I quaderni di Margherita.

Margherita Bertoli da anni tiene dei quaderni in cui scrive e disegna delle cose. Decine di quaderni, forse centinaia, tutti più o meno come le immagini allegate. QUAGLIA0004I quaderni contengono da un lato conti finanziari, esercizi yoga, appunti pratici, schemi tecnici e agende improvvisate, dall’altro poesie, collage, fumetti, disegni e diaristica. Dalle immagini che allego è facile immaginare come sia divertente sfogliarli, senza contare che mi ricordano molto quelli di Therese (le due donne non si conoscono). È come se chi li ha scritti avesse messo il cervello sulla fotocopiatrice e premuto «copia» giorno per giorno. Il distillato di questa massa sono delle poesie che emergono di tanto in tanto. La poesia è una questione complessa. QUAGLIA0025A volte penso che sia il linguaggio più adatto al presente, perché sintetico oltremisura, distillato dagli eccessi delle parole. Altre volte mi sembra lo scuotersi di una lingua che non accetta la morte, come la coda mozzata di una lucertola. La lettura è diventata veloce (un punto per la poesia) ma soffermarsi a contemplare le parole è un gesto quasi anacronistico (uno a uno). È possibile addirittura che la poesia, nel suo senso ampio di “pensiero da contemplare”, si sia ritirata negli appunti dei poeti, che nel frattempo fanno altro. Non saprei, ma considerato che a L’INDISCRETO queste poesie piacciono, eccole qua.

Francesco D’Isa.


§
Ho creduto in questo incesto contemplativo
Che mi unisce a tutti i membri della mia famiglia,
a tutti gli animali e a tutte le stelle
Ci ho creduto e nella conchiglia che ho raccolto
C’era un granchio piccolo e splendido,
oppure una minuscola pozza d’acqua:
insomma, era il piacere.

(precedentemente pubblicata in Mostro)

QUAGLIA0006

§
Chi cammina sul bagnasciuga
Chi con occhi d’acqua
Insieme ai propri pensieri a forma di pesce o di cuore.
Navigando in parentesi difettose che tento di ricucire in un cerchio
Osservo la spiaggia
Gli ombrelloni

Nella mia preistoria
La parola era già dentro il foglio
Ora si trova sott’acqua,
Va prima pescata
Ma
Il linguaggio
Si forma nell’incavo dei gomiti
Si forma
In mezzo alle gambe
Se è
Se è una grande opera
Nasce e non ricorda

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§
Caro abisso
architettonico
fugace
abisso secco
ti materializzi, a volte
nel mio sguardo sugli oggetti
o nel pensiero che riflette sul pensiero
ti scorgo appena
ronzío intermittente nell’orecchio sinistro
stormo di uccelli
quasi invisibile su un cielo appannato
non hai nemmeno
la sinuosità delle piante acquatiche
non hai nemmeno un nome
insomma un fastidio un fardello
un indovinello
ma a volte l’occhio cambia luogo
il tempo cambia l’occhio
i passi più lenti più rapidi
e come l’ape fiorisce nel fiore
si cresce,
di casa in casa
all’improvviso ti vedo e sei dolce
come il nome di un albero
tiglio, glicine o
betulla
sei dolce e ti accolgo
e non sei più un enigma
secco e lontano
diventi il mio cibo
il mio letto in cui dormo in cui amo
abisso in cui nacqui
a volte ti chiamo.

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Sulle immagini: Testi, disegni e poesie di Margherita Bertoli.

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