La mia intervista fallita al filosofo controsessuale Paul B Preciado



La dicotomia natura/cultura è monca, semplificatoria: per questo un pensatore come Preciado ha ragione a cercare di annullare la dicotomia uomo/donna. Tuttavia ci sono dei dubbi irrisolti.


In copertina e nel testo: Aldo Mondino, Iznik 1995, Asta pananti di ottobre

di Francesco D’Isa

Erano giorni che pensavo a delle domande da porre al filosofo Paul B. Preciado in occasione del Festival di Internazionale a Ferrara. Lo conoscevo di nome, ma prima di Manifesto Controsessuale (riedito recentemente da Fandango) non avevo mai letto nulla di lui. Considerato che la prima edizione è del 2002, antecedente la transizione dell’autore da donna a uomo, si può considerare senza dubbio questo testo come uno dei capisaldi della filosofia di genere. Già nella frase precedente si manifesta tutta la delicatezza del tema, perché la filosofia di Preciado rifiuta l’etichetta “uomo” e “donna” che ho usato per descrivere la sua transizione  – il problema è che non saprei in che altro modo comunicare questo evento biografico, che ben esemplifica l’intrecciarsi di prassi e teoria del suo pensiero.

Prima di raccontare com’è andata la mia intervista però (vi anticipo che è andata male) è necessaria una premessa sul pensiero di Preciado, o perderò il filo ancor prima di afferrarlo. In breve, il filosofo parte col sottolineare due errori insiti nella corrente definizione di sesso e di genere. Nelle sue parole, 

Una rigida opposizione tra sesso e genere non esiste: si tratta di due nozioni che appartengono semplicemente a due diversi regimi epistemici del corpo. Mentre la nozione moderna di sesso e differenza sessuale suppone che questi siano dati naturali ed essenzialmente immutabili, la nozione di genere, inventata negli anni Cinquanta nel processo di controllo tecnico delle differenze sessuali e morfologiche nei “bambini intersessuati”, evidenzia cambiamento e mutabilità.

Non c’è un sesso più naturale di un altro, né un’opposizione binaria di due soli generi (maschio/femmina). Esistono persone dalla fisicità e sessualità polimorfa, come lo stesso autore, e vari gradi di cambiamento, difficilmente riducibili allo 0/1 di maschio/femmina.

Per essere più chiari, la validità di questa opposizione è messa in dubbio dai diversi tipi di corpi e genitali che vengono rimodellati dalla chirurgia o dagli ormoni. A chi non bastassero i transessuali per vanificare questa semplificazione, pensi ai bambini intersessuali: si tratta di persone i cui cromosomi sessuali, i genitali e/o i caratteri sessuali secondari non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili – un’ambiguità che si scontra col nostro desiderio di semplificazione, tanto che questi neonati vengono sottoposti a operazioni chirurgiche e cure ormonali per omologarli a uno dei due sessi accettati.

La sessualità però è un fluire continuo, che come ogni identità soffre il paradosso del Sorite (e gli altri cosiddetti “paradossi della vaghezza”). Tre granelli di sabbia non fanno un mucchio di sabbia e se aggiungiamo un granello la cosa non cambia. Anche quattro granelli non fanno un mucchio e ciò vale per tutti i granelli successivi. Ma se un granello di sabbia non fa nessuna differenza, niente è un mucchio di sabbia.

Aldo Mondino, Iznik 1995, Asta pananti di ottobre

Allo stesso modo, quand’è che posso definirmi maschio o femmina? Se faccio boxe, odio cucinare, non posso fare figli e ho seni e vagina cosa sono? Un uomo col fallo più grande o con la barba più folta è più maschio di me? Se ho un bel seno, dei capelli lunghi, mi piace truccarmi e ho un pene sono femmina o maschio?

La semplificazione maschio/femmina può essere pericolosa, come nel caso dei bambini intersessuali, che subiscono interventi e menomazioni su cui non hanno espresso alcun accordo e che spesso arrivano a odiare cogli anni. Ridurre una moltitudine di possibilità a due, inoltre, fa sì che queste vengano considerate “normali” – e in quanto normali, normative. Sei maschio, femmina o una roba strana; ecco il pensiero che si veicola adottando questa semplificazione. Qualunque tipo di corpo, genere, sesso e sessualità (consenziente), invece, è parimenti lecito. E parimenti naturale, a seguire Preciado.

Qua il passaggio si fa delicato. L’autore infatti, non considera solo il genere e la sessualità fenomeni non naturali, ma anche il sesso, e con ciò sostiene di aver oltrepassato la dicotomia natura/cultura. Il passaggio merita una citazione:

Ricorrendo alla nozione foucaultiana di “tecnologia del sesso”, la controsessualità aggira il falso dibattito tra “essenzialismo” e “costruttivismo”. Le categorie uomo e donna non sono naturali, sono ideali normativi costruiti culturalmente, soggetti al cambiamento storico e culturale, ci dicono i costruzionisti. Gli essenzialisti trovano rifugio nei modelli tratti dal kitsch psicoanalitico (“il nome del padre” o l’“ordine simbolico”) e nei modelli biologici secondo i quali le differenze di sesso e di genere dipendono da strutture genetiche, cromosomiche o neuronali – invarianti che perdurano al di là delle differenze culturali e storiche. […] Capire il sesso e il genere in quanto tecnologie dell’anima e del corpo ci permette di evitare questa opposizione, sostenendo che non è possibile isolare i corpi (come materiali passivi o resistenti) dalle forze sociali che costruiscono le differenze sessuali e di genere. Le pratiche tecnoscientifiche contemporanee ignorano la differenza tra organico e meccanico: la tecnoscienza interviene direttamente a modificare e fissare certe strutture sull’organismo vivente. […] Non è possibile stabilire dove i “corpi naturali” finiscono e le “tecnologie artificiali” iniziano. Impianti cibernetici, ormoni, trapianti di organi, la gestione farmacologica del sistema immunitario di persone che vivono con l’HIV, l’internet, sono solo alcuni esempi di reperti biopolitici.

Sembrerebbe che per il filosofo non esista una natura da separare alla cultura, perché anche il sesso è una questione culturale – ma qua mi fermo per tornare alla storia dell’intervista.

Il libro di Preciado mi è piaciuto molto. Considerando l’anno di pubblicazione e l’età dell’autore si può senza dubbio considerare un testo importante, che tra gli altri ha anche il merito di aver portato la riflessione spesso inapplicabile di Derrida (maestro di Preciado) e Foucault (citato continuamente) sul terreno di una specifica lotta politica. Gli argomenti del filosofo funzionano benissimo e dimostrano con forza che nessun genere, sesso e sessualità (consenziente) può essere normativo sugli altri. Se la pensate come me questa conclusione vi sembrerà ovvia, ma se lo è dobbiamo ringraziare autori come Preciado. Se invece non siete d’accordo, bé, leggete questo libro.

Il punto dove la riflessione si sgretola è quando si allontana dall’etica per avvicinarsi alla metafisica. Per farla breve, la dicotomia natura/cultura non viene superata, perché qualunque identità è sempre invischiata in un circolo che si potrebbe definire così: condizioni di partenza (natura) <> imposizioni sociali (cultura) <> casualità ed elementi individuali (biografia). Non è facile dire quale di questi tre gruppi di fattori influisce di più, né tantomeno trovarne uno che fonda gli altri. Si finisce un po’ nel solito circolo vizioso dell’uovo e della gallina, per rispondere al quale si è costretti a procedere sempre più a ritroso, di domanda in domanda, fino a sconfinare in questioni squisitamente metafisiche, che non sono più “da dove nasce la mia sessualità?” ma “da dove nasce qualunque identità?”.

Aldo Mondino, Iznik 1995, Asta pananti di ottobre

Per farla breve, la mia domanda cattivella per il filosofo era: «Che cosa muove le azioni umane se vi sottraggo qualunque condizionamento sociale?».

Senza alcun influsso culturale gli esseri umani agirebbero comunque in qualche modo, come dimostrano ad esempio i vari resoconti degli enfant sauvage, dei bambini abbandonati e cresciuti in completo isolamento dagli altri esseri umani.

Una forma di natura resta dunque, seppur mutevole. Se giudicate la domanda interessante vorrete sapere la sua risposta, ma già a metà conferenza avevo cambiato idea e depennato la mia domanda preferita dalla lista. Il motivo di questa scelta è legato al suo intervento sul palco. Preciado ha parlato con vitalità e chiarezza, sapeva rapportarsi al pubblico ed era bravissimo nel veicolare concetti complessi in modo semplice e appassionato. Definendo il suo libro un “comic book” più che un trattato, ha risposto indirettamente alla prima domanda che mi ero appuntato, in cui mi chiedevo quanto fosse ancora attuale lo stile talvolta pedantemente provocatorio del testo.

Per esemplificare l’abilità dialettica di Preciado basti dire che, a giudicare dalle reazioni del pubblico, era più efficace il suo spagnolo che la traduzione simultanea. Io stesso, che non parlo spagnolo, lo seguivo con tale facilità che avevo l’impressione che l’incontro fosse in italiano. Certo, si tratta di una lingua neolatina simile alla nostra, ma le difficoltà della traduttrice, che è stata ripresa e corretta più volte dallo stesso autore, suggeriscono altro.

Si potrebbe liquidare il problema sostenendo che la traduttrice fosse un’incompetente, ma non è così; la donna conosceva benissimo la lingua, solo non aveva alcuna cognizione delle tematiche di genere e dei temi di cui parlava Preciado, a giudicare da come ha tradotto BDSM (qualcosa come Bd*tossetta*sms). Non è una colpa, ma nel mio caso ha rotto la bolla dell’isolamento intellettuale: conoscenze e punti di vista che do ormai per scontati sono per molte persone un completo mistero. È così che mi è passata la voglia di fare la domanda che più mi interessava, dato che gli altri argomenti di Preciado mi sembrano chiari e condivisibili fino all’ovvietà.

Come ho scritto, non credo che il filosofo abbia superato la dicotomia natura/cultura, tutt’altro, penso che abbia estremizzato l’influsso di quest’ultima – ma lo ha fatto in un ambito, quello della sessualità e del genere, che ha una forte predominanza culturale, dunque il suo discorso funziona benissimo. Intendevo questo quando ho scritto che sono d’accordo con la sua etica e non con la sua metafisica: se si parla di sessualità tutto torna, ma se ci si sposta su altri temi e pulsioni, come ad esempio “il desiderio” o “la paura del dolore”, la predominanza della cultura diminuisce e la dicotomia torna con tutti i suoi problemi, perché sembrano caratteristiche trasversali alle epoche e le società.

Però mi sono detto: qua c’è una persona che da più di vent’anni porta avanti col corpo e la teoria delle battaglie che condivido. Molte persone come me sarebbero senz’altro d’accordo con lui – mi permetto di parlare per la traduttrice – ma per un motivo o per l’altro ignorano questi temi. In veste di maschio eterosessuale bianco che si è trovato bene nella sessualità impostami posso considerarmi fortunato, dunque con che faccia potevo mettermi a discutere di natura/cultura? In fondo non è necessario – e a giudicare da quanto mi suona ridicola la frase che segue forse non è nemmeno possibile – avere del tutto ragione.

Lo ripeto: il genere e in larga parte anche il sesso sono figli della società in cui capitano e nessuno di essi è giusto o sbagliato. Qualunque sesso consenziente va bene. Non ci sono due sessi o due generi, ma una molteplicità di sfumature che cambiano in base alle persone e ai momenti della loro vita. Semplificare tutto ciò imprigiona la nostra mente nell’illusione di aver del tutto ragione e di questa chimera sarà sempre qualcun altro a fare le spese.

Per fortuna non ho dovuto dire a Preciado i motivi per cui non avevo più domande da porgli, perché la ressa di un meritato firmacopie me lo ha impedito. In compenso lo ringrazio perché mi ha insegnato un banale presupposto della tolleranza, ovvero che non si deve essere del tutto d’accordo con qualcun* per dargli ragione.

Aldo Mondino, Iznik 1995, Asta pananti di ottobre

Francesco D’Isa  (Firenze, 1980), di formazione filosofo e artista visivo, dopo l’esordio con I. (Nottetempo, 2011), ha pubblicato romanzi come Anna (effequ 2014), Ultimo piano (Imprimatur 2015), La Stanza di Therese (Tunué, 2017) e saggi per Hoepli e Newton Compton. Direttore editoriale dell’Indiscreto, scrive e disegna per varie riviste.

5 comments on “La mia intervista fallita al filosofo controsessuale Paul B Preciado

  1. Francesco D'Isa

    “Ma non smentiscono mica che i sessi non sono due. Gli intersessuali hanno appunto una condizione intermedia fra due sessi, non fra tre o quattro o di più.”

    Non vedoperché debbano essere per forza “intermedi tra due sessi” e non, banalmente, intersessuali. Ovvero una categoria con caratteristiche che non rientrano né rigorosamente in maschio né rigorosamente in femmina. Le categorie sono una faccenda umana :)

  2. FF vs PPP

    “Lo ripeto: il genere e in larga parte anche il sesso sono figli della società in cui capitano e nessuno di essi è giusto o sbagliato. Qualunque sesso consenziente va bene. Non ci sono due sessi o due generi, ma una molteplicità di sfumature che cambiano in base alle persone e ai momenti della loro vita. Semplificare tutto ciò imprigiona la nostra mente nell’illusione di aver del tutto ragione e di questa chimera sarà sempre qualcun altro a fare le spese.”

    Questo passaggio è intollerabile, per scherzare un po’. Se si è favorevoli a una certa etica basta dirlo come si è fatto nel pezzo, senza però mettersi a parlare di filosofia. Perché per dire che ci dobbiamo rispettare (e tollerare) basta Gesù. Se invece ci si propone come filosofi, e Preciado lo fa, se ne discute. Dire a chi legge che bisogna fidarsi perché sennò qualcuno verrà discriminato non regge. Non regge perché non è vero, e non regge perché non si fa così, è una sorta di ricatto. “Se non sei d’accordo allora stai con quelli che ci discriminano”, che è poi quello che succede in qualsiasi discussione in questo ambiente, dove curiosamente si professa la molteplicità e poi ci si arrocca sulla propria identità, e guai a chi ne mette in dubbio i presupposti. Che il sesso consensuale sia lecito non c’entra nulla con il fatto che i sessi esistono in natura e siano due. La pasta uno la cuoce quanto vuole e ci può mettere pure il ketchup, ma dopo una certa scuoce. E ribadire che siano due non porta in nessun modo a non tollerare situazioni diverse. Sono due piani concettuali diversi. Uno è etico, l’altro è epistemologico. E qualunque intervento umano non cambia la realtà delle cose. Una cura ormonale cambia il corpo attuale, non la natura passata. E lo cambia in virtù del fatto che i corpi sono fatti in un certo modo e gli ormoni funzionano in un certo modo, secondo natura. La società umana è figlia del sesso, non il contrario. E il sesso e il genere non cambiano a seconda di come ci girano, ci son solo minoranze di persone che nascono diverse e hanno questi cambiamenti, così come c’è chi nasce con qualche malattia congenita o senza parti anatomiche. Il problema è come vengono trattati i diversi, ma questo accade in tanti casi. Pure gli obesi vengono trattati male, ma nessuno si sogna di negare che l’obesità esista e faccia male o che sia un costrutto sociale (con la malattia mentale ci provarono). Anzi no, aspè, adesso ci sono pure questi, gli obesi orgogliosi. Che vanno benissimo, basta che non dicano falsità sull’obesità.

    Capisco non fare una domanda cattiva, ma perché chiedere a noi altri di fare altrettanto? Mica glielo andiamo a dire a Preciado.

    • Francesco D’Isa

      Grazie per la lettura. Bastano gli intersessuali per smentirla, loro non sono né maschio né femmina alla nascita e gli viene imposta una definizione di genere.

      • FF vs PPP

        Prego.

        Ma non smentiscono mica che i sessi non sono due. Gli intersessuali hanno appunto una condizione intermedia fra due sessi, non fra tre o quattro o di più. Quello che può cambiare è che non gli venga attribuita una definizione di genere. Ma questo cambiamento non agisce retroattivamente sulla nozione di sesso. Agisce solo su quella di genere, che è un concetto, a differenza di quella di sesso, che è un dato. E agisce in che modo? Forse che queste condizioni particolari cambiano la mia percezione? No, io sono nato uomo e del tutto in linea con quello che sono, che non dipende certo dal fatto che sono stato trattato come maschio, altrimenti per i transessuali non ci sarebbe nessun problema, se bastasse essere assegnati alla nascita per stare bene. Evidentemente l’assegnazione sociale non modifica la nostra percezione, che dipende da come nasciamo ed eventualmente da cosa ci prendiamo dopo, non dall’ambiente. Che il concetto di genere vada adattato alla complessità non lo discute quasi nessuno, ma questo non va confuso con il senso originario del concetto di genere, che riflette una realtà nella quale nel 99% dei casi ha pienamente senso parlare di maschi e femmine, perché riflette una realtà naturale. Paralare di fortuna è fuorviante, non è un caso che nella storia umana quasi nessuno ha mai avuto problemi con il sesso assegnato, perché evidentemente non è assegnato, è quello che siamo. Il problema sorge per chi non rientra nella norma, ma solo per questi ha senso parlare di sesso assegnato, perché si tratta di casi nei quali c’è effettivamente una scelta alla nascita, uno scarto rispetto alla mera osservazione di come uno nasce. In questo caso è certamente giusto non imporre nulla. Il problema si risolve smettendo di imporre. Ma in questi ambienti figli del marxismo i problemi hanno sempre radici più profonde e quindi bisogna trovare l’arcano e svelarlo. Mi spiace, non c’è nessun arcano. La differenza sessuale ha determinato la nascita dei concetti sociali di genere. Liberarli dalle catene passate ha senso, altre operazioni no. Anche per questo idee come lo xenofemminismo di Helen Hester sono campate per aria, con la pretesa che il genere divenga irrilevante.

        • Francesco D'Isa

          “Ma non smentiscono mica che i sessi non sono due. Gli intersessuali hanno appunto una condizione intermedia fra due sessi, non fra tre o quattro o di più.”

          Non vedoperché debbano essere per forza “intermedi tra due sessi” e non, banalmente, intersessuali. Ovvero una categoria con caratteristiche che non rientrano né rigorosamente in maschio né rigorosamente in femmina. Le categorie sono una faccenda umana :)

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