Janek Gorczyca, Storia di mia vita



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Di Ivan Carozzi

Ciao Janek Gorczyca, ho letto il tuo libro Storia di mia vita e l’ho molto apprezzato. Grazie. È la prima volta che leggo un libro di letteratura “spacco-bottilia”. Permettimi di usare questa espressione. È la formula con cui molti giovani italiani, da una decina di anni a questa parte, si riferiscono alla vita di persone con una storia simile alla tua, arrivate in Italia da un paese dell’Est Europa e finite a vivere per strada o in situazioni di fortuna. Ti faccio i complimenti perché sei riuscito a raccontare la tua vita in Italia da capo a fondo. C’è molta azione nel tuo libro, forse avrei tolto un po’ di azione, ma dall’azione sono riuscito a ricavare anche molte impressioni interessanti sulla tua epidermide, sul tuo senso morale e sulla tua movimentata vita amorosa. Devo dire che nel mondo non “spacco-bottilia” le relazioni sentimentali sono sempre più disastrose e invece mi ha colpito vedere come nel tuo mondo “spacco-bottilia” esistano ancora passioni e slanci, eventualmente degni di un romanzo feuilletton. L’ho molto apprezzato. È stato bello anche vedere come hai assistito la tua compagna Marta quando si è ammalata ed è entrata in ospedale. Non lo avrei detto di uno che ha il pugno facile, stile Mario Brega (non so perché, a volte mi hai fatto pensare all’attore Mario Brega). Sei un Ercole che fa tre piani di scale con cento chili di porta blindata sulle spalle, come se niente fosse, ma sei anche uno che grazie alla trama dei suoi mille lavoretti ha imparato a padroneggiare lo sterminato e composito territorio di Roma, facendolo conoscere al lettore per sprazzi e vedute particolari. Mi è molto piaciuto anche come hai descritto i tuoi incontri con la polizia. Il tuo sguardo è attento e credibile, proprio perché non descrivi la polizia come un insieme di soli fascisti e pezzi di merda, ma come lavoratori che non di rado provano a escogitare soluzioni non disumane a situazioni complicate. A un certo punto hai mostrato un talento da leader. Eri popolare e rispettato alla Torre. Hai mai pensato a fondare un partito? A Roma c’è un’antica tradizione di persone come te che a un certo punto hanno deciso di mettere su un movimento. Sarebbe bello. Per il momento, grazie del tuo libro.    

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