Cos’è la democrazia



Morin esplora i fondamenti e le sfide della democrazia: dalla separazione dei poteri alla tolleranza delle idee contrastanti, fino all’importanza del rispetto per le minoranze e la pluralità informativa per una cittadinanza consapevole. Un’analisi profonda su come bilanciare principi e realtà in una società democratica.


In copertina: Enrico Baj, Senza titolo, Litografia, Asta Pananti in corso

Questo articolo è un estratto da Ancora un momento di Edgar Morin, pubblicato da Raffaello Cortina Editore. Ringraziamo l’autore e Cortina per la collaborazione.


di Edgar Morin

La democrazia è anzitutto la separazione dei poteri: il potere esecutivo che comanda, il potere legislativo che fa le leggi e il potere giudiziario che rende giustizia. Questi poteri devono essere indipendenti. La democrazia presume anche una pluralità di idee che si confrontano e che si oppongono. Cosa beninteso pericolosa, perché opposizioni troppo brutali, invece di rimanere sul piano del linguaggio, possono trasformarsi in contrasti fisici. A volte, può capitare che in alcune camere dei deputati si venga alle mani. Oppure, ben più gravemente, colpi di Stato militari sopprimano la democrazia. La democrazia è un regime nel quale occorre riconoscere la necessità di protagonisti che non la pensano come noi. Voltaire diceva, parlando a uno dei suoi nemici: “Signore, detesto le vostre idee ma sono pronto a rischiare la vita perché voi possiate esprimerle”.

Un certo grado di sofferenza deve essere accettato nella tolleranza delle idee che ci fanno orrore. Bisogna anche pensare a quello che ricorda Pascal e che capita sovente: “Il contrario di una verità è una verità contraria”. Ossia, non c’è sempre una verità che si oppone all’errore: a volte, l’avversario esprime un altro aspetto della realtà. Una buona democrazia è una democrazia in cui si riprendono i buoni spunti dell’avversario per integrarli nella propria politica; il gioco degli antagonismi deve essere fertile e non sterile.

C’è tuttavia un tallone d’Achille nel principio della necessità di antagonismi di idee: fino a che punto tollerare l’espressione e lo sviluppo delle idee o dei partiti il cui fine esplicito è la distruzione della democrazia? Ricordiamoci che il partito nazista di Hitler ottenne democraticamente una maggioranza in parlamento. Karl Popper sostiene che la democrazia deve essere intollerante verso gli intolleranti. Ma ciò non significa forse abbandonare il principio fondamentale di tolleranza? Ci sarà certo una soglia al di là della quale la democrazia deve salvaguardare se stessa eliminando i suoi distruttori dalla vita pubblica, ma è una soglia che non può essere stabilita a priori, dipende dalle condizioni storiche del momento.

Enrico Baj, Senza titolo, Litografia, Asta Pananti in corso

Si dimentica spesso un altro aspetto delle democrazie: il rispetto delle minoranze. A volte, le minoranze che non hanno la possibilità demografica di avere propri rappresentanti o che hanno uno statuto inferiore, umiliato, sono ignorate. In una democrazia, le minoranze di origine etnica, ideologica o religiosa devono essere rispettate e devono esserci regole che consentano loro di esprimersi. Arrivo così al punto più delicato e difficile della democrazia, messo ben in evidenza dal filosofo Claude Lefort. Egli diceva: “La democrazia non ha la verità”. La democrazia dà, per alcuni anni, il potere a una determinata verità di un determinato partito, a differenza di un regime totalitario o di un regime teocratico, nei quali c’è un’unica verità assoluta e permanente. Bisogna accettare che la democrazia non abbia una verità. Bisogna accettare questo carattere proprio di una democrazia che non impone alcuna verità, ma lascia che il gioco di diverse verità si esprima attraverso il voto dei suoi cittadini.

D’altra parte, ciò spiega le difficoltà e la lentezza del radicarsi delle democrazie nella storia. In Inghilterra, un’isola che non è mai stata invasa dopo Guglielmo il Conquistatore, mille anni fa, la democrazia ha potuto radicarsi, lentamente, con una certa continuità, per sbocciare solo agli inizi del xx secolo. In Francia, invece, la democrazia è durata solo pochi anni ed è stata poi scalzata dal Termidoro, dal generale Bonaparte, dalla Restaurazione ecc. La Francia ha conosciuto molte eclissi democratiche. La democrazia è un sistema delicato, fragile ma necessario per diventare e sentirsi cittadini, per essere responsabili verso i propri concittadini.

Ciò detto, la democrazia presuppone anche una pluralità di informazioni. Per votare, per decidere, bisogna sapere ciò che accade nel Paese e nel mondo. Per moltissimo tempo, non c’era alcuna informazione oggettiva su quello che era l’Unione Sovietica. Molti credevano che fosse ciò che i suoi magnifici ideali di fraternità e di uguaglianza pro clamavano. Ci sono voluti molti anni perché si scoprisse la realtà, e gli elettori ingenui, credendo alla verità dei discorsi sovietici, hanno potuto votare comunista in perfetta buona fede e nella convinzione di eleggere un regime migliore. Allo stesso modo, non si sapeva cosa accadesse davvero nella Cina di Mao. Abbiamo quindi bisogno di una pluralità di informazioni, di media di tendenza diversa, a livello di opinioni ma anche di fonti. Una fonte unica d’informazione non è necessariamente affidabile. La difficoltà deriva dal fatto che viviamo in un’epoca in cui molti problemi hanno un carattere tecnico che il cittadino normale ignora. Non sappiamo come funziona una bomba atomica o una centrale nucleare, alcuni economisti pretendono di conoscere l’indirizzo dell’economia, ma sappiamo che esistono varie scuole economiche, e ciascuna pretende di darci la verità. Sono questioni difficili che i tempi moderni ci obbligano a tenere in considerazione. A questo proposito, l’educazione riveste un ruolo importante. Non parlo soltanto di un’educazione scolastica, ma di un’educazione che possa essere data nelle università popolari, per fornire agli adulti informazioni fondamentali su problemi importanti affinché possano riflettere e prendere decisioni consapevoli.


Edgar Morin è una delle figure più prestigiose della cultura contemporanea. Nelle nostre edizioni ha pubblicato, tra gli altri, l’edizione di Il metodo in 6 volumi, La testa ben fatta (2000) Sette lezioni sul pensiero globale (2016), Conoscenza, ignoranza, mistero (2018), I ricordi mi vengono incontro (2020), Sul cinema (2021), Di guerra in guerra (2023), L’avventura del Metodo (2023) e Ancora un momento (2024).

3 comments on “Cos’è la democrazia

  1. […] di Edgar MorinLa democrazia è anzitutto la separazione dei poteri: il potere esecutivo che comanda, il potere legislativo che fa le leggi e il potere giudiziario che rende giustizia. Questi poteri devono essere indipendenti. La democrazia presume anche una pluralità di idee che si confrontano e che si oppongono. Cosa beninteso pericolosa, perché opposizioni troppo brutali, invece di rimanere sul piano del linguaggio, possono trasformarsi in contrasti fisici. A volte, può capitare che in alcune camere dei deputati si venga alle mani. Oppure, ben più gravemente, colpi di Stato militari sopprimano la democrazia. La democrazia è un regime nel quale occorre riconoscere la necessità di protagonisti che non la pensano come noi. Voltaire diceva, parlando a uno dei suoi nemici: “Signore, detesto le vostre idee ma sono pronto a rischiare la vita perché voi possiate esprimerle”.Un certo grado di sofferenza deve essere accettato nella tolleranza delle idee che ci fanno orrore. Bisogna anche pensare a quello che ricorda Pascal e che capita sovente: “Il contrario di una verità è una verità contraria”. Ossia, non c’è sempre una verità che si oppone all’errore: a volte, l’avversario esprime un altro aspetto della realtà. Una buona democrazia è una democrazia in cui si riprendono i buoni spunti dell’avversario per integrarli nella propria politica; il gioco degli antagonismi deve essere fertile e non sterile.C’è tuttavia un tallone d’Achille nel principio della necessità di antagonismi di idee: ….Per continuare la lettura clicca qui! […]

  2. Adriano Favaro

    Conobbi anni fa Morin a Rimini. Mi parlò della complessità crescente del nostro tempo. Confesso di non aver capito tutto allora. Adesso intravvedo sempre più lucidamente la grandezza di quell’uomo che, semplicemente, sapeva anche ascoltare. Adriano Favaro

  3. Sempre chiaro, lucido, comprensibile. WW Morin.
    Ha ragione ma mi fa paura , non ci rendiamo conto di quanto sia fragile la democrazia di quanta cura dovremmo avere, la viviamo come un diritto dato gratis….

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