Solo gli uomini hanno un’anima, o anche gli animali?


Gli animali che esprimono gratitudine, gioco, contemplazione, che agiscono per salvare un compagno… sono la dimostrazione di una connessione alla radice della spiritualità.


(Questo testo è la traduzione italiana di un articolo precedentemente uscito su Aeon sotto licenza Creative Commons Attribution-No Derivatives)

di Michael Jawer

Nel linguaggio comune, la parola ‘anima’ è presente in tutto il mondo. Si può parlare di una grande azienda ‘senz’anima’ o descrivere un atleta come il ‘cuore e l’anima’ della sua squadra. Balliamo la soul music e vogliamo il nostro amante, corpo e anima. In ogni caso, ‘anima’ connota sensazioni profonde e un importante nucleo di valori. ‘I sentimenti costituiscono la base di ciò che gli esseri umani hanno descritto per millenni come… anima o spirito’, spiega eloquentemente il neuroscienziato Antonio Damasio nel suo rivoluzionario libro Descartes’ Error (1994).

Oggi sempre più studi dimostrano che molti esseri non umani provano delle sensazioni. Gli elefanti sembrano sentire la tristezza, mentre i delfini e le balene esprimono gioia, o qualcosa di molto simile. I pappagalli possono diventare irritabili, i maiali e le mucche terrorizzati, i polli rattristati, le scimmie apparentemente imbarazzate. Degli esperimenti hanno dimostrato che i ratti si agitano quando vedono un intervento chirurgico effettuato su altri ratti e che, quando sono messi davanti a un compagno di laboratorio intrappolato e un pezzo di cioccolato, liberano i loro fratelli in gabbia prima di mangiare. C’è anche la prova che i ratti traggano piacere dal solletico.

Niente di tutto questo sarà una sorpresa per proprietari di animali domestici o chiunque abbia osservato qualsiasi tipo di animale per un certo periodo di tempo. La scienza sta riscoprendo quel che ha scritto Charles Darwin, nel suo libro L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali (1872): le differenze tra gli esseri umani e le altre specie nella capacità di sentire ed esprimere le emozioni sono differenze di grado piuttosto che di natura. Si tratta di un breve passo verso il riconoscimento che gli animali hanno una personalità, e che non solo vivono – ma hanno delle vite.

Si potrebbe anche sostenere che le altre creature sono più consapevoli dei sentimenti degli esseri umani, perché possiedono una forma primaria di coscienza: sono consapevoli di se stessi e del loro ambiente, ma sono meno gravati da complessità quali la riflessione e la ruminazione, tipiche della coscienza umana. Vivono più vicino alle ossa, per così dire. Jeffrey Masson, autore di When Elephants Weep (1995), ha osservato che gli animali possiedono sentimenti di ‘purezza e chiarezza non diluite’ rispetto al ‘opacità apparente e l’inaccessibilità dei sentimenti umani.’ Inoltre, si deve considerare che gli esseri umani non possono sperimentare tutta la gamma di sentimenti presenti nel regno animale. Come  sottolinea l’etologo dell’Humane Society Jonathan Balcombe: ‘Alla luce delle loro diverse condizioni di vita e capacità sensoriali, in altre specie possono verificarsi alcuni stati emotivi che noi non possediamo.’

La sensibilità – la capacità di un organismo di sentire – è fondamentale per essere vivi. Se gli esseri umani hanno un’anima, deve essere più legata alla sensibilità che alla coscienza. Siamo molto più motivati dalla passione che dall’intelligenza – ciò che sentiamo è quel che ci spinge, nel bene e nel male. Nel suo libro Pleasure: A Creative Approach to Life (1970), lo psicoanalista Alexander Lowen medita su questi collegamenti e propone che ‘L’anima di un uomo è nel suo corpo. Attraverso il corpo una persona è parte della vita e parte della natura … Se ci identifichiamo con i nostri corpi, abbiamo delle anime, tramite i nostri corpi siamo identificati con tutta la creazione’. Finché siamo vivi – e dunque senzienti – siamo collegati gli uni con gli altri e al mondo naturale. Siamo, in una parola, pieni d’anima.

Tra gli animali abbondano straordinari esempi di ‘anima’. Una volta l’etologo Adriaan Kortlandt vide uno scimpanzé selvatico in Congo ‘osservare per ben 15 minuti un tramonto particolarmente bello, ammirandone i colori cangianti’, dimenticandosi nel mentre della sua cena. Altrove, degli elefanti africani appartenenti alla stessa famiglia o gruppo si salutano l’un l’altro dopo una separazione con un forte coro di rombi e boati, sbattendo le orecchie e girando in tondo.

Grazie a Internet, c’è un flusso costante di esempi di animali che dimostrano compassione, da una scimmia che salva un corvo a un gorilla che protegge un bambino di 3 anni caduto nella sua gabbia. Un caso particolarmente eclatante di gratitudine animale si è verificato nel 2005, al largo della costa della California, dove è stato trovata una megattera femmina impigliata nelle corde di nylon utilizzati dai pescatori. Come raccontato da Frans de Waal in The Age of Empathy: Nature’s Lessons for a Kinder Society (2009): ‘Le corde stavano scavando nel grasso, lasciando dei tagli. L’unico modo per liberare la balena è stato quello di immergersi sotto la superficie per tagliare le funi.’. I sommozzatori hanno trascorso un’ora in un compito particolarmente rischioso, data la forza della coda dell’animale. ‘La parte più incredibile è stata quando la balena si è resa conto che era libera. Invece di lasciare la scena, è rimasta lì intorno. L’enorme animale nuotava in un grande cerchio, avvicinandosi con attenzione a ogni subacqueo separatamente. Si strofina ad uno, per poi passare a quello successivo, finché non li ha toccati tutti.’.

Gli animali che esprimono gratitudine, gioco, contemplazione, che agiscono per salvare un compagno, o reagiscono dolorosamente alla perdita di familiari o altri compagni, sono tutti, a mio avviso, dimostrazione di una connessione. Tale connessione è la radice della spiritualità – assieme alla capacità di sentire e provare emozioni.

Alla fine, l’anima può essere una questione di sensibilità. Più forte è la capacità di una determinata specie di provare simpatia, tanto più la specie si può dire ‘in possesso di un’anima’. Vedere le cose in questo modo è un importante passo nel progresso dell’umanità verso la comprensione del suo posto nella creazione – e per apprezzare l’eredità che abbiamo in comune con gli altri esseri senzienti in questo piccolo, irrequieto e fragile pianeta.


Michael Jawer è un ricercatore e scrittore di  Washington, DC. È coautore, con Marc Micozzi, di The Spiritual Anatomy of Emotion (2009) e Your Emotional Type (2011).
Traduzione italiana di Francesco D’Isa. Copertina: Pexels

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