Gli appunti di Therese #1

Il 3 dicembre 2014 un ragazzo che vuole rimanere anonimo, di professione fattorino d’albergo, mi ha consegnato un dattiloscritto; lo ha trovato nella camera dove per molto tempo ha alloggiato una donna di nome Therese.
Pochi giorni prima il giovane, nel recapitarle il pranzo in camera, aveva scoperto che l’ospite era partita all’improvviso, abbandonando i propri effetti personali. Tra le varie cose, in bella vista sul tavolo, c’era il dattiloscritto in questione, con sopra appoggiato un foglietto.

T1

[Scusa se parto senza dirti nulla. È antipatico, lo so, ma ormai anche un foglietto con scritto «ho lasciato le chiavi sul tavolo» mi sembra terribile. Se ti scrivo è solo perché ▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇▇▇▇▇▇ ▇▇▇▇▇ Di questi fogli fai quel che vuoi: leggili, bruciali, conservali. Ti regalo le mie parole, il resto deve scomparire, mi dispiace. Therese.]

Il nome della donna è falso e rintracciarla impossibile. Il ragazzo ha cercato un recapito, «per renderle le sue cose», ma senza successo. Tra i lasciti di Therese c’è anche un’ampia selezione di libri, il meno bello dei quali è l’unico il cui autore sia attualmente in vita. Qui entro in scena io, perché il romanzo in questione, “Ultimo piano (o Porno Totale)” edito da Imprimatur nel 2015, è opera mia.

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Il fattorino mi ha contattato in assenza di indizi migliori, ma l’ho deluso, perché non conosco l’autrice. Rassegnatosi, mi ha consegnato il dattiloscritto, col commento: «non lo voglio e non ci capisco nulla».

È da tempo che cerco di mettere ordine nel materiale di Therese. Un compito difficile, perché i fogli sono in ordine sparso e spesso illeggibili; ho deciso comunque di presentare alcuni paragrafi al pubblico nel modo il più possibile fedele al testo originale. Se mi leggerai, cara Therese, spero che tu possa riprendere i tuoi appunti, o perlomeno correggermi.

Nota: riproporrò le cancellature originali di Therese così: ▇▇▇▇▇▇ e i suoi disegni come immagini. Inserirò le sue annotazioni a margine tra parentesi quadre, per favorire la lettura. La copia anastatica del manoscritto, di cui allego qualche immagine, non verrà pubblicata.


§

Ho deciso di ritirarmi dal mondo finché non avrò un parere soddisfacente sulla cosa. Per farlo ho venduto tutto quello che avevo, mi sono trasferita all’hotel ▇▇▇▇▇▇ e ho attrezzato la mia stanza in modo da sopravvivere senza dover mai uscire.

La camera dispone di un letto matrimoniale (a), un tavolo (b) due sedie (c, c1), un armadio spazioso (d), una scrivania (e), un telefono (f), due comodini dotati di lampade (g, g1), una televisione (h), due portapenne (i, i1) e un bagno. Il bagno è dotato di un ampio lavabo (m), una vasca con doccia (n), wc (o), un bidet (p), un phon (q), due bicchieri (r, r1), tre saponette (s, s1, s2), otto asciugamani (t, t1 … t8), due confezioni di shampoo (u, u1), due di bagnoschiuma (v, v1), tre rotoli di carta igienica (z, z1 … z6) e un cestino della spazzatura (k).

T3

I miei effetti personali, gran parte dei quali è ancora nella valigia, ammontano a: sette spazzolini, quattro calze autoreggenti, sette gambaletti, dieci mutandine, cinque reggiseni, tre baby-doll, sei canottiere e tre vestiti estivi. T5Inoltre ho un beauty contenente due rossetti, gloss, struccante, tonico, smalto, dischetti di cotone, set di pennelli, primer viso, fondotinta, correttore, fard, matita occhi, eye-liner, due pacchetti da sette di lamette, pinzette, crema depilatoria viso e inguine, otto confezioni di aspirina, dodici pacchetti di assorbenti, quattro flaconi di deodorante, crema idratante per il viso, forbicine, lima per le unghie, un paio di ciabatte, un vibratore e il computer su cui sto scrivendo.

Al momento siedo su (a), il computer è su (c1), e ho (t4) avvolto come un turbante in testa. Esco solo durante l’ora delle pulizie e non mi allontano mai dal corridoio. Mi faccio recapitare i pasti in camera e lo stesso vale per la biancheria pulita.

Allego la mia foto, e, per ovviare ai limiti del bianco e nero, aggiungo che al momento ho i capelli castano chiaro (quasi biondi), gli occhi dello stesso colore e la mia pelle è un’oliva albina.

T2

In questo momento indosso un vestito che mi dona abbastanza, giallo, con dei fiori rossi e azzurri che lo rendono simile a una tovaglia estiva. Non ho tatuaggi, per abituarmi alla transitorietà di ogni segno e ricordo. Come la maggior parte delle donne talvolta mi vedo bella e talvolta brutta; gli uomini ci provano, ma non vuol dir nulla. La domanda che mi tormenta è: esiste dio*?

[* È un termine un po’ vago, me ne rendo conto, ma definire quel che intendo con “dio” fa parte del problema. Se dovessi suggerire dei termini di uso più o meno comune direi: l’Assoluto, la Totalità, l’unione di ogni possibilità, l’Infinito, il Tao, Brahman, eccetera. Scritti in minuscolo, per chi mi ha capito.]

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