Il Self-publishing: come (e se) funziona.

Tempo fa mi ritrovai a parlare con un gruppo di amici di certe vicende editoriali che stavano accadendo dall’altra parte dell’Atlantico. C’era questa cosa degli ebook e di Amazon. E c’erano scrittori che stavano facendo fortuna, o almeno così raccontavano, pubblicando da soli i propri libri grazie a una piattaforma, il Kindle direct publishing, che in un attimo li metteva in vendita in formato ebook.

Iniziammo a informarci, cercando di intercettare i movimenti in corso in terra anglofona. Tra i nomi che giravano più spesso c’erano Joseph Andrew Konrath, Amanda Hocking, John Locke. Attorno a queste vicende nacque il blog Goodthing, che trovava nell’editoria digitale uno dei suoi principali argomenti. Proprio in quel periodo, inoltre, stavo terminando la stesura di un romanzo, e dato che il Kindle store aveva aperto da meno di un anno anche dalle nostre parti, la decisione di tentare la via del self publishing nacque quasi da sé. È stato così che ho pubblicato ‘Zona d’ombra’, la mia prima autoproduzione. In pratica, la distribuzione digitale mi ha consentito in quel momento di diventare il mio editore.


Self publishing, infatti, non vuol dire pubblicare senza editore: vuol diventare editore di sé stessi. E ci corre una differenza enorme.


Self publishing, infatti, non vuol dire pubblicare senza editore: vuol diventare editore di sé stessi. E ci corre una differenza enorme. Il momento della pubblicazione, infatti, è soltanto un passaggio, l’ultimo (se si esclude tutto quello che poi richiederà la promozione) di una lunga serie.

E siccome l’editore sei tu, allora sei tu che devi garantire al tuo lavoro tutta la cura che avrebbe in un contesto tradizionale. Perché il percorso che porta il libro dalla pagina bianca alla pubblicazione è esattamente lo stesso (o almeno così dovrebbe essere). Non c’è un editore che ti assegna un editor, che poi passa la palla a un correttore di bozze; non c’è un comitato editoriale che valuta il tuo lavoro e ti suggerisce modifiche, approfondimenti, soluzioni; non c’è un ufficio grafico che si occupa della copertina e tutto il resto (dando per scontato che tutto questo avvenga sul serio in una casa editrice). Ma sono tutte cose che vanno fatte, e che un self publisher deve organizzarsi per conto proprio, mettendo in preventivo un investimento di tempo, e, quando necessario, di denaro.

«…bisogna spendere dei soldi?», ci si potrebbe chiedere, «Ma allora tanto vale rivolgersi a un editore a pagamento!».


Un autore “indie” ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a leggere il suo lavoro da un punto di vista diverso dal proprio, di collaboratori validi che lo aiutino nei passaggi più critici, nei quali è bene rendersi conto di non essere abbastanza sicuri per fare da soli.


Amazon_Books_at_U_Village,_Seattle_(22955160585)No, non è così, nemmeno per idea. Un editore a pagamento non avrà alcuna cura del tuo testo, nemmeno lo leggerà. Un autore indie, invece, ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a leggere il suo lavoro da un punto di vista diverso dal proprio, di collaboratori validi che lo aiutino nei passaggi più critici, nei quali è bene rendersi conto di non essere abbastanza sicuri per fare da soli.

Quali sono? Ognuno ha i suoi, e la cosa migliore è capirli strada facendo. In rete, poi, si trova tutto quello di cui si ha bisogno, ci sono validissimi studi freelance cui appoggiarti e per orientarti basta chiedere in giro. Un aspetto che rende il mondo del self publishing una bella esperienza, infatti, è il clima di collaborazione tra autori, che si passano consigli, indirizzi, dritte. Si leggono. E questo tipo di atteggiamento è la risorsa migliore per un autore che decide di prendere questa via.

Fare l’autore indipendente (o almeno, tentare di farlo bene) è quindi più complesso di quello che potrebbe sembrare, ma c’è un aspetto, che secondo me è la più grande innovazione che il self publishing abbia portato, per cui vale davvero la pena provarci: la consapevolezza di fronte al foglio ancora bianco che se quel che ci scriverai diventerà un libro dipende da te. Non da un comitato editoriale, non dall’editor di quella casa editrice al quale ti sei raccomandato ai limiti dell’indegno, insomma, da nessun altro. Un ruolo diverso per un autore, chiamato a organizzare tutta una serie di cose, di cui viene però ripagato con diritti d’autore decisamente alti: Amazon, per esempio, assegna all’autore il 70 per cento del prezzo di un ebook (deciso sempre dall’autore) nel suo programma Kindle direct publishing.


C’è un aspetto che è la più grande innovazione che il self publishing abbia portato, per cui vale davvero la pena provarci: la consapevolezza di fronte al foglio bianco che se quel che ci scriverai diventerà un libro dipende da te.


5546944073_476534059d_o

Sarebbe un errore però pensare che il self publishing e l’editoria tradizionale siano due pianeti distinti e distanti. Può benissimo capitare che un editore decida di ripubblicare un libro autoprodotto, acquisendone i diritti, oppure possono verificarsi situazioni particolarmente anfibie in cui un romanzo si trovi al tempo stesso nella condizione di prodotto self e di romanzo edito. Nel mio caso, si è verificato più di una volta. Questo anche perché gli editori hanno trovato nel sottobosco degli autori indie un territorio ideale in cui pescare nuove voci e nuove storie. In questo il digitale e la distribuzione via web del cartaceo hanno reso possibile fare per i libri quello che da tempo avviene in ambito musicale e cinematografico, ovvero in quel panorama di produzioni indipendenti dove a volte è possibile imbattersi in materiale davvero interessante.

Ed è bene anche liberarsi in modo definitivo da quella logica di conflitto per cui ‘libro digitale contro libro di carta’ o ‘autoprodotti contro editori’ e via dicendo. Quello che il digitale offre sono possibilità in più: non in conflitto con le precedenti ma in costante relazione con queste. Un libro si lascia alle spalle l’ansia di dover vendere tutto nei primi mesi onde evitare prima la resa, poi il macero e, infine, il dimenticatoio; così come il rischio di finire fuori produzione e quindi, di fatto, sopravvivere solo sulle bancarelle dell’usato e su ebay. Il self publishing nasce da queste condizioni, insieme al fatto che una distribuzione digitale elimina tutti quei costi di stampa e distribuzione che in un contesto tradizionale renderebbero inaccessibile l’idea di autoprodursi, se si considera che persino i piccoli editori hanno sempre maggiori difficoltà ad accedere ai canali della distribuzione, dove le varie fusioni e concentrazioni sono forse meno evidenti di quelle che riguardano le sigle editoriali, ma non per questo con minori implicazioni.


Un libro si lascia alle spalle l’ansia di dover vendere tutto nei primi mesi onde evitare prima la resa, poi il macero e, infine, il dimenticatoio; così come il rischio di finire fuori produzione e quindi, di fatto, sopravvivere solo sulle bancarelle dell’usato e su ebay.


15675278958_3c98652fcc_kIl self publishing, quindi, è una pratica che con l’editoria digitale ha assunto una nuova dimensione, diventando una realtà importante. Un’opportunità in più non solo per gli autori, ma anche per tutte quelle professionalità che vivono nel mondo dell’editoria, dagli editor ai grafici fino ai correttori di bozze, che si ritrovano con un’opzione alternativa alle prospettive tradizionali: lavorare come freelance direttamente con gli autori.

Anche nella scelta della piattaforma cui affidarsi le varie opzioni a disposizione di un autore confermano la ricchezza di uno scenario che si sta sviluppando. Principalmente ci sono due formati a disposizione, per quanto riguarda il digitale: il mobi, che è quello utilizzato per i kindle di Amazon, e l’epub, utilizzato dagli altri dispositivi, compreso il Tolino, quello che si trova in vendita nelle librerie Feltrinelli. Per quanto riguarda l’edizione cartacea, questa si basa prevalentemente sul print on demand: qualcuno acquista il libro da internet, il libro viene stampato e gli viene spedito a casa. Novità piuttosto recente: i libri ordinati su Amazon possono essere ritirati anche nelle librerie Giunti.  Alcune piattaforme chiedono l’acquisto di un certo numero di copie, cosa che non avviene con CreateSpace, per esempio, che è collegato direttamente al Kindle store, per cui puoi collegare l’ebook all’edizione cartacea senza spese.


Un’opportunità in più non solo per gli autori, ma anche per tutte quelle professionalità che vivono nel mondo dell’editoria, dagli editor ai grafici fino ai correttori di bozze, che si ritrovano con un’opzione alternativa alle prospettive tradizionali: lavorare come freelance direttamente con gli autori.


Quello del print on demand, poi, è un discorso interessante anche per altri motivi, perché di fatto annulla concetti come la tiratura, la ristampa e quel meccanismo problematico che è il sistema delle rese. E gli scenari possibili sono suggestivi. Una macchina per stampare e rilegare un libro in un’edizione simile a un economico costa tra i 35 e i 50 mila euro. Un investimento di tutto rispetto, ma cosa comporterebbe, per esempio, per una cara vecchia libreria avere a disposizione questo moderno torchio a caratteri mobili? La possibilità di avere in vendita qualsiasi libro. Basterebbe scaricarlo e stamparlo (le macchine in questione impiegano pochi minuti a fare il tutto) e non ci sarebbero più indici di rotazione per gli scaffali. Non ci sarebbero, soprattutto, più libri fuori produzione. Sogni? Forse. Ma tornando al mio caso, quello di cui parlavo all’inizio, poche settimane dopo aver pubblicato Zona d’ombra, mi sono ritrovato nelle parti alte della classifica. Per dire, dietro di me c’era un certo Grisham. Ecco, se qualcuno mi avesse detto che un giorno uno sconosciuto totale avrebbe potuto pubblicarsi da solo un libro e vendere più di Grisham, gli avrei detto esattamente la stessa cosa di prima. Sogni, appunto. E mi sarei sbagliato.

di Riccardo Bruni


Riccardo Bruni (1973), scrittore e giornalista, è l’autore dei romanzi «La lunga notte dell’iguana», «Nessun dolore», «Zona d’ombra», «Il Leone e la Rosa», «La notte delle falene» e della raccolta «Sette racconti». «Il Leone e la Rosa» è stato recentemente tradotto in inglese e tedesco. Con «La notte delle falene» è stato invece candidato alla settantesima edizione del Premio Strega. Il suo sito web è www.riccardobruni.com.
Immagini (c) Wikimedia, Shmuelwww.literalis.net
Copertina (c) Mahendra Singh. ©2016 Mahendra Singh/DA Powell-Cocktails.

1 comment on “Il Self-publishing: come (e se) funziona.

  1. Grazie per questa “testimonianza” :)

    Non sono un esperto, ma penso che il self-publishing costituisca per gli autori una possibilità per mantenere un rapporto più diretto con il proprio lavoro; in un certo senso li rende più consapevoli e responsabili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *