Breve storia della scienza delle mestruazioni in Occidente

In passato la ricerca sul ciclo mestruale era piena di teorie fallimentari come quella della menotossina, che purtroppo hanno influenzato anche la ricerca successiva. Oggi sappiamo che il ciclo mestruale è un meccanismo di difesa immunitaria e un processo di selezione naturale, ma molte vecchie narrazioni persistono.


in copertina: Turi Simeti, Tre ovali rossi, 2005, Asta Pananti in corso

Questo articolo è tratto da Ciclo, di Kate Clancy. Ringraziamo Luiss e l’autrice per la cortese concessione.


di Kate Clancy

Si racconta che il dottor Béla Schick fosse un medico molto popolare negli anni Venti del Novecento. Poiché era tanto benvoluto, molti pazienti gli mandavano fiori, e spesso chiedeva a uno degli assistenti del suo laboratorio di metterli nell’acqua. Un giorno, però, un’assistente si rifiutò di farlo. Interrogata nel merito, ammise di avere le mestruazioni e che quando toccava i fiori in quei giorni appassivano. Secondo altre versioni ammise di avere le mestruazioni soltanto dopo che il dottor Schick scoprì che i fiori erano appassiti. In tutta onestà, potrei dire una cosa simile al mio capo se mi chiedesse di sistemare un mazzo di fiori: forse questa assistente di laboratorio aveva cose più importanti di cui occuparsi. Ma il dottor Schick prese la sua affermazione alla lettera e decise di fare un esperimento. Mise delicatamente due mazzi di fiori in due vasi, uno dei quali era stato maneggiato da una donna con le mestruazioni. Se i fiori fossero appassiti più rapidamente, sostenne, sarebbe stata una prova incontrovertibile che “nelle secrezioni della pelle dei soggetti mestruanti sono presenti un veleno o una tossina che accelerano la morte dei fiori”.

In una serie di articoli e di corrispondenze su riviste mediche, il dottor Schick e altri aderirono alla causa della cosiddetta menotossina. Qualcuno iniettò del sangue mestruale nei roditori per vedere se sarebbero morti, altri coltivarono piante nel sangue venoso di donne con le mestruazioni allo stesso scopo. Come nell’esperimento originale, la menotossina non era presente solo nel sangue mestruale ma veniva secreta anche nel sudore, nel sangue, nel latte materno. Inoltre, adesso qualsiasi persona con le mestruazioni correva il pericolo di essere patologizzata a causa della tossicità mestruale. Un caso di studio riferì che una madre aveva trasmesso l’asma al figlio perché era menotossica durante la gravidanza. Disturbi femminili di tutti i tipi – e persino malattie che colpivano chi stava vicino alle donne con il ciclo – potevano essere spiegati con la menotossina. All’apice di questi studi, persino Ashley Montagu – celebre antropologo, critico schietto dell’idea di razza biologica e divulgatore dell’evoluzione umana – si bagnò i piedi nella fogna della menotossina. Dopo aver esaminato, perlopiù approvandola, la scienza della menotossicità, Montagu scrisse: Sembra che finalmente la scienza del Novecento abbia scoperto che le donne mestruanti secernano sostanze capaci di esercitare un effetto dannoso su alcuni tipi di tessuto. L’uomo primitivo ha creduto per un’infinità di secoli che le donne avessero questa abilità. La scienza, in quanto risultato di un’indagine sperimentale, la attribuisce all’azione di determinati fattori chimici e fisiologici, l’uomo primitivo all’azione di elementi sovrannaturali o magici.

La convinzione che la menotossina avesse una base scientifica perdurò per diversi decenni. Quando ero all’università ho trascorso molti lunghi pomeriggi nel seminterrato di una delle biblioteche scientifiche, leggendo con attenzione la corrispondenza tra gli scienziati nei vecchi numeri di Lancet. Queste lettere e altri articoli sulle menotossine proseguirono fino agli anni Settanta. In una lettera l’autrice racconta il suo incontro con il dottor Schick, avvenuto qualche decennio prima: “Il dottor Schick e io abbiamo parlato della possibilità che la donna adulta con il diabete fuori controllo, la donna adulta depressa e psicotica e la donna adulta nella fase premestruale secernano la stessa sostanza nel sudore”. A quanto pare, ancora negli anni Settanta, non ci eravamo allontanati dall’idea che il sangue mestruale possa “stregare, deformare e uccidere”. Anche se alla fine la teoria delle menotossine cadde in disuso, la prospettiva secondo cui la mestruazione serva a purificare il corpo femminile perdurò nella letteratura scientifica per diversi altri decenni. All’inizio degli anni Novanta furono pubblicate due nuove ipotesi contrastanti. Una postulava che la mestruazione fosse un meccanismo per espellere embrioni anormali, l’altra che la mestruazione eliminasse i patogeni trasmessi dallo sperma. Pochi scienziati appoggiarono la prima ipotesi, perché gli embrioni anormali sono molto frequenti in tutte le specie, e non è necessaria la mestruazione per espellerli. La seconda ipotesi, che io sappia, rappresenta la prima volta in cui viene attribuita agli uomini la colpa di produrre la “sostanza impura” collegata alle mestruazioni. Margie Profet – una fisica vincitrice del premio MacArthur che ha formulato numerose ipotesi provocatorie – sostiene che la mestruazione fa parte delle difese immunitarie dell’apparato riproduttivo femminile. “Lo sperma è un vettore di malattie”, scrive sparando subito una cartuccia che associa l’impurità ai testicoli e non all’utero. A sostegno di questa posizione, affermò che le mestruazioni sono universali tra i mammiferi ma nascoste in alcune specie, che sono più abbondanti nelle specie che hanno minori probabilità di gravidanza per ciclo e tra le specie con corpi più grandi o che si accoppiano con partner diversi.

Nel 1996 queste prove furono in gran parte confutate in un articolo dell’antropologa Beverly Strassmann. Strassmann osservò che non è chiaro cosa siano le mestruazioni nascoste o in che modo potrebbero contribuire a eliminare l’infezione. Se le mestruazioni nascoste sono semplicemente la modica quantità di mestruo riassorbita in quelle che consideriamo specie che non hanno le mestruazioni, rimane tutto nel sangue. Non è chiaro neppure se le mestruazioni siano un modo particolarmente utile di eliminare l’infezione dall’organismo, dato che spesso arrivano settimane dopo l’esposizione allo sperma infetto e il sangue favorisce la crescita batterica. In effetti, i detrattori novecenteschi dell’idea della menotossina sottolineavano che la morte di ratti a cui era stato iniettato del sangue mestruale era dovuta quasi sicuramente a infezioni batteriche incontrollate e non a una misteriosa menotossina.

La seconda idea – ovvero che le mestruazioni siano più copiose negli animali più grandi e più promiscui – possiede una certa logica. Più grande è il corpo, più grande è l’utero: ne consegue che un utero più grande contiene un tessuto endometriale maggiore e quindi ha maggior bisogno di mestruare (anziché limitarsi a riassorbire il sangue). Ma neanche questa è una correlazione perfetta. Se questo rapporto corrisponde grossomodo a verità tra i primati – gli animali più grandi, le scimmie, sono quelli in cui osserviamo una modica quantità di mestruazioni –, non si estende agli altri mammiferi. Le mestruazioni visibili sono presenti in numerosi mammiferi più piccoli, come pipistrelli, toporagni e topi spinosi, e sono invece assenti in molti animali grandi, tra cui uno dei nostri antenati, il gorilla. Anche quando Strassmann ha condotto un’analisi delle strategie di accoppiamento di tutti i primati e l’ha confrontata con la nostra migliore ipotesi su quali tra questi animali hanno le mestruazioni, non ha trovato un collegamento tra mestruazioni e promiscuità. I primati che hanno il numero più alto di partner e sono esposti alla maggiore varietà di sperma – quelli che hanno maggiormente bisogno delle mestruazioni, secondo l’ipotesi di Profet – non sono quelli che hanno il ciclo più abbondante. Molti scienziati hanno deriso l’idea di Profet definendola assurda. Che cosa stupida che una donna tenti di sostenere che gli uomini sono impuri! Che cosa atroce e femminista cercare di cambiare le carte in tavola nella scienza! Non importa che la controtesi di Strassmann fosse meticolosa, coerente e obiettiva: la teorizzazione di due stimate scienziate è stata distorta e presentata come una zuffa tra donne. Pur apprezzando la controtesi di Strassmann rispetto all’idea di Profet dei patogeni trasmessi attraverso lo sperma, pochi sembravano accettare la sua ipotesi per spiegare l’evoluzione delle mestruazioni: quella dell’economia energetica. Strassmann sosteneva che i cicli mestruali si fossero evoluti perché conservare a tempo indeterminato un endometrio radicalmente trasformato ha dei costi energetici elevati. L’idea centrale di Strassmann è che l’utero passa circa la prima metà del ciclo sviluppando un endometrio e almeno una settimana rimodellandolo perché sia adatto a una gravidanza, quindi si trova di fronte due possibilità: mantenere quel bell’endometrio denso con tutti i suoi angoli nascosti e i suoi bei fattori di crescita adatti a unirsi a un embrione oppure, se questa ipotesi sembra improbabile, scartarlo e riformarlo all’ovulazione successiva. Strassmann ha fatto i suoi conti e ha affermato che ricominciare da capo a ogni ciclo ha dei costi energetici minori rispetto a conservare lo stesso tessuto endometriale finché non arriva un embrione in grado di impiantarsi. A intuito, la necessità di economia nel proprio sistema riproduttivo ha una certa logica, dato ciò che sappiamo della crescita dei feti e dei neonati. Per esempio, è stato stimato che la gravidanza consumi tra duecento a quattrocento calorie in più al giorno, e l’allattamento tra quattrocento e seicento. Come ama dire la mia collega Grazyna Jasienska, sono un sacco di barrette Snickers. L’interrogativo da porsi è se i processi di preparazione a una gravidanza – la crescita, la trasformazione e la conservazione di un endometrio – abbiano un costo tale da indurre il corpo a sviluppare un modo per gestire queste necessità energetiche aggiuntive. A sostegno dell’ipotesi di Strassmann ci sono alcune evidenze. Innanzitutto, sembra che quante più risorse energetiche a disposizione ha una persona, tanto più spesso è l’endometrio. Nella mia esperienza lavorativa ho scoperto anche che le donne con maggiori riserve di ferro hanno l’endometrio più spesso, cosa che smentisce l’idea che le mestruazioni normali siano associate a un deficit di ferro. Anche le donne con un livello più basso di progesterone, di solito correlato a una minore disponibilità energetica, tendono ad avere fasi luteali più brevi (la parte del ciclo tra l’ovulazione e la mestruazione: in altri termini, queste persone non conservano a lungo l’endometrio pronto ad accogliere la gravidanza), e ho scoperto che in questi cicli lo spessore dell’endometrio diminuisce anziché restare uguale. Gli individui che dispongono di risorse minori hanno maggiori probabilità di eliminare l’endometrio con una fase luteale più breve, di avere una fase mestruale più breve con un flusso meno abbondante, e/o di ricominciare un nuovo ciclo. (L’energia del ciclo mestruale è di fondamentale importanza per comprendere le variazioni tra un ciclo e l’altro e il modo in cui vengono patologizzate: affronterò questo tema più direttamente nel capitolo 3.) Malgrado l’importanza dell’energetica, l’ipotesi di Strassmann non è stata accolta diffusamente. Invece è stata un’ipotesi differente a diventare la più popolare. Avanzata dal biologo Colin Finn, questa ipotesi sostiene che la mestruazione sia un semplice effetto collaterale del principio biologico fondamentale del differenziamento terminale. Secondo questo principio, una volta che le cellule si differenziano e si specializzano fino a un determinato livello, la loro capacità di mantenere questo livello di specializzazione ne riduce la longevità. Per esempio, le piastrine durano ore, i linfociti T sei mesi e le cellule cerebrali molto più a lungo: una volta differenziate, cellule differenti hanno durate differenti in base al loro scopo. Lo scopo delle cellule endometriali differenziate è offrire un ambiente favorevole alla gravidanza, e in base a questa ipotesi l’ambiente uterino è ricettivo soltanto per un breve lasso di tempo. Lo sappiamo grazie ad alcune evidenze: il tasso di sopravvivenza dello sperma, degli ovuli e delle blastocisti, oltre alla finestra di sei giorni durante la quale si verificano tutti gli impianti tra embrione e utero. Quando questa finestra si chiude, le cellule che hanno completato il differenziamento non sono più utili e quindi è sensato eliminarle e ricominciare un nuovo ciclo. Finn sostiene che l’eliminazione delle cellule endometriali attraverso la mestruazione non ha un particolare scopo o valore adattivo: la spiegazione migliore del ciclo dell’endometrio è il semplice fenomeno fisiologico per cui le cellule muoiono quando è necessario. Presso le specie dotate di utero, esistono due modi per costruire un endometrio e dare inizio al processo riproduttivo. Ci sono specie in cui le diverse fasi, come l’ovulazione e la preparazione dell’endometrio alla gravidanza, vengono indotte da un fattore esterno, e specie in cui avvengono spontaneamente. Le specie a ovulazione indotta, come cammelli, lama, conigli e gatti, rilasciano un ovocita soltanto quando c’è una causa esterna, come la stimolazione vaginale dovuta all’accoppiamento, allo sperma o a determinati feromoni. In queste specie, il tessuto endometriale non si differenzia per favorire la gravidanza senza la presenza di un embrione. Com’è facile immaginare, questa strategia preserva una notevole quantità di energia: l’individuo attraversa determinati processi riproduttivi onerosi se vale la pena investirvi.

Ovviamente, a noi esseri umani è toccata la strada più difficile: siamo cosiddetti ovulatori spontanei. Significa che ovuliamo da soli, senza la necessità di uno stimolo esterno. Il nostro tessuto endometriale cresce e si differenzia diventando un ambiente ospitale per un embrione, che questo ci sia o meno. Negli esseri umani e in molte altre specie di mammiferi, l’endometrio reagisce al progesterone del corpo luteo, il “corpo giallo” che rimane dopo l’ovulazione. Il rimodellamento tissutale del nostro endometrio è collegato all’ovulazione piuttosto che alla fusione dei gameti (espressione che preferisco a fecondazione, per ragioni che verranno chiarite nel capitolo 2). A quanto pare l’ovulazione spontanea comporta uno spreco enorme di risorse. Siamo continuamente impegnati nel balletto di ovulazione, differenziamento e mestruazione, a prescindere se serva o meno a fare un bambino. È uno dei motivi per cui l’ipotesi di Finn è tanto convincente: dietro la spontaneità dei nostri cicli si cela un’inevitabilità fisiologica, un lascito ancestrale del quale non possiamo liberarci. Il differenziamento terminale e la mestruazione sono ciò che accade quando si hanno dei cicli determinati da processi interni anziché da uno stimolo esterno. Da decenni l’ipotesi di Finn secondo cui la mestruazione è un effetto secondario non adattivo del differenziamento terminale è quella prevalente riguardo al motivo delle mestruazioni. Senza dubbio il differenziamento terminale è un fenomeno pertinente al ciclo dell’endometrio, probabilmente importante per il breve lasso di tempo in cui l’endometrio può accogliere un embrione. Sempre più, tuttavia, alcuni aspetti di questa teoria non mi convincono. Innanzitutto, lo strato di cellule endometriali che viene eliminato è eterogeneo: contiene molti tipi diversi di cellule, che hanno tutte date di scadenza diverse. È improbabile che tutte scadano, ad esempio, dodici giorni dopo l’ovulazione. In secondo luogo, punto su cui torneremo nel capitolo 2, definire “terminale” il differenziamento delle cellule endometriali potrebbe non essere accurato. In gravidanza, queste cellule continuano a rimodellarsi e a nutrire la blastocisti per settimane mentre si forma la placenta. Anche se esiste un periodo ottimale in cui le cellule endometriali possono dare inizio a una gravidanza, non hanno esattamente una data di scadenza. Il terzo problema della ipotesi di Finn è che per me chiamare la mestruazione un effetto collaterale del ciclo endometriale sottintende che la mestruazione in sé è inutile. Per Profet, abbiamo le mestruazioni per espellere i patogeni trasmessi attraverso lo sperma; per Strassmann, abbiamo le mestruazioni per ridurre le perdite e conservare energia. Per Finn, abbiamo le mestruazioni per espellere il sangue e il tessuto del nostro endometrio in eccesso, ma la mestruazione in sé e per sé non ha un motivo. Per chi non lo sapesse, si tratta del peggior insulto di tutta la biologia evolutiva, ovvero che il nostro oggetto di studio non è adattivo ma semplicemente un accompagnatore del percorso evolutivo. Inutile, anziché utile. Incidentale, anziché selezionato. Vale la pena di indagare questi momenti in cui le caratteristiche associate alla femminilità vengono rese inutili. Molti miei colleghi si affretterebbero a sottolineare che non ci sono giudizi di valore nell’affermazione che la mestruazione non è adattiva e che sostenere il contrario è in sé e per sé una falsità. Io direi che dato che noi scienziati siamo immersi nella cultura come qualsiasi essere umano abbiamo una responsabilità particolare di indagare questi momenti per scoprire i nostri pregiudizi. Ho studiato decenni di interpretazioni critiche, funzionali, incentrate sul femminile, di seni, clitoridi, orgasmi e persino della teoria della nonna all’interno del patriarcato dell’antropologia. Data la storia di rimozione delle donne dai miti eroici dell’evoluzione umana o di scarsa attenzione del loro valore in generale in ambito antropologico, vale la pena di esaminare più da vicino le mestruazioni. Si dà il caso che alcuni lavori più recenti abbiano proprio tentato di comprendere l’evoluzione della mestruazione e di integrare i processi mestruali nella nostra interpretazione più ampia dei processi del ciclo endometriale.

Turi Simeti, Tre ovali rossi, 2005, Asta Pananti in corso

E se le mestruazioni avessero uno scopo?

Esistono buone ragioni evolutive perché nei sistemi biologici si sviluppi una ridondanza, e per un processo importante come la riproduzione dovrebbero esserci numerose occasioni in tal senso. Ma perché abbiamo così tanti cicli mestruali e così tante mestruazioni quando quasi nessuno sfocia in un concepimento, senza parlare di una gravidanza o un parto? Abbiamo un sacco di mestruazioni. Si stima che chi di noi vive in Paesi industrializzati abbia fino a quattrocento cicli mestruali nel corso della vita, e ci sono molti esempi, sia nelle fonti scritte sia nella tradizione orale, di mestruazioni mensili. Lo stesso termine “mestruazione” deriva dal latino menstruus, che significa mensile, un’origine condivisa dalla maggior parte delle principali lingue europee (per esempio in Polonia si può dire menstruacja, ma anche miesiqczka, un diminutivo di miesiqc, mese). Le mestruazioni sono meno frequenti all’inizio della nostra storia evolutiva: talvolta mensili, ma intervallate da lunghi periodi di assenza. Un motivo deve essere lo stile di vita dei nostri antenati raccoglitori, che forse prevedeva qualche limite energetico. Questo comportamento di sussistenza significa vivere alla giornata: esseri umani che vivono in piccoli gruppi e si spostano al cambiare delle stagioni hanno poche occasioni di conservare il cibo e quindi spesso mangiano quello che raccolgono. Lo stile di vita dei raccoglitori racchiude una gamma di comportamenti molto più vasta rispetto a quello dei gruppetti nomadi che cacciavano grandi prede nella savana, e non tutti gli antichi cacciatori-raccoglitori vivevano in povertà. Gli antropologi hanno dimostrato che i raccoglitori moderni hanno molto tempo libero e la maggior parte dei giorni non consumano energia più degli americani celebri per la loro pigrizia. Ma probabilmente l’apporto energetico degli americani è molto maggiore, tanto che la maggior parte dei giorni raggiungiamo o più spesso superiamo le nostre necessità. Questa disponibilità di energia fa la differenza. L’altro motivo per cui spesso presumiamo che in passato le mestruazioni fossero poco frequenti è la cosiddetta fertilità naturale. L’espressione si riferisce a popolazioni che non hanno accesso ai contraccettivi moderni e pertanto possiedono capacità più limitate di controllare la tempistica delle nascite. Questa affermazione è complicata dal fatto che possediamo prove lampanti dell’uso di preparati abortivi a base di erbe nell’antichità, nonché della presenza di tabù sessuali dopo il parto e di uno stigma nei confronti delle nascite troppo ravvicinate. Le persone sanno da tanto tempo come nascono i bambini, ed è difficile immaginare che i genitori non usassero mezzi di ogni tipo per limitare i rapporti a scopo procreativo quando volevano evitare gravidanze. Ciò detto, senza accesso a una contraccezione efficace le persone negli ambienti a fertilità naturale tendono ad avere più figli, e in molti se non nella maggior parte di questi ambienti l’allattamento al seno per anni è la norma. Di conseguenza, le persone possono andare avanti un anno o più senza avere le mestruazioni, più volte nel corso della vita. Anche se siamo certi che questi fattori riducevano significativamente il numero di cicli mestruali nel corso della vita, è più difficile stimare l’entità di questa riduzione. A parte un unico abstract di un convegno, non conosco ricerche che stimino il numero di cicli mestruali della donna raccoglitrice in ambiente a fertilità naturale. Tuttavia Strassmann ha calcolato il numero di cicli mestruali nei Dogon del Mali, una popolazione di agricoltori in un ambiente a fertilità naturale. Anche se i Dogon praticano ancora l’isolamento mestruale, facilitando così il compito di raccogliere dati affidabili sulla frequenza delle mestruazioni, Strassmann è stata estremamente accurata nella sua ricerca. Anziché dare per scontato che tutte le persone nelle capanne mestruali avessero le mestruazioni, si è basata sui dati ormonali per confermare la loro condizione. Usando i dati che ha raccolto nel corso di due anni e le informazioni sull’età media del menarca (sedici anni) e della menopausa (cinquanta) nelle donne Dogon, ha stimato che in media le donne Dogon hanno 128 cicli mestruali durante la loro vita. A causa delle tempistiche della gravidanza e dell’allattamento, questi 128 cicli non hanno una distribuzione uniforme nel corso della vita della donna. Cicli più frequenti – tra undici e diciotto nei due anni della ricerca – si concentravano nella prima parte del periodo riproduttivo (tra i quindici e i diciannove anni) e nell’ultima (dai trentacinque alla menopausa). Gli anni con la maggiore quantità di gravidanze, tra i venti e i trentaquattro, erano quelli in cui le donne avevano pochissimi cicli (tra tre e sei in due anni). Se da una parte questa è la dimostrazione che ci sono molti anni di gravidanza e allattamento durante i quali le mestruazioni compaiono in cluster, comunque per decenni della vita delle pastore, intorno al menarca e alla menopausa, le mestruazioni frequenti sono la norma. Confrontiamo quello che abbiamo appreso sul ciclo nei raccoglitori o dei pastori con le esperienze mestruali documentate in numerose popolazioni industrializzate. Le seconde cominciano molto prima, intorno all’età di dodici anni e mezzo. I cicli regolari proseguono almeno per quattordici anni: l’età media attuale del primo parto per le donne statunitensi è di circa ventisei anni e mezzo. Molti cicli in America ricominciano entro un anno dal parto, se non molto prima, e proseguono molto più a lungo prima di un altro figlio. Seguono altri cicli, all’incirca tra i trentadue e i cinquant’anni. Chi non ha figli può aspettarsi di non avere interruzioni del ciclo. Ovviamente anche la contraccezione ormonale, soprattutto quella ad azione prolungata, può alterare la frequenza dei cicli mestruali. Spesso però gli studi moderni sul ciclo, a causa delle pratiche di reclutamento, escludono le persone che non hanno un ciclo regolare o che usano contraccettivi, e di frequente anche coloro che non sono donne cisgender (persone il cui sesso/genere assegnato non coincide con il genere in cui si identificano). Tuttavia, nonostante le differenze significative nei i cicli tra popoli con diversi modelli di sussistenza, entrambi i gruppi hanno comunque molti più cicli mestruali che gravidanze. Questa discrepanza diventa ancora più evidente quando pensiamo che un ciclo mestruale ovulatorio, se il sesso a scopo procreativo avviene nel momento giusto, ha circa il 40 per cento di possibilità di sfociare in un concepimento. Uno studio condotto su un campione di donne norvegesi in salute ha dimostrato che ovulano soltanto per due terzi del tempo in cui hanno le mestruazioni. Quindi per molte persone che cercano di restare incinte (o quantomeno che non tentano di evitarlo) occorrono diversi cicli prima che l’ovulazione, la tempistica del sesso a scopo procreativo, la ricettività endometriale, la fusione dei gameti, la comunicazione tra embrione e utero e così via portino a una gravidanza. Inoltre, poiché gli esseri umani presentano un tasso elevato di aborti spontanei, soltanto metà di quelle gravidanze, se non meno, hanno come esito la nascita di un neonato vivo. È possibile, allora, che le mestruazioni e tutto il rimodellamento e la riparazione endometriali che le accompagnano siano una buona pratica? Questa è la spiegazione proposta da una nuova generazione di scienziati che sostengono l’idea del priming (“innesco”) mestruale. Secondo loro, i processi di rimodellamento (differenziamento terminale) e riparazione (mestruazione) endometriale contribuiscono a insegnare all’utero come creare lo spazio ottimale per l’embrione e come favorire una corretta invasione del trofoblasto (uno strato di tessuto esterno all’embrione che dà nutrimento ma contribuisce anche alla formazione della placenta). Il sangue mestruale in sé è fondamentale in questi processi. L’idea che il ciclo endometriale, la mestruazione e il sangue mestruale si siano evoluti a questo scopo è sostenuta da due evidenze. Innanzitutto, come si chiarirà tra poco grazie all’immersione nell’effluente mestruale, è cruciale per il ciclo endometriale, non un prodotto di scarto. In secondo luogo, la frequenza della mestruazione e alcune patologie che si verificano con minore frequenza nelle persone mestruanti confermano l’idea che la mestruazione frequente sia importante per la salute e la riproduzione.

Per illustrare il primo punto, ovvero che le mestruazioni ricoprono un ruolo biologico significativo nel ciclo endometriale, partiamo capendo da cosa sono costituite. L’effluente mestruale è formato da sangue e tessuto endometriale. Nello specifico, si tratta di sangue secreto dalle arterie a spirale in quantità sufficiente da contribuire a espellere i due terzi superiori dell’endometrio, lo strato funzionale. In un ciclo mestruale ovulatorio, se la fusione dei gameti non avviene, il corpo luteo (il corpo giallo lasciato nell’ovaio dal follicolo durante l’ovulazione, responsabile della maggior parte della produzione di progesterone) comincia a degradare. Di conseguenza, la produzione di progesterone cala, scatenando una risposta infiammatoria nell’endometrio, piuttosto simile a quelle che avvengono in altre parti del corpo. Le citochine infiammatorie e altre cellule immunitarie si affrettano a fare il loro dovere, e in particolare compaiono degli enzimi chiamati metalloproteinasi della matrice, che contribuiscono a scomporre il tessuto. Alla fine il tessuto e il fluido endometriali cominciano a staccarsi, e una persona mestruante può trovarne un po’ sulla carta igienica, sulle mutande o, nel caso più sfortunato, sulla sedia della sala conferenze nel bel mezzo di una riunione importante (non chiedetemi come lo so). Però l’effluente mestruale non è costituito soltanto da sangue e tessuto. Comprende anche cellule, ormoni e biomarcatori di tutti i tipi, coinvolti nel processo di infiammazione e riparazione endometriale. Una scoperta recentissima è che l’effluente mestruale contiene cellule staminali mesenchimali, o Msc. Le Msc furono identificate agli albori della ricerca sul midollo osseo, perché furono le prime cellule a rimanere attaccate sul vetrino di un microscopio. Tuttavia è difficile descriverle compiutamente perché le Msc si trovano in numerosi tessuti e si è scoperto che hanno proprietà leggermente diverse a seconda del tessuto da cui provengono. In generale mostrano un comportamento simile alle cellule progenitrici, ovvero possono trasformarsi in linee cellulari differenziate e almeno una parte è in grado di rinnovarsi o riprodursi. Le Msc endometriali sono fondamentali per la rigenerazione dell’endometrio dopo la mestruazione. Si differenziano in cellule deciduali – che ricoprono un ruolo importante all’inizio della gravidanza – e sono coinvolte nella riparazione dell’endometrio nei tre-cinque giorni successivi all’inizio della mestruazione. Le Msc rimangono nei monconi delle ghiandole endometriali e orchestrano il processo di riparazione. Si possono misurare le Msc nell’effluente mestruale, che, ricordiamo, non si limita a fuoriuscire dal corpo di una persona mestruante ma permane in parte nella cavità uterina. Oltre alle cellule staminali, l’effluente mestruale contiene anche proteine che contribuiscono ai processi di riparazione. Nel 2019, una squadra di ricercatori australiani ha esaminato i profili delle proteine nell’effluente mestruale e nel sangue venoso periferico e ha scoperto che il primo conteneva una quantità maggiore di quasi duecento proteine rispetto al secondo, nonché altre ottantaquattro proteine assenti nel sangue venoso. Hanno trovato enzimi e inibitori di enzimi che probabilmente lavorano insieme per produrre livelli ottimali di degradazione e riparazione. Hanno trovato anche una elevata quantità di enzimi antimicrobici e antiossidanti. Lasciando il corpo, pertanto, l’effluente mestruale diventa una componente necessaria dell’ambiente in cui avviene la riparazione endometriale, in modo che la proliferazione e il differenziamento possano ripetersi di nuovo.

Il rimodellamento tissutale durante e dopo la mestruazione è un fenomeno straordinario. Pensiamo alle volte in cui abbiamo subito anche un piccolo infortunio, ci siamo feriti un dito mentre affettavamo le verdure o ci siamo sbucciati un ginocchio scivolando sul pavimento ghiacciato. In ciascuno di questi casi, il processo infiammatorio e la riparazione impiegano giorni e di solito ci lasciano una cicatrice, anche se sbiadisce nel corso del tempo. Tutto l’interno dell’utero attraversa un processo analogo di riparazione, più e più volte, senza la crescita di una cicatrice. Preso atto di queste proprietà eccezionali, gli ingegneri biomedici stanno cominciando addirittura a usare lo studio dell’endometrio e dell’effluente mestruale nella ricerca e nella cura di altri disturbi, dalla riparazione delle ferite alla salute del cuore. Nello studio australiano appena citato, per esempio, i ricercatori hanno applicato l’effluente mestruale ai modelli di guarigione delle ferite, all’interno e all’esterno del corpo: in entrambi i casi l’applicazione dell’effluente mestruale ha migliorato i meccanismi di riparazione. Anche se non consiglierei di trasformare un tampone usato in un cataplasma (ricordiamo che probabilmente gli studi di conferma della menotossina erano correlati a infezioni incontrollate), sembra sempre più evidente che il sangue mestruale possieda importanti proprietà di cura e riparazione quando si trova nell’utero. A causa del ruolo cruciale che riveste la mestruazione nel ciclo endometriale, stiamo raccogliendo evidenze che smentiscono l’idea che si tratti di una conseguenza non adattativa.

La seconda prova a sostegno del priming mestruale è correlata alla preeclampsia, una patologia ipertensiva della gravidanza che può essere pericolosa e persino fatale per la madre e per il feto. Si ritiene che la preeclampsia sia causata almeno in parte dalla formazione superficiale della placenta nell’utero e da arterie a spirale malformate rispetto a una gravidanza senza preeclampsia. Tra i primi sintomi della preeclampsia possono figurare pressione sanguigna elevata e proteinuria. Con il progredire del disturbo, però, possono comparire edema alle mani e ai piedi, alterazioni visive, forti mal di testa e nausea. Se non curata, la preeclampsia può provocare una sindrome detta Hellp (emolisi, aumento degli enzimi epatici e riduzione del numero di piastrine) o l’eclampsia, una forma a cui si accompagnano attacchi epilettici, e la morte. L’unica cura per la preeclampsia è partorire, e anche dopo il parto la guarigione può essere lunga e richiedere trattamenti pesanti. La preeclampsia si verifica con maggiore frequenza nelle gravidanze adolescenziali e nelle prime gravidanze. Inoltre colpisce più spesso genitori che sono stati meno esposti allo sperma del padre biologico, o perché il bambino è stato concepito dopo un lungo uso di un metodo contraccettivo di barriera oppure perché la gravidanza è l’esito di una relazione sessuale più breve. Inoltre la preeclampsia colpisce con maggiore frequenza genitori molto magri o molto sovrappeso, quelli che soffrono già di pressione alta e, almeno negli Stati Uniti, non bianchi. Quindi, anche se la preeclampsia può essere dovuta a tante ragioni diverse – sfortuna, predisposizione genetica, ipertensione, fattori di stress psicosociali, gravidanza precoce, scelte contraccettive e sessuali –, i sostenitori della teoria del priming mestruale ritengono che almeno alcune di queste siano pericolose perché sono indice di una storia più breve di cicli endometriali. Sarebbe così per le gravidanze precoci (minori cicli mestruali) e le prime gravidanze (minori legami stabiliti tra l’embrione e l’utero). Quest’ultima idea è ulteriormente sostenuta dal fatto che le persone che hanno abortito hanno un rischio ridotto di contrarre la preeclampsia nelle gravidanze successive. Inoltre, queste fasce hanno una rilevanza evolutiva, dato che una malattia che potrebbe uccidere il genitore al primo tentativo ne azzera il potenziale successo riproduttivo. Quando ho trovato questa ricerca ho provato un cauto piacere. Per respingere una teoria tanto radicata come il differenziamento terminale, però, ho esaminato le evidenze con l’attenzione dovuta. Il mio primo interrogativo è stato: qual è l’incidenza della preeclampsia tra le popolazioni non industrializzate? Per molte la norma è simile ai Dogon: le mestruazioni arrivano più tardi e si partorisce prima. In generale, le popolazioni a fertilità elevata e a fertilità naturale hanno meno mestruazioni, il che, secondo la teoria del priming mestruale, dovrebbe costituire un maggior rischio di preeclampsia. Se vedessimo un’incidenza bassissima di preeclampsia in queste popolazioni, si tratterebbe di un buco enorme per questa tesi. La risposta a questo interrogativo non è semplice. Soltanto uno studio ha messo a confronto la prevalenza della preeclampsia nel mondo e ha rilevato che le donne dei campioni africani presentavano l’incidenza più alta. Turchia, Nigeria, Sudafrica, Argentina, Slovacchia e Indonesia hanno tassi più elevati di preeclampsia, ma pochi studi descrivono com’è stata definita o diagnosticata la malattia. Esaminando i dati delle Nazioni Unite sull’età media del primo parto nelle diverse popolazioni, ho scoperto che nessuno dei Paesi con l’incidenza più alta di preeclampsia presentava età particolarmente basse del primo parto, anche se erano perlopiù inferiori all’età media negli Stati Uniti (che è di circa ventisei anni). Forse vediamo più casi di preeclampsia in popolazioni meno industrializzate e/o che hanno un’età del primo parto più bassa. Poi ho analizzato l’incidenza della preeclampsia tra le primipare immigrate nei Paesi industrializzati. Le immigrate provenienti dall’Africa subsahariana, dall’America Latina e dai Caraibi presentavano tassi più elevati di preeclampsia rispetto alle donne dell’Europa occidentale, anche senza tenere conto dell’età. Basandosi su questi dati, si può dire che chi vive in condizioni di minore industrializzazione, e potenzialmente anche in condizioni più rurali, corre un maggior rischio di preeclampsia. Tuttavia, occorre ricordare che le cause della preeclampsia sono molteplici, come fattori ambientali, tra cui lo stress psicosociale: è appurato che le disparità di salute tra popolazioni che sembrano avere una ragione “etnica” in realtà sono dovute al razzismo. Non è possibile sapere con certezza fino a che punto la variazione che vediamo nella preeclampsia in ambienti diversi derivi da una minor pratica endometriale, da un maggiore stress o da un’altra ragione. Un’altra prova che ci aiuterebbe a valutare la teoria del priming mestruale riguarda i contraccettivi ormonali: vediamo un maggior numero di casi di preeclampsia in chi usa contraccettivi ormonali e quindi non vive lo stesso processo di rimodellamento endometriale prima della mestruazione? Anche in questo caso, non disponiamo di evidenze dirette. Uno studio ha esaminato i genitori che avevano usato metodi di barriera, non di barriera o nessun metodo di contraccezione prima della gravidanza e se avessero sviluppato qualche patologia ipertensiva (come la preeclampsia), e ha scoperto che esisteva un rischio leggermente più elevato di disturbi ipertensivi nelle donne che avevano usato metodi non di barriera, presumibilmente di natura ormonale. Si tratta dei contraccettivi che provocano un minore rimodellamento endometriale (e mestruazioni più leggere, come la pillola) o non lo provocano affatto (niente mestruazioni, come i dispositivi ormonali intrauterini, o Iud). Tuttavia, il rapporto tra contraccettivi ormonali e ipertensione in gravidanza potrebbe dipendere anche dal fatto che possono aumentare la pressione sanguigna di chi li assume. Esiste un’ultima prova indiretta del priming mestruale, che ho scovato in un articolo sui modelli di sanguinamento mestruale delle boliviane degli altipiani. L’antropologa Virginia Vitzthum e i suoi colleghi studiano i cicli mestruali delle donne boliviane da decenni. In una pubblicazione del 2001, incentrata perlopiù sulle esperienze del sanguinamento mestruale tra le donne che allattano e quelle che non allattano, Vitzthum ha riportato una scoperta importante: spesso le donne che concepiscono hanno avuto mestruazioni più lunghe nel ciclo precedente. Potrebbe trattarsi di un indicatore energetico: le donne che hanno energia sufficiente da avere un endometrio più spesso hanno mestruazioni più lunghe. Ma potrebbe anche darsi che queste donne che concepiscono abbiano avuto una pratica di ciclo endometriale più immediata e completa. Dove ci porta tutto questo? Le mestruazioni sono tossiche? Sono economiche? Sono inutili e però trascinate dalla necessità di differenziamento terminale dell’endometrio? Oppure le mestruazioni contribuiscono a preparare l’endometrio a una gravidanza successiva? Non dobbiamo precipitarci a pensare che esista soltanto una risposta corretta. Immaginando di trovarci di fronte a una domanda a risposta multipla, rischiamo di dare per scontato che i nostri corpi siano più semplici di quanto possono essere. Nella biologia evolutiva si ha spesso la tentazione di scegliere la cosiddetta “ipotesi del primo motore” per un determinato tratto, ovvero di affermare che esiste una ragione principale per l’evoluzione di qualcosa. Nell’evoluzione umana qualcuno ha detto che la ragione principale per cui abbiamo sviluppato un cervello grande è il linguaggio, mentre altri sostengono che abbiamo sviluppato un cervello grande per favorire le relazioni sociali, e altri ancora per coordinare la caccia o trovare cibi difficili da rintracciare. Di recente la dottoressa Mary Rogers-LaVanne e io abbiamo affermato che il problema dell’applicazione del primo motore alle mestruazioni (e in verità a qualsiasi altro processo o tratto biologico) è che l’idea che ci possa essere soltanto una risposta corretta è particolarmente bianca, occidentale, coloniale. Proveniamo da tradizioni scientifiche di scoperta e pionierismo, in cui spesso il merito viene attribuito a un’unica persona. Molta della nostra cultura, tra cui le origini della scienza occidentale, promuove e premia le gerarchie del sapere. Ma forse non c’è una gerarchia. È più realistico dire che il ciclo mestruale è un fatto fisiologico inevitabile a causa del funzionamento del ciclo endometriale, che le mestruazioni non sono separabili da questo processo e che di sicuro risparmiare un po’ di energia durante questo processo ha contribuito a renderle quello che sono oggi. Possiamo giocare tutti nello stesso recinto di sabbia ed essere comunque amici. Ora che ho affrontato l’interrogativo spesso trascurato del perché ci sono le mestruazioni, mi piacerebbe esplorare il come. Come funzionano i cicli mestruali e la mestruazione? Qual è la corrispondenza tra le sensazioni e le esperienze della persona mestruante e quello che accade al suo interno? Infine, in che modo i nostri assunti più elementari riguardo a cosa è “normale” e “sano” hanno fuorviato i ricercatori in passato? Abbiamo visto come le prospettive bianche, occidentali e/o coloniali hanno influito sulle interpretazioni scientifiche del perché abbiamo le mestruazioni; è l’eugenetica ad aver complicato il come. Tentare di separare l’eugenetica dall’antropologia è facile come districare le uova strapazzate. Tuttavia, i tentativi di scovare i casi in cui un bias eugenetico ha influito sulla nostra interpretazione dei cicli mestruali sono stati ripagati con i nuovi tipi di analisi che il mio laboratorio è riuscito a eseguire per rispondere alla domanda su cos’è un ciclo mestruale “normale”.


Kate Clancy insegna Antropologia biologica alla University of Illinois, dove si occupa del programma in Ecology, Evolution and Conservation Biology. Ha scritto, tra gli altri, per National Geographic, Scientific American e American Scientist. Ciclo è il suo primo libro tradotto in italiano.

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