Genesi dell’underground. Storia di R.Crumb



Dalla repressione degli anni ’50 alla controcultura psichedelica, passando per la rivoluzione del fumetto underground: la vita e l’opera di Robert Crumb sono la radiografia spietata di un’epoca. Un artista che ha trasformato nevrosi, musica e sesso in materia grafica e critica sociale.


In copertina e lungo il testo opere di net art, anonimo

di Niccolò De Mojana

La storia inizia nell’estate 1943. Mussolini è stato deposto dal Re, l’aviazione americana bombarda Milano, l’avanzata di Hitler inizia a rallentare; dall’altra parte dell’Oceano, nei night di New York, Charlie Parker e Dizzy Gillespie incrociano sax e tromba e danno vita al bepop; nei cinema di tutto il mondo si proietta Casablanca mentre gli editori statunitensi pubblicano i fumetti in serie di Dick Tracy e di Captain America; nella città di Philadelphia, il 30 Agosto, viene al mondo Robert D. Crumb, figlio di una casalinga dedita alle anfetamine e di un ex marine dell’esercito. 

Ora, non è possibile comprendere la portata rivoluzionaria dell’opera di Crumb senza considerare questi elementi: l’oppressione esercitata dagli apparati statali sulla vita degli individui, la tradizione musicale afro-americana nata nei campi di cotone e diffusasi elettricamente su tutto il pianeta, la fascinazione delle masse per la potenza narrativa del medium fumetto. Disegnare è per lui un atto allo stesso tempo politico e personale: se la messa in scena delle sue idiosincrasie può essere letta come una spietata verifica dei poteri, l’evocazione delle antiche tradizioni musicali diventa un atto d’accusa rivolto all’omologazione della cultura occidentale. 

Ma andiamo con ordine. Come tanti bambini nell’America degli anni ’50, il piccolo Robert cresce immerso in un clima bigotto e reazionario, dominato da una pedagogia cattolica repressiva e, in parallelo, dalla massificazione dell’immaginario veicolata dai primi televisori via cavo. Come racconterà lui stesso in una storia autobiografica di molti anni più tardi, il modo migliore per tirare avanti era obbedire alle figure autoritarie senza farsi troppe domande: subire il clima di violenza psicologica sperando di passarla liscia. 

Una via di fuga praticabile per i ragazzini dell’epoca si trova però nelle letture, a cominciare da autori come Walt Kelly, E.C. Segar e Carl Barks. Le loro storie mettono in scena un mondo di ‘funny animals’ dalle caratteristiche molto simili a quelle degli esseri umani (difetti compresi) e si rivelano per Robert e i suoi fratelli uno strumento magico in grado di scardinare la noia delle lunghe giornate. Ma è l’incontro con il magazine “Mad” di Harvey Kurtzman e Wally Wood a segnare un ‘prima’ e un ‘dopo’ nel corso della sua formazione. Quando vede esposta in edicola la copertina dell’undicesimo numero, con la donna dal volto animalesco che sorride, nella sua mente si accende un pensiero sconvolgente: con il disegno si può fare letteralmente qualunque cosa: l’unico limite alla fantasia è il senso del pudore. Niente sarà più come prima. A 17 anni, nel pieno di una crisi esistenziale, afferma: “Diventare un grande artista sarà la mia vendetta”. 

Nel 1962 lascia la casa dei genitori e si trasferisce in Ohio, dove trova impiego in un’azienda che produce cartoline di auguri. Due anni dopo, giovanissimo, si sposa con un’altrettanto giovane fanciulla. In questo periodo il disegno è per lui ancora un mezzo per non fare i conti con la rigida realtà che lo circonda, tuttavia le bozze e le invenzioni grafiche mostrano già una mano eccezionale e un’inventiva fuori dal comune. 

L’occasione per liberarsi dal peso dell’armatura morale degli anni ’50 arriva qualche tempo dopo, quando sulle strade d’America iniziano a circolare strani individui con i capelli lunghi e i piedi scalzi. Le ragazze disinibite, il rock’n’roll, l’erba: l’incontro con la cultura hippie è il detonatore di una serie di conseguenze che cambierà per sempre la sua vita. 

Si reca a New York per mostrare alcune sue tavole a Kurtzman, che nel frattempo ha abbandonato la redazione di “Mad”. I due danno vita nel giro di poco tempo a un nuovo personaggio: Fritz il gatto, artista vagabondo e rubacuori. Mentre le prospettive di una carriera come disegnatore iniziano a diventare più solide, interviene una sorta di deus ex machina. Nel ’65, Crumb assume per la prima un po’ di LSD (la sostanza era ancora legale all’epoca). L’esperienza, racconta, è decisiva: “La barriera tra il conscio e il subconscio si aprì improvvisamente. Un bizzarro caleidoscopio, una vistosa orgia di immagini dissociate continuava a schizzare in superficie…Questi convulsi cartoni animati nella mia testa non erano belli, poetici o spirituali, ma come un pianoforte fuori dal tempo che non potevi far smettere…Un’esperienza che ti capita una volta nella vita, come una visione religiosa che cambia la vita, ma nel mio caso fu la manifestazione psicotica di qualche parte sporca dell’inconscio collettivo d’America”. 

Nel giro di qualche mese, nonostante il conto in rosso, Crumb abbandona il lavoro e si unisce a un gruppo di giovani in viaggio verso la West Coast. Nel Gennaio 1967 raggiunge San Francisco, si trasferisce in Haight-Ashbury e nell’Ottobre dello stesso anno, dopo aver partecipato ai fermenti della “Summer of Love”, dà alle stampe il primo numero del magazine autoprodotto ‘ZAP Comix’. La tiratura è modesta, circa quattromila copie, al prezzo politico di 25 cents. Le copie vanno a ruba. Crumb si aggira per le strade del quartiere trasportando le copie in una carrozzina e vendendole direttamente ai passanti.

  

Nel 1968 disegna la copertina dell’album ‘Cheap Thrills’, di Janis Joplin. Nel frattempo, sulle pagine di ‘ZAP’ prendono vita personaggi straordinari, come l’autobiografico Mr. Sketchum, il nevrotico Whiteman, la gigantesca Angelfood McSpade, i camminatori ‘Keep on truckin’, e soprattutto il guru Mr. Natural, che si aggira per il deserto inseguito dal maldestro discepolo Flakey Foont. A colpire i lettori di allora è certamente l’ironia dissacratoria, la critica sociale, il linguaggio che ricalca lo slang della strada, i doppi sensi che non risparmiano niente e nessuno. A distanza di decenni, possiamo dire tuttavia che è sopratutto il segno grafico a rendere istantaneamente il giovane Crumb un maestro assoluto dell’arte fumettistica. Nelle sue tavole, lo stile animato degli anni ’40 e ’50 (il primo Disney, Tex Avery, Chuck Jones) e il segno dissacratorio di “Mad” (Jack Davis, Wallace Wood, Basil Wolverton) trovano una sintesi che spalanca le porte a un modo tutto nuovo di raccontare attraverso le vignette. 

Con ‘ZAP’, Crumb e i suoi collaboratori (Rick Griffin, Victor Moscoso, Clay Wilson, Gilbert Shelton…) dimostrano due cose: i fumettisti non devono necessariamente rivolgersi a editori tradizionali per pubblicare e non sono più obbligati a scendere a compromessi sulla loro arte. Possono disegnare ciò che vogliono e distribuire i fumetti in modo indipendente: la commercializzazione avviene grazie al proliferare di negozi specializzati, i cosiddetti “head shop” (il fatto che spesso questi luoghi si trovassero spesso nei seminterrati della città, ovvero “underground”, ha dato origine al modo dire). Così, attraverso la sola forza del passaparola, il nuovo fumetto americano si ritaglia nel giro di pochissimi anni una notevole fetta di mercato, dando finalmente agli autori la possibilità di conservare diritti e royalties delle loro creazioni. 

Crumb non è ancora il “Papa della controcultura” ma all’inizio degli anni ’70 la sua fama cresce fino a travalicare i confini nazionali, raggiunge l’Europa e influenza profondamente una nuova generazione di giovani autori (in Italia, sarà il Linus di Oreste Del Buono a tradurre per primo le sue tavole). Lui però si stufa molto presto dell’attenzione che ha attirato su di sé: “Non volevo essere il fumettista degli hippy, non volevo essere un eroe della controcultura. Quando divenni famoso, le persone facevano a gara per diventare miei amici, fingevano di essere d’accordo con tutto quello che dicevo e scrivevo…anni e anni di questa roba indebolirebbero le capacità mentali di chiunque…fino al punto di ucciderlo!”. 

E così, il nostro decide di darci un taglio: smette di fumare marijuana, abbandona i cicli narrativi del periodo di Haight-Ashbury e inizia a disegnare altro, spostando mira dalla società a se stesso. Il successo ormai consolidato come autore gli permette una libertà pressoché totale: le sue fantasie sessuali, i feticismi (soprattutto per le donne robuste con grandi cosce e sederi giganti), le sue insicurezze trovano sempre più spazio sulle tavole. I suoi alter ego disegnati, ma soprattutto se stesso raffigurato in modo caricaturale, diventano veicoli per una confessione sessuale radicale, al limite dell’auto-umiliazione. Il sesso come elemento grottesco, mostruoso, al limite del surreale, diviene protagonista. I corpi si deformano, si ingigantiscono, si accoppiano in modi animaleschi o deliranti: l’eros disegnato è anti-classico, sporco, carnale, esagerato, a tratti disturbante (uno dei capolavori dell’epoca a questo proposito è “Whiteman Meets Bigfoot”, storia di un americano medio che si innamora di una gigantesca creatura selvaggia senza però trovare il modo di conciliare questo amore con la propria posizione in società).

Nel 1972, dopo la brutta ma celebre versione cinematografica di ‘Fritz il gatto’ diretta da Ralph Bakshi, Crumb decide di uccidere, graficamente parlando, il suo personaggio alter-ego mettendo per sempre fine alle sue vicende. Nel frattempo si separa dalla moglie (con la quale aveva fino a quel momento un rapporto di coppia estremamente aperto) e conosce quella che diventerà la donna più importante della sua vita: Aline Kominsky, fumettista e illustratrice.

È in questo periodo che decide di approfondire la sua sconfinata passione per la musica blues e jazz delle origini. ‘R. Crumb & His Cheap Suit Serenaders’ nasce come progetto musicale che ricalca il modello di una jazz band dei primi Novecento, pur rievocata con un filo di ironia attraverso la riscrittura dei brani della tradizione americana prebellica: blues rurale, dixieland, ragtime sono i generi prediletti del gruppo che vede Crumb al banjo, Robert Armstrong alla chitarra e Terry Zwigoff al mandolino (lo stesso Terry Zwigoff dirigerà, qualche anno dopo, un celebre documentario dedicato all’amico). “Quando ascolto musica dei vecchi tempi ha spiegato Crumb una volta è una delle rare volte in cui provo una specie di amore per l’umanità. Quegli uomini e quelle donne sapevano esprimere la loro anima attraverso la musica, una cosa che la musica moderna non sa più fare”. 

Ovviamente, oltre a suonare in maniera più o meno dilettantesca le sue canzoni del cuore, Crumb si dedica al disegno, raccontando le biografie di leggendari bluesman attivi tra gli anni ’20 e ’30 come Charley Patton, Blind Lemon Jefferson e Jelly Roll Morton. Le storie che ci consegna non si riducono mai a una semplice celebrazione dei suoi eroi: al contrario, lo sguardo assomiglia a quello di un etnomusicologo in grado di ritrarre con profondità e sapienza tecnica un’umanità ormai dimenticata, mettendo in luce gli aspetti più intimi dei soggetti presi in esame. L’esperimento iniziale su queste biografie lo entusiasma a tal punto che decide di esplorare allo stesso modo anche il mondo della letteratura: sono esemplari le tavole, sempre rigorosamente in bianco e nero, che mettono in scena episodi della vita e delle opere di Philip K.Dick, Franz Kafka, Charles Bukowski e Harvey Pekar.

Con la fine degli anni ’70, ha inizio una nuova fase creativa: nel 1981 nasce il magazine ‘Weirdo’, sorta di laboratorio personale che funziona al tempo stesso come rivista d’arte, diario e spazio di resistenza culturale in contrapposizione all’ondata di conformismo che si diffonde in America in quel periodo. Il titolo stesso, “Weirdo”, traducibile come “strambo, freak”, suggerisce la linea editoriale: una rivista di outsider per outsider, fatta da chi non si riconosce né nei modelli culturali ufficiali né nelle subculture codificate. Nel primo numero viene pubblicata “The Confessions of R. Crumb”, autobiografia a fumetti che svela le sue fantasie sessuali, le nevrosi e le idiosincrasie più intime. Dal numero 10 in poi, la direzione editoriale di Weirdo passa alla moglie Aline che imprime alla rivista un tono ancora più personale, con maggiore spazio all’autobiografia femminile e alle voci queer. 

Nel 1990 il Museum of Modern Art di New York dedica una mostra a Crumb, sancendo così l’ingresso del fumetto nel mondo dell’arte contemporanea. Da sempre outsider per vocazione, il fumettista neanche cinquantenne viene ora riconosciuto come maestro indiscusso del graphic storytelling. 

Nel 1993, l’esperienza di ‘Weirdo’ si conclude e la chiusura coincide con l’addio definitivo agli Stati Uniti, ormai considerati invivibili, e il conseguente trasferimento nel Sud della Francia, nel piccolo borgo di Sauve, in compagnia di moglie e figlia. Subito dopo, nel ’94, esce il sopracitato documentario “Crumb”, diretto da Terry Zwigoff: ritratto intimo del fumettista e della sua famiglia, in particolare dei fratelli Charles e Maxon (entrambi individui unici e singolari): il film è un successo di critica e guadagna il Gran Premio della giuria al Sundance Film Festival. 

Lontano dai riflettori, nella quiete francese, Crumb si dedica quindi a una produzione meno intensa di prima, diradando interviste e pubblicazioni. Nel 2009, però, sorprende tutti nuovamente con un nuovo capolavoro: “The Book of Genesis Illustrated”, trasposizione integrale a fumetti del Libro della Genesi, il primo libro della Bibbia. Un lavoro titanico di oltre duecento pagine, ricchissimo di dettagli storici, ricostruzioni accurate dei costumi, dei paesaggi e delle fisionomie. Crumb non modifica né interpreta niente: usa una traduzione della King James Bible riportando parola per parola ogni frase del testo originale. Il segno grafico è più sobrio rispetto al passato, ma scene di violenza e sesso (presenti nel testo originale) non sono mai censurate e il racconto si svolge attraverso una messa in scena realistica e accuratissima. Ad oggi, l’opera è considerata all’unanimità una delle maggiori espressioni del fumetto contemporaneo. 

Nel 2018 lo storico del fumetto Dan Nadel inizia a lavorare a “Crumb: A Cartoonist’s Life”, la prima biografia ufficiale dedicata al fumettista. Il volume è stato pubblicato nel 2025 con l’intento dichiarato di intrecciare la parabola esistenziale e creativa dell’autore allo sviluppo del fumetto americano. Come ha affermato di recente a ‘Publishers Weekly’, Nadel vede in Crumb “il soggetto ideale per raccontare una storia ampia del medium” (il libro non è ancora stato tradotto in italiano).

Aline Kominsky-Crumb muore nel 2022, lasciando un vuoto nella vita di Robert. Oggi, superato l’82° compleanno, la traiettoria esistenziale e creativa di Crumb prosegue in una dimensione appartata, lontana dai riflettori del grande circuito artistico. Vive nel piccolo villaggio dove si era trasferito anni fa, circondato dal suo sterminato archivio di vinili, strumenti musicali e opere realizzate in un’intera vita dedicata alla creazione grafica. La galleria Vidourle Prix, che aveva fondato insieme alla moglie, continua a vivere grazie alla dedizione della figlia Sophie, che ne cura la programmazione e ne protegge lo spirito indipendente.

Nonostante l’enorme influenza che il suo lavoro ha esercitato sulla cultura visiva del secondo Novecento e oltre, Crumb resta un outsider, un autore volutamente distante dalle logiche del mercato e dalla narrazione ufficiale dell’arte contemporanea. Le sue sporadiche apparizioni alle grandi fiere del fumetto sono rare incursioni, più che eventi pubblici: segni di una presenza che continua a interrogare e sfuggire. 

Ancora oggi la sua ombra lunga attraversa tutto il paesaggio del graphic novel contemporaneo. Senza Crumb, forse, non ci sarebbero stati “Maus” di Spiegelman, “Ghost World” di Clowes, i reportage disegnati di Joe Sacco o i labirinti esistenziali di Chris Ware. Non perché questi autori ne abbiano ereditato lo stile grafico — spesso lo hanno rifiutato apertamente — ma perché si sono mossi dentro lo spazio di libertà creativa che Crumb aveva aperto tempo prima nella storia del fumetto.

Infine, una bella notizia che circola da qualche settimana: nel novembre di quest’anno, a 23 anni di distanza dalla sua ultima pubblicazione inedita, l’editore Fantagraphics Books pubblicherà un nuovo libro di Robert Crumb, intitolato “Tales of Paranoia”. Il volume, che inaugura i festeggiamenti per il 50° anniversario di Fantagraphics, è una raccolta di 12 brevi racconti autoconclusivi che mescolano “memoir, saggio, polemica, neurosi e complottismi”. Ecco come viene presentato il libro sul sito dell’editore: “Nella sua ultima incursione nel fumetto, Crumb si cala nei cunicoli dell’internet e della carta stampata, per riemergere con domande inquietanti. Perché non conosciamo il vero background dei carrieristi del deep state? E Crumb è davvero paranoico come tutti gli dicono? O è solo quello che LORO vogliono che tu creda?”.

Insomma, la storia continua. Se vi capita di passare dalle parti di Sauve, troverete un’atmosfera incantevole; e se siete fortunati potreste anche incontrare il più influente fumettista del mondo contemporaneo mentre suona qualcosa per gli amici.

2 comments on “Genesi dell’underground. Storia di R.Crumb

  1. Stefano

    Grazie. Venerdì ad una conferenza sul libro della Genesi, P. G. Michelin ofm., ha citato l’opera di Crumb, autore incrociato in gioventù su Linus. L’articolo mi è stato molto utile.

  2. Buona Ricerca di Un Tempo

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