Di streghe, scongiuri e leggende

Ma la strega italiana è per certi aspetti una figura diversa. Nella maggior parte dei casi proviene da una famiglia in cui la sua vocazione o arte è stata praticata per molte generazioni. Non ho dubbi che in molti casi gli ascendenti risalgano ai tempi medievali, romani e perfino etruschi”.


in copertina e lungo il testo opere di bob thompson

Questo articolo è tratto da Aradia, il Vangelo delle streghe di Charles G. Leland. A cura di Lorenza Menegoni.Ringraziamo Olschki e l’autore per la cortese concessione.


di Charles G. Leland 

Aradia, il Vangelo delle Streghe è una collezione di miti e leggende, invocazioni e scongiuri raccolti in Toscana, verso la fine del secolo scorso, da Charles G. Leland, studioso americano del folklore. Il materiale si incentra sul mito di Aradia, figlia di Diana, mandata dalla madre sulla terra per insegnare le arti magiche agli oppressi e costituisce, nell’interpretazione dell’autore, il nucleo della «vecchia religione» tramandata e preservata tra i ceti contadini dell’Italia ottocentesca. Seguaci di questa religione sono le «streghe» che hanno mantenuto vivo il culto di Diana, la dea romana della luna e della magia, legandolo alle proprie pratiche occulte; di qui l’identificazione della «vecchia religione» con la «stregheria» (un termine utilizzato dalle streghe stesse).

Sebbene Aradia risenta dell’influenza di concetti sia cristiani che eretici, il suo fulcro è costituito da una mitologia originale e potente, che affonda le proprie radici in un insieme di credenze magiche che si riallacciano al culto romano di Diana. La creazione del mito di Aradia – figura sconosciuta nella mitologia romana, ma venerata nella cultura underground delle streghe –, la sua raffigurazione come Messia di una religione antagonistica al cristianesimo, testimoniano non solo della persistenza delle antiche credenze pagane nella cultura magica popolare, ma anche della vitalità di questa cultura capace di creare e dare forma poetica ai propri miti e leggende. Sia per i contenuti specifici che dà alla stregheria sia perché preserva del materiale folklorico, che sarebbe altrimenti andato perduto, il Vangelo delle Streghe è un documento notevole, anche se per certi aspetti frammentario o incompleto.

Il lavoro di Charles Leland, conosciuto in Italia prevalentemente negli ambienti esoterici,  ha avuto un ruolo importante nel revival pagano contemporaneo (wicca) in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, ma è stato giudicato irrilevante o perfino non-autentico dagli studiosi della «caccia alle streghe» (ad esempio, J. Russell ed E. Rose).

***

CHARLES G. LELAND, 1899: Se il lettore ha mai visto i lavori dell’erudito studioso del folklore, G. Pitrè, o gli articoli pubblicati da «Lady Vere de Vere» nella Rivista italiana o da J. H. Andrews in Folk-Lore, sarà consapevole che ci sono in Italia numerose streghe e chiromanti che predicono il futuro mediante le carte, compiono strane cerimonie in cui si crede che siano evocati gli spiriti, fabbricano e vendono amuleti e si comportano in genere come sono solite comportarsi le persone ritenute simili a loro, siano seguaci del Voodoo Nero in America o stregoni di ogni altra parte del mondo.

Ma la strega italiana è per certi aspetti una figura diversa. Nella maggior parte dei casi proviene da una famiglia in cui la sua vocazione o arte è stata praticata per molte generazioni. Non ho dubbi che in molti casi gli ascendenti risalgano ai tempi medievali, romani e perfino etruschi. Il risultato è stato naturalmente l’accumulazione in queste famiglie di molte tradizioni. Nell’Italia del Nord tuttavia, come la letteratura relativa indica, sebbene ci siano state alcune ricerche sulle fiabe e le tradizioni popolari, non c’è mai stato il minimo interesse nei confronti delle singolari tradizioni delle streghe, né alcun sospetto che queste comprendessero una quantità incredibile di vecchi miti e leggende romane minori, come quelle documentate da Ovidio, anche se molte erano sfuggite sia a lui che agli altri scrittori latini.

Questa ignoranza fu favorita dal comportamento dei maghi e delle streghe stesse, costrette a mantenere segrete tutte le loro tradizioni per paura dei preti. Di fatto questi ultimi, anche se inconsciamente, contribuirono enormemente a far sopravvivere queste tradizioni in quanto il fascino del proibito è grande e la stregoneria, come il tartufo, cresce meglio e ha un sapore più caratteristico quando è nascosta il più profondamente possibile. Comunque sia, tanto i preti che gli stregoni stanno oggi scomparendo con una rapidità incredibile – ha colpito perfino uno scrittore francese vedere, come una strana anomalia, un frate francescano in un vagone ferroviario – e ancora pochi anni di giornali e di biciclette (solo il Cielo sa che cosa succederà quando appariranno le macchine volanti) condurranno probabilmente alla scomparsa di tutti loro.

Tuttavia essi muoiono lentamente e ancora oggi ci sono persone anziane nella Romagna del Nord che conoscono i nomi etruschi delle Dodici Divinità e le invocazioni a Bacco, Giove, Venere, Mercurio e ai Lari, o spiriti ancestrali. Nelle città ci sono donne che preparano strani amuleti sopra i quali mormorano formule magiche – tutte note negli antichi tempi romani – e che possono sorprendere perfino le persone colte con le loro leggende degli dei latini, mescolate a credenze che si possono trovare in Catone e in Teocrito. Ho conosciuto molto bene una di queste donne nel 1886 e l’ho assunta fin da allora come informatrice perché raccogliesse tra le sue sorelle delle arti occulte, presenti in molti luoghi, tutte le tradizioni dei tempi antichi a loro note. È vero che ho attinto ad altre fonti ma, grazie alla sua lunga pratica, questa donna ha perfettamente imparato quello che pochi capiscono o semplicemente quello che voglio e come ottenerlo da quelli come lei.

Tra le molte strane reliquie essa riuscì dopo molti anni a ottenere il seguente «Vangelo», di cui posseggo la copia scritta di sua mano. Una spiegazione completa e dettagliata della natura di questo manoscritto si trova nell’Appendice. Non so con certezza se la mia informatrice abbia tratto una parte di questo materiale da fonti scritte o da narrazioni orali, ma credo si tratti soprattutto di quest’ultime. Ci sono comunque alcuni stregoni che copiano o conservano i documenti relativi alla loro arte. Non ho visto la mia informatrice da quando il «Vangelo» mi è stato spedito, ma spero di avere informazioni più precise in futuro.

[…]

Dopo aver scritto queste pagine ho letto un libro molto piacevole e intelligente, intitolato Il Romanzo dei Settimani, scritto da G. Cavagnari e pubblicato nel 1889, nel quale l’autore descrive vividamente le usanze, le credenze e soprattutto la natura della stregoneria, assieme alle molte superstizioni tuttora presenti tra i contadini della Lombardia. Sfortunatamente sembra che l’autore, nonostante la sua estesa conoscenza dell’argomento, non abbia mai pensato che queste tradizioni non fossero altro che dannose assurdità o spregevoli follie non-cristiane. Che si trovino in esse meravigliosi resti della mitologia antica e importante folklore – che è il vero cor cordium della storia – ha così poco interesse per lui quanto l’avrebbe per un comune zoccolone o per un francescano itinerante. Si potrebbe pensare che un uomo, che era a conoscenza del fatto che una strega aveva realmente cercato di uccidere sette persone come un rito per ottenere un’infinita ricchezza, avrebbe sospettato che tale strega doveva possedere un tesoro di leggende meravigliose; ma di tutto ciò non c’è traccia ed è chiaro che nulla è più lontano dalla sua mente che l’idea che in questo ci sia qualcosa di interessante o di geniale.

Il suo libro infine appartiene alla numerosa serie di libri scritti da quando le credenze negli spiriti e le superstizioni sono cadute in discredito, libri in cui gli autori indulgono alla satira e allo scherno, facile ma non compromettente, di ciò che essi considerano semplicemente inferiore e falso. Come sir Charles Coldstream, hanno sbirciato nel cratere del Vesuvio dopo che questo aveva cessato di «eruttare» e non vi hanno «trovato dentro niente». Ma c’era qualcosa in esso una volta. Infatti lo scienziato, cosa che sir Charles non era, trova ancora moltissimo in ciò che è rimasto e gli studiosi dell’antichità a Ercolano e Pompei affermano che ci sono ancora sette città sepolte da scavare. Per parte mia ho fatto quel poco che potevo (ed è veramente molto poco) per dissotterrare qualcosa dal vulcano spento della stregoneria italiana.

[…]

Tuttavia, per informare correttamente coloro che sono interessati a esplorare fenomeni oscuri e misteriosi, dovrei spiegare che in Italia le credenze delle streghe sono scrupolosamente celate a tutti tranne che a pochissime persone, esattamente come succede tra gli indiani Chippeway o tra i seguaci del Voodoo Nero. Nel romanzo dei Settimani, infatti, si racconta di un aspirante mago che vive con una strega e impara con fatica, frammento per frammento, i suoi incantesimi e magie, impiegando anni per riuscirci. Così un mio amico, il defunto M. Dragomanoff, mi raccontò di un uomo in Ungheria il quale, avendo saputo che lo studioso aveva collezionato molti incantesimi (questi furono poi pubblicati in riviste folkloriche), entrò di nascosto nel suo studio e li copiò segretamente cosicché l’anno seguente, quando Dragomanoff ritornò, trovò il ladro pienamente attivo come mago di successo. Per la verità, non aveva rubato molti incantesimi, solo una dozzina o poco più, ma in questo mestiere molto poco può rendere molto. Infatti credo di poter dire che probabilmente non c’è nessuna strega in Italia che conosca tanti incantesimi quanti ne ho pubblicati io, dopo averli raccolti mediante un’assidua ricerca in luoghi diversi e lontani. Inoltre ogni scritto di questo genere è spesso distrutto con cura scrupolosa dai preti e dai penitenti o dal gran numero di persone che hanno una paura superstiziosa perfino ad avere in casa questi documenti. Perciò considero il recupero del Vangelo come qualcosa, per dire il meno, di eccezionale.

 

CAPITOLO I
COME DIANA DIEDE ALLA LUCE ARADIA (ERODIADE)

«è Diana! Eccola! Sorge a falce di luna».

Endimione, Keats «Rendi più brillante l’arco della Regina delle Stelle

Questo è il Vangelo delle Streghe:

nella sua notte di nozze».

Ibid.

Diana amava molto suo fratello Lucifero, il dio del Sole e della Luna, il dio della Luce (Splendore), che era molto orgoglioso della sua bellezza e che per il suo orgoglio fu scacciato dal Paradiso.

Diana ebbe da suo fratello una figlia, alla quale essi diedero il nome di Aradia [cioè, Erodiade].

A quel tempo c’erano sulla terra molti ricchi e molti poveri.
I ricchi rendevano schiavi tutti i poveri.
A quel tempo gli schiavi erano trattati crudelmente; in ogni palazzo c’erano torture, in ogni castello prigionieri.
Molti schiavi scappavano. Fuggivano nelle campagne e diventavano ladri e briganti. Invece di dormire la notte, tramavano la fuga, derubavano i loro padroni e poi li ammazzavano. Così vivevano sulle montagne e nelle foreste come briganti e assassini, tutto per sfuggire alla schiavitù.

Diana disse un giorno a sua figlia Aradia:

è vero che sei uno spirito,
Ma tu sei nata per essere ancora Mortale, e devi andare
Sulla terra e fare da maestra
A donne e a uomini che avranno Volontà di imparare la tua scuola, Che sarà composta di stregonerie.

Non devi essere come la figlia di Caino, E della razza che è divenuta

Scellerata e infame a causa dei maltrattamenti. Come Giudei e Zingari,
Tutti ladri e briganti,
Tu non divieni…

Tu sarai sempre la prima strega,
La prima strega divenuta nel mondo.
Tu insegnerai l’arte di avvelenare,
Di avvelenare tutti i signori,
Di farli morti nei loro palazzi,
Di legare lo spirito dell’oppressore.
E dove si trova un contadino ricco e avaro, Insegnerai alle streghe tue alunne
Come rovinare il suo raccolto
Con tempesta, folgore e baleno,
Con grandine e vento.

Quando un prete ti farà del male, Del male colle sue benedizioni,
Tu gli farai sempre un doppio male Col mio nome, col nome di Diana, Regina delle streghe…

Quando i nobili e i preti vi diranno, Dovete credere nel Padre, Figlio
E Maria, rispondetegli sempre,
Il vostro dio Padre e Maria

sono tre diavoli…

Il vero dio Padre non è il vostro – Il vostro dio – io sono venuta
Per distruggere la gente cattiva
E la distruggerò…

Voi altri poveri soffrite anche la fame, E lavorate male e troppo,
Soffrite anche la prigione;
Però avete un’anima,

Un’anima più buona, e nell’altro, Nell’altro mondo voi starete bene E gli altri male…

Dopo che Aradia ebbe imparato a praticare tutta la stregoneria e come distruggere la razza malvagia degli oppressori, la insegnò alle sue allieve e disse loro:

Quando sarò partita da questo mondo, Di qualunque cosa avrete bisogno, Una volta al mese, quando la luna
è piena…

Dovete venire in un luogo deserto, In una selva, tutte insieme,
E adorare lo spirito potente
Di mia madre Diana; e a chi vorrà Imparare la stregoneria,

Che ancora non la sappia, Mia madre insegnerà
Tutte le cose…
Sarete liberi dalla schiavitù! E così diverrete tutti liberi! Però uomini e donne Sarete tutti nudi,

Fino a che non sarà morto L’ultimo degli oppressori. Morto, farete il giuoco
Della moccola di Benevento, e farete poi una cena così:

CAPITOLO II
IL SABBA, TREGENDA O RADUNO DELLE STREGHE. COME CONSACRARE LA CENA

Qui segue la cena, che cosa deve includere e che cosa deve essere detto e fatto per consacrarla a Diana.

Dovrai prendere farina e sale, miele e acqua e pronunciare questo scongiuro:

Scongiurazione della Farina

Scongiuro te, o farina!
Che sei il corpo nostro – senza di te Non si potrebbe vivere – tu che Prima di divenire farina,
Sei stata sotto terra dove tutti
Sono nascosti, tutti i segreti. Macinata che sei a metterte al vento, Tu spolveri per l’aria e te ne fuggi, Portando con te i tuoi segreti!

Ma quando grano sarai in spighe,
In spighe belle che le lucciole Vengono a farti lume perché tu Possa crescere più bella, altrimenti Non potresti crescere e divenire bella, Dunque anche tu appartieni

Alle Streghe e alle Fate, perché le lucciole appartengono
Al sol…
Lucciola caporala,

Vieni corri e vieni a gara,

Metti la briglia a la cavalla!
Metti la briglia al figliuol del re! Vieni, corri e portala a me!
Il figliuol del re te lascierà andare, Però voglio te pigliare,
Giacchései bella e lucente,
Ti voglio mettere sotto un bicchiere E guardarti colla lente.
Sotto un bicchiere tu starai
Fino a che tutti i segreti
Di questo mondo e di quell’altro Non mi farai sapere, e anche quelli del grano e della farina.
Appena questi segreti io saprò, Lucciola mia, libera ti lascierò, Quando i segreti della terra io saprò Tu sia benedetta, ti dirò!

Poi segue lo scongiuro del sale:

Scongiurazione del Sale

Scongiuro il sale, suona mezzo giorno in punto, In mezzo a un fiume entro
E qui miro l’acqua.
All’acqua e al sol, altro non penso

Che all’acqua e al sol, a loro
La mia mente tutta è rivolta, Altro pensier non desidero che Saper la verità; tanto tempo éche Soffro, vorrei saper il mio avenir, Se cattivo fosse, acqua e sol Migliorate il destino mio!

Poi segue lo scongiuro di Caino:

Scongiurazione di Caino

Tu Caino, tu non possa aver
Nè pace e nébene fino a che
Dal sole andato non sarai coi piedi Correndo, le mani battendo,

Il mio destino; se cattivo fosse,
Allora me lo faccia cambiare.
Se questa grazia mi farai,

L’acqua, allo splendor del sol, la guarderò, E tu Caino colla tua bocca mi dirai
Il mio destino quale sarà.
Se questa grazia o Caino non mi farai, Pace e bene non avrai!

Infine seguirà lo scongiuro di Diana:

Scongiurazione a Diana

Dovrai fare delle focacce di farina, vino, sale e miele a forma di corno di luna, metterle a cuocere al forno e dire:

Non cuocio néil pane néil sale, Non cuocio néil vino néil miele, Cuocio il corpo, il sangue e l’anima, L’anima di Diana, che non possa Avere népace e nébene,

Possa essere sempre in mezzo alle pene Fino a che la grazia non mi farà,
Che gliel’ho chiesta e gliela chiedo di cuore! Se questa grazia, o Diana, mi farai,
La cena in tua lode in molti faremo, Mangeremo, beveremo,
Balleremo, salteremo.
Se questa grazia che ti ho chiesta,
Se questa grazia tu mi farai,
Nel tempo che balliamo,
Il lume spegnerai,
Così all’amore
Liberamente faremo!

E così dovrà essere fatto: tutti dovranno sedersi a cena completamente nudi, uomini e donne. Finita la cena, dovranno danzare, cantare, suonare e poi fare l’amore al buio con tutte le luci spente; perché lo Spirito di Diana che le estingue e così dovranno danzare e suonare in suo onore.

E successe che Diana, dopo che sua figlia ebbe realizzato la sua missione e vissuto sulla terra assieme ai mortali, la richiamò e le diede il potere, quando fosse invocata da chi aveva compiuto una buona azione, di esaudire le sue preghiere concedendogli il successo in amore e inoltre:

Il potere di benedire gli amici e di maledire i nemici [di fare il bene o il male].

Di parlare con gli spiriti
Di trovare tesori nascosti nelle antiche rovine
Di evocare gli spiriti dei preti che erano morti lasciando tesori
Di capire la voce del vento
Di trasformare l’acqua in vino
Di predire il futuro con le carte
Di conoscere i segreti della mano (chiromanzia)
Di curare le malattie
Di rendere belli i brutti
Di domare gli animali selvaggi
Qualunque cosa sarà chiesta allo spirito di Aradia, essa sarà concessa a coloro che

avranno meritato il suo favore.

Ed essi devono invocarla così:

Io chiamo Aradia! Aradia! Aradia! 5 A mezzanotte, a mezzanotte vado in un campo e con me porto acqua, vino e sale, porto acqua, vino e sale, e il mio talismano – il mio talismano, e una piccola borsa rossa che tengo sempre in mano – con dentro, con dentro sale. Con l’acqua e il vino mi consacro, mi consacro con preghiere per implorare un favore da Aradia, Aradia.

Scongiurazione di Aradia

Aradia, Aradia mia!
Tu che sei figlia del peggiore
Che si trova nell’Inferno,
Che dal Paradiso fu discacciato,
E con una sorella ti ha creato,
Ma tua madre pentita del suo fallo, Ha voluto fare di te uno spirito, Uno spirito benigno,
E non maligno!

Aradia, Aradia! Tanto ti prego Per l’amore che porti a tua madre E a l’amor tuo che tanto ami,
Ti prego di farmi la grazia,
La grazia che ti chiedo.
Se questa grazia mi farai,
Tre cose mi farai vedere,

Serpe strisciare, Lucciola volare, E rana cantare.

Se questa grazia non mi farai, Desidero che tu non possa avere, Avere più pace e nébene,
E che da lontano tu debba scomodarti E a me raccomandarti,

Che ti liberi e tu possa tornar Presto al tuo destino.

CAPITOLO III
COME DIANA CREO’ LE STELLE E LA PIOGGIA

Diana fu la prima creata al mondo: in lei esistevano tutte le cose. Da se stessa, l’oscurità primordiale, si separò; si divise in oscurità e in luce. Lucifero, suo fratello e figlio, lei stessa e la sua altra metà, era la luce.

Quando Diana vide che la luce era così bella, la luce che era la sua altra metà, suo fratello Lucifero, la desiderò con enorme brama. Volendo ricevere nuovamente la luce nella sua oscurità e ingoiarla in rapimento e delizia, tremò per il desiderio. Questo desiderio era l’Alba.

Ma Lucifero, la luce, non volle cedere alle sue brame e fuggì. Era la luce che vola nelle parti più lontane del cielo, il topo che fugge il gatto.

Allora Diana andò dai padri e dalle madri del Principio, gli spiriti che esistevano prima di ogni altro spirito, e si lamentò con loro di non poter prevalere su Lucifero. Ed essi la lodarono per il suo coraggio. Le dissero che per sorgere doveva prima cadere; per diventare la prima dea doveva diventare mortale.

E attraverso le ere, nel corso del tempo, quando il mondo fu creato, Diana andò sulla terra, come aveva fatto Lucifero che era caduto, e insegnò la magia e la stregoneria. Così ebbero origine le streghe, le fate e i folletti, tutto ciò che è come l’uomo e che tuttavia non è mortale.

Accadde che Diana prese la forma di un gatto. Suo fratello aveva un gatto che amava più di ogni altra creatura; dormiva ogni notte sul suo letto ed era l’animale più bello di qualsiasi altro, un essere fatato; ma Lucifero non lo sapeva.

Diana persuase il gatto a scambiare forma con lei e andò a dormire con il fratello, ma nell’oscurità assunse nuovamente la sua forma e così Lucifero divenne il padre di Aradia. Quando al mattino Lucifero scoprì che la sorella aveva dormito con lui e che la luce era stata conquistata dall’oscurità, si arrabbiò moltissimo. Allora Diana gli cantò un incantesimo, un canto del potere, ed egli rimase in silenzio ad ascoltare il canto della notte che placa e induce al sonno; non riuscì a dire nulla. In questo modo Diana, con i suoi inganni magici, lo stregò costringendolo ad arrendersi al suo amore. Questo fu il primo atto di magia. Bisbigliò la canzone; era come il ronzio delle api (o come una trottola che gira), il filatoio che intesse il filo della vita. Diana filava il destino di tutti gli uomini; ogni cosa era filata dalla ruota di Diana. Lucifero faceva girare la ruota.

Diana non era riconosciuta come loro madre dalle streghe e dagli spiriti, dalle fate e dai folletti che abitano nei luoghi remoti e solitari. Essa si nascose umilmente e si fece mortale; ma per sua volontà sorse nuovamente al di sopra di ogni cosa. Aveva una tale passione per la stregoneria e divenne così potente nell’esercitarla che la sua grandezza non poté più rimanere nascosta.

Accadde cosı` che una notte, al raduno di tutte le streghe e delle fate, Diana dichiarò di essere capace di oscurare il cielo e di trasformare tutti i topi in stelle.

Tutti i presenti dissero:

«Se puoi fare una cosa così strana, se hai un tale potere, allora sarai la nostra regina».

Diana andò nelle strade; prese la vescica di un bue e una moneta delle streghe dal bordo affilato come un coltello – con questa moneta le streghe staccano la terra dalle impronte dei piedi degli uomini. Diana staccò un po’ di terra, con essa e con molti topi riempì la vescica, poi vi soffiò dentro fino a farla scoppiare.

Allora successe una cosa incredibile, perché la terra contenuta nella vescica diventò la volta del cielo e per tre giorni ci fu una grande pioggia; i topi diventarono stelle o pioggia. E avendo creato il cielo, le stelle e la pioggia, Diana diventò la Regina delle Streghe; era il gatto che governa le stelle-topi, il cielo e la pioggia.


Charles G. Leland è un autore molto noto per i suoi studi sulle tradizioni magiche di diverse culture occidentali. compresa l’italia. leland Ha vissuto con i Rom, imparando la lingua e i costumi del popolo nomade, e viaggiato appositamente per completare i suoi studi, rimasti nella storia dell’osservazione antropologica.

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