BRUNO, NESSUNO E CENTOMILA


L‘assurda storia di Bruno Borges, ragazzo brasiliano scomparso nel nulla lasciando una cameretta vuota con al centro solo una copia in scala uno a uno del monumento a Giordano Bruno eretto a Roma, in Campo de’ Fiori, nel 1889


di Ivan Carozzi

(Questo articolo è pubblicato in collaborazione con Linus, su cui è stato pubblicato in versione cartacea)

Una foto di Bruno Borges, giovane brasiliano scomparso di casa lo scorso 27 marzo, è stata accoppiata su internet a un ritratto di Giordano Bruno, il monaco e filosofo vissuto nel XVI secolo. I due Bruno, in effetti, si somigliano. Stesso naso fragile e aquilino, una curva del mento simile, una comune malinconia nello sguardo e una chioma, né lunga né corta, che scende sulla fronte con gli stessi boccoli. Oltre al nome di battesimo e a una certa somiglianza fisica, fra i due Bruno c’è altro in comune. A cominciare da un interesse per lo spazio e gli altri mondi. Ma vediamo di raccontare da capo questa stranissima storia.

Bruno Borges è uno studente di psicologia di 25 anni che vive con la famiglia a Rio Branco, capoluogo della provincia brasiliana di Acre. Non lontano inizia quella parte di foresta amazzonica dove vivono alcune tribù cosiddette «incontattate», di quelle che ogni tanto vengono fotografate da un elicottero per poi finire in una gallery di Repubblica o del Daily Mirror. Nel mese di marzo mamma e papà si assentano per una vacanza, lasciando Bruno a casa in compagnia dei due fratelli, Rodrigo e Gabriela, anche se Bruno, in realtà, pare passerà il suo tempo chiuso a chiave in camera. Quando i genitori tornano, dopo una ventina di giorni, si trovano di fronte a una scoperta. Non solo Bruno è scomparso, infatti, ma la camera da letto ha completamente cambiato aspetto, a partire dall’enorme scultura in bronzo che ne occupa il centro. Si tratta di una copia in scala uno a uno del monumento a Giordano Bruno eretto a Roma, in Campo de’ Fiori, nel 1889. Non è finita: sparito nel nulla il mobilio, alle pareti sono stati affissi dei candidi pannelli, ciascuno dei quali è riempito da una scrittura tanto maniacale nella spaziatura e nell’interlinea quanto perturbante e misteriosa, essendo frutto di un alfabeto sconosciuto. Un quadro appeso ritrae Bruno insieme a un alieno che lo tocca sulla spalla destra. Entrambi indossano una tunica con cappuccio e danno le spalle al pianeta Saturno, che si staglia sullo sfondo di un firmamento color viola. Ci sono poi altri disegni e, adagiati sopra un ripiano, quattordici manoscritti rilegati e scritti in un codice ancora da decifrare. In questa nuova veste la vecchia stanza di Bruno Borges non ha più nulla della normale cameretta di uno studente. Evoca semmai un ibrido tra la sala di un museo e una cappella.

La vicenda è subito rimbalzata in rete, soprattutto nella galassia dei siti che pubblicano «weird news» e «fun facts» (ovvero: notizie bizzarre e notizie di fatti divertenti). Tra i commenti ci sono quelli che la buttano sul «LOL» (cioè sul ridere) e ne approfittano per una battuta: «[…] ho disegnato anche io sulle pareti di casa simboli simili da piccolo, ma mia madre mi ha menato talmente tanto che si è aperto lo Stargate e ho compreso l’universo». Però ci sono anche pagine Facebook, come «Bruno Borges-Estudios» (oltre ventimila iscritti), dove persone da tutto il mondo, appassionati del caso Borges, costruiscono ipotesi, si scambiano informazioni utili alla decifrazione dei manoscritti o trovano l’occasione per confidarsi: «Salve ragazzi. Negli ultimi mesi mi è capitata una cosa che ritengo interessante. Quando passo sotto certi pali della luce, la luce si spegne. Indipendentemente dal fatto che sia in auto o a piedi, da solo o in compagnia. Non si tratta sempre dello stesso palo della luce, dato che il fatto si è verificato in diverse strade, in diversi quartieri e in diverse città […]». «Potrebbe essere a causa del tuo campo elettromagnetico», gli risponde tale Eduardo tra i commenti.

Si sospetta che il giovane studente brasiliano sia una reincarnazione di Giordano Bruno e che il suo compito sia, da ora in poi, quello di proseguire lungo la strada del filosofo che credeva nella possibilità di altre forme di vita nell’universo. Del caso se n’è parlato a luglio anche su Telecampione, emittente tv italiana trasmessa nel centro-nord e specializzata in televendite e cartomanzia.

Tra i frequentatori di «Bruno Borges-Estudios» c’è anche Denise Borges, mamma di Bruno, che il 12 maggio, alla viglia della festa della mamma, ha manifestato i propri sentimenti citando un versetto della Bibbia: «Non abbiate paura, perché questa battaglia non è vostra, ma di Dio». Il profilo biografico più completo sul conto di suo figlio si trova sul sito brunoborgeslivros.com. È lì che troviamo una descrizione di lui da bambino. Allegro, amante del gioco, amico degli altri bambini, dotato di leadership e talento. Ha frequentato una scuola di teatro. Cattolico fin dalla nascita, ha preso la prima comunione all’età di dieci anni. Intorno ai 13 anni si è allontanato dal cattolicesimo professandosi «spiritualista». Già adulto, a Brasilia, ha frequentato un corso da pilota di elicottero. Il profilo lo descrive come un lettore più che bulimico: circa 500 libri l’anno, soprattutto di filosofia. È stato frugivoro e poi vegano. A partire dal 2013, fedele a una missione che gli sarebbe stata affidata, ha cominciato a dedicarsi a un progetto segreto, di cui ora si conosce il nome: «Projecto Enzo». È nel corso di tale «Projecto Enzo» che è diventato un frugivoro e poi un vegano. Basta cliccare in alto su «Comprar», infine, per venire reindirizzati a un sito dov’è possibile acquistare, al prezzo di 18,96 Real, una copia di Teoria da Absorção do Conhecimento, volume primo dell’opera in corso di traduzione di Borges, che per il resto tratterebbe di scienza, occultismo e fisica dei quanti.

Il libro propone di potenziare la conoscenza individuale attraverso una metodologia che predica l’isolamento e la solitudine allo scopo di ottenere il giusto «insight», termine con il quale in psicologia è indicata un’intuizione improvvisa su di sé o sul mondo. Grazie a tale metodologia, afferma, si è reso capace di scrivere 14 libri in brevissimo tempo. Si chiama Teoria per l’Assorbimento della Conoscenza (TAC). Ma all’inizio di giugno c’è una sorpresa e a quel punto è un po’ come se il copione di questa storia, che sembrava scritto da Philip Dick, finisse tra le mani di Dino Risi: durante una perquisizione della polizia brasiliana nelle abitazioni di Marcelo Ferreira e Marcìo Gaiote, amici di Borges, la polizia ha scoperto (oltre a un quantitativo modesto di marjuana) mail e documenti che proverebbero l’esistenza di un piano per il lancio editoriale dei 14 manoscritti. Insomma, Borges non è davvero scomparso, ma avrebbe finto di scomparire solo per promuovere il libro, anche se Ferreira ha negato tutto di fronte alle telecamere di Bom Dia Amazônia, rotocalco in onda su Rede Globo. La sorella di Bruno, Gabriela, ha ammesso in un post su Facebook che anche la famiglia era al corrente di un contratto con una casa editrice, dopodichè si è sfogata: «[…] per realizzare il suo progetto, Bruno ha bisogno di soldi. Del resto non si possono costruire ospedali e aiutare chi ha bisogno solo con l’amore e il coraggio. Quindi non iniziamo a fare gli gnegnegnè!!!». Ma dov’è finito Borges? Magari sta trattando il cachet per un’esclusiva su Bom Dia Amazônia. In ogni caso, dalla fine di marzo fino al giorno in cui è stato chiuso questo articolo, Borges non è più tornato a casa. Il mistero resta e la nostalgia è tanta.


Ivan Carozzi lavora per la rivista Linus e ogni tanto per la tv. Ha scritto per diversi quotidiani e periodici. È autore di Figli delle stelle (Baldini e Castoldi, 2014), Macao (Feltrinelli digital, 2012) e Teneri violenti (Einaudi Stile Libero, 2016).
In copertina Matthäus Merian. Tabula Smaragdina (Emerald Tablet). Opus Medico-Chymicum. 1618.

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