Il resoconto di una seduta spiritica dello psicologo William James



Durante l’età vittoriana moltissimi intellettuali, scienziati e filosofi si interessarono alla “ricerca psichica”, ovvero allo studio di fenomeni paranormali come la telepatia, la telecinesi, lo spiritismo e la chiaroveggenza. Anche William James si dedicò a questo affascinante e controverso ambito di ricerca.


In copertina: Jacek Yerka, Fever (1982)

(Questo testo è tratto da “I miei fantasmi”, di William James. Ringraziamo Mimesis per la gentile concessione)


di William James

Caro Myers,

mi domandate di preparare un resoconto della mia personale esperienza con la signora Piper, da inserire nella relazione su di lei che pubblicherete nei vostri “Proceedings”. Mi spiace di non poter fornire appunti diretti delle sedute oltre a quelli di Hodgson che già possedete. Ammetto la mia grande negligenza nel non averne presi di più e posso soltanto gridare: peccavi. Se esiste una scusante per la mia colpa va di certo ricercata nel desiderio di soddisfare innanzitutto me stesso riguardo alla signora Piper e nella convinzione che solo gli appunti stenografici possano valere come prova per gli altri, ma non essendo poi stato in grado di prenderne, ho scritto molto poco. Dato il meccanismo attraverso il quale l’opinione pubblica viene influenzata, penso ancora che la cosa essenziale sia che il tal de’ tali è stato portato a credere grazie alla propria personale esperienza che “nei fenomeni medianici c’è qualcosa”. L’opinione pubblica segue molto di più i leader che l’evidenza. Il semplice “schierarsi” del Professor Huxley in favore della signora Piper, per esempio, sarebbe più efficace di volumi di appunti del sottoscritto. Ciò non toglie, tuttavia, che avrei dovuto prenderne e la vostra assai più scientifica metodologia mi fa doppiamente pentire dei miei peccati. Date le circostanze, posso soltanto illustrarvi le mie attuali convinzioni sulle facoltà della signora Piper, con un breve resoconto di come le ho maturate.

Feci la conoscenza della signora Piper nell’autunno del 1885. La madre di mia moglie, la signora Gibbens, aveva saputo di lei da un’amica l’estate precedente e, non avendo mai visto una medium, le fece visita mossa dalla curiosità. Al ritorno raccontò che la Piper le aveva menzionato una lunga lista di nomi, per lo più di battesimo, di componenti della sua famiglia corredati da informazioni sul loro conto e sulle loro reciproche relazioni, la cui conoscenza le era sembrata impossibile se non tramite poteri supernormali. Mia cognata andò il giorno seguente e tornò con risultati persino migliori. Tra le altre cose, la medium fornì dettagliate informazioni sull’autore di una lettera che teneva premuta contro la fronte, dopo che le era stata consegnata dalla signora Gibbens. La lettera era in italiano, e il suo autore era conosciuto da due sole persone nel nostro Paese.

[Posso aggiungere che in un’occasione successiva io e mia moglie portammo alla signora Piper un’altra lettera di quella persona e lei ne parlò in un modo che la identificava inequivocabilmente. In una terza occasione, due anni dopo, io e mia cognata partecipavamo a un’altra seduta con la signora Piper, la quale durante la trance ritornò su quelle lettere e questa volta ci comunicò il nome dell’autore, che, ci disse, non era stata in grado di individuare la volta precedente.]

Tornando al principio. Ricordo che in quell’occasione io giocai il ruolo dell’esprit fort di fronte alle mie parenti e cercai di spiegare con considerazioni semplici il carattere straordinario dei fatti che esse mi avevano riportato. Ciò tuttavia non mi dissuase dall’andare io stesso pochi giorni dopo, in compagnia di mia moglie, per provare in prima persona. I nostri nomi non furono comunicati alla signora Piper fino al momento dell’incontro e io e la signora J. ci guardammo dal fare riferimenti ai nostri parenti che ci avevano preceduto. Ciononostante la medium entrando ripeté molti dei nomi degli “spiriti” che aveva annunciato le due volte precedenti e ne aggiunse altri. I nomi giunsero con difficoltà e divennero comprensibili gradualmente. Il cognome del padre di mia moglie, Gibbens, fu annunciato inizialmente come Niblin, e quindi Giblin. Il nome di un bambino (che avevamo perso l’anno precedente), Herman, venne pronunciato come Herrin. Credo che in questa visita non furono mai forniti insieme il nome di battesimo e il cognome. Ma le informazioni comunicate sulle persone nominate le resero in molti casi riconoscibili in modo inequivocabile. Durante quell’incontro fummo particolarmente attenti a non dare alcun aiuto all’entità di controllo1 Phinuit e a non porgli domande tendenziose. Alla luce delle esperienze successive penso che questa non sia stata la strategia migliore. Poiché succede spesso che, se a questa personalità-di-trance vengono forniti un nome o dei piccoli particolari, per la mancanza dei quali si blocca, essa si lancia allora in un lungo discorso che contiene di per sé una quantità di materiale probante.

La mia impressione dopo quella prima visita fu la seguente: la signora Piper possedeva facoltà supernormali, oppure conosceva di vista i membri della mia famiglia e per qualche coincidenza fortunata era venuta a conoscenza di una tale quantità di informazioni personali da lasciarci a bocca aperta come fece. La mia successiva esperienza delle sedute con lei e l’approfondimento della sua conoscenza personale mi hanno indotto a respingere recisamente la seconda ipotesi e a credere che possegga facoltà supernormali.

Quell’inverno le feci visita una dozzina di volte, alcune da solo, altre insieme a mia moglie, una volta anche insieme al Rev. M.J. Savage. Le indirizzai molte persone con l’obiettivo di ricavare quante più possibili testimonianze della prima seduta. Per la maggior parte di queste persone presi l’appuntamento io stesso e i loro nomi non erano in alcuna occasione stati resi noti alla medium. Nell’estate del 1886 pubblicai un breve Resoconto del Comitato sui fenomeni medianici sui “Proceedings” della Società Americana per la Ricerca Psichica, da cui segue un estratto:

Io stesso ho assistito a una decina di sue trance, e posseggo testimonianze dirette di 25 partecipanti alle sedute; tutti tranne uno erano di fatto stati da me introdotti alla signora Piper. Di cinque sedute abbiamo resoconti stenografici letterali. Dodici dei partecipanti, che in molti dei casi erano soli, ebbero dalla medium soltanto nomi sconosciuti e discorsi superficiali. Quattro di loro erano membri della Società e delle loro sedute sono stati redatti resoconti letterali. Quindici dei partecipanti, invece, restarono molto colpiti dalle comunicazioni, poiché sembrava improbabile che i nomi e i fatti menzionati durante il primo colloquio potessero essere stati conosciuti dalla medium attraverso canali ordinari. Ritengo sufficiente la probabilità che essa non possedesse alcun indizio sull’identità dei partecipanti in tutti e quindici i casi. Ma soltanto di uno di questi esiste un resoconto stenografico, perciò, sfortunatamente per la medium, sebbene le prove in suo favore siano molto numerose, sono però di qualità meno esatta rispetto a quella che sarà conteggiata contro di lei. Sempre di questi quindici partecipanti cinque, tutte donne, erano legate da parentela di sangue, e due (me compreso) erano uomini connessi attraverso il matrimonio con la famiglia a cui esse appartenevano. Fra i dodici che non ottennero nulla vi erano altre due persone legate a questa famiglia. La medium mostrò una stupefacente familiarità con le vicende della famiglia, toccando molte questioni che nessuno al di fuori conosceva e che non potevano esserle giunte all’orecchio. I dettagli non proveranno nulla al lettore, se non dopo essere stati riportati integralmente, completi di note da parte dei partecipanti alle sedute. Alla fine si riduce tutto a una questione di convinzione personale. La mia convinzione non costituisce una prova, ma mi sembra comunque opportuno esprimerla. Sono persuaso dell’onestà della medium e dell’autenticità delle sue trance; e, anche se all’inizio tendevo a pensare che i suoi “centri” non fossero altro che fortunate coincidenze, oppure il risultato della sua conoscenza dei partecipanti e dei loro affari familiari, al momento credo che lei possegga un potere ancora inesplicabile.

Quell’inverno feci anche un tentativo per capire se la trance medianica della signora Piper avesse qualcosa in comune con la normale trance ipnotica. Nel resoconto scrivevo:

I primi due tentativi di ipnotizzarla non ebbero successo. Tra il secondo e il terzo proposi alla sua entità di controllo durante la trance medianica di renderla per me un soggetto sensibile all’ipnosi. Egli acconsentì (una suggestione di questo tipo fatta dall’operatore durante una prima trance ipnotica potrebbe avere qualche effetto su quella successiva). Al terzo tentativo essa cadde in stato parziale di ipnosi; ma il risultato fu così leggero che lo attribuisco all’effetto della ripetizione piuttosto che a una vera e propria suggestione. Al quinto tentativo era diventata un buon soggetto di ipnosi, se ci limitiamo a considerare i fenomeni muscolari e le imitazioni automatiche della voce e dei gesti; ma non riuscii comunque a condizionare la sua coscienza e nemmeno a portarla oltre tale limite. Il suo stato in questa semi-ipnosi è molto diverso da quello di trance medianica.

Quest’ultimo è caratterizzato da forte spasmo muscolare, perfino le orecchie si muovono energicamente in un modo che le è impossibile nello stato di veglia. Durante l’ipnosi invece la rilassatezza e mollezza muscolari sono estreme. Ella spesso compie diversi tentativi di parlare prima che la sua voce divenga udibile; e per ottenere una forte contrazione della mano, per esempio, debbono praticarsi specifiche manipolazioni e suggestioni. Le imitazioni automatiche di cui parlo sono dapprima molto deboli e divengono forti soltanto dopo varie ripetizioni. Durante la trance medianica le sue pupille si contraggono. L’entità di controllo accettò la proposta di farle ricordare dopo la trance quello che aveva detto, ma ciò non ebbe alcun risultato. Nella trance ipnotica una simile suggestione fa spesso ricordare al soggetto tutto ciò che è accaduto. L’esperimento, che prevede di indovinare carte e diagrammi, non rivelò inoltre alcun segno di trasferimento di pensiero né nella condizione ipnotica appena descritta, né subito dopo di essa, sebbene l’entità avesse detto che lo avrebbe fatto accadere.

Nell’ambito dei due tentativi effettuati, non fu indovinata nessuna carta durante la trance medianica. Nessun chiaro segno di trasferimento di pensiero, sempre verificato attraverso le carte, neanche durante lo stato di veglia. Tentativi con il “willing game” e la scrittura automatica diedero lo stesso risultato

negativo. Stando all’evidenza, dunque, la trance medianica della signora Piper sembrerebbe un aspetto isolato all’interno della sua psicologia. Sarebbe di per sé un risultato importante se potesse essere stabilito con certezza e generalizzato, ma il resoconto è ovviamente troppo approssimativo perché si possano trarre conclusioni precise.

A questo punto interruppi le mie ricerche sui fenomeni medianici della signora Piper per un periodo di quasi due anni, essendomi convinto che ci fosse qualcosa di veramente misterioso, ma al contempo, essendo sovraccarico di impegni, mi rendevo conto che un’adeguata esplorazione del fenomeno sarebbe stata per me un’impresa troppo lunga da intraprendere. Durante questo periodo la incontrai comunque una volta, in modo quasi accidentale, e nella primavera del 1889 la rividi quattro volte. L’autunno di quell’anno poi ella venne a farci visita per una settimana in New Hampshire, occasione nella quale imparai a conoscerla meglio di quanto non avessi fatto in precedenza, e ciò confermò la mia impressione di una persona del tutto semplice e genuina. Nessuno sarebbe in grado, su esplicita richiesta, di fornire a qualcun altro la “prova” di una simile convinzione. Ciononostante noi viviamo di tali convinzioni giorno per giorno e adesso sarei disposto a puntare tanto denaro sull’onestà della Piper, quanto su quella di chiunque altro conosca e sono ben lieto di venire giudicato saggio o folle in base a questa dichiarazione.

Per quanto riguarda la spiegazione dei fenomeni di trance, non ho alcuna risposta al momento. La teoria più immediata, che è quella del controllo da parte di uno spirito, sembra difficile da conciliare con l’estrema banalità di molte delle comunicazioni. Quale vero spirito, finalmente in grado di fare visita alla propria moglie su questa terra, non troverebbe di meglio da dire se non che lei ha cambiato posto alla sua fotografia? Eppure è questo il genere di messaggi ai quali si limitano gli spiriti introdotti dal misterioso Phinuit. Devo tuttavia ammettere che Phinuit mostra anche altre sfumature. Quando io e mia moglie sedevamo con lui, iniziava spesso lunghi discorsi a proposito dei nostri intimi difetti e dei nostri limiti, discorsi molto seri e sottili dal punto di vista morale e psicologico che ci colpivano profondamente. Pur provenendo da Phinuit in persona, erano assai diversi nello stile dalle sue consuete comunicazioni e probabilmente superiori a qualsiasi cosa la medium avrebbe potuto produrre in stato di veglia. Lo stesso Phinuit rivela però anche tutte le apparenze di una personalità fittizia. Il suo francese, per quel che ho sentito, si è limitato a poche frasi di benvenuto che possono facilmente avere avuto origine nella memoria “inconscia” della medium; non è mai stato in grado di comprendere il mio francese; e le poche informazioni che fornisce a proposito della sua vita terrena sono, come sapete, così vaghe e appaiono così improbabili da far pensare al racconto romanzato di chi ha a disposizione pochissimo materiale per inventare. Egli tuttavia è, come si mostra, un essere umano ben definito con tatto e pazienza immensi e con un grande desiderio di compiacere e di essere considerato infallibile. Riguardo allo stile brusco e gergale che spesso egli ostenta, va detto che tutta la tradizione spiritista qui in America è a favore dell’ipotesi del controllo da parte di uno spirito del genere grottesco e impertinente. Lo Zeitgeist entra sempre in gioco nel contesto dei fenomeni spiritici e così un’entità di controllo di questo tipo è esattamente ciò che uno si aspetta. Hodgson vi avrà sicuramente informato della somiglianza tra il nome Phinuit e quello dell’entità di controllo del medium4 a casa del quale la signora Piper cadde in trance per la prima volta. La cosa più interessante della personalità di Phinuit è, a mio avviso, la straordinaria persistenza della sua memoria, unita a un’estrema precisione. Diverse centinaia di persone hanno fatto visita alla medium, e di queste circa la metà era costituita da sconosciuti che l’hanno visitata una sola volta. A ognuno di questi visitatori Phinuit concede un’ora piena di frammentari discorsi su persone viventi, decedute o immaginarie, ed eventi passati, futuri o inventati. Quale normale memoria potrebbe tenere insieme una simile, caotica, massa di dati? Eppure Phinuit ne è capace; poiché le probabilità sembrano indicare che se un visitatore dovesse tornare dopo alcuni anni, una volta entrato, la medium ricorderebbe i minimi particolari del suo primo colloquio e comincerebbe a raccontare molto di ciò che in quell’occasione era stato detto. Per quel che ne so, in stato di veglia la signora Piper non possiede una memoria eccezionale e la struttura della sua memoria di trance è qualcosa che non riesco per ora a comprendere. Ma su Phinuit mi fermo qui, dal momento che voi, con l’aiuto degli amici francesi5, state già cercando di provare in modo sistematico se si tratti di uno spirito disincarnato.

Phinuit è generalmente il tramite di comunicazione tra il partecipante alla seduta e altri spiriti. Due sedicenti spiriti hanno tuttavia assunto, in mia presenza, il “controllo” diretto della signora Piper. Uno sosteneva di essere il fu signor E. L’altro era una mia zia scomparsa l’anno scorso a New York. Vi ho già inviato l’unica testimonianza che posso fornire della mia prima esperienza con l’entità di controllo E. I primi messaggi giunsero da Phinuit, circa un anno fa, quando dopo due anni di non frequentazione reciproca la signora Piper venne a pranzo da noi e dopo pranzo io e mia moglie facemmo una seduta. Fu abbastanza spiacevole; e confesso che, di fronte alle irritanti sciocchezze di Phinuit, l’essere umano in me fu tanto più forte dello scienziato da indurmi a non prendere nemmeno una nota. Quando però, più tardi, il fenomeno evolse nel finto discorso diretto di E. in persona, me ne rammaricai, dal momento che un resoconto completo sarebbe stato utile. Posso soltanto dire ora che né allora né nessun’altra volta la personificazione di E. ebbe la minima parvenza di verosimiglianza. Ma l’incapacità di produrre una versione un po’ più plausibile di E. depone a favore dell’estraneità alla performance da parte della mente conscia della medium. Quest’ultima avrebbe potuto infatti agevolmente prepararsi per ottenere un risultato migliore.

Le sue comunicazioni in trance riguardo la mia famiglia tradiscono la stessa ingenuità. La teoria scettica del suo successo vuole che la signora Piper abbia una sorta di agenzia investigativa aperta sul mondo, così che chiunque la contatti non può che trovarla preparata sulle vicende della propria vita. A Boston non ci sarebbe niente di più semplice per la signora Piper che reperire informazioni sulla famiglia di mio padre da utilizzare poi durante le sedute. Tuttavia, anche se fu spesso annunciata la presenza di mio padre, di mia madre e di un mio fratello deceduto, vennero menzionati sempre e solo i loro semplici nomi, fatta l’eccezione per un sentito messaggio di ringraziamento da parte di mio padre per aver “pubblicato il libro”.

Io avevo effettivamente pubblicato i suoi Literary Remains; ma quando a Phinuit fu chiesto “quale libro?” non fece altro che pronunciare le lettere L, I e poi tacere. A chi obbiettasse che tutto ciò è semplicemente un modo più raffinato di ingannare, dal momento che simili reticenze, distribuite con maestria, sono ciò che accorda maggiore credibilità a una medium – rispondo che mi vedo costretto a rigettare in toto una simile affermazione. Ho partecipato e ascoltato resoconti di abbastanza sedute per sapere che le carte vincenti di un medium sono la tempestività e la completezza delle sue rivelazioni. Commetterebbe infatti un errore (sebbene ciò possa in qualche occasione, come la presente, deporre a suo favore) nel non rivelare tutto ciò che sa. Le esitazioni e i balbettii di Phinuit, insieme ad altre imperfezioni nelle comunicazioni, rappresentano un inconveniente per la maggior parte dei partecipanti, e tuttavia questo resta il suo abituale modo di fare.

La zia che si suppone abbia “preso il controllo” diretto della medium era invece una personificazione migliore e la vigorosa allegria della sua voce aveva molto di quella dell’originale. In quell’occasione ci parlò anche di due membri della nostra famiglia di New York e delle loro condizioni di salute, di cui all’epoca non eravamo al corrente e che ci furono poi confermate da una lettera. È successo spesso che la signora Piper durante la trance ci abbia parlato di fatti a noi sconosciuti in quel momento. Se la telepatia è l’elemento supernormale implicato nel fenomeno, non si tratta però certamente di una trasmissione dei pensieri consci dei partecipanti. Si attinge piuttosto a una riserva di conoscenza potenziale; e non si tratta solo di questo, ma anche della conoscenza di qualche persona vivente e distante, come l’episodio appena citato dimostra. A volte ho persino avuto l’impressione che un’eccessiva insistenza da parte dell’ospite per indurre Phinuit a dire certe cose si sia rivelata un ostacolo.

La signora Blodgett, di Holyoke, Massachusetts, e sua sorella misero a punto, prima che quest’ultima morisse, quello che sarebbe stato un buon metodo per verificare l’autenticità del ritorno di uno spirito. La signorina H.W., una delle due sorelle, scrisse una lettera sul letto di morte, la sigillò e la consegnò alla signora B. Dopo la sua morte nessuno sapeva cosa vi fosse scritto. Dal momento che allora la signora B. non conosceva la signora Piper, mi affidò la lettera sigillata e mi chiese di consegnare alla medium alcuni effetti personali della sorella scomparsa, perché le fossero di aiuto. Io assolsi l’incombenza. La signora Piper disse correttamente il nome per esteso (che nemmeno io conoscevo) dell’autrice e da ultimo, dopo vari ritardi e cerimonie di Phinuit che si protrassero per alcune settimane, dettò quella che sarebbe dovuta essere una copia della lettera. Quando la confrontai con l’originale (che la signora B. mi permise di aprire) le due lettere non avevano nulla in comune e la Blodgett non riconobbe alcuno dei numerosi fatti privati menzionati nella lettera della medium. La signora Piper fallì ugualmente in altri due tentativi di riprodurre il contenuto della lettera, sebbene in entrambi i casi la rivelazione sarebbe dovuta giungere direttamente dall’autrice deceduta. Sarebbe stato difficile immaginare un metodo più efficace di questo (se solo avesse avuto successo) per escludere il fenomeno della telepatia tra vivi.

Di ritorno dall’Europa mia suocera passò una mattinata intera a cercare, senza successo, il suo libretto bancario. Quando più tardi fu chiesto alla signora Piper dove potesse essere, ella descrisse così precisamente la sua collocazione che fu ritrovato immediatamente. In un’altra occasione la Piper mi disse che lo spirito di un bambino chiamato Robert F. era il compagno del mio figlioletto scomparso. La famiglia F. erano dei cugini di mia moglie che vivevano in una città distante. Tornato a casa riportai a mia moglie l’episodio, dicendole: “Tua cugina ha perso un bambino, non è vero? Ma la signora Piper si è sbagliata sul sesso, sull’età e sul nome”. Appresi poi invece che la mia era stata un’impressione errata e che la Piper aveva ragione su quasi tutti i particolari. Risulta ovvio che per simili rivelazioni è sufficiente attingere al deposito delle esperienze dimentica- te o rimosse dei presenti. Gli esperimenti di X. con la sfera di cristallo mostrano come, stranamente, queste possano sopravvivere. Se per dare conto delle comunicazioni in trance della signora Piper dobbiamo seguire l’indizio della telepatia (che, stando alla mia esperienza, sembra la spiegazione più plausibile dei fenomeni, più di qualsiasi comunicazione sovrannaturale), dobbiamo però ammettere che si tratta non tanto della “trasmissione” dei pensieri consci o persino inconsci dei partecipanti, quanto soprattutto dei pensieri di persone lontane. Per esempio durante la sua seconda visita, a mia suocera fu detto che una delle sue figlie quel giorno soffriva di un forte mal di schiena. Questo fatto insolito, sconosciuto a mia suocera, si rivelò vero. L’annuncio dato a mio fratello e a mia moglie della morte di mio zio a New York prima che ci fosse giunto il telegramma (credo che Hodgson vi abbia inviato un resoconto di questo episodio) potrebbe invece essere stato causato dal conscio timore dei partecipanti che ciò potesse accadere. Questo particolare episodio è una di quelle “prove” che vengono in genere prontamente fornite; a mio parere è però molto meno probante delle innumerevoli vicende private delle quali la signora Piper ha parlato a ruota libera, durante le sue sedute, con i membri della mia famiglia. In particolare, durante la trance mostrava una conoscenza molto intima dei parenti di mia moglie da parte di madre. Alcuni erano morti, altri vivono in California, altri ancora nel Maine. La medium li descrisse tutti, sia i vivi sia i morti, parlò delle loro relazioni reciproche, dei loro gusti e delle loro avversioni, dei loro progetti ancora non realizzati, senza quasi mai commettere un errore, anche se, come al solito, tutto ciò veniva comunicato in modo poco sistematico e molto frammentario. Una persona normale, non vicina alla famiglia, non avrebbe mai potuto dire tanto; una vicina alla famiglia avrebbe difficilmente potuto essere più specifica.

I fatti più convincenti raccontati a proposito della mia famiglia erano tutti o molto intimi o molto banali. Sfortunatamente quelli intimi non possono essere pubblicati. Ho invece dimenticato gran parte di quelli banali, ma comunque le seguenti note, rarae nantes6, possono servire da esempio del tenore delle comunicazioni: la medium ci disse che di recente avevamo perso un tappeto e che io avevo perso un panciotto. [Accusò ingiustamente una persona di aver rubato il tappeto, che invece fu ritrovato in casa.] Fece riferimento alla mia soppressione con l’etere di un gatto bianco e grigio e descrisse come questo “girasse su se stesso” prima di morire. Ci disse che la mia zia di New York aveva scritto a mia moglie una lettera per metterla in guardia verso tutti i medium e poi fece un’analisi molto divertente e piena di traits vifs dell’ottimo carattere. [Naturalmente nessuno, tranne me e mia moglie, sapeva dell’esistenza di quella lettera]. Era molto ferrata su tutto ciò che riguardava i nostri figli e durante la nostra prima visita ci diede dei consigli, che ci colpirono molto, su come gestire certi “capricci” del secondogenito, “little Billy-boy”, come lo chiamò usando il suo nomignolo. Ci disse che la sua culla di notte scricchiolava, che anche una certa sedia a dondolo scricchiolava misteriosamente e che mia moglie aveva udito dei passi sulle scale etc., etc. Per quanto questi dettagli possano apparire insignificanti al lettore, l’accumularsi di molti episodi simili produce un effetto affascinante. E io di nuovo mi premuro di ripetere quanto affermato in precedenza e cioè che, tenendo conto di tutto quello che so della signora Piper, sono assolutamente persuaso, così come lo sono di ogni altra mia convinzione personale, che durante la trance ella venga a conoscenza di cose che non può in alcun modo aver udito nello stato di veglia e che il quadro teorico completo delle sue trance debba ancora essere compreso. La discontinuità e l’incompletezza delle informazioni veicolate durante queste trance e la loro apparente incapacità di oltrepassare un certo limite (pur suscitando un senso di impazienza umano e morale verso il fenomeno) sono in realtà dal punto di vista scientifico tra le sue peculiarità più interessanti, perché dove ci sono limiti ci sono anche condizioni e la scoperta di queste ultime è sempre l’inizio di una spiegazione.

Questo è tutto quello che posso dirvi della signora Piper. Avrei voluto che fosse maggiormente “scientifico”, ma valeat quantum! È il meglio che sono riuscito a fare.

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