La letteratura può essere impegnata, o solo chi scrive?

L’impegno è una condotta volontaria o una condizione involontaria?


in copertina “entrance to subway”, di mark rothko

Questo testo è un estratto da Appetito per il mondo, ringraziamo l’editore per la gentile concessione.


di Peter Handke

Dopo il congresso del Gruppo 47 in America si è tenuto un altro convegno cui hanno partecipato alcuni relatori, tra cui anche degli scrittori, sul tema Lo scrittore nella società del benessere”. Ha parlato Peter Weiss. Per molto tempo era rimasto chiuso in casa, pensando solo a sé stesso, bastando a sé stesso, sometimes making love with someone. A un certo punto, però, è uscito e ha notato che, oltre a lui, al mondo cerano anche altre persone. Non era solo. While he was making love inside the door, fuori morivano migliaia di persone a causa di guerre, repressioni, fame e povertà: a causa delle condizioni sociali. Si è dunque reso conto che doveva fare qualcosa”. E si è impegnato. Si è impegnato come scrittore. Dopo il discorso di Peter Weiss, un giovane americano che partecipava alla discussione ha suscitato applausi e ilarità quando ha chiesto quale scrittore non fosse impegnato”. Ed è da qui che dobbiamo partire.

Peter Weiss e il giovane che era intervenuto avevano un concetto diverso di impegno: Peter Weiss intendeva limpegno come unazione attiva, una decisione della volontà, la volontà di cambiare, nello specifico la volontà di cambiare una forma di società; la volontà di cambiare una forma di società individualista, liberista, capitalista in una società universalista, socialista, totalitaria. Weiss aveva usato la parola impegnarsi”: il pronome riflessivo lasciava intendere unazione volontaria e libera; Weiss intendeva unazione libera, e usava il termine nel senso di Jean-Paul Sartre.

Il giovane americano con impegno” intendeva una condizione non volontaria, non intenzionale, passiva, non un legame”, ma un essere legato”, cui non si può aggiungere nulla. Non aveva infatti chiesto quale scrittore non si impegnasse, ma quale scrittore non fosse impegnato. Inoltre, non usava la parola in senso sociale, ma in senso letterale, intendendo limpegno semplicemente come un legame, senza preoccuparsi delloggetto del legame, senza includerlo nel termine stesso di impegno”, come invece aveva fatto Peter Weiss: per lui, la parola impegno” poteva essere usata anche per un legame con circostanze individuali.

Ciò implica tuttavia unestensione inutile del concetto: perché se con impegno” intendiamo un legame qualsiasi, finiremo per disgregare un concetto che è fortemente delimitato: il concetto si allargherebbe al punto da non avere più confini, e così non sarebbe più un concetto. Quando si smette di usare un concetto nel senso generalmente accettato e si ricorre ingenuamente alloscuro senso della parola”, quel che rimane di tale senso è la parola divenuta priva di significato, perché non si può operare con parole senza concetto: l’“impegno in senso letterale” perderebbe lo stato di concetto e diventerebbe una parola senza senso, incapace di comunicare qualcosa. Quando si adopera la parola impegno”, quindi, la si può usare solo nel suo senso più limitato, come lha usata Peter Weiss.

Il significato di una parola non è il senso della parola – in questo si rifugiano solo i filosofi che vogliono crearsi un sistema proprio –, ma, come dice Wittgenstein, il suo uso nel linguaggio”. E nel linguaggio la parola impegno” è usata per descrivere una condotta volontaria, libera e attiva rispetto alle condizioni sociali, e lintenzione di cambiare tali condizioni sociali è implicita nel termine. Questo è il significato della parola impegno” nel linguaggio. Ogni definizione personale (ad esempio quella di Heinrich Böll, che dice che ogni scrittore è sempre necessariamente impegnato” dalle condizioni sociali in cui vive, che lo voglia o meno) contribuisce solo alla confusione del termine, impedendo la discussione, risultando vuota e operando in un ambito privo di concetti.

Limpegno non è una condizione passiva, ma una condotta. Limpegno è azione.

Qual è il presupposto per limpegno?

Il presupposto fondamentale per limpegno è una visione precisa del mondo che non si è ancora realizzata, e in cui tutto ciò che, nel momento in cui ci si costruisce tale visione, è ancora in disordine o in ordine sbagliato”, appare in un ordine nuovo.

La visione del mondo non si è ancora concretizzata, reale è laltra, la visione falsa del mondo. La visione del mondo di chi si impegna è unutopia, è la visione di un mondo futuro. Dopo Sartre, lo scrittore impegnato smaschera la visione falsa del mondo, dando i segnali per un cambiamento. Ma poiché ogni visione del mondo è normativa, ossia consiste di valori e nessi di valore, e non di cose e di circostanze, anche la scoperta della visione falsa del mondo è necessariamente un giudizio, è necessariamente normativa (quando si definisce qualcosa falso, si sta già dando un giudizio).

La persona impegnata non rappresenta affatto il mondo com’è” (Sartre), lo rappresenta come pensa che non dovrebbe essere e come pensa che dovrebbe essere: pertanto non rappresenta il mondo, ma la sua visione del mondo, una visione che sancisce dei valori (è grottesco che Sartre non abbia inteso con ironia la formula mostrare il mondo com’è”).

La visione del mondo della persona impegnata non è ontologica, non è unimmagine di quel che è, ma di quel che dovrebbe essere. La persona impegnata, inoltre, non guarda assolutamente alle cose e alle circostanze, ma alle regole che le definiscono, e che vorrebbe sostituire con altre regole. La persona impegnata si confronta con sistemi di valori, con ideologie che definisce false e che vorrebbe sostituire con la propria ideologia, che considera giusta. La persona impegnata si confronta con lordine etico non in modo ludico, ma con un fine consapevole. Il suo operare è serio, inequivocabile, politico, determinato da un obiettivo, se necessario formulabile in una frase, è unazione mirata, unazione con un obiettivo.

Il concetto di impegno” è applicabile alla letteratura?

Nel saggio Cos’è la letteratura? Sartre ha creato il motto littérature engagée”, con cui intende precisamente questo: lo scrittore ha il compito di smascherare le condizioni esistenti attraverso la scrittura e quindi di cambiarle. Sartre usa queste parole vuote: Lo scrittore ha scelto di svelare il mondo e, particolarmente, luomo agli altri uomini, affinché costoro assumano di fronte alloggetto stesso messo così a nudo le loro intere responsabilità”. Tale assunzione di responsabilità è un concetto astratto, che può essere applicato da chiunque a qualsiasi cosa, un concetto che dipende dalla rispettiva visione normativa del mondo. (Cosa ce ne facciamo di affermazioni astratte, di verità astratte, che in ogni conflitto concreto con una falsità possono venire da questa adottate a piacimento? Tali affermazioni non sono né vere né false, sono solo inutili). Ma come arriva Sartre a statuire che uno scrittore, in quanto scrittore, deve impegnarsi?

Per arrivare a questa rivendicazione Sartre adotta innanzitutto la divisione della letteratura tra poeti e scrittori. Per Sartre è poeta chi tratta le parole come se fossero cose, chi considera le parole come la realtà. Per il poeta il linguaggio non significa il mondo, ma sta per il mondo. Per lo scrittore, invece, le parole sono segni. Allo scrittore interessano le cose significate dalle parole, non le parole stesse.

Sartre commette però un errore decisivo: attribuisce allo scrittore la prosa e al poeta, come lo intende lui, la poesia, insistendo così su una differenza risalente allOttocento. Lo scrittore di prosa è dunque lo scrittore” per cui le parole non sono una realtà in sé o anche la realtà stessa, come per il cosiddetto poeta” che scrive poesie, ma solo nomi per una realtà priva di parole. Lo scrittore non si occupa di parole, ma della realtà”. Usa le parole solo per descrivere le cose. Per lo scrittore – e qui Sartre prende in prestito una metafora di Paul Valéry – il linguaggio deve essere come vetro”, attraverso cui è possibile guardare alle cose senza falsificarle.

Ma come guarda alle cose lo scrittore sartriano, il puro scrittore di prosa? Guarda alle cose come sono? Vede davvero le cose, e fa veramente in modo che esse si vedano attraverso la scrittura? No: lo scrittore che, secondo Sartre, deve impegnarsi, nomina non le cose, ma le immagini normative che si è formato di esse. Senza una visione prefissata e precostituita del mondo il suo impegno sarebbe impossibile. Lo scrittore impegnato non vede le cose come sono e non descrive le cose come sono, ma descrive le cose come sono e allo stesso tempo le pone in un confronto di valore con le cose che ritiene dovrebbero essere. Non descrive quindi cose ma valori, non descrive ciò che è, ma ciò che dovrebbe essere. Il suo lavoro è normativo, di definizione di valori, utopico. Non è un lavoro che basta a sé stesso, ma che vuole essere linizio di unazione, anzi, le parole dello scrittore vogliono già di per sé essere unazione con un obiettivo. Le parole dello scrittore, per usare ancora quella metafora insensata, non funzionano affatto come vetro, non riflettono le cose, bensì lopinione della persona che descrive come esse dovrebbero essere. In generale, gli scrittori si occupano non solo di cose tangibili che si possono vedere, ma molto di più di cose” che consistono di parole, come gli stati interiori, per cui il paragone con il vetro risulta ancora più impreciso: le parole con cui si descrivono le parole (stati interiori) dovrebbero essere come vetro! Questa metafora è di fatto un inganno maldestro, ma è luso stesso di una metafora, laddove i concetti non portano più da nessuna parte, a dover destare sospetti. Sartre dispensa solo il poeta dal dovere della littérature engagée”, lo scrittore di prosa è obbligato a impegnarsi. Chi Sartre definisce, a livello teorico, scrittore di prosa – lo si deve dire chiaramente! – è tuttavia solo una persona che opera con la letteratura come se essa fosse la continuazione del discorso con altri mezzi. Per Sartre la prosa è un discorso trasformato in scrittura, uno strumento del discorso che facilita la diffusione delle parole, è puramente operativa, mera azione che ricerca solo la reazione dellascoltatore, ovvero è azione con laiuto delle parole. La littérature engagée può quindi essere solo puro manifesto, teoria, programma, appello. La littérature engagée deve fare a meno della finzione, della storia (story), del travestimento, della parabola, della forma letteraria esistente: non deve avere alcuna forma letteraria, deve essere completamente non-letteraria, come scrive Sartre, discorso scritto. Quindi la letteratura impegnata” non è letteratura, o è solo letteratura nella misura in cui con il termine letteratura” essa indica delle fonti bibliografiche.

Non esiste una letteratura impegnata. Il concetto è una contraddizione in sé. Esistono persone impegnate, ma non scrittori impegnati. Il concetto di impegno” è politico. Può essere al massimo applicato a scrittori” politici, che non sono scrittori nel senso che ci interessa qui, ma politici che scrivono ciò che vogliono comunicare. Chi potrebbe citare unopera letteraria di Sartre che sia littérature engagée” secondo la sua stessa definizione? Chi potrebbe citare unopera di Sartre in cui le parole siano solo discorso in quanto azione e non tensione verso uno stile letterario? Chi potrebbe, in generale, nominare unopera darte impegnata? Sarebbe unassurdità.

Come cambia limpegno con la forma letteraria?

Limpegno, quindi, è un concetto non letterario. Lunivocità, lenfasi sullo scopo, la serietà dellimpegno sono in contraddizione con lessenza dellarte: larte non è né univoca né ambigua, porta in sé significati che non si possono calcolare né circoscrivere, si potrebbe lecitamente dire che non significa nullaltro al di là di sé stessa, è lei stessa significato. In ogni caso, non si può spiegare il significato di unopera letteraria con altre parole, mentre limpegno può essere comunicato anche con altre parole, il suo significato non cambia se si usano parole diverse: limpegno è determinato dalla materia, la letteratura, invece, dalla forma: se la sua forma viene modificata, anche la sua natura cambia.

Limpegno ha come obiettivo un cambiamento della realtà sociale, mentre per larte un obiettivo sarebbe unassurdità. Larte non è seria e non è diretta, ossia non è diretta verso qualcosa; larte è forma e come tale è diretta verso il nulla, al massimo è un gioco serio. Ma queste sono ovvietà. Quel che ci interessa sono gli scrittori che si definiscono impegnati” e con questo aggettivo posto prima della professione usano forme letterarie come romanzi, racconti e poesie per dar voce al loro impegno. O meglio, non si limitano a darvi voce, ma lo subordinano alla forma letteraria di cui si servono per il loro messaggio. In questo modo, a seconda della forma letteraria scelta, limpegno non rimane immutato: deve adattarsi alla forma, si rimette in gioco nella forma: nella forma letteraria limpegno perde in ogni caso la sua serietà, la sua franchezza, la sua univocità. La persona cui si deve trasmettere il messaggio non percepisce in prima linea il messaggio, ma la forma che è stata scelta per esso: in un romanzo ascolta la storia, in una poesia, ad esempio, il ritmo o i suoni. Più complessa è la forma letteraria, più straniante è leffetto che ha sullimpegno cui essa dà voce. E quanto più perfetta è la forma, tanto più limpegno si distrae, perde la sua realtà, diventa irreale, diventa una forma e non ha più nulla a che fare con il concetto di impegno. Questa distrazione per mezzo della forma è sicuramente più pronunciata nel caso della forma letteraria più complessa, il romanzo. E poiché il romanzo, almeno fino a oggi, non può fare a meno della finzione, della storia e di personaggi diversi luno dallaltro, il messaggio dellimpegno deve anche essere adattato alla storia e allentrata in scena dei singoli personaggi; deve, ad esempio, essere messo in bocca” a un personaggio e già solo così perde la propria univocità, perché, in primo luogo, tale personaggio è inventato e non può essere preso in modo così diretto, serio e reale come la confessione dellautore, e, in secondo luogo, ciò che viene messo in bocca a tale personaggio è legato alla trama e anche ad altri personaggi, e pertanto perde anche quellunivocità che è una caratteristica essenziale dellimpegno.

Con la storia inventata propria del romanzo limpegno perde la storia che gli pertiene, la quale non è fittizia né irreale, ma rivendica per sé la realtà nel momento in cui pretende di discendere dalla realtà concreta, senza la fantasia immaginativa e creativa dello scrittore di storie, e di funzionare come un manifesto, come unutopia per una realtà ancora da concretizzare. Limpegno viene estrapolato dalla storia generale e dalla dinamica della società umana e rivestito di una storia particolare e statica. Di conseguenza, non può essere più preso sul serio come tale.

Lo scrittore crede di potersi emancipare dalla dicotomia tra il voler fare letteratura e limpegno nella realtà, subordinando limpegno alla forma letteraria. Se, come scrittore, sa il fatto suo, può fare un buon lavoro a prescindere, ma il suo messaggio sarà reso irreale e inefficace dalla forma. Sì, migliore è il lavoro che svolge dal punto di vista letterario, cioè più si concentra sulle parole con cui opera, più ironico diventerà segretamente il messaggio. Naturalmente ciò non significa che il messaggio rimarrebbe serio ed efficace, nel caso in cui lo scrittore – al contrario – non dovesse lavorare bene dal punto di vista letterario: in questo caso il messaggio non si tingerà di ironia, ma verrà involontariamente e forse immeritatamente ridicolizzato proprio perché non viene semplicemente comunicato, ma costretto in una forma letteraria che lautore non sa gestire.

Il caso della cosiddetta poesia impegnata non è molto diverso dalla prosa (ovvero dal racconto e dal romanzo). Anchessa non comunica un messaggio, non è mai solo discorso scritto, ma discorso poeticizzato, formalizzato. Paradossalmente anche un manifesto politico cambia nella sua essenza solo perché viene spacciato per poesia, perdendo così le caratteristiche di un manifesto. Improvvisamente non appartiene più alla realtà, non è più un discorso esteso, non è più operativo, non ha più uno scopo. Il manifesto, chiamato dal suo autore poesia, diventa tutto a un tratto una creazione”, si dà una forma, espone un ritmo, non si palesa più come unintenzione che segue il suo stesso contenuto, non tende quindi più oltre a sé, ma solo a sé, non in quanto manifesto, ma in quanto poesia. Come le cose perdono la loro innocenza” con la denominazione, così le parole perdono la loro innocenza con la citazione letteraria: sorprendentemente non designano più le cose, ma mostrano solo sé stesse. Quando Brecht analizza il ritmo dei cori dei lavoratori e li formalizza per poterne applicare gli elementi formali alla propria lirica, i cori perdono, solo per il fatto di essere stati scritti, il loro senso naturale”, perdono il loro dinamismo e si irrigidiscono in una forma statica diretta al lettore di poesia: da discorso concepito come azione si trasformano in letteratura.

Non esiste, dunque, un discorso naturale in letteratura: ogni discorso naturale, che è allo stesso tempo azione, pur entrando completamente immutato nella letteratura, diviene necessariamente artificiale e formale. Il discorso naturale si fa forma della letteratura. Ciò risulta ancora più evidente quando lautore, nella scrittura, riscrive il discorso naturale in versi, o addirittura lo mette in un ritmo impercettibile”. Il Manifesto Comunista messo in ritmo non è più il Manifesto Comunista, ma una forma letteraria che, per il fatto stesso di essere un poema, attira lattenzione su di sé quale forma letteraria. Se il Manifesto Comunista fosse stato scritto così, senza intenzione, o se contenesse elementi ritmici, nessuno vi presterebbe attenzione, ma noterebbe solo ciò che il Manifesto intende dire in quanto tale: ma così, per il solo fatto che Brecht lo riscrive in versi, perde la propria realtà di manifesto e diventa poesia. I cori vengono messi in ritmo perché siano più efficaci: nella veste del coro le rivendicazioni non vengono private di un contenuto di realtà, ma rendono evidente la realtà; il coro nasce dalla realtà per unaltra realtà, e le parole non sono mai sprovviste della loro innocenza, perché chi le pronuncia non usa mai tale forma letteraria consapevolmente. Il poeta, invece, riscrive il discorso in coro, in poesia, privandolo così del suo effetto e della sua realtà: il coro del discorso diventa unentità statica, formalmente giudicabile, senza storia. Brecht e altri come lui reclamavano per la poesia, e probabilmente per le opere etterarie in generale, un valore duso”. Ma qual è il senso di questa rivendicazione, espressa in una di quelle metafore fluttuanti che la concezione marxista dellarte ha preso in prestito dal mondo della merce (merce è ciò che ha valore duso)? Un coro, divenuto poesia, può essere usato” solo da ingenui; in qualità di cosa ha ancora valore duso il Manifesto Comunista riscritto in esametri? Con la formalizzazione letteraria Brecht annulla il valore duso del testo, oppure lo strania. Utilizzabili” in senso non metaforico sono solo le parole normative della realtà non letteraria, gli slogan, le rivendicazioni, le minacce, i programmi: se questi slogan ecc. vengono trasformati in letteratura, diventano inutilizzabili, e il valore duso diventa una metafora che abbaglia e inganna.

Ogni tipo di impegno, quindi, è reso irreale dalla forma letteraria: nella storia diventa finzione, in un componimento poetico diventa poesia, o entrambe le cose in entrambe le forme. Lo scrittore impegnato, in quanto scrittore, non si può impegnare. La letteratura trasforma tutto ciò che è reale, compreso limpegno, in uno stile. Rende tutte le parole inutilizzabili e, più o meno, le corrompe. La letteratura maschera le cose; parole che erano intese come azione diventano gioco: la letteratura trasforma in gioco la realtà, sia quella linguistica, che cita, sia quella non linguistica, che nomina. La letteratura è irreale, irrealistica. Anche la cosiddetta letteratura impegnata, per quanto si definisca realistica, è irrealistica, romantica.

Ci si può impegnare solo con azioni e con parole intese come azioni, ma non con le parole della letteratura. Un errore in questo contesto ha conseguenze gravi: poiché pensa di essere obbligato a impegnarsi come scrittore e non come membro di una società, uno scrittore può mettere facilmente a repentaglio il proprio impegno scrivendo per esprimerlo poesie e storie. Una letteratura impegnata, se mai potesse esistere, dovrebbe eliminare dalla letteratura ogni elemento ludico e formale: dovrebbe fare a meno della finzione, del gioco di parole, del ritmo, dello stile. Ma questo richiederebbe prima di tutto una nuova definizione di letteratura. Una letteratura di questo tipo sarebbe seria, inequivocabile, apparterrebbe alla realtà: e solo a essa sarebbe applicabile il termine realistico”.


peter handke è Premio Nobel per la Letteratura 2019, “per un’opera influente che con ingegno linguistico ha esplorato la periferia e la specificità dell’esperienza umana.” Romanziere e drammaturgo austriaco. È nato a Griffen, in Austria, nel 1942. Dopo essere stato per due anni allievo di una scuola di Gesuiti, ha frequentato la facoltà di legge a Graz senza laurearsi. Come regista, ha realizzato nel 1978 La donna mancina.

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