“E così è capitombolata forse anche Torazine, così come ogni espressione della controcultura che, sviluppando una propria tassonomia, ha fornito al mainstream una mappa per essere fagocitata. Il segreto è stato svelato; le porte della percezione sono state aperte e la percezione è diventata un lunapark in cui l’esperienza sovversiva si paga in Token”.
IN COPERTINA e nel testo un’opera di alberto magnelli, all’asta da pananti casa d’aste.
di Carolina Dema
Un reportage su “Il legame tra la Colgate e il controllo delle masse”, un tutorial su come estrarre corpi estranei dal retto, un saggio sui misteri di Eluesi e il sangue mestruale, un’invettiva a Hegel firmata Alfredino Rampi – il bimbo caduto nel pozzo di Vermicino nell’Ottantuno – un articolo animalista sulla pet therapy con i pitbull; il tutto rifritto nell’anarcoccultismo necrotico. Sfogliare Torazine 666 è come tornare nella propria casa e scoprirla occupata da una torma di squatter intenti nella celebrazione di riti orgiastici. A quel punto ti si affacciano due opzioni: alzare le spalle, infilarti un preservativo ultrasottile e farti tirare nella mischia; o chiamare gli sbirri. Se scegli la seconda, premi il pollice sulla freccia in basso allo schermo e torna al menu principale: questo articolo non è per te.
“Volevamo cambiare segno alle cose per creare una nuova lingua, per creare persone nuove che pensassero al di fuori degli schemi politici in cui si erano formati. Volevamo scardinare i moralismi, anche nel movimento stesso e infettare gli altri” raccontano quelli di Torazine al festival della letteratura Testo, in occasione della riedizione dei cinque numeri della rivista, raccolti appunto nel volumone Torazine 666 – edito da Nero nella collana Prima o mai, che si basa sul print on demand limitato. “Ma la rivista” continuano, “è prima di tutto una struttura rigida utile per acchittare delle botte”. E sentirli parlare è proprio come leggerli, una danza in controtempi fra l’ontologia del degrado e il degrado dell’ontologia, tanto è vero che poi si insinua una parentesi sul filosofo Paul Virilio, popolare negli anni Novanta soprattutto per l’incidente integrale: “Quando fu inventata la macchina fu inventato anche l’incidente automobilistico, la tecnologia afferma l’esistenza della macchina ma nega quella dell’incidente, diceva Virilio, no? Torazine al mondo proclama: non ci frega niente del cazzo di treno, ci frega dell’incidente ferroviario”.
Infatti, nell’articolo Hegel è un fottuto bastardo, per una politica del sarcasmo (Torazine 3000), Alfredino scrive: “Se la società politica è morta, solo i necrofili possono godere ed è per questo che Torazine inneggia alla necrofilia come strumento politico di espressione dei propri desideri. Tutta la scorrettezza possibile pompa il sangue nelle nostre vene come il toner nelle nostre pagine. Torazine non è interessata a sforzarsi per donare delle chiavi di lettura sintetiche sulla dialettica della realtà socio-culturale-economica in corso poiché ritiene che Hegel sia un povero stronzo ciarlatano. Non esiste realtà storica determinata da un processo dialettico in quanto repressione di infinite antitetiche realtà che mai sottosteranno all’ideologia della semplicità hegeliana trasformata in sintesi”. Mentre n Esercizi di panico morale, l’editoriale dell’ultimo numero, 11.9, si parla di datacidio, e in Torazine 0000 la rivista si definisce un sublime detonatore; il conato di vomito del pop che mangia se stesso.
Più che necrofila, Torazine è dunque una rivista necrofaga. Mangiare se stessi significa accettare la contraddizione perpetua, esistere in una molteplicità di piani interdimensionali osservando la realtà e la sub-realtà sgorgare su un piano cartesiano in un’orgia di inchiostro; ma significa anche alterare la proprie percezioni attraverso le famose botte acchittate, e discendere all’interno del piano cartesiano per esperire l’orgia d’inchiostro in prima persona. Nei grandi reportage di Torazine, infatti, si legge di inviati che partecipano a una missione di salvataggio per nani da giardino (“liberare quattro nanetti prigionieri di un sexy-shop di un agriturismo nella zona di Alençon”) e poi fumare insieme al “gran nano Vecchio Dgauloub un liquido volatile assunto in una pipetta di rame il cui effetto ci è rimasto in corpo per quattro giorni” così da onorarsi il diritto di intervistare il sub-comandante del Fronte di Liberazione dei Nani da Giardino (Torazine 23); o perdersi per mesi nell’umidità brasiliana smanciando tangenti fallimentari alla violentissima polizia, e subendo “ripetuti saccheggi a opera di scatenati meninhos” per scovare il regista horror Jose Mojica Marins, anche soprannominato Ze Do Caixao (Torazine 1). E, provenendo Torazine dalla subcultura delle occupazioni punk e dei rave illegali (TAZ, zone temporaneamente autonome), nell’ottica anarchica di abolizione delle gerarchie, Torazine è anche un manuale per diventare, a nostra volta, toraziniane e toraziniani. Dalla Piccola Guida alla Coltivazione dei Funghi Sacri, o l’approfondimento sulla polvere d’angelo, ai tutorial su come effettuare bodymodfication come scarnificazioni, marchiature a fuoco, e trapanazioni del cranio, passando per Anatomia di una Sommossa. Torazine si potrebbe anche definire un manuale per diventare zombie.
Torazine 666, in effetti, è uno zombie: la redazione di Nero è la necromante che, praticando la Nekya, riesuma sulla terra la rivista che esalò il primo fiato nel Novantratré e morì nel 2001, in concomitanza con la prima grande catastrofe americana – l’undici settembre – (commentano beffardamente quelli di Torazine che ha profondamente senso che la ristampa sia avvenuta invece in coincidenza con l’ultima grande catastrofe americana, la rielezione di Trump e la sua alleanza con Elon Musk). Nell’apologia al suicidio, pubblicata nel primo numero di Torazine, si legge: “Lo zombie è […] un abietto parassita […] che banchetta con la carne pulsante dei raccoglitori di buoni omaggio, lo zombie è un senza-coscienza riportato alla vita da una coscienza altra (normalmente il suo padrone). C’est moi, dovrebbe affermare ogni coscienza rivoltosa seppur minimamente in embrione”.
Se Torazine è uno zombie (auto)necrofago che, si diceva, esiste nella contraddizione perpetua, allora non stupisce vedere accostati a temi di matrice profondamente anarchica articoli decorati con cineree svastiche sul nazismo magico e Hitler negromantico, e non stupisce che, sebbene Torazine sia la traslitterazione di un free party in un capannone che rimbomba della teknaccia degli Spiral Tribe, uno di quelli in cui l’apparato digerente si riconverte per tre giorni e due notti alla sintesi anfeta-psichedelica, si legga poi il manifesto inglese della straight edge techno (“le droghe d’integrazione [..] d’inserimento, sostanze che permettono a milioni di persone di sopportare la loro penosa settimana per giungere al Nirvana del week-end […] la sovversione dei rave rischia si diventare l’esca di una pseudo-marginalità istituzionalizzata”; “i tradizionali test sugli animali conservano il meraviglioso vantaggio di risultare interpretabili in ogni maniera essendo inapplicabili all’uomo”), o delle sperimentazioni empiriche di guida in stato d’ebbrezza da varie sostante, ironica parentesi che funge da riduzione del danno, eliminando la carica paternalista che i maestri del drug-checking talvolta manifestano più o meno inconsapevolmente.
Rota Masada: Negli anni Novanta i ricettari farmaceutici erano le crypto di oggi e noi eravamo avidissimi di cloridrato di fenotiazina, ma era un nome troppo lungo per una testata, allora abbiamo usato lo street name del nostro antidopaminergico preferito. Poi il segreto di una vita felice è fare proprio l’imperativo di Duke in “Paura e delirio a Las Vegas”: «You better hope therès some Torazine in that bag, because if therès not you’re in bad trouble tomorrow».
Infidel: Torazine è un “gioco di parole”. Torah + fanzine = Torazine. Se la Torah è l’accordo commerciale fra il G-D Denaro e i clan degli eletti camuffato da disegno divino, la Torazina è un potente anestetico antipsicotico. Accostamenti potenzialmente sovversivi, ma che di fatto si rovesciano in un inno all’anestesia storiografica, un seducente invito all’estasi tossica per porsi fuori dal Tempo. Torazine: il libro-parola del non-senso per ridere nel cuore dell’apocalisse.
(estratto dall’intervista rilasciata nel dicembre 2024 a Zero.eu)
La rivista dell’apocalisse, le sue “capsule policrome di controcultura pop” non poteva che finanziarsele organizzando feste. Per la stampa del primo numero, i soldi li racimolarono organizzando una decina di rave; mentre la presentazione ufficiale si svolse al Forte Prenestino, serata in cui le prime cinquecento copie vennero regalate. Nonostante ciò, Torazine bramava distaccarsi da una di quelle punk ‘zine fotocopiate contro la vivisezione che si vede stringere in mano a un giovane Marco Philopat fricchettonato pre-Agenzia X nel fumetto THE STRAY CAT (Torazine 11.9); il loro sogno era quello di infestare persino le librerie Feltrinelli – infrangere la barriera tra il mondo fantasmatico delle controculture e quello razionale e sintetico dei vivi. Il motivo per cui, in un’altra delle contraddizioni toraziniane, nell’aletta di copertina di Torazine 666 si legge la furente lettera di rifiuto del fondatore alla proposta di ripubblicazione da parte di Nero, ed è anche il motivo per cui una rivista finanziata con le TAZ è stata, sì, presentata a un festival chic come Testo, ma poi l’evento principale è stato quello al Forte Prenestino, in un salone acre di fumo, un cane chiamato Busta si struscia sui polpacci di quelli rimasti in piedi al fondo, relatori e pubblico si intervengono sopra estraendo numeri da un astuccio per scegliere gli argomenti della presentazione, infine la techno, e lo smercio dei vecchi numeri di Torazine a prezzi popolari, e di alcune pubblicazioni dimenticate come l’antologia Letteratura chimica italiana, storie sotto droga (in cui compaiono, tra gli altri, un Mattioli sotto pseudonimo, il serial killer Massimiliano Cascinari e Jorge Vacca, l’editore italo-argentino del fumetto snuff pluricensurato Overfucked – anche intervistato in Torazine 0000).
“Torazine aderisce al fronte NO COPYRIGHT” si legge nei credits delle copertine dei cinque numeri; erano del resto gli anni del collettivo di guerriglia psichica e abolizione dell’ego Luther Blisset, e delle operazioni di plagio digitale degli anarcohacker Registered Trade Mark e Mark Napier (di cui si trovano approfondimenti su Torazine 11.9). Infatti, nella rivista si alternano reportage della redazione, traduzioni di articoli londinesi, frammenti dai libri di Burroughs, locandine di gathering satanici fasulli (che però all’epoca allarmarono i media italiani), fumetti giapponesi, un saggio di Hackim Bey, cut-up di frasi di Bruce Lee, e persino un rimaneggiamento di alcune vignette di Braccio Di Ferro, il quale si trasforma in Pugno di Ferro difensore del comunismo. Materiale in gran parte rubato e riappiccicato su Torazine, abolizione libertaria della proprietà intellettuale, ridistribuzione egualitaria dell’arte. Torazine, questo va dato per scontato, invita lettrici e lettori a compiere la stessa depredazione della loro rivista.
Rivista necrotica, rivista zombie, rivista kamikaze; il deputato Cola inserì Torazine tra le riviste che traviano i giovani e incitano alla sommossa, complici anche i deturpamenti grafici dei brand, iconografie che sono ormai diventate mainstream, come il motto riot, just do it sotto il simbolo della NIKE, o la frase “picchiami più forte” sopra la foto di uno sbirro antisommossa. Torazine è una mappatura così esauriente delle controculture che viene da chiedersi se non sia diventata inconsapevolmente strumento di potere del mainstream. Estrapolando dall’articolo di Hackim Bay incollato sul primo numero della rivista, due famosi studiosi del Media furono McLuhan e Debord. I filosofi studiarono e criticarono il Media con una tale profondità che i loro risultati si dimostrano utili al media stesso; “il Media poté mettere a fuoco ideologia e immagine così da parlare ed eliminare ritualmente ogni dissonanza cognitiva”. E così è capitombolata forse anche Torazine, così come ogni espressione della controcultura che, sviluppando una propria tassonomia, ha fornito al mainstream una mappa per essere fagocitata. Il segreto è stato svelato; le porte della percezione sono state aperte e la percezione è diventata un lunapark in cui l’esperienza sovversiva si paga in Token, dopo una lunga attesa in una fila ordinata. Ma, del resto, si diceva all’inizio, Torazine è il conato di vomito del pop che mangia se stesso e la riflessione di Hakim Bay, acchittata proprio sul numero d’esordio, ha l’adito della consapevolezza profetica di chi pratica “bocchini tantrici”, consulta i computer come I-Ching, invoca il numero 23 e la depènse della Masturbation for Liberation dell’artista erotica Betty Dodson.



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