In difesa delle fanfiction

“Batman & Elmer Fudd” unisce il noir di Batman all’umorismo dei Looney Tunes, sfidando le convenzioni tra fanfiction e letteratura mainstream. Un fumetto che dimostra come la passione dei fan possa trasformarsi in narrazioni di successo, che riconfigurano i confini del racconto creativo.


in copertina, un’immagine da “Batman & Elmer Fudd”

di Simone Musella

È possibile che Batman incontri Taddeo dei Looney Tunes? Per chi non conosce questo fumetto può sembrare strano che una storia del genere prenda vita, o che venga addirittura premiata. È difficile immaginare qualcosa di più distante da Batman, che nell’immaginario collettivo è il tormentato Cavaliere Oscuro, pronto a morire contro nemici folli e sadici come il Joker, e Taddeo dei Looney Tunes, il cacciatore tonto (che in italiano tende a essere doppiato con una potente erre moscia) che viene sempre gabbato dal sornione Bugs Bunny. 

La trama, poi, è ancora più folle: nella consueta oscura Gotham City, Taddeo è un killer a pagamento con una missione personale, ovverosia uccidere il miliardario Bruce Wayne, presunto assassino della donna di cui Taddeo era perdutamente innamorato, la bellissima femme fatale Silver St. Cloud. In un racconto dalle atmosfere spiccatamente noir si consuma il dramma del protagonista, un uomo solo che, senza la donna della propria vita, è disposto a tutto pur di ottenere la tanto agognata vendetta – persino mettersi contro Batman in persona.

Non diremo come si sviluppa la trama, ovviamente, giacché questo fumetto («Pway For Me» o, come è di solito chiamata, Batman & Elmer Fudd) è decisamente un’esperienza che va vissuta in prima persona. È stato amato e celebrato dai lettori di casa DC e ha ricevuto diversi apprezzamenti nel settore, tra i quali spicca persino un doppiaggio integrale realizzato dal compianto fumettista Neal Adams. A un pubblico più generalista, però, la premessa continuerà a sembrare assurda: come può piacere una roba del genere?

Volendo rispondere (sempre senza rivelare troppo), si possono ricordare i dialoghi brillanti, pieni di citazioni alle proprietà di casa Warner Bros, scritti da Tom King, che dona una sfumatura pulp alla vicenda degna del miglior Frank Miller; i disegni di Lee Weeks, che accompagnati dai colori dell’esperto Lovern Kindzierski riescono a far convivere in modo perfetto una rappresentazione “realistica” dei personaggi dei Looney Tunes con quelli della DC, e si prestano ottimamente alle scene drammatiche e d’azione orchestrate dalla regia di King; o anche solo l’intrigo che vive chi legge e si domanda come mai possa andare avanti una storia così strana. Alcuni potrebbero protestare: “Ma queste sembrano le storie che facevo per gioco a sette anni con le action figures! Potrei scrivere anche io una cosa così!”. In un certo senso è vero. Una riflessione comune, tra i lettori della storia scritta da Tom King, infatti, è che ha tutti gli stilemi di una fanfiction.

Che cos’è una fanfiction? Come suggerisce il nome, si possono definire fanfiction quelle storie create dai fan di un’opera a partire dalla stessa. Queste fanfics, come vengono spesso chiamate, sono scritte spesso per il desiderio di riproporre una storia nel modo in cui il/la fan pensa che sarebbe dovuta andare; per vedere cosa sarebbe successo se gli eventi canonici si fossero svolti in modo diverso, per scoprire cosa succede quando i personaggi di un franchise incontrano i personaggi di un altro (i crossover); o anche solo per immaginare se stessi nell’universo narrativo del quale si è fan.

A causa dell’inesperienza di molti scrittori di fanfic (in generale adolescenti o poco più), questo mondo si è guadagnato online la reputazione di essere popolato da testi orribili. Quando si parla di questi lavori è sempre con una punta di snobismo. Si ritiene a priori che siano di qualità inferiore, indegni d’essere letti. Tuttavia, sappiamo che lo stesso ragionamento può essere applicato senza alcun problema a molta della letteratura “ufficiale” che vediamo nelle librerie di tutto il mondo, che a essere generosi non è  sempre di ottima qualità. Perché sono proprio le fanfiction a essere così disprezzate? Forse perché sono scritte da “persone qualunque”, da dopolavoristi della scrittura che non meritano la stessa considerazione degli scrittori veri, chini sui libri dalla mattina alla sera per creare il Nuovo Grande Romanzo che incanterà il cuore di migliaia di lettori? 

Se è così, mi duole informare che i tanto bramati lettori, con ogni probabilità, stanno leggendo qualche  fanfiction: il più popolare sito di fanfiction al mondo, Archive Of Our Own, ospita al momento più di 12 milioni di opere diverse, e andando a controllare i loro hits (cioè il numero di volte in cui una singola persona ha cliccato su questa storia per leggerla) si trovano facilmente storie che superano cifre a quattro o cinque zeri, con alcune che superano il milione e anche più. Cifre che farebbero girare la testa a molti cosiddetti “autori forti” in tutto il mondo.

Non tacciamo, poi, di chi è diventato autore conosciutissimo proprio grazie a fanfiction (o ex tali) pubblicate da case editrici. Dietro lo pseudonimo di Ali Hazelwood si cela un’autrice italiana che è arrivata ad avere molti più lettori e lettrici di persone nelle classifiche di vendita pubblicate dai nostri giornali, tutto grazie a storie basate sui personaggi di Kylo Ren e Rey dalla nuova trilogia di film di Star Wars, pubblicate in tutto il mondo. La trilogia delle “Cinquanta Sfumature” di E. L. James, letta in tutto il mondo, era in origine una fanfiction di Twilight, ed è bastato cambiare i nomi di Edward Cullen e Bella Swan in Christian Gray e Anastasia Steele perché venisse pubblicata, diventando un fenomeno mondiale.

Si potrebbe discutere a lungo di operazioni del genere, ma non è questo il punto. Il punto è che qualcuno ha deciso che questi lavori valessero la pena di essere letti e diffusi. I perché e i percome contano relativamente: dal momento in cui questa scelta di condivisione è emersa dalla collettività dei lettori, queste opere hanno acquisito una legittimità istituzionale letteraria. Ma chi non raggiunge questo livello è destinato a restare un dilettante per sempre? Per quel che mi riguarda non sono d’accordo. In una storia su di un amore tormentato tra Federigo Borromeo e l’Innominato ho trovato riflessioni sui Promessi Sposi non dissimili da quelle fatte da una penna come quella di Tommaso Giartosio nel suo acuto saggio sull’opera del Manzoni contenuto in Non aver mai finito di dire. Sebbene le modalità siano molto diverse, ciò non vuol dire che le due letture non possano essere fatte in contemporanea, o che non possano dialogare.

Il mondo delle fanfiction esiste da molto tempo, ben prima dell’internet con il quale il genere è esploso: nel Simposio di Platone uno dei convitati si lamenta del fatto che un’opera di Eschilo ha sbagliato la caratterizzazione di Achille e Patroclo. In particolare, che la dinamica dell’amante e dell’amato è stata invertita. Nel teatro della Restaurazione inglese, col ritorno degli Stuart sul trono, alcuni degli spettacoli più apprezzati erano le riscritture con lieto fine delle opere shakesperiane come Re Lear o Romeo e Giulietta

Nel settembre 1967, mentre Star Trek iniziava la sua seconda stagione, apparve a New York una fanzine chiamata Spockanalia. Il frontespizio la definiva “una one-shot pubblicato da Devra Langsam e Sherna Comerford” (una “one-shot” è una fanzine destinata a essere pubblicata una sola volta, e oggi il termine indica le fanfiction dalla durata di un solo capitolo), 90 pagine ciclostilate contenenti disegni e storie scritte dalle fan del personaggio di Spock. Il creatore di Star Trek, Gene Roddenberry, definì la fanzine come “lettura obbligatoria” in una lettera a Langsam e Comerford. 

C’è sempre stato un bisogno espressivo nell’essere umano che, si può dire, torna indietro nel tempo fino al primo essere che ha sussurrato attorno a un fuoco l’innovazione che ha definito la nostra specie: una storia. Da allora, l’uomo narra, senza avere una frontiera, un’ultima storia definitiva, ma aggiungendo sempre qualcosa alla mercuriale sacca del nostro “multiverso” culturale, in cui condividere idee per creare, ancora e ancora.


Simone Musella (1997), studia a L’Orientale di Napoli, sua città. Diviso tra libri, fumetti, wrestling, cinema e teatro, non abbandonerà mai le fanfiction.

1 comment on “In difesa delle fanfiction

  1. Nico Musella

    Articolo molto interessante, Simo, da vecchio appassionato di fumetti ho apprezzato in modo particolare questa tua disamina e ho appreso cose che non sapevo, anche se in verità ricordo che in passato ho già letto o visto di questi “crossover”, ovvero personaggi dei fumetti o dei cartoni animati, ricordo I cartoni della Warner Bross che interaggivano adirittura con attori in carne e ossa di Holliwood, come dimenticarsi di Tom & Jerry in visita a Napoli o danzare con Gene Kelly? Ottimo lavoro,
    tuo papà ❤

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