Humans #1

Ce ne sono molti, ma di loro non si sa nulla: “HUMANS”, una serie infinita di personaggi che non hanno nessuna intenzione di esistere, di Lorenzo Bechi.


HUMAN N.1 ​Federico Oberhofer

fede

Federico,
un ragazzo buono.
Buonissimo.
Quarant’anni,
barba incolta,
borse sotto gli occhi piccoli e vagamente arrossati dal consumo di droghe leggere e pesanti
ma nessuno lo sa,
la sua unica ombra,
il suo segreto più intimo,
il nostro segreto.
Si fa da sempre
e da solo,
sul limitare del giorno.
Coda di cavallo e capelli d’oro e di bronzo,
maglione di pura lana merinos con cervi che saltano,
scarpe da trekking,
bracciali d’avorio e d’argento invecchiato,
non disdegna le collane da due lire con appesa una conchiglia,
un uomo a suo agio col freddo,
col ghiaccio,
il sole e anche la notte profonda,
il fumo che esce di bocca,
i tronchi e gli alpeggi.
Ma in realtà vive d’acciaio.
E’ un fabbro,
un maestro di chiavi,
fuma Marlboro rosse e vive di piccole cose:
molle,
ingranaggi,
cilindri,
pinze e chiavi da dieci.
Abita a Porto Gigante,
un ridente paesino al confine di un porto che è un ponte tra l’Alpe e il Mar Caspio.
Gli piace parecchio mangiare.
Mangia di tutto:
una volta si dice abbia divorato in un solo boccone una catasta di legni da ardere.
Un’altra una quercia reale cresciuta per secoli nella piazza di Porto Gigante che misteriosamente una notte sparì.
​E’ altissimo ed è per questo forse che è solito mangiar così tanto.
Un passato non troppo glorioso nella squadra di rugby del suo ridente paese,
uno sport a suo dire,
troppo violento per lui che ama le bestie,
l’amore,
gli oppiacei e il buon vino rosso.
Dai più definito uomo simpatico e ragazzone gentile,
è un ottimo amico e gran bevitore.
La sua voce è calda come il fuoco di un bosco innevato.
Soddisfa le donne che al suo tocco lui dice,
sono neve al sole e ghiaccio nel fuoco,
fremono, svengono e muoiono.
Mentre armeggia con la chiave da dieci alla mia serratura di casa
gli spunta mezzo culo fuori dai jeans ancora innevati.
Mi chiede lo Svitol e io glielo passo.
Ha un cane.
Grande.
​Si chiama Thor, il dio del martello.

HUMAN N. 2 Bruno Mas

bruno

Bruno,
sessantatre anni portati così e così.
Sonnambulo,
una volta lo hanno ritrovato nel buio della notte più buia mentre camminava dormendo su un lago ghiacciato.
Tende a trascurare se stesso e i propri cari che spesso offende nel sonno.
Non presta troppa attenzione al giudizio degli altri cosa che lo rende invidiato dai più.
Fin da quando era bambino ha sempre sognato di avere una Ferrari
che però non ha mai potuto comprare a causa delle sue limitate risorse economiche.
Ha collezionato però negli anni tanti modellini Burago che espone con amore sulla mensola del tinello di casa accanto a una serie di maschere antiche.
E’ un artista poliedrico ed è anche religioso.
Dorme, crea e prega.
Si occupa del giardino del suo condominio nei ritagli di tempo per arrotondare la misera paga.
Durante una recita in terza elementare nella quale interpretava Pinocchio
ha scoperto il suo amore per l’arte drammatica che da allora non ha più abbandonato.
Scolpisce la creta.
Disegna cappelli.
Suona il tamburo.
Ha tre figlie bellissime e una gatta arancione di nome Calcutta che tiene con sè quando lavora in giardino.
La sua unica amica e l’unica donna che ama davvero.
Attualmente è occupato a preparare il suo ultimo Amleto.
Aveva una Panda rossa e quattro per quattro che adesso ha venduto per pagare gli attori e il teatro.
La sua gatta Calcutta dice di lui:
“Dorme ritto ma è un uomo che sogna”.

HUMAN N. 3 Asako Yoshida

asako

Asako,
trentatre anni,
​parla sette lingue:
giapponese,
mandarino,
francese,
inglese,
turco,
farsi e danese.
​Non ha mai fatto l’amore.

HUMAN N. 4 Guido Beha

guido

Guido,
sessantaquattro anni, lavapiatti.
Odia il freddo,
i mulini a vento e le persone che parlano troppo veloce.
Ha sempre sognato di poter un giorno aprire un ristorante tutto suo
all’interno del quale far mangiare le persone a cifre irrisorie.
Lo vuole chiamare “Da Guido”.
Prima o poi dice,
ce la farò.
Ha fatto il militare a Pordenone,
città della quale ha apprezzato il buon vino e la pizza.
Una volta mentre marciava si è procurato una storta tremenda alla caviglia sinistra che tutt’ora ricorda.
E’ stato nella nazionale juniores di sci alpino quando ancora un bambino e in quella di judo subito dopo.
Ama l’oriente.
E’ zoppo.
Non beve da anni.
Ha ucciso.

HUMAN N. 5 Nino Bernacca

nino

Nino,
ottantaquattro anni,
un uomo tutto d’un pezzo tanto da potersi fregiare dell’appellativo di “tronco”.
Ha avuto il negozio di fiori più importante della città prima di passarlo non a cuor leggero alla figlia,
Camelia,
Ventitre anni che lo ha trasformato in outlet di Prada.
Il numero tre ha segnato e continua a segnare la sua vita:
Ha avuto tre mogli,
tre infarti,
tre cani,
tre padri,
tre case,
di cui una,
l’ultima,
proprio sul cucuzzolo di una montagna,
dalla quale,
dice lui,
nei giorni più limpidi è possibile scorgere le tre cime di Lavaredo e pure la Francia.
Ha un tumore alle ossa con il quale convive da più di trent’anni.
E’ ormai prossimo alla fine dei suoi giorni.
​Morirà tra tre giorni.
​E a noi piace ricordarlo così.

Di Lorenzo Bechi
(www.filmsolo.org)


Lorenzo Bechi è nato nel 1982 ed è regista, produttore, fotografo, montatore e sceneggiatore, quasi tutto per filmsolo.org.
Tutte le immagini sono (c) di Lorenzo Bechi, FILMSOLO 2016

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