Dalla cura dell’ansia e del disagio mentale fino al profitto: come il mercato ridefinisce mente, diagnosi e terapia.
i K-Hole. Come la ketamina ha inventato il futuro di Carlo Mazza Galanti, in libreria da mercoledì 18 marzo. Edito da Nero.
in copertina e nel testo opere di Johan Berner Jakobsen
di Carlo Mazza Galanti
I governi e le istituzioni concepiscono il rapporto con le sostanze psicotrope in termini perlopiù repressivi: pensano che «la droga» sia una malattia o una forma di delinquenza, e che fare la guerra alle sostanze sia la risposta migliore. Ma le war on drugs ci sono sempre state, e le droghe anche. Non ha molto senso agire sui sintomi; bisognerebbe intervenire alla fonte, cioè nelle forme di vita delle società: intervenire sulla domanda prima che sullo spaccio o la produzione. Finché ci sarà domanda, si troverà un modo di soddisfarla.
D’altra parte, è possibile che questa domanda sia legittima, se non legale. Potrebbe essere addirittura una risposta «sana» o razionale a determinate sollecitazioni imposte dal mondo in cui viviamo. L’Occidente contemporaneo – lo stesso che oggi, in certe sue derive destrorse e populiste, vorrebbe reprimere l’uso di sostanze psicoattive non tradizionali – è la società probabilmente più tossicomane e tossicofila che mai sia esistita nella storia umana. Oltre al fatto palese che molte delle molecole più insidiose degli ultimi anni, dai barbiturici agli oppioidi sintetici, sono farmaci «legali» regolarmente prescritti, il numero di dipendenze che attraversano le nostre società, non ultime quelle legate all’uso di tecnologie informatiche, è esorbitante.
Da un lato, le droghe esistono da che esiste l’uomo, e in ogni società: l’archeologia e l’etnobotanica ce lo hanno insegnato. In determinate circostanze, perfino gli animali assumono deliberatamente (diversamente dai delfini di Lilly [→ Tursiops truncatus]) sostanze psicoattive. «Drogarsi» è parte dell’interazione tra l’organismo animale e l’ambiente in cui vive: è un modo per creare un equilibrio tra gli individui e il loro habitat. Dall’altro lato, questo equilibrio può diventare disfuzionale: può esibire cioè delle dinamiche coerenti ed efficaci al proprio interno ma non integrabili con quelle del sistema più grande a cui appartiene. Questo succede spesso all’interno delle famiglie, ma anche in gruppi più grandi e complessi. L’efficienza locale, a dispetto delle apparenze, può essere vettore di una disfunzione sistemica più ampia. Così una medicina può funzionare o non funzionare, ma anche funzionare male, garantendo un equilibrio malsano che genera nuovi problemi o addirittura riproduce le cause della patologia che vorrebbe curare.
Nel caso di patologie endemiche come i disturbi d’ansia, la depressione, le dipendenze, il disturbo ossessivo-compulsivo, o di altre più specifiche come lo stress post-traumatico (PTSD), ci troviamo di fronte a quelli che possiamo abbastanza tranquillamente definire malesseri strutturali delle società tardo-capitalistiche, tutti profondamente connessi a forme di violenza sociale esplicite o camuffate dietro maschere sorridenti: le opportunità, il benessere, la libertà, la comodità, la sicurezza, la resilienza, e oggi, forse, la neuroplasticità. Affidare alle sole cure psichiatriche simili patologie significa neutralizzarne la potenziale criticità in nome di una «risoluzione individuale di problemi sistemici» capace soltanto di spostare in avanti il problema e accrescere il senso di isolamento in cui già siamo immersi.
Non è soltanto il farmacocentrismo che va messo in discussione: di fronte a questo genere di problemi, anche gli approcci psicoterapeutici offrono perlopiù soluzioni appena provvisorie. Purtroppo oggi sono pochi, anche all’interno della cosiddetta «comunità psichedelica», a pensarla in questi termini – e questo è tanto più curioso se si pensa che, tra le virtù di queste molecole, si esalta soprattutto la loro capacità di mostrarci connessioni più vaste e sistemiche di senso e di vita.
Se la nostra è una società patogena, in particolare per quanto riguarda i problemi di salute mentale (di cui si registrano incrementi a dir poco allarmanti ormai da qualche decennio), diffondendo il consumo di molecole psicoattive non si farà molto più che mettere delle pezze individuali su problemi più ampi. Non risolti, questi problemi torneranno a presentarsi sotto nuove forme, forse peggiori. Se il problema è lo stile di vita che una società promuove, allora la questione è politica e culturale, non psicologica. Un discorso a parte riguarda il consumo di queste sostanze in contesti comunitari capaci di costruire orizzonti di senso alternativi come le feste, i rave, certe comunità religiose: ma in tal caso non stiamo più parlando di ambiti propriamente terapeutici [→ Rave].
Il mercato non agisce sulla base di ragionamenti morali o politici, ma esclusivamente in vista del profitto. L’industria farmaceutica ha visto nel nuovo trend psichedelico uno sbocco potenzialmente redditizio, anche alla luce del fatto che le cure «tradizionali» per i disturbi psicologici più diffusi mostrano la corda e il bisogno di nuove soluzioni accresce in misura quasi messianica le aspettative intorno alle promesse terapeutiche della psichedelia.
Il valore del mercato terapeutico psichedelico globale è oggi stimato tra i 3 e i 6 miliardi di dollari, e ci si aspetta una crescita fino a 8,31 miliardi entro il 2028. A seconda dell’ambito di analisi e della metodologia adottata, le stime possono variare e simili cifre possono anche triplicare. Si tratta di un settore ancora relativamente piccolo, se confrontato con l’intero mercato dell’industria farmaceutica, ma in rapidissima espansione. L’esplosione dell’industria psichedelica è contemporanea alla nascita del movimento culturale che è stato chiamato «rinascimento psichedelico», emerso con chiarezza intorno alla fine del primo decennio del nuovo millennio. La proliferazione impressionante di studi, articoli, documentari, coming out e prodotti artistici psichedelici che abbiamo visto negli ultimi quindici anni ha fatto da volano alle aspettative terapeutiche e ai conseguenti investimenti di capitale nel settore.
La ketamina è l’unico psichedelico esistente ad avere ottenuto un riconoscimento medico ufficiale, non solo come anestetico ma anche come antidepressivo (dal 2019). Altri psichedelici, come la psilocibina, l’LSD, la DMT o la mescalina, sono autorizzati soltanto in determinati contesti sperimentali o religiosi (ayahuasca, peyote). A causa del suo statuto giuridico, la ketamina, oltre a essere una sostanza molto studiata in ambito medico-scientifico, rappresenta una sorta d’avanguardia per il business psichedelico; cliniche private, convenzionate, ospedali, istituti di salute mentale: sono moltissime le strutture, soprattutto in Nord America, che ormai offrono trattamenti a base di vitamina K. Secondo un report del 2025, «da circa 60 cliniche nel 2015, oggi negli Stati Uniti ci sono tra i 1200 e 1500 centri dedicati a cure psichiatriche off-label a base di ketamina […], mentre analisi indipendenti riportano oltre 2000 sedi che prescrivono il farmaco». Qui si parla soltanto delle strutture che offrono terapie off-label; quelle abilitate alla somministrazione della ketamina on-label (Spravato), tra le quali si trovano numerose strutture pubbliche, sono probabilmente intorno alle 5000.
Il valore di questo mercato è calcolato in un miliardo e mezzo di dollari nel 2025: la crescita è significativa, e alcune proiezioni prevedono un aumento fino a più di 10 miliardi di valore complessivo entro il 2033. Il grosso del mercato della ketamina (almeno il 30%) riguarda la depressione «resistente al trattamento», seguita da PSTD, dolore cronico e in misura sempre crescente disturbi da ansia e dipendenze. I costi delle cure sono elevati e possono variare dai duecento agli ottocento dollari a infusione. Per un’intera cura si possono spendere molte migliaia di dollari (o di euro, essendo questo tipo di servizio ormai presente anche in Europa).
Solitamente i prodotti somministrati off-label risultano meno cari dello Spravato, lo spray nasale nonché l’unica versione di ketamina (l’esketamina) approvata come psicofarmaco e quindi più facilmente coperta dalle assicurazioni sanitarie. Fa una certa impressione pensare che nel mercato nero un grammo di K, quindi diverse volte la quantità somministrata a ogni paziente nelle cliniche, costa al dettaglio tra i 20 e i 40 euro.
L’incapacità di cogliere le radici sociali dei mali psicologici e l’onnipervasiva domanda di medicalizzazione si possono interpretare come crisi dell’agentività individuale e dell’azione politica in senso lato. Il problema rischia di essere ulteriormente aggravato dal business psichedelico. Per fare un esempio, in un saggio come Dieci trip, uno dei pochi testi di ampia diffusione pubblicati di recente sul tema psichedelico disposti a esercitare uno sguardo critico sul fenomeno (senza scadere nel vieto bigottismo proibizionista), l’autore Andy Mitchell, un neuropsicologo, osserva, accanto ad altre numerose questioni sollevate dalla commercializzazione degli stati psichedelici, che
l’approvazione iniziale dell’esketamina da parte della Fda ha comportato un allentamento della definizione di «depressione resistente al trattamento». In precedenza la diagnosi era limitata a chi aveva provato due classi di farmaci antidepressivi: ne esistono diversi, come gli SSRI (Selective Serotonin Reuptake Inhibitor), gli SNRI (Serotonin-Norepinephrine Reuptake Inhibitor), i triciclici. Poi è passata a indicare due farmaci diversi qualsiasi, cioè anche quelli appartenenti alla stessa classe di antidepressivi, purché nel corso della sua storia di depressione il paziente avesse assunto due marchi diversi. Data la capricciosità di medici e pazienti, si tratta di una soglia diagnostica bassissima.
Insomma, la pressione del mercato psichedelico ha aumentato il rischio di sovradiagnosi.
Il saggio di Mitchell illumina molti altri punti ciechi – criticità già rilevate in diversi articoli accademici, ma lontanissime dalle generalizzate campagne apologetiche dei fautori del «rinascimento». Per esempio, si tende a omettere o sottostimare gli effetti negativi, che pur esistono, nelle descrizioni del funzionamento di questi composti. Nessuno probabilmente vorrebbe spendere centinaia se non migliaia di euro per un bad trip, o per ritrovarsi alla fine della seduta a dover affrontare difficoltà psicologiche di lungo termine: «Le esperienze con la ketamina possono essere molto stressanti e, in alcuni casi, possono essere percepite come catastrofiche», scrive Jansen in un capitolo del suo libro dedicato a flashback, ricordi intrusivi, ansia, allucinazioni e problemi del sonno (anche se lui tende ad associare simili disturbi a problematiche pregresse che la sostanza si limiterebbe a «triggerare»). Esistono poi questioni sulla professionalità di molti sedicenti esperti di terapie psichedeliche, e perfino la reputazione di MAPS – la maggiore organizzazione no profit (in teoria) per la ricerca psichedelica – tra scandali e speculazioni più o meno occulte, ha subìto colpi molto duri negli ultimi anni.
Ci sono inoltre problemi legati ai brevetti e alle proprietà intellettuali delle nuove molecole. In alcuni casi, le questioni proprietarie sono legate al fatto che negli ultimi anni molte ONG psichedeliche sono diventate imprese private, capitalizzando sul lavoro di ricerca che era stato fatto precedentemente non a scopo di lucro. C’è la questione delle cliniche che offrono terapie sempre meno complesse, sempre più esclusivamente farmacologiche, per abbassare i costi che in caso di lungaggini psicoterapeutiche lieviterebbero ulteriormente. C’è il microdosing, una pratica sempre più diffusa il cui valore terapeutico resta tutto da dimostrare e che declina la psichedelia in termini meramente produttivistici («aumenta la concentrazione!», «Potenzia la creatività!», «Think different!»). C’è il design delle molecole che mira a rendere sempre più prêt-à-porter l’esperienza psichedelica facendola durare di meno o eliminando la possibilità di effetti negativi, se non addirittura eliminando la psichedelia tout court (un po’ come si eliminano i semi dal mandarino) e conservando i presunti benefici strettamente neurofisiologici (sinaptogenesi, neuroplasticità ecc.): insomma, trasformando gli psichedelici in psicofarmaci come tanti altri.
Alcune società stanno investendo in questo senso nella sperimentazione su 5-MeO-DMT e DMT, già predilette da chi non ha troppo tempo da perdere per risolvere le proprie faccende spirituali ma desidera ugualmente un po’ di neurodivergenza a stretto giro. Secondo un articolo dell’ottobre 2025, la californiana Mindstate Design Labs, sostenuta dai fondatori di Open AI, Neuralink e altre società tecnologiche di punta, «ha sviluppato una serie di modelli IA che collegano dati biochimici di diversi farmaci psicoattivi a oltre 70.000 trip report» raccolti da dataset ufficiali di studi clinici e da social network, Reddit, darknet eccetera. In questo modo, l’IA di Mindstate ha sviluppato Msd-001: una neo-molecola che l’amministratore delegato della società, Dillan DiNardo, descrive come «tofu psichedelico» (ovvero «uno psichedelico meno psichedelico possibile»).
Tutto questo, per dirla con Mitchell, «va nella direzione degli obiettivi noti della psichiatria convenzionale: un paziente assume passivamente una pillola, nella speranza che il suo cervello modifichi la propria chimica e che tutti gli altri aspetti della realtà rimangano uguali, nel bene e nel male». Ancora una volta: risoluzione individuale di problemi sistemici.
Emblematico infine è il caso di un personaggio come il miliardario Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e tra i sostenitori della prima ora di Trump, finanziatore di campagne per importanti esponenti repubblicani come J.D. Vance e tipico esempio di quella mescola piuttosto incongrua di ultraliberismo economico, etnonazionalismo filosionista, tecnoutopismo cyberdelico e conservatorismo antiliberale che ormai da qualche anno vediamo infiammare gli animi di tanti statunitensi e dei loro affiliati sovranisti europei. Thiel, il quale ha dichiarato che «la libertà e la democrazia non sono più compatibili», nel 2003 ha fondato Palantir Technologies, una delle società di data mining più influenti al mondo, che collabora con agenzie governative, intelligence e forze dell’ordine (statunitensi e non solo) nella cosiddetta lotta al terrorismo, nelle politiche antimigratorie e in altre attività di monitoraggio e controllo della popolazione. Palantir è stata accusata nel 2020 da Amnesty International di violazione dei diritti umani ed è considerata da molti uno strumento di sorveglianza di massa: le sue attività di profilazione e analisi dei dati sono spesso al centro di polemiche per la scarsa trasparenza e il mancato rispetto della privacy (nel luglio del 2025 il ministero della Difesa statunitense ha firmato con la società di Thiel un contratto da dieci miliardi di dollari).
Thiel ha investito abbondantemente nell’industria psichedelica, tra cliniche e istituti di ricerca e società da quasi un miliardo di dollari come ATAI, il cui principale ambito d’azione riguarda la r-ketamina, una variante della ketamina che dovrebbe (ma i risultati scarseggiano) ridurre la componente psichedelico-dissociativa della sostanza. L’altra società psichedelica in cui Thiel ha investito parte del suo immenso patrimonio è la Compass Pathways, la quale nel 2017 ha opportunisticamente seguito l’iter da no-profit a profit, generando una serie di polemiche e controversie legali per presunta appropriazione indebita di brevetti e altre questioni etiche legate al cambio di statuto.
Come Elon Musk – che ha dichiarato di usare regolarmente la ketamina – anche Thiel ha avuto modo di mostrarsi pubblicamente in condizioni tali che molti hanno pensato, per dirla simpaticamente, che fosse fatto come una zucchina. Ovviamente nessuno potrà mai dimostrarlo, e la presunzione d’innocenza è uno dei fondamenti del garantismo e dello Stato di diritto che questi allegri trumpiani stanno cercando di smantellare. Ciò nondimeno, se faccio fatica a immaginare dei miliardari anarcocapitalisti che intendono sacrificare il profitto e l’«innovazione» al benessere collettivo, allo stesso modo ho qualche difficoltà a pensare che i nostri destini globali non siano in mano a un’accolita di tossicodipendenti assetati di potere.



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