Anche una roccia potrebbe avere una coscienza?



Può sembrare una provocazione ma capire chi e cosa abbia davvero una coscienza (animali, cose, pianeti) è estremamente complesso. Ecco l’idea dei filosofi panpsichisti: intervista a Philip Goff.


In copertina e nel testo: delle opere di di Joos de Momper

di Francesco D’Isa

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Perché abbiamo un’esperienza cosciente? Da dove viene e qual è il suo scopo? Potremmo farne a meno? Si tratta di domande molto difficili e non sorprende che la coscienza sia conosciuta come l’ hard problem. Beh, c’è una teoria, il Panpsichismo che offre una risposta elegante, razionale e un po’ strana: tutto è dotato di coscienza.

Lo sostiene, tra gli altri, Philip Goff, filosofo e ricercatore sulla coscienza alla Durham University (Regno Unito). Nel suo interessante libro Galileo’s Error: Foundations for a New Science of Consciousness, Goff esamina con chiarezza e profondità le risposte più comuni al nostro “hard problem“: dualismo, materialismo e panpsichismo. Il filosofo ha scelto quest’ultima, ma dato che ho avuto la fortuna di discuterci, ho deciso di esplorare con lui tutte le possibilità. 

Cominciamo dal dualismo. Goff scrive: “Secondo il dualismo, la realtà è fatta di due cose molto diverse: le menti immateriali da un lato e le cose fisiche dall’altro”. Il problema del dualismo è che “i dualisti devono spiegare perché l’indagine empirica del cervello non mostra alcuna traccia di interazione mente-cervello”. Il cosiddetto problema dell’interazione è un problema antico, già sollevato dalla principessa Elisabetta di Boemia contro Cartesio. Col tempo è diventato più complesso e dibattuto, ma non è mai stato risolto. Come scrive Goff, 

“Immaginate che una mente immateriale agisca sul cervello ogni secondo della vita cosciente, dando inizio a processi fisici che fanno muovere gli arti secondo i desideri della mente. Quando la mente vuole alzare il braccio destro del corpo, per esempio, provoca un cambiamento nel cervello che darà inizio a un processo causale che porterà al sollevamento del braccio. Così, ogni evento direttamente causato da una mente immateriale non ha una causa fisica. In questo senso, ogni impatto della mente sul cervello è un evento anomalo, un piccolo miracolo”.

Sappiamo che spesso a una specifica attività neurale corrisponde un comportamento: alcuni neuroni si attivano se alzo il braccio sinistro. Perché dovrei supporre un altro anello della catena causale, come una mente che comanda ai neuroni di far alzare il braccio? Argomenti come questi mettono il dualismo in una posizione molto difficile.

FD: Fingendo di essere dualista però, potrei sostenere una catena diversa: I neuroni causano sia 1) il braccio che sale sia 2) la sensazione. In questo modo un dualista non risolve il problema della correlazione, ma rende più facile la sua posizione… cosa ne pensi?

PG: È una proposta interessante. In effetti questo punto di vista ha un nome: epifenomenalismo. È la tesi di David Chalmers e che altri tuttora difendono. Il problema è che significa che la coscienza è inutile, che non ha alcun impatto sul mondo fisico. Il mio dolore non mi fa dire che sto male, i miei pensieri coscienti non provocano le mie parole. Faccio un esempio per far capire quanto sia strano l’epifenomenalismo: ho appena scritto un libro sulla coscienza. Se l’epifenomenalismo è vero, la mia coscienza non ha avuto alcun ruolo nel plasmare i miei pensieri e i miei testi sulla coscienza. Potrebbe essere vero, ma sarebbe meglio trovare un modo per permettere alla coscienza di avere un ruolo nel determinare il nostro comportamento.

“Inverno”, di Joos de Momper, diciassettesimo secolo

Poi abbiamo il materialismo. “Per il materialista, il mondo soggettivo interiore dell’esperienza va spiegato in termini di chimica del cervello, in un procedimento analogo al modo in cui l’umidità dell’acqua viene spiegata in termini di struttura molecolare”. Sottoponi questa tesi a una dura critica, fondata sull’idea che i materialisti hanno l’obbligo teorico di spiegare come le qualità soggettive possano essere spiegate in termini di quantità oggettive. Come sottolinea il famoso esperimento mentale di Mary, è difficile accettare che io conosca tutto di uno stato di coscienza – diciamo il dolore – solo mediante una perfetta conoscenza di come funziona, senza averlo mai provato. Inoltre, come scrivo, uno “zombie filosofico” che ci assomiglia e si comporta esattamente come noi senza avere sentimenti soggettivi è logicamente possibile – alcuni dicono che Daniel Dennett sia uno di questi zombie. credi che una conoscenza materialista completa del dolore debba essere dolorosa? Perché così tanti pensatori non sono in grado di abbandonare questo punto di vista sulla coscienza, nonostante i suoi difetti?

La tesi dell’esperimento mentale di Mary non è che la conoscenza completa del dolore debba essere dolorosa (bel modo di mettere la cosa!). Piuttosto, l’idea è che se il materialismo è vero, si dovrebbe essere in grado di avere una conoscenza completa del dolore senza provare effettivamente dolore, semplicemente studiando le neuroscienze. Se il materialismo è vero l’informazione sui processi fisici è tutta l’informazione possibile in merito al dolore. Il problema è che acquisiamo nuove conoscenze quando sentiamo il dolore: impariamo com’è il dolore, acquisiamo la conoscenza del carattere qualitativo dell’esperienza. Queste sono informazioni che le neuroscienze non possono mai trasmettere. E se ci sono informazioni che le neuroscienze non possono mai trasmettere, allora il materialismo è falso.

Penso che attualmente stiamo attraversando una fase della storia in cui le persone sono comprensibilmente entusiaste per il successo della fisica e per la tecnologia straordinaria che ha prodotto. Questo porta la gente a pensare che quel che conosciamo con la fisica sia una teoria completa dell’universo. L’ironia è che la fisica ha avuto tanto successo proprio perché non è mai stata concepita come una teoria completa dell’universo. Si è sempre concentrata su un compito piuttosto ristretto e limitato: produrre approssimativamente modelli matematici per prevedere il comportamento della materia. Spiegare le qualità soggettive dell’esperienza è un progetto esplicativo ben diverso.

“Autunno”, di Joos de Momper, diciassettesimo secolo

Parliamo ora del panpsichismo, “l’idea che la coscienza sia una caratteristica fondamentale e onnipresente della realtà”. I panpsichisti,

“…credono che i costituenti fondamentali del mondo fisico siano coscienti, ma non devono di credere che ogni disposizione casuale di particelle coscienti si traduca in qualcosa che sia cosciente di per sé.”.

Nonostante la sua stranezza, il panpsichismo è una soluzione elegante e razionale che evita tutti i problemi del dualismo e del materialismo. Perché dovremmo pensare che gli esseri umani (o gli animali) abbiano il monopolio della coscienza? Nel libro esponi alcune prove riguardo alla coscienza nelle piante – e sottolinei che in passato la nostra arroganza filosofica si è sempre rivelata sbagliata. La prima domanda che mi viene in mente non riguarda gli animali o le piante, ma le forme di coscienza più aliena. Cosa si prova ad essere una roccia, un atomo o un quark? Anche lo spazio-tempo o i campi magnetici hanno una coscienza?

La maggior parte dei panpsichisti negherà che le rocce siano coscienti. La tesi non è che tutto sia cosciente, ma che tutto è composto di cose che sono coscienti. Quindi la roccia non è cosciente, ma forse è composta da particelle fondamentali, come gli elettroni e i quark, che sono coscienti. Sapremo mai cosa significa essere un quark? Penso che possiamo sapere qualcosa sulla struttura dell’esperienza di un quark, perché questo corrisponderà alla sua struttura molto semplice. Non sono sicuro che capiremo mai appieno cosa significa essere un quark, perché non credo che possiamo adottare la prospettiva di qualcosa con una vita mentale così semplice. Ma questo è un problema comune a tutto lo studio della coscienza. Come ha sottolineato il filosofo Thomas Nagel, non importa quanto impariamo sulla fisiologia dei pipistrelli, non capiremo mai appieno cosa significa essere un pipistrello, perché non possiamo adottare la prospettiva di una creatura che si fa strada nel mondo con una sorta di radar. La nostra conoscenza della coscienza altrui è sempre limitata dal nostro punto di vista.

I campi e lo spazio-tempo hanno una coscienza? In realtà, la teoria dei campi quantici ci dice che i costituenti fondamentali della realtà non sono minuscole particelle, ma campi universali. Le particelle sono quindi intese come eccitazioni in questi campi. Se combiniamo il panpsichismo con la teoria dei campi quantici, allora otteniamo il cosmopsicismo, secondo il quale le forme fondamentali della coscienza sono i campi di tutto l’universo, e l’universo stesso è la mente cosciente fondamentale che porta questi campi.

Artista sconosciuto (probabilmente Matthäus Merian)

Anche il panpsichismo ha i suoi problemi, infatti dedichi una parte importante del libro al “problema della combinazione”:

“Come si passa da piccole entità coscienti, come le particelle fondamentali, a grandi entità coscienti, come i cervelli umani? Capiamo come i mattoni compongono un muro, o le parti meccaniche compongono un motore di un’auto. Ma non riusciamo a capire come delle piccole menti possano in qualche modo combinarsi per formarne una grande”.

Le tue risposte non si possono riassumere facilmente, ma qual è secondo te la risposta migliore al problema della combinazione?

È una sfida molto seria. Un modo semplice per risolverlo è quello di postulare dei principi fondamentali della natura per colmare il divario. Potrebbe esserci una legge fondamentale della natura per la quale quando si dispone di particelle coscienti disposte in un certo modo, emerge una coscienza corrispondente all’intero sistema. Il problema però, è che non sembra che nelle neuroscienze si vedano segni di forme di coscienza che spuntano dal nulla. In altre parole, torniamo ai problemi del dualismo. Attualmente sto sviluppando una teoria secondo la quale ci sono principi fondamentali della natura che fanno nascere nuove menti coscienti, ma queste nuove menti coscienti ereditano esperienze che già esistono a livello di fisica fondamentale. La mia speranza è che, se è pensata nel modo giusto, questa tesi possa essere completamente compatibile con le scoperte delle neuroscienze. 

“Estate”, di Joos de Momper, diciassettesimo secolo

Questo è il mio più grande dubbio: non capisco quando (e se) le menti coscienti si sovrappongono e quando una cancella l’altra. Nell’esempio della scissione cerebrale – persone che sviluppano due personalità diverse una volta che gli emisferi del loro cervello non possono più comunicare – sembrerebbe che una coscienza sia sostituita da due nuove.

Ma prendiamo l’esempio di un verme solitario: questo verme ha probabilmente una coscienza rudimentale, ma una volta entrato nell’intestino influisce sulla mia, poiché ho più fame, sento dolore, cambio alcune abitudini… in un certo senso, un parassita è una parte della mia mente, e funziona in modo simile agli ormoni nell’influenzare la mia coscienza. Le diverse menti coscienti si cancellano a vicenda, o ci sono molte intersezioni e sottoinsiemi?

È una domanda molto interessante e penso che diversi panpsichisti risponderebbero in modi diversi. Molti di loro credono che ci siano molte menti coscienti nel corpo, e forse il caso della scissione del cervello ne è la prova. Potrebbe esistere una coscienza associata al tuo fegato, ma non la consideriamo come la tua coscienza, perché non ha nulla a che fare con i tuoi pensieri e le parole che escono dalla tua bocca. Ma non dobbiamo nemmeno sottovalutare il ruolo che svolgono nella psicologia individuale i processi cognitivi inconsci, e potrebbe essere che alcuni dei fenomeni da te indicati possano essere spiegati così. Come può un panpsichista dare un senso al subconscio? I processi cerebrali che costituiscono la vita mentale subconscia sono costituiti da particelle coscienti, ma non ne consegue che gli stessi processi cerebrali siano coscienti. 

“Die Fünf Sinne” di un autore italiano, anonimo, del diciottesimo secolo.

Trovo interessante il modo in cui colleghi misticismo e panpsichismo nel quinto capitolo. Se prendiamo l’intuizione dei mistici come informativa sulla realtà, se il panpsichismo è corretto e se c’è una qualche verità nella filosofia perenne (una prospettiva che vede tutte le tradizioni religiose del mondo come la condivisione di un’unica, metafisica verità), forse i mistici sperimentano una ‘coscienza informe’, come dici tu, qualcosa che potrebbe rivelarsi “la natura intrinseca dello spazio-tempo stesso, in un modo che non è localizzato, ma ugualmente presente in tutte le regioni dello spazio-tempo”. Mi chiedo se nella cornice panpsichista anche le rocce, gli atomi e i quark sperimentano una “coscienza informe”… tutte le cose sono illuminate?

A volte i mistici dicono di vivere una luce spirituale che risplende in tutta la natura. William Blake ha parlato di un mondo in cui ogni particella di polvere “respira la sua gioia”, come mi ha fatto notare il romanziere Philip Pullman durante una nostra discussione pubblica. Ho sempre dei dubbi riguardo alle rocce. Credo che una roccia non sia proprio una “cosa”; è solo un insieme casuale di particelle che noi consideriamo una “cosa”. Ma se pensiamo ai campi di coscienza dell’universo, allora certamente la coscienza pervade l’intera realtà in senso molto letterale. Forse i mistici hanno una visione più profonda della natura onnipervasiva della coscienza rispetto a una persona media. Continuerò a meditare e forse un giorno lo scoprirò!


 
Francesco D’Isa  (Firenze, 1980), di formazione filosofo e artista visivo, dopo l’esordio con I. (Nottetempo, 2011), ha pubblicato romanzi come Anna (effequ 2014), Ultimo piano (Imprimatur 2015), La Stanza di Therese (Tunué, 2017) e saggi per Hoepli e Newton Compton. Direttore editoriale dell’Indiscreto, scrive e disegna per varie riviste.

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