Deborah D’Addetta, Maleuforia



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Di Alessia Dulbecco

Napoli è una città stratificata, multiforme e complessa: mi è bastato attraversarla per una manciata di giorni per tornare a casa con questa certezza. La stessa che ho ritrovato in Maleuforia, il romanzo d’esordio di Deborah D’Addetta e pubblicato da Giulio Perrone Editore. Raffaele – una mamma morta, un padre inesistente – cresce a Ponti Rossi insieme alla sorella e alla nonna, l’unica ad accorgersi subito che qualcosa, in quel ragazzino, non va. Secondo il suo parere di donna devota, Raffaele è indemoniato. Lui all’inizio sembra crederci, poi capisce che quello che non gli da pace è qualcos’altro. Parte così la ricerca del veronome, necessario per permettere a lei, che si agita nel suo grembo, tra le costole, nelle viscere, di emergere. L’amore sacro dei santini, delle litanie sussurrate dalla radio sempre accesa, dei pellegrinaggi a Lourdes e degli altarini si mescola a quello profano del sesso, che Raffaele incontra prima grazie a Maria, prostituita che esercita nel vascio, protetta da San Gennaro, e poi nel bordello di Donna Sofia, luogo barocco e popolare in cui Lèmon inizia a manifestarsi.
D’Addetta recupera la tradizione culturale dei femminielli e la impiega per costruire un romanzo che è, insieme, storia di uno e storia di molti. È un romanzo di formazione, certo, ma è anche il racconto di una sessualità liberata, delle gabbie che imprigionano il maschile e il femminile (e la nostra visione, così limitata, dei generi). È anche, però, una storia che racconta delle scelte che si compiono per dare spazio alla propria identità, delle rinunce e del prezzo che si paga per perseguirla. Stratificato e complesso è Raffaele, nel suo dialogo incessante con Lèmon, variegata e contraddittoria è la città che li accoglie insegnando loro il significato della “maleuforia”, quella sensazione di tristezza che trascina verso il basso ma che, contemporaneamente mostra la perfezione delle cose incompiute. Le stesse che ritroviamo nelle frasi a metà dei protagonisti, nelle parole che si inventano, si agglutinano, si intrecciano, si risemantizzano ad ogni pagina.

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