Cosa c’è dietro al segreto della massoneria



Tra chi si interessa, oggi come in passato, a quale sia il segreto che c’è tra chi fa parte della massoneria, ci sono alcune idee sbagliate. Ma anche vere e proprie ossessioni.


In copertina un’opera di Gaetano Previati “La Danza delle ore”

Pubblichiamo, in collaborazione con Editori Laterza, un estratto da “I liberi muratori. Storia mondiale della Massoneria”.

di John Dickie

Un uomo con un grembiule e una spada sguainata ti costringe a consegnargli i soldi, le chiavi di casa, il telefono, tutti gli oggetti in metallo che ti tengono legato al mondo esterno. Ti benda gli occhi. Senti che qualcuno ti arrotola la manica destra e la gamba sinistra dei pantaloni, mettendo a nudo il ginocchio. Ti sfila il braccio sinistro dalla manica della camicia, lasciandoti il petto scoperto. Ti mette sopra la testa un cappio con un nodo scorsoio. 

Fai un passo avanti. La tua vita di massone è cominciata. 

Questa è una descrizione a grandi linee del rituale a cui viene sottoposto un aspirante massone una volta che è stato preparato nel modo appena descritto a varcare per la prima volta la soglia di una loggia. Le cerimonie che illustro qui sono molto simili a quelle a cui si sottopose John Coustos nella Rainbow Coffee House di Fleet Street. Una serie di riti segna l’iniziazione di un uomo e il suo passaggio da uno status a quello successivo all’interno della Massoneria. Questi status successivi sono chiamati gradi. I segreti giocano un ruolo centrale nella drammaturgia dei rituali dei gradi massonici. 

Gli inquisitori portoghesi definivano questi rituali «ridicoli». E molti autori satirici, nel corso dei secoli, li hanno visti allo stesso modo. Ridere del rituale massonico, insomma, è molto facile, ma per nulla originale. Più ho approfondito la mia conoscenza della Massoneria, più alcuni di questi sberleffi hanno cominciato a darmi fastidio, perché soffocano il nostro desiderio di ascoltare le storie dei massoni e ci impediscono di vedere quanto siano simili a noi. 

Quando ridiamo dei rituali altrui, dimentichiamo quanto la nostra vita sia ritualizzata in forme invisibili: abitudini come battere i palmi delle mani uno contro l’altro per mostrare apprezzamento, o stringerci le mani quando ci incontriamo, o dire «cin cin» quando solleviamo un bicchiere. Per quanto materialistici o computerizzati possiamo diventare, per quanto convinti possiamo essere della fondatezza della selezione naturale e del big bang, non riusciremo mai a scrollarci di dosso il bisogno dell’influenza strutturante del rituale. Nascite, matrimoni e morti: quando veniamo accolti nel mondo, quando creiamo una famiglia, quando ci congediamo dall’esistenza sentiamo tutti il bisogno di mettere in atto un cerimoniale. 

Il massone medio comprende, meglio della maggior parte di noi, la magia di un rito ben eseguito. I rituali di iniziazione ci dicono, in modo più suggestivo di qualsiasi altra esperienza, che siamo diventati qualcosa di nuovo. I rituali familiari uniscono le persone perché sono un’esperienza condivisa all’interno di un quadro di riferimento condiviso. Le cerimonie, però, tendono anche a renderci diffidenti verso tutti quelli che ritualizzano in modi diversi dal nostro. Personalmente sono tutt’altro che religioso, ma sono cresciuto all’interno di una cultura anglicana e le persone come me, quando si trovano di fronte all’hajj musulmano (il pellegrinaggio alla Mecca), o a un brit milah ebraico (il rito della circoncisione) o a un sacrificio vedico induista inizialmente tendono a giudicare bizzarre queste cerimonie. Chiunque non abbia familiarità con il rituale massonico, e la terminologia che usa, quasi certamente troverà tutta la faccenda come minimo torbida. È richiesta una piccola dose di pazienza ed empatia. Fortunatamente, mentre i massoni devono dedicare quantità sproporzionate del loro tempo a memorizzare tutte le parole e i movimenti di quelli che chiamano i loro «lavori», a noi è sufficiente conoscerne una piccola parte per poter apprezzare la storia della Massoneria. 

Una volta che il candidato bendato è entrato nella loggia, gli viene ordinato di inginocchiarsi per una preghiera. Quindi viene preso per mano e gli viene fatto fare tre volte il giro della stanza, prima di essere presentato ai dignitari di loggia, che certificano che abbia almeno ventun anni, che sia «di buoni costumi» e che sia nato «libero». 

Su esortazione del Maestro venerabile, il candidato pronuncia una serie di giuramenti, in particolare afferma di credere in un qualche dio e che il suo desiderio di diventare un massone non è originato da «ragioni di interesse o altre motivazioni immeritevoli». 

Poi arriva la camminata. Il candidato fa tre passi in avanti, ognuno più lungo del precedente, con il tallone che va a toccare il collo del piede ad angolo retto, in modo che i due piedi formino una squadra. Finita la camminata, deve formare un’altra squadra con le gambe, inginocchiandosi di fronte all’altare mettendo a terra il ginocchio sinistro, quello scoperto, e poggiando in avanti il piede destro. Poi gli viene chiesto di apporre la mano su una Bibbia, un Corano o qualunque «Volume della legge sacra» di sua preferenza, che avrà provveduto a portare con sé. A quel punto, giura di non trascrivere mai i segreti massonici che sta per apprendere. Le pene che gli verranno inflitte se dovesse tradire i segreti massonici sono raccapriccianti: «sotto pena […] di aver tagliata la gola, strappata la lingua alla radice e il mio cadavere sepolto sotto la sabbia del mare in acque basse, alla distanza di una gomena dalla riva, dove la marea sale e scende regolarmente due volte in ventiquattro ore». Una volta che ha pronunciato queste parole, e suggellato il suo giuramento baciando il Volume della legge sacra, è diventato un massone «neofita» e pertanto gli viene tolta la benda. Poi gli viene detto che ci sono tre grandi «luci emblematiche» nella Massoneria. La prima è quella che vede sull’altare di fronte a lui ed è in comune con le grandi religioni mondiali: il Volume della legge sacra, che è una guida alla fede. La seconda e la terza sono le insegne della Massoneria, esibite su edifici, grembiuli e spille in tutto il mondo: la squadra, che indica la rettitudine, e il compasso, un’immagine di autocontrollo. 

A questo punto il Fratello appena iniziato viene aiutato a rialzarsi in piedi e invitato a mettersi alla destra del Maestro, da dove può ricambiare lo sguardo di solenne benevolenza dei Fratelli seduti tutt’intorno alla stanza. Può anche contemplare l’interno rettangolare della loggia, con il suo famoso pavimento a scacchi. 

Ai tempi di Coustos, il motivo a scacchiera di solito era tracciato con il gesso, esattamente come aveva raccontato agli inquisitori. 

Gli arredi della loggia stimolano la curiosità dell’iniziato. Per esempio le due colonne sormontate da globi, alte più o meno fino alla spalla. Ci sono anche, intorno all’altare dove è aperto il Volume della legge sacra, tre candele collocate sopra colonnine in miniatura. Ogni colonna ha un disegno differente: una è sormontata dall’elaborato fogliame dell’ordine architettonico corinzio, le altre due sono in stile ionico e dorico. Ovviamente, tutte queste cose hanno un loro simbolismo massonico. In questa fase, tuttavia, il Maestro si limita a spiegare il significato delle candele (le «luci minori» sono definite nel gergo massonico): rappresentano le tre guide che accompagneranno l’iniziato nella sua vita di massone, il Sole, la Luna e il Maestro venerabile. Questo perché, come rivelò Coustos, «come il Sole dà luce al giorno, e la Luna alla notte, così il Maestro deve governare e dirigere i suoi ufficiali e apprendisti». 

Il maestro continua con la sua lezione. La Massoneria ha diversi gradi, di cui questo, l’Apprendista ammesso, è solo il primo. Il Fratello appena iniziato, quindi, può aspettarsi di passare attraverso altre cerimonie. Per il momento, è autorizzato ad apprendere il segno, il toccamento e la parola segreti, come li chiamano i massoni. 

Il segno, un promemoria delle pene in cui incorre chiunque tradisca i misteri massonici, consiste (come confessò Coustos) nel «mettere la mano destra davanti alla gola come se la si volesse tagliare». 

Il toccamento è conosciuto dai profani come la stretta di mano massonica. Il suo scopo, secondo Coustos, è «essere riconosciuti in ogni parte del mondo da altri Fratelli, e guardarsi da coloro che non lo sono». Il Maestro mostra come dev’essere eseguito, mettendo il pollice sopra la prima falange del dito indice dell’iniziato. 

La parola, infine, è BOAZ, che è il nome di una delle due colonne all’ingresso del Tempio di Salomone, come descritto nel Libro dei re. La Massoneria ricava molti dei suoi simboli dal Tempio di Salomone e dai suoi costruttori. Questa parola è così segreta che i massoni sono autorizzati a pronunciarla apertamente solo fra loro, e mai per intero. Coustos, naturalmente, raccontò tutto ai suoi carcerieri. Anche BOAZ ha un significato simbolico: sta per forza. 

Il nuovo massone deve poi procedere a un’altra tornata di presentazioni agli ufficiali di loggia, scambiando ogni volta con loro il segno, il toccamento e la parola. Al termine, acquisisce il diritto di ricevere un grembiule massonico in pelle di pecora. 

Dopo aver promesso di contribuire al fondo di assistenza per i massoni in difficoltà e le loro famiglie, l’iniziato potrebbe pensare, comprensibilmente, che la procedura sia quasi terminata. Ma deve ancora essere istruito sugli utensili simbolici appropriati per il grado di Apprendista ammesso: sono un regolo da ventiquattro pollici (poco più di sessanta centimetri), un maglietto (un martello) e uno scalpello, e ricordano metaforicamente a un massone l’importanza di usare bene il suo tempo, lavorare con dedizione e perseverare. Il nuovo affiliato deve imparare anche altri simboli e concetti astratti: un mucchio di cose su Verità, Onore e Virtù. E poi Prudenza, Temperanza e Fortitudine. Benevolenza. Carità. E anche Fedeltà, Obbedienza e (naturalmente) Segretezza. Gli vengono insegnate anche altre regole, come il dovere di non «sovvertire la pace e il buon ordinamento della società». 

Poi, finalmente, arriva un lungo rito che segna la conclusione della tornata (la riunione rituale della loggia), che include un’altra serie di segni, preghiere, batterie (applausi rituali), discorsi solenni e movimenti compassati. A questo punto, dopo un’ora buona di cerimoniali, la confraternita si ritira per un pasto celebrativo. 

Mentre mangia e beve a sazietà, il Fratello appena iniziato forse si domanda la ragione di tutta questa pomposità. Gli impegni solenni e i macabri ammonimenti avrebbero dovuto garantirgli un posto in un gruppo di Fratelli prescelti per custodire segreti di quelli che ti cambiano la vita. Ora è entrato nel gruppo, ma dove sono i segreti? Tutto quello che ha imparato sono segreti sui segreti. Conosce il segno, la stretta di mano, la parola d’ordine e così via. Ma in sostanza tutto si riduce alla raccomandazione di cercare di essere una brava persona. 

Forse, riflette, dovrà aspettare i gradi successivi perché giunga l’illuminazione. Ma quando passa ai gradi successivi, qualche tempo dopo, le cerimonie di iniziazione che segnano la sua ammissione al secondo e al terzo livello della Massoneria (rispettivamente, Compagno d’arte e Maestro) consistono negli stessi elementi con qualche piccolo cambiamento. 

Nella cerimonia per il passaggio al secondo grado, quello di Compagno d’arte, il candidato viene preparato scoprendo il ginocchio destro e il petto destro, contrariamente alla cerimonia di iniziazione dell’Apprendista. Il toccamento consiste nel premere il pollice sulla nocca del dito medio, invece che dell’indice. I messaggi morali sono altrettanto semplici di quelli del primo grado, anche se leggermente diversi: al candidato viene detto che oltre a essere una brava persona dovrà cercare di approfondire la sua conoscenza del mondo. L’iniziato pronuncia il giuramento sotto pena di avere il petto squarciato e il cuore strappato via e divorato dagli avvoltoi. La parola è jachin, il nome dell’altra colonna del Tempio di Salomone. 

Un candidato al terzo grado, quello di Maestro, viene preparato con la rimozione completa della camicia e il denudamento di entrambe le ginocchia. Il toccamento del Maestro consiste in una divaricazione delle dita fra il medio e l’anulare, tipo il saluto vulcanico del dottor Spock di Star Trek. La sanzione per la violazione del giuramento consiste nell’essere tagliati in due e avere le budella ridotte in cenere e disperse per terra. La parola è mohabon o mahaboneh: non si sa bene cosa significhi, ma qualcuno sostiene che voglia dire «La porta della loggia è aperta», in qualche lingua non meglio specificata. 

La cerimonia del grado di Maestro è la più importante delle tre, l’apice del processo che porta a diventare un libero muratore. È molto più lunga delle prime due, e il suo tema è la morte. Nonostante questo, sembra parecchio divertente. La fratellanza ha l’occasione di mettere in scena una minirecita che rievoca l’omicidio di Hiram Abiff, l’architetto del Tempio di Salomone. La storia vuole che Hiram, essendosi rifiutato di rivelare i segreti di un mastro muratore, fosse stato colpito alla testa più volte e ucciso. Il candidato interpreta la parte di Hiram: gli altri gli urlano contro, lo malmenano (con delicatezza) e poi lo «seppelliscono» dentro un sacco di tela, che viene portato in processione per la loggia. Alla fine, Hiram Abiff risorge grazie alla magia della stretta di mano del Maestro e di uno speciale abbraccio massonico rianimatore. 

La segretezza è incastonata a tripla mandata nei gradi che scandiscono l’ammissione di un uomo in una loggia massonica: l’esistenza dei rituali è segreta; nel corso di questi rituali, bisogna promettere ripetutamente di mantenere il segreto, per non incorrere in terrificanti conseguenze; i segreti stessi sono celati dietro simboli. La cerimonia del grado di Maestro culmina nella rivelazione del mistero più profondo e terribile. E il segreto ultimo della Massoneria è… che la morte è una faccenda seria e tutto il resto dev’essere messo nella giusta prospettiva. 

Non c’è altro, veramente. Nonostante tutti questi strati di mistero, la promessa della Massoneria di svelare verità nascoste si rivela un semplice involucro che nasconde una manciata di verità banali. La Massoneria, come spiega il rituale per il secondo grado, non è niente di più, o di meno, che un «peculiare sistema morale, velato sotto uno strato di allegoria e illustrato da simboli». 

Magari avrete sentito parlare di massoni di trentatreesimo grado e roba del genere, ma nella Massoneria non esistono gradi più alti di quello di Maestro, il terzo. Nel tempo, tuttavia, i Fratelli più smaniosi hanno elaborato un gran numero di quelli che chiamano «gradi laterali», di cui il più bizantino, con i suoi trenta gradi supplementari, è il Rito scozzese. (Nelle Isole Britanniche, è conosciuto come «Rose Croix».) La cosa da ricordare, per ora, è che questi gradi laterali sono solo varianti aggiuntive che si diramano dai tre gradi fondamentali che ho appena descritto. Quando ho chiesto a un massone cosa lo avesse spinto ad accumulare con tanto entusiasmo molti di questi gradi laterali, lui mi ha risposto semplicemente che «è una droga». Nessuno di questi gradi presenta particolari novità: sono tutti basati sullo stesso miscuglio di allegorie, regole morali di ordinaria amministrazione e un senso di comunanza creato dalla cerimonia. Ma offrono infinite possibilità di utilizzi fantasiosi di simboli e costumi sontuosi. 

Come non è il caso di sottovalutare il fascino che possono esercitare le cerimonie massoniche, non dobbiamo giudicare la morale e la filosofia che i massoni esprimono attraverso i loro rituali alla stregua di semplici banalità. I significati che stanno dietro a tutto questo simbolismo possono sembrare particolarmente anodini: sii un brav’uomo, cerca di essere bene informato, assurdità dei concetti propalati da molte religioni ortodosse – brucia le streghe, uccidi gli infedeli, punta il dito contro i peccatori – i precetti che i massoni vengono esortati a seguire appaiono rincuoranti. 

I liberi muratori ci tengono a sottolineare che la loro confraternita non è una religione. Altri potrebbero ribattere che se ha cerimonie e simboli come una religione, e copre lo stesso territorio morale e spirituale di una religione, allora è capzioso pretendere che non lo sia. Forse è sufficiente descrivere la Massoneria come una sorta di religione di second’ordine: accorda libertà di coscienza, consentendo al singolo individuo di sesso maschile (di regola) di prendere decisioni autonome sulle complessità legate alle questioni teologiche, e offre al tempo stesso un quadro generale per vivere insieme in una pace spiritualmente costruttiva. Può essere facile riderne, ma respingerla a priori non altrettanto. Senza considerare che molti massoni si impegnano molto in attività di beneficenza. 

Quando John Coustos confessò tutte queste cose agli inquisitori portoghesi, loro affermarono a più riprese di considerarlo «degno di fiducia». Almeno fino alla domanda su quale fosse lo scopo di tutti quei rituali. Ecco quanto annotarono i giudici del Sant’Uffizio: 

[Coustos] ha detto: che il solo scopo che hanno [i rituali] è mantenere il segreto che tutti i membri sono tenuti a preservare. 

Richiesto: se il solo motivo a cui sono destinate le suddette regole e altre cerimonie è assicurare il rispetto del segreto, come egli sostiene, qual è dunque il fine e lo scopo ultimo a cui tende tale segreto, in considerazione delle gravi e singolari sanzioni in cui incorrono […]? 

[Coustos] ha detto: che lo scopo ultimo di tali procedure era proprio tale segreto. 

Lo scopo del segreto massonico è il segreto stesso: non è un modo per nascondere qualcosa, in realtà. Per dirla in altri termini, l’elaborato culto del segreto all’interno della Massoneria è una finzione rituale. Tutte le pene terrificanti paventate per coloro che violano il giuramento sono solo teatro, sanzioni destinate a non essere mai applicate veramente. Comprensibilmente, gli inquisitori trovarono questa parte della confessione di Coustos «insufficiente, evasiva e ingannevole». Per questo lo torturarono: perché la verità sulla Massoneria era tragicamente deludente. 

Anche se Coustos non era l’eroe che pretendeva di essere, gli va dato atto, a distanza di secoli, che non fabbricò nessuna fantasia per soddisfare le aspettative degli inquisitori. Avrebbe facilmente potuto inventare qualche orripilante sacrilegio per dare ai suoi torturatori l’impressione di non aver sprecato il loro tempo. Quando un massone italiano, Tommaso Crudeli, fu arrestato dall’Inquisizione a Firenze, più o meno nello stesso periodo, la causa contro di lui si basava sulle affermazioni di un altro membro che sosteneva che le nuove reclute venivano masturbate da un Fratello di grado più alto e poi costrette a firmare con il loro stesso seme un giuramento in cui si impegnavano solennemente a commettere qualsiasi crimine, con l’unica eccezione della sodomia. In un certo senso, quindi, Coustos era effettivamente un martire: un martire dell’anticlimax. Eppure, da allora, i massoni come lui, e i nemici dei massoni come gli inquisitori, hanno ceduto all’impulso di vedere nel segreto massonico molto di più di quanto ci sia in realtà. È questo il filo paradossale che collega molte delle storie che seguono: il segreto massonico, in sé e per sé, è ben poca cosa, ma al tempo stesso è tutte quelle cose in cui sia i liberi muratori sia i loro nemici, in ogni periodo storico e in ogni parte del mondo, l’hanno trasformato.


John Dickie, professore all’University College di Londra, è un esperto di fama internazionale su molti temi della storia italiana. Nel catalogo Laterza anche: Cosa Nostra. Storia della mafia siciliana (2005 e nuova edizione 2007), tradotto in ventuno lingue e premiato dalla Crime Writers’ Association per le opere di saggistica; Con gusto. Storia degli italiani a tavola (2007), votato in Francia libro gastronomico dell’anno nel prestigioso sondaggio Rtl/Lire; Una catastrofe patriottica. 1908: il terremoto di Messina (2008); Onorate Società (2012); Mafia Republic (2014).

 

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