ottimo articolo, Lanzini. Lo so. Lei è bravo. Maestro di sintassi.


Giulio Pedani è nato a Siena nel 1981. Suoi scritti sono apparsi su Corriere Fiorentino, Minima&Moralia, Il Libraio, L’Inquieto, Toscana Ovunque Bella, Pastrengo, nella raccolta di racconti “Odi – quindici declinazioni di un sentimento” (Effequ, 2017). Il suo racconto “Respirano” ha vinto nel 2018 il premio Petrarca. Fiv. Il suo primo romanzo “L’Iguana era a pezzi” (selezionato per il premio Campiello) è uscito per Effequ nel 2019. È tra i fondatori della rivista culturale Eccetera Magazine, sulla quale scrive.

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