Contrapoints: filosofia e lustrini su youtube



Come un professore di filosofia statunitense è diventato Natalie Wynn (Contrapoints), l’Oscar Wilde di youtube.


In copertina: Giosetta Fioroni, in fondo al mare, asta Pananti in corso

di Erica Casale

Il video inizia con un sottofondo 8-bit che ricorda Super Mario che tira fuori monete a testate da un quadrato di mattoncini; al centro dell’inquadratura c’è una donna transessuale, con un vestitino bianco e azzurro. Si stringe al petto una bambola che identifica come la sua sorellina, parla un giapponese elementare e ci dice che si chiama Arisu; anche se è palesemente un’adulta, i suoi modi ricordano una quindicenne cosplayer. Seguono pochi secondi di simil-sigla di anime, con la donna e la bambola che danzano circondate da fiorellini. La musica si ferma, l’inquadratura cambia. Un uomo adulto inizia a parlare dell’Alt-Right da un televisore animato, la donna con la bambola lo sta guardando. Cambio di inquadratura, di nuovo, vediamo uno stralcio di un altro video in cui un uomo nudo, coperto soltanto da un mantello nero, corre in mezzo alla neve. Chi conosce il canale e non ha aperto il video per caso sa che l’uomo nudo e la donna con la bambola sono la stessa persona. Il tono con cui ora ci parla non è dei più allegri, ma sembra prometterci qualcosa. Il tema del video viene chiarito – anche se a definirlo ci pensava già il titolo, “What the Alt-Right Fears”, e così il nostro viaggio all’interno della destra americana e della psiche umana ha inizio.

La donna è una youtuber americana, Natalie Wynn, nata in Virginia (USA) il 21 ottobre del 1988. Prima di aprire il canale youtube Contrapoints, era professore aggregato di filosofia presso una prestigiosa Università di Ricerca. Nel 2016 ha mollato l’Università, come spiega nell’apposito video intitolato Why I Quit Academia; nove intensi minuti in cui con fattezze ancora mascoline costrette in un elegante abito rosso, mesce alcolici e racconta della sua presa di distanza da un ambiente che spinge i ricercatori a specializzarsi in campi sempre più settoriali e a pubblicare studi sempre più astratti, lontani da una disciplina nata per dare una spiegazione all’assurdità dell’esistenza.

Da quel video del 2016 sono passati tre anni, e Contrapoints ha guadagnato quasi 600.000 iscritti – che non è poco, considerato che il canale tratta principalmente di filosofia politica e di genere. Ora Natalie viene chiamata l’Oscar Wilde di Youtube e scrivono di lei sul NY Times e sull’Atlantic. Nel frattempo ha anche intrapreso un lungo e difficile percorso di transizione da uomo e donna; un percorso di cui ha reso partecipe il suo pubblico, in primis col difficile video Gender Disphorya, in cui sviscera il disagio angosciante di vivere il proprio corpo maschile. Gender Disphorya non è un caso isolato; Natalie invita il pubblico nella sua vita privata, fa spesso riferimento all’abuso di sostanze psicotrope, mesce e beve alcolici in quasi ogni video e ne ha dedicato uno alla sua esperienza con la psichiatria. È una youtuber che si offre senza maschere agli occhi del pubblico, perché gli argomenti che affronta hanno a che fare con quella parte intima e sensibile dell’esperienza umana piena di dubbi che da Talete di Mileto in avanti continua a gridare nell’abisso alla ricerca di una risposta alla domanda ancestrale “chi siamo e che ci facciamo al mondo?”

Seguo Natalie da un po’, da quando un amico mi ha passato il link del suo video sugli Incel (Involountary Celibacy) qualche mese fa. Ho recuperato in fretta il resto della produzione, che inizia con un video sul femminismo. Allora non si faceva chiamare Natalie e non aveva neanche ancora accettato di essere transessuale. La sua transizione è stata graduale ed è stato interessante poter osservare il processo da vicino, non tanto dal punto di vista fisico quanto piuttosto da quello mentale ed emotivo. Cosa prova una persona che si rende conto di abitare un corpo che non rispecchia il proprio genere, come razionalizza il percorso che intende intraprendere? Natalie affronta spesso la questione, da lontano e da vicino, perché è un argomento sensibile e gli argomenti sensibili sono esattamente quelli che necessitano di essere trattati.

Razzismo, sessismo, libertà d’espressione, appropriazione culturale; sono alcuni dei temi che Natalie affronta, partendo dalla definizione, allargandosi al contesto, mettendo in campo di seguito ipotesi, controtesi, risposte e obiezioni, spesso indossando i panni di personaggi creati ad hoc per dare l’impressione di un dibattito in corso. La struttura dei suoi video è sempre ordinata, in modo da facilitare l’assimilazione anche della questione più sfaccettata e complessa. L’estetica, in compenso, è una continua sorpresa. Decadente o sfavillante, intermezzi musicali, sterzate di tono, ripide scivolate nella presa di coscienza della futilità della vita umana, immediate risalite in un contesto di discussione rilassante. Parrucche rococò, divise da nazista, camice immacolato da ricercatore. La discussione filosofica viene spettacolarizzata e scimmiotta la farsa.

Giosetta Fioroni, in fondo al mare, asta Pananti in corso

La formula funziona; le visualizzazioni continuano a salire, il pubblico si è ampliato e compattato in una comunità online partecipe e attiva. Contrapoints non è l’unico canale dedicato alla diffusione del pensiero filosofico in chiave d’intrattenimento; accanto a Natalie abbiamo ad esempio Philosophy Tube e Pursuit of Wonder e altri che sto conoscendo poco a poco. Sono ancora nuova allo studio del pensiero umano: il mio rapporto con la filosofia si è interrotto bruscamente ancora prima di iniziare a causa di un disgraziato malinteso. Di tutti i filosofi studiati nel biennio delle superiori mi aveva convinta solo Socrate, e a distanza di tanti anni non saprei dire se il problema fosse il professore o una mia istintiva avversità al metodo di insegnamento. La filosofia mi sembrava astratta e dogmatica, lontana dalle questioni del vivere umano che si riprometteva di risolvere, o quantomeno affrontare. Bello Eraclito (540 a.C-480 a.C) col suo panta rei, ma come si applicava alla mia esperienza? Interessante pure Platone (427 a.C-347 a.C) con la tripartizione dell’anima e il mito della caverna, niente da dire. Mi sono rimasti impressi pure i concetti di Apeiron, secondo Anassimandro il principio e la fine di tutte le cose, e di Iperuranio, “spazio al di là delle sfere celesti sede delle realtà assolute” per Platone, ma se avessi dovuto dare una definizione di quello che pensavo davvero della filosofia, mi sarei rifatta con ulteriore e tracotante ignoranza all’onanismo poetico degli stilnovisti, – che non potevo sopportare, ma se sapeste come mi era stato presentato Cavalcanti mi dareste ragione.

Eppure, volente o nolente, di filosofia mi sono sempre occupata più o meno come chiunque altro, perché è filosofia occuparsi della faccenda umana, del significato dell’esistenza, della ricerca di un modo per definire il giusto, il bello, il bene. Non sono questioni estranee all’uomo; chiunque guarda le stelle e si chiede in che punto del mondo sta. Se prendo per buona la mia esperienza, mi viene da dire che le persone non ignorano gli argomenti filosofici, ma la filosofia accademica. Le discussioni su quello che facciamo al mondo, quello che stiamo facendo al nostro pianeta e a noi stessi, il dolore per le barriere mentali che ci dividono e il luogo trascendentale in cui possa risiedere una felicità condivisa, quelle capitano a chiunque si trovi a chiacchierare un po’ più a lungo con uno sconosciuto ubriaco alle 4 del mattino. Non è necessario che le risposte siano condivisibili, che si risolvano in soluzioni alte e articolate; non è nemmeno necessario che si trovino, le risposte. La filosofia è il soggetto e quello che ne deriva dipende dal contesto e dalla portata cerebrale dell’interlocutore.

Lo studio della filosofia, d’altro canto, appare ben lontano dai problemi delle persone comuni. L’esperienza del vivere che dovrebbe essere al centro delle ricerche filosofiche è ignorata in favore di una reinterpretazione morbosa di argomenti già discussi, diatribe mai risolte su materia fissa. Lo spaccarsi della coscienza, l’io con la sua maschera, il destino umano che è l’eterna incomprensione, una vita da orfani del senso condiviso. Se scruterai a lungo nell’abisso, l’abisso scruterà in te, insegna Friedrich Nietzsche in una delle sue citazioni più celebri e strapazzate, ma l’abisso è una materia dura e oscura. Diogene (412 a.C.-323 a.C.), detto anche il Socrate pazzo, ricercava attraverso un continuo e morboso spogliarsi del superfluo, il senso più intimo della natura umana, una forma di felicità ancestrale e ascetica. Allievo di Anistene e con lui fondatore della scuola cinica, viveva in una botte povero come un cane e professava una forma antica di socialismo anarchico. Più tardi, nel 1490, Lorenzo il Magnifico scriveva la Canzona di Bacco, il più famoso dei suoi canti carnascialeschi, di cui permane nella memoria condivisa il ritornello “Chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza”, un invito alla vita che ricorda la morte. Ci vuole coraggio per affrontare il vuoto e a mettere le mani nelle interiora del senso della vita è difficile non trasformare le notti in vortici ansiosi.

Non che la letteratura moderna e contemporanea sia priva di voci che si impastoiano di quei dubbi ancestrali sulla natura dell’animale umano; i narratori in quel nulla ci sguazzano e quello che ne tirano fuori scivola sul filo della supponenza o della grandiosità a seconda delle loro capacità affabulatorie. Ma non stiamo parlando di storie che indagano la natura dell’uomo attraverso i loro personaggi, il tema qui è il discorso esplicito e saggistico sulla filosofia, l’approccio dell’uomo alla vita, all’arte, alla società e alla morte. Un discorso che viene comunque affrontato dalla cosiddetta gente comune, ma con una presa di distanza netta e visibile dal discorso filosofico accademico. Parlavo di persone qualunque che  si chiedono quale sia il loro posto nel mondo, di discussioni improvvisate con sconosciuti in vena di chiacchiere; parlano di filosofia senza citare i filosofi, senza rifarsi a scuole di pensiero. Forse sono nichilisti senza saperlo, alcuni con punte di edonismo, altri stoici che seguono ignari l’ascetismo di Zenone di Cizio (335 a.C-263 a.C), che immagino come gli astemi che riportano tutti a casa. Sviscerano il senso della vita coi propri strumenti, rifiutando a priori le cassette di attrezzi utilizzate da altri nel corso dei millenni, e si danno alla filosofia nel suo senso più puro.

Nella cultura mainstream, il discorso apertamente filosofico sta tornando anche grazie a figure come Natalie che, pur essendosi allontanata dal contesto accademico, insieme ai suoi colleghi, mescola fatti e astrazione, parte dai mutamenti interni alla società per riportare il discorso all’immanente. Natalie parte spesso da quello che fa parte del suo vissuto di donna bianca transessuale e di cittadina americana, per arrivare a trattare temi più ampi. Come diceva Protagora “l’uomo è misura di tutte le cose” e per interpretare la realtà non si può che partire dall’esperienza umana. E’ per questo che più la filosofia si avvicina all’individuo, più questo riesce a seguirla e a prendere parte alla discussione.


ERICA CASALE, CLASSE 1988, LAUREATA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE, GESTISCE IL LIT-BLOG LA LEGGIVENDOLA E CHIACCHIERA DI EDITORIA E SCRITTURA SU PENNE MATTE

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