Due gentrificazioni: turismo e pandemia



Sembra la periferia di Gotham City, ma è quella di Firenze. Alla gentrificazione guidata dai grossi gruppi immobiliari si aggiunge quella dei piccoli proprietari. Il risultato? Quartieri senza anima, dove il centro commerciale è l’unico spazio di aggregazione.


In copertina: un’illustrazione di Davide Bart. Salvemini

Originariamente pubblicato su menelique magazine #2, La città muta, Primavera 2020


di Opificio Sociologico

Sei mai passata a Firenze d’estate? Il caldo, la sete, il sudore, la folla assiepata intorno alla cupola. I monumenti non hanno vita, sono imprigionati in un immaginario immobile, che ristagna più dell’aria di agosto. Ogni anno più di dieci milioni di turisti transitano, dormono, mangiano, calpestano le strade, si mettono in mezzo alle piazze con i selfie stick e i coni gelato. Questo scenario, cui eravamo abituati, è stato spazzato via dall’improvviso colpo di mano di un virus. Nel giro di poche settimane il Covid-19 ha comportato un radicale svuotamento dello spazio urbano, evidenziando la fragilità di un sistema economico che ruota intorno al turismo. Quello che segue è il racconto di ciò che è stato e di ciò che, se permettiamo che questa crisi ci scivoli addosso, tornerà a essere.

In un tempo senza lockdown o restrizioni alla circolazione qualche migliaio di persone gira contemporaneamente per le strade del centro, ogni giorno e per pochi giorni (due, tre di media). La fabbrica del turismo imprime un ritmo accelerato, comprime spazi e tempi di vita della città. Si scrollano i luoghi da visitare come immagini su Instagram, Pisa è una borgata di periferia, la periferia vera è un accenno ai bordi della cartina plastificata che dice: hic sunt pauperes. Al turista viene fornita una mediazione, l’immagine della realtà che più corrisponde alle sue presunte aspettative. I locali vistosamente italianizzati, le osterie e le paninoteche si moltiplicano. Le recensioni di TripAdvisor le rendono attrattive pari ai luoghi d’arte: file per mangiare una schiacciata lunghe decine di metri (prima della storia del metro di distanza). Il decoro da vacanze italiane viene imposto dalle ordinanze comunali, con l’accattonaggio che viene punito con multe (sì, multe ai senzatetto) e i panini che vanno mangiati muovendosi (sì, non ci si può sedere per mangiare). Anche volendo, comunque, di panchine non ce ne sono. Un turismo vorace, cannibale, mordi e fuggi che non si cura del senso dei luoghi e che va a sovrascrivere qualunque altro significato possibile.

Queste istantanee sono legate a un processo di ridefinizione della città e dei suoi spazi di consumo e estrazione della rendita. Questo permette di accennare a tutti quei ‹passati inesplorati› che i luoghi celano, le possibilità di trasformazione che potevano essere e non sono state. Per esempio, nel 2018 è stato inaugurato a Firenze il primo studentato di lusso italiano, al posto di quelli che erano uffici delle Ferrovie dello Stato. A inizio marzo è stato chiuso un affare da un centinaio di milioni di euro che ha fissato il passaggio dell’ex teatro comunale di Firenze a Hines, multinazionale immobiliare texana con un patrimonio di oltre cento miliardi. Lo storico teatro verrà utilizzato per costruire alloggi di lusso, o più probabilmente alloggi per studenti. Gli studentati di alto profilo, per i rampolli di una élite globale (l’affitto meno costoso è oltre i 900 euro mensili), sono una delle frontiere contemporanee della speculazione immobiliare. E a Firenze ne aprirà ancora un altro entro il 2021.

Se è sempre bene porre l’attenzione sui circuiti globali di valorizzazione, al centro di Firenze convivono due modalità di turistificazione: da una parte quella veicolata dal capitale, grosse holding che agiscono sul mercato immobiliare, acquistando edifici ex-pubblici o svariati appartamenti, per renderli il più remunerativi possibile; dall’altra una turistificazione ‹dal basso›, più marginale dal punto di vista dei capitali smossi, ma comunque importante per il portato gentrificativo, con proprietari di singoli alloggi che spostandosi a vivere fuori dal centro mettono sul mercato degli affitti a breve termine le loro vecchie case.

Guardando i dati pubblicati sul sito Inside Airbnb, su un totale di 11,262 annunci (che garantiscono un reddito mensile medio di 739 euro e un fatturato annuo di 99 milioni) 8,163 sono nel centro storico e nell’81,5% dei casi si tratta di affitti di appartamenti interi. Inoltre, il 64,9% dei casi riguarda annunci multipli (host che affittano contemporaneamente più case o stanze).

L’impronta turistica ha espulso dal centro sia i vecchi residenti che gli studenti universitari. È un ulteriore passo verso la trasformazione della città in luogo sempre più ‹a esclusiva› dei ricchi. Parliamo di Firenze, ma potrebbero essere Barcellona, Rotterdam, Parigi, Berlino e le altre città europee i cui centri stanno diventando sempre più uguali: gli stessi brand, gli stessi appartamenti, gli stessi Student Hotel. E se non ci sono più residenti non ci sono neanche negozi per loro: niente ferramenta, lavanderie e negozi di artigianato. Rimpiazzati da gelaterie, Zara e H&M.

La zona dell’ormai ex mercato centrale, San Lorenzo, viene ‹rigenerata› attraverso la costruzione di un fast food gourmet, che poco c’entra con un mercato popolare, dallo stesso imprenditore che ha messo le mani sul mercato di Porta Palazzo, a Torino. È il modello Eataly, dove una confezione di gallette di mais bio costa quattro euro e mezzo, trasformandole in gallette gourmet. Il panino al lampredotto si può mangiare, certo, ma in una versione rivisitata: non più al baracchino sudicio in strada, ma in un ristorantino lindo e chic al Nuovo Mercato Centrale Riqualificato. Gentrificazione è anche questo.

E mentre i luoghi storici si riempiono, provvisoriamente, di fruitori della città, un migliaio di residenti all’anno lascia il centro storico. Si spostano nella periferia o nei comuni vicini, importando congestione urbana e esportando gentrificazione. Sono molte a Firenze le aree a rischio gentrificazione: il quartiere dell’Oltrarno, l’area di San Salvi, Piazza Brunelleschi, Via Panicale e Sant’Orsola, l’Ex Panificio Militare, la zona di Novoli.

Tramite dati provenienti dal sito dell’Osservatorio Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate abbiamo cercato di analizzare la situazione dei cinque quartieri di Firenze nel tempo.

Il 2008 pre-crisi rappresenta l’anno con i valori di allocazione mensile al metro quadro maggiori per tutti i quartieri di Firenze: in tutte e cinque le zone si assiste a un calo degli affitti che poi aumentano nuovamente dal 2018 nelle zone periferiche.

Il primo semestre del 2019 ha portato a un un aumento degli affitti soprattutto nella zona periferica (Carlo del Prete, Firenze Nova, Nuova Pignone, Mercafir) e in quella proprio intorno al centro storico (Isolotto). Ha contribuito, da febbraio 2019, l’inaugurazione della seconda linea della tramvia, che collega Piazza dell’Unità, in pieno centro, all’aeroporto Amerigo Vespucci. Si tratta di una linea che permette di fare il tragitto Novoli-Centro in dieci minuti. La maggior accessibilità al centro storico porta all’aumento del costo degli affitti in queste zone. La vicinanza ai luoghi del turismo viene sponsorizzata anche negli annunci di AirBnB: ‹stanza brillante non lontana dal centro di Firenze (solo dieci minuti con la tramvia)›.

NOVOLI, QUARTIERE IN PERENNE TRANSIZIONE

Dalla metà degli anni ‘30 Novoli, un tempo piccolo borgo nella zona nordovest di Firenze, con l’insediamento prima della FIAT e poi della Carapelli diventa compiutamente un’area industriale. Intorno alle fabbriche inizia a trovare posto il tipico tessuto di alloggi ultrapopolari per gli operai.

Il primo piano per la ‹riqualifica› del quartiere risale al 1962: il cosiddetto piano Detti individua la zona come sede principale per delocalizzare le attività commerciali e gli uffici pubblici che soffocano il centro storico. Per decenni non se ne farà niente. La FIAT lascia la fabbrica nella metà degli anni ‘80 (la fabbrica, con altro proprietario, rimarrà poi attiva fino al 1995), la Carapelli poco dopo. Tutta la zona rimarrà in mano ai privati: una parte va alla Fondiaria, mentre l’area più vasta, ex-FIAT, dapprima a una società dello stesso gruppo, poi a un’immobiliare in parte di proprietà olandese, in parte di una banca belga, della Monte dei Paschi e della Cassa di Risparmio di Firenze.

Arrivando in prossimità della parte nuova del quartiere, costruita dal 1999 sulla vecchia area industriale, chiamata San Donato, cattura l’occhio la diversità delle costruzioni. Le casette rapide cingono la zona di nuova costruzione, e a queste si contrappongono i massicci parallelepipedi dell’università e delle nuove residenze. All’incrocio fra questi c’è un centro commerciale con negozi, un supermercato e un multisala. Da un lato, a mezzo chilometro, c’è il palazzo di giustizia, un insieme ordinato di linee rette sparate verso il cielo, una sorta di incubo uscito da Gotham City. Prima del palazzo di giustizia si trova un anonimo parco di circa dodici ettari, una distesa piatta e verde con una collina con su una pagoda dallo stile orientaleggiante.

Novoli sembra avere due anime. Da una parte le zone del quartiere più vecchie si poggiano ancora su un tessuto sociale tipico delle periferie contemporanee: studenti e lavoratori non autoctoni condividono i palazzi con un ceto operaio e impiegatizio; dall’altra, la zona di San Donato si caratterizza per la sua new-build gentrification, cioè per palazzi nuovi, costruiti su un’area precedentemente non abitativa, che sono stati venduti a prezzi troppo alti per il ceto della zona, e quindi sono stati acquisiti da famiglie di classe medio-alta. Questo tipo di gentrificazione ha effetti meno immediatamente evidenti rispetto alla sostituzione di intere classi che caratterizza la tipica gentrificazione del centro storico: il luogo va incontro a una generale perdita di senso, diventa anonimo, perde la sua specificità. I nuovi arrivati lo considerano casa solo a sera. Si assiste a una progressiva trasformazione sociale e culturale del vicinato, e per i vecchi abitanti il quartiere diventa via via più estraneo e colonizzato. La periferia che si voleva non più dormitorio torna a esserlo. Novoli ora è un quartiere di transito: vivissimo e quasi caotico durante il giorno, con studenti e impiegati che popolano le strade, ma sterile e freddo di notte. Con il centro commerciale come unica oasi, di consumo, illuminata. I residenti di vecchia data sembrano non aver notato la rigenerazione celebrata dalle amministrazioni: per loro il quartiere continua a essere degradato e marginale. Si lamentano della prostituzione in strada e dell’assenza di spazi per la socialità dopo la chiusura dei negozi.

La rigenerazione del quartiere ha visto l’amministrazione pubblica in prima linea per quanto riguarda anche gli investimenti. Il nuovo polo universitario e il palazzo di giustizia dovevano essere il vettore per donare a Novoli nuova vitalità, basata sui concetti di ‹comunità› e ‹quartiere›. Il progetto iniziale è stato però completamente disatteso: a quello che doveva essere un insieme fluido di case, edifici universitari e piccoli negozi si è sostituita una micro-zonizzazione, che assegna a ogni gruppo di edifici vicini un ruolo specifico, slegando gli spazi e favorendo la nascita di bar fancy e di catene in franchising che promuovono il consumo da grande distribuzione, senza spazio per le piccole attività. Alle piazze vive e popolari si è sostituita la comparsa di un mercato natalizio anonimo, identico a altri mille in giro per le piazze d’Europa e che niente conserva dell’appartenenza al quartiere. Questo processo monco rimane a testimoniare la contraddizione di un tentativo pubblico di costruzione e ordinamento dello spazio che però ha beneficiato gli investitori immobiliari e la rete di soggetti finanziari che li sostiene. La gentrificazione a Firenze assume così una forma bifronte, come Giano: da un lato le campane a guerra di un centro storico esautorato e svuotato, dall’altro quelle della pace che strisciante depoliticizza, depura, normalizza quartieri che erano popolari.


I membri dell’Opificio sono tutte persone con la passione per la ricerca sociale. Abbiamo deciso di unirci per sopperire alla mancanza strutturale di opportunità per la ricerca. Convinti della necessità di fare ricerca fuori da certi canoni, l’Opificio esiste nella volontà di ognuno di voler condividere le proprie conoscenze, le proprie risorse e il proprio tempo al fine di poter produrre conoscenza e esternalità sociali. 

1 comment on “Due gentrificazioni: turismo e pandemia

  1. Salve ,molto bello l’articolo e molto esplicativo. Fotografa una situazione attuale ma anche pregressa. Purtroppo la “Globalizzazione” da tanti invocata negli anni e programmata da un sistema malato ha dato questo risultato terribile.
    Speriamo che a leggere ed a informarsi grazie a Voi nel modo giusto, ci siano sempre più persone, perché anche la informazione main stream, purtroppo, lascia a desiderare. Bravi un ottimo lavoro.

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