Cosa ci dice una collana di denti di cervo sui nostri antenati dell’era glaciale



Oggetto d’arte o con una funzione sociale? La collana di denti di cervo rosso risalente al periodo maddaleniano è entrambe le cose, ma anche di più: è il simbolo di un’idea di società coesa e relazionata al mondo naturale.


In copertina: Una foto di D von Petzinger, Collection MNP Les Eyzies (France)

(Questo testo è la traduzione italiana di un articolo precedentemente uscito su Aeon)


di Izzy Wisher

Era glaciale, Europa, circa 20.000/13.500 anni fa. Siamo in un periodo conosciuto come il Maddaleniano: il clima sta migliorando gradualmente dopo che i ghiacciai e le temperature fredde hanno raggiunto il loro apice nell’Ultimo Massimo Glaciale. 

Nonostante ciò, il paesaggio era ancora ghiacciato, arido e spietato per tutti coloro che ci vivevano. A popolare questo ambiente impietoso erano cacciatori-raccoglitori nomadi. Questi maddaleniani si sono adattati al paesaggio utilizzando tutte le risorse a loro disposizione, creando una cultura ricca e diversificata, che comprendeva strumenti, armi da caccia e altri utensili ad alta efficienza, ma anche abbigliamento su misura, arte rupestre, gioielli, collane e molto altro ancora. Tutti gli aspetti di questa cultura dipendevano dalle relazioni con altri gruppi umani e da una conoscenza profonda degli animali, una risorsa cruciale che ha permesso al popolo Maddaleniano di sopravvivere durante questo difficile periodo. Sono proprio queste relazioni, che hanno plasmato le identità e i comportamenti sociali del passato, la chiave per comprendere la vita sociale e i comportamenti dei nostri antenati.

È durante questo periodo – circa 19.000 anni fa – che nel sud-ovest della Francia, in un sito chiamato Saint-Germain-La-Rivière, una donna adulta muore e viene preparata per la sepoltura dai membri della sua comunità. Viene ornata da una collana composta da 70 denti di cervo rosso perforati da uno strumento in selce; molti di questi denti hanno un disegno unico inciso e sono stati spalmati di ocra rossa. Queste “perle” ci forniscono una visione privilegiata del modo in cui i nostri antenati maddaleniani hanno negoziato i loro rapporti, e l’importanza di questo intreccio di relazioni per la loro sopravvivenza. Il contesto (una sepoltura, appunto) di queste perle dimostra come queste relazioni abbiano avuto un ruolo centrale nella vita sociale di queste popolazioni. Districandoci tra le storie di queste perle così particolari – il modo in cui sono state fatte, utilizzate e infine depositate – possiamo rivelare i modi in cui i nostri antenati hanno usato questi oggetti per negoziare e stabilire intricate relazioni uomo-animale, così come tra gli oggetti e il paesaggio. Possiamo capire le “biografie” di queste strane perle contestualizzando le fasi successive dei loro trascorsi, all’interno delle condizioni ambientali e sociali dell’epoca Maddaleniana.

La prima fase riflette immediatamente il loro significato all’interno di questa società: furono realizzate con denti di cervo rosso, da circa 63 diversi esemplari. Si potrebbe inizialmente sospettare che ciò rappresenti le abilità di caccia dei componenti della società, ma si contestualizza l’evento all’interno delle condizioni ambientali ed ecologiche del periodo, la narrazione si complica. L’ambiente ghiacciato della Francia sudoccidentale non era adatto al cervo; questa specie costituisce meno dell’1% del patrimonio faunistico del sito di Saint-Germain-La-Rivière. Il gruppo che viveva qui non cacciava cervi, non certo nella misura in cui potevano acquisire denti da 63 animali diversi, quindi da dove provenivano i denti?

La regione più vicina con abbondanza di cervi rossi in quel periodo si trovava a circa 300 km di distanza, nel nord della Spagna. Le ricerche ambientali fatte sui siti archeologici di questa regione dimostrano che non si trattava di un paesaggio completamente arido, anzi erano le condizioni ideali per i cervi rossi, che erano molto più abbondanti in questa zona. È probabile quindi che le perle abbiano avuto origine in queste zone e siano poi state acquistate scambiando oggetti e beni con diversi gruppi sociali di questa regione. Pertanto, queste perle, fin dalle prime fasi della loro storia, ci raccontano una storia di relazioni tra gruppi di diverse regioni d’Europa.

La storia di queste inusuali perline si arricchisce ulteriormente con la comprensione della loro produzione. Le perle non sono tutte uguali; ognuna è forata e decorata in modo unico. La riproduzione 3D di queste perle, possibile attraverso l’archeologia sperimentale, suggerisce che è necessaria circa un’ora per perforare ogni dente, ma le variazioni nella forma e nelle dimensioni delle perforazioni rappresentate dalle perle di Saint-Germain-La-Rivière non avrebbero potuto essere ottenute accidentalmente. Ogni perforazione riflette quindi un “talento” o una preferenza artistica, con differenze nella produzione delle perle – che quindi ci raccontano la storia di molti autori, tutti unici nel loro genere. 

La natura individuale di ogni perlina è ulteriormente sottolineata dalla sua decorazione. Le linee incise sono state intagliate nello smalto con una lama in selce molto affilata, e rese visibili dall’applicazione dell’ocra per evidenziare il disegno. Si può quindi presumere che le perle siano state create intenzionalmente per essere distinte, e forse per riflettere la moltitudine di persone all’interno della società. Ogni perlina rappresenta una persona, un fabbricante di perle, con l’identità individuale espressa nelle caratteristiche di ogni singolo grano.

Tutte queste perle sono l’opera unica di vari esseri umani, espressa attraverso delle perforazioni e delle decorazioni  sempre diverse. Queste azioni sono l’unione di un aspetto concettuale, quello della natura unica di ogni persona, con il cervo rosso; ed ecco che le perle diventano un ibrido cervo-umano. Una perlina da sola incarna le relazioni tra diversi gruppi di esseri umani e una relazione intima tra persone e cervi. Unire le perline in una collana, invece, potrebbe rappresentare l’unione di molte persone e di molti cervi, tutti incarnati in un unico oggetto. Questa ipotesi è difficile da dimostrare, ma è una spiegazione appropriata per la particolare natura di questa collana, con le sue perline così diverse tra loro. Gli sforzi e la cooperazione che hanno reso possibile la creazione di questo oggetto devono essere stati tutt’altro che banali, e di certo hanno avuto un grande significato per le persone che l’hanno realizzato.

Nonostante le molte relazioni uomo-animale e il grande sforzo speso per creare questi gioielli, non c’è nessuna prova, forse sorprendentemente, che la collana sia  mai stata indossata prima di essere depositata in sede funeraria. Probabilmente è stata creata esclusivamente per la sepoltura. Questa fase della biografia delle perle chiarisce ulteriormente il loro ruolo all’interno dei riti funebri. Vale forse la pena notare che le perline, attraverso la loro specifica realizzazione, rappresentano l’identità di molte persone diverse, nonostante siano depositate accanto a  una sola donna adulta. Ecco dunque che l’associazione tra perle e donna ci aiuta a ricostruire un po’ della sua identità: non è più sepolta da sola, ma assieme alle rappresentazioni materiali di molte persone diverse della società cui apparteneva, a loro volta espresse attraverso le parti di molti cervi.

Forse non sapremo mai con precisione perché fu scelto e cercato proprio il cervo rosso per questo ruolo simbolico, né come mai era così significativo, per quella particolare società, creare tante perline diverse per un’unica sepoltura. Tuttavia, considerando le storie di questi preziosi oggetti, possiamo cominciare a capire come i nostri antenati si relazionavano con il mondo, usando gli oggetti come un modo per mediare le loro relazioni sociali, così come quelle tra loro stessi e gli altri animali.


Izzy Wisher Izzy è dottoranda ricercatrice presso il Dipartimento di Archeologia della Durham University nel Regno Unito.
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