La Santa Cortigiana

Il nostro agosto narrativo inizia con una breve opera inedita di Oscar Wilde, tradotta per noi da Edoardo Rialti.


In COPERTINA un’opera di Aubrey Beardsley

LA SAINTE COURTISANE

O LA DONNA COPERTA DI GIOIELLI

Frammento teatrale di Oscar Wilde

traduzione di Edoardo Rialti

La scena rappresenta l’angolo di una valle della Tebaide.  Sulla destra una grotta.  Davanti alla grotta c’è un grande crocifisso.

A sinistra [dune di sabbia].

Il cielo è blu come l’interno di una coppa di lapislazzuli.  Le colline sono di sabbia rossa.  Sparsi sulle colline ci sono ciuffi di rovi.

Primo Uomo.  Chi è costei?  Mi fa paura.  Ha un mantello viola e i suoi capelli sono come fili d’oro.  Credo che sia la figlia dell’Imperatore.  Ho sentito i barcaioli dire che l’Imperatore ha una figlia che indossa un mantello di porpora.

Secondo Uomo. I suoi sandali hanno ali d’uccelli e la sua tunica ha il colore del grano verde.  Se resta immobile, è come il grano in primavera.  Se incede, è come il grano maturo che si oscura per le ombre dei falchi.  Le perle della sua tunica sono come tante lune.

Primo Uomo.  Sono come la luna che si vede nell’acqua quando il vento soffia dalle colline.

Secondo Uomo.  Credo che sia una dea.  Credo che venga dalla Nubia.

Primo Uomo.  Sono sicuro che è la figlia dell’Imperatore.  Le sue unghie sono tinte di henné.  Sono come petali di rosa.  È venuta qui a piangere Adone.

Secondo Uomo.  È una dea.  Non so perché abbia lasciato il suo tempio.  Gli dèi non dovrebbero lasciare i loro templi.  Se ci rivolge la parola, non rispondiamo, e lei passerà oltre.

Primo Uomo.  Non ci rivolgerà la parola. È la figlia dell’Imperatore.

Mirrina.  Non abita qui il bel giovane eremita, colui che non vuole posare gli occhi su volto di donna?

Primo Uomo.  In verità l’eremita abita qui.

Mirrina.  Perché egli non vuole posare gli occhi su volto di donna?

Secondo Uomo.  Noi non lo sappiamo.

Mirrina.  Perché voi stessi non mi guardate?

Primo Uomo.  Sei coperta di pietre brillanti, e abbagli i nostri occhi.

Secondo Uomo.  Chi guarda il sole diventa cieco. Sei troppo luminosa per guardarti.  Non è saggio guardare le cose molto luminose.  Molti sacerdoti nei templi sono ciechi e hanno schiavi che li guidano.

Mirrina.  Dove abita il bel giovane eremita che non vuole posagli occhi su volto di donna?  Ha una casa di canne o argilla essiccata o giace forse sulla collina?  O si intreccia un letto di giunchi?

Primo Uomo.  Egli abita in quella grotta laggiù.

Mirrina.  Che strano posto in cui abitare!

Primo Uomo.  Un tempo vi abitava un centauro.  Quando giunse l’eremita, il centauro cacciò un grido stridulo, pianse, si lamentò, e galoppò via.

Secondo Uomo.  No. A vivere nella grotta era un unicorno bianco.  Quando vide arrivare l’eremita, l’unicorno si inginocchiò e lo adorò.  Molte persone lo videro farlo.

Primo Uomo.  Ho parlato con gente che l’ha visto.

. . . . .

Secondo Uomo.  Alcuni dicono che fosse un taglialegna e lavorasse su commissione.  Ma questo potrebbe non essere vero.

. . . . .

Mirrina.  Quali dèi adorate, dunque?  O non ne adorate alcuno? Ci sono taluni che non adorano alcun dio. I filosofi che portano barbe lunghe e mantelli bruni non adorano alcun dio.  Litigano tra loro nei portici.  I [ ] ridono di loro.

Primo Uomo.  Noi adoriamo sette dèi.  Non possiamo dire i loro nomi.  E’ una cosa molto pericolosa dire i nomi degli dei.  Nessuno dovrebbe mai dire il nome del suo dio.  Anche i sacerdoti che lodano gli dèi tutto il giorno e mangiano con loro, non li invocano coi loro veri nomi.

Mirrina.  Dove sono questi dèi che adorate?

Primo Uomo.  Li nascondiamo nelle pieghe delle nostre tuniche.  Non li mostriamo a nessuno.  Se li mostrassimo a qualcuno, potrebbero lasciarci.

Mirrina.  Dove li avete incontrati?

Primo Uomo.  Ci furono dati da un imbalsamatore di morti che li aveva trovati in una tomba.  Lo abbiamo servito per sette anni.

Mirrina.  I morti sono terribili.  Io ho paura della morte.

Primo Uomo.  La morte non è un dio.  È solo la serva degli dèi.

Mirrina.  È l’unico dio di cui ho paura.  Avete visto molti dèi?

Primo Uomo.  Ne abbiamo visti molti.  Li si vede soprattutto di notte.  Passano molto rapidamente. Una volta all’alba abbiamo visto alcuni dèi.  Camminavano attraverso una pianura.

Mirrina.  Una volta, mentre passavo per il mercato, ho sentito un sofista della Cilicia sostenere che esiste un solo Dio.  Lo diceva davanti a molte persone.

Primo Uomo.  Non può essere vero.  Noi stessi ne abbiamo visti molti, eppure non siamo altro che uomini comuni e di nessun conto.  Quando li ho visti mi sono nascosto in un cespuglio.  Non mi hanno fatto alcun male.

Mirrina.  Parlatemi ancora del bel giovane eremita.  Parlatemi del bel giovane eremita che non vuole posare gli occhi su volto di donna.  Qual è la storia dei suoi giorni?  Come vive?

Primo Uomo.  Noi non ti capiamo.

Mirrina.  Cosa fa, il bel giovane eremita?  Semina o raccoglie?  Coltiva un giardino o pesca con la rete?  Tesse il lino al telaio?  Mette mano all’aratro di legno e procede dietro i buoi?

Secondo Uomo.  È  un grande santo, quindi non fa nulla.  Noi siamo uomini comuni e di nessun conto.  Lavoriamo tutto il giorno sotto il sole.  A volte la terra è molto dura.

Mirrina.  Gli uccelli dell’aria gli danno da mangiare?  Gli sciacalli dividono la loro preda con lui?

Primo Uomo.  Ogni sera noi gli portiamo il cibo.  Non pensiamo che a nutrirlo siano gli uccelli dell’aria.

Mirrina.  Perché gli date da mangiare?  Che profitto ne traete?

Secondo Uomo.  Egli è un grande santo.  Uno degli dèi che lui ha offeso lo ha fatto impazzire.  Noi pensiamo che abbia offeso la luna.

Mirrina.  Andate a dirgli che da Alessandria è giunto chi desidera parlare con lui.

Primo Uomo.  Non osiamo dirglielo.  A quest’ora sta pregando il suo Dio.  Ti preghiamo di perdonarci se non eseguiamo i tuoi ordini.

Mirrina.  Avete paura di lui?

Primo Uomo.  Abbiamo paura di lui.

Mirrina.  Perché avete paura di lui?

Primo Uomo.  Non lo sappiamo.

Mirrina.  Qual è il suo nome?

Primo Uomo.  La voce che gli parla di notte nella grotta lo chiama Onorio.  Anche i tre lebbrosi che passarono una volta lo chiamarono Onorio.  Noi pensiamo che il suo nome sia Onorio.

Mirrina.  Perché i tre lebbrosi lo chiamarono?

Primo Uomo.  Perché li guarisse.

Mirrina.  E li ha guariti?

Secondo Uomo.  No. Avevano commesso qualche peccato: per questo erano lebbrosi.  Le loro mani e i loro volti erano come sale.  Uno di loro portava una maschera di lino.  Era il figlio di un re.

Mirrina.  Di chi è la voce che gli parla di notte nella grotta?

Primo Uomo.  Non sappiamo di chi sia la voce.  Pensiamo che sia la voce del suo Dio.  Perché non abbiamo visto nessun uomo entrare nella sua grotta e nessuno uscirne.

Mirrina.  Onorio.

Onorio (dall’interno).  Chi chiama Onorio?

Mirrina.  Vieni avanti, Onorio.

. . . . .

La mia camera è rivestita di cedro e profuma di mirra.  Le colonne del mio letto sono di cedro e le coltri di porpora.  Il mio letto è cosparso di porpora e i suoi gradini sono d’argento.  Le coltri sono intessute a melograni d’argento e i gradini d’argento sono cosparsi di zafferano e mirra.  I miei amanti appendono ghirlande alle colonne della mia casa.  Vengono di notte coi suonatori di flauto e i suonatori d’arpa.  Mi corteggiano offrendomi mele e sul pavimento del mio cortile scrivono il mio nome col vino.

Dalle più lontane regioni del mondo i miei amanti vengono a me. I re della terra vengono a me e mi portano doni.

Quando l’imperatore di Bisanzio seppe di me, lasciò la sua camera di porfido e salpò con le sue galee.  I suoi schiavi non avevano torce, affinché nessuno sapesse della sua venuta.  Quando il re di Cipro seppe di me, mi inviò degli ambasciatori.  I due re di Libia, che sono fratelli, mi recarono doni di ambra.

Ho strappato a Cesare il suo favorito e ne ho fatto il mio compagno di giochi.  Veniva da me di notte in una lettiga.  Era pallido come un narciso e il suo corpo era come miele.

Il figlio del prefetto si è ucciso in mio onore e il tetrarca di Cilicia si è flagellato per il mio piacere davanti ai miei schiavi.

Il re di Hierapoli, che è sacerdote e ladro, ha steso dei tappeti perché ci camminassi sopra.

Talvolta siedo nel circo e i gladiatori combattono ai miei piedi.  Una volta un Trace che era il mio amante è stato preso nella rete.  Ho dato il segnale per la sua morte e tutto il teatro ha applaudito.  Talvolta attraverso il ginnasio e guardo i giovani che lottano o corrono.  I loro corpi sono lucidi d’olio e le loro fronti sono cinte con ramoscelli di salice e mirto.  Quando lottano battono i piedi sulla sabbia e quando corrono la sabbia li segue come una nuvoletta.  Colui al quale sorrido lascia i suoi compagni e mi segue a casa mia.  Altre volte scendo al porto e guardo i mercanti che scaricano le loro navi.  Quelli che vengono da Tiro hanno mantelli di seta e orecchini di smeraldo.  Quelli che vengono da Massilia hanno mantelli di lana fine e orecchini d’ottone.  Quando mi vedono arrivare, stanno sulle prue delle loro navi e mi chiamano, ma io non rispondo.  Vado nelle piccole taverne dove i marinai stanno tutto il giorno a bere vino nero e a giocare a dadi e siedo con loro.

Ho reso il principe mio schiavo, e il suo schiavo, che era un Tiro, l’ho reso mio signore per il tempo di una luna.

Gli misi un anello con effige al dito e lo condussi nella mia casa.  Ho cose meravigliose nella mia casa.

La polvere del deserto è sui tuoi capelli e i tuoi piedi sono graffiati dalle spine e il tuo corpo è bruciato dal sole.  Vieni con me, Onorio, e ti vestirò con una tunica di seta.  Spalmerò il tuo corpo di mirra e verserò nardo sui tuoi capelli.  Ti vestirò di giacinto e metterò miele nella tua bocca.  Amore –

Onorio.  Non c’è altro amore che l’amore di Dio.

Mirrina.  Chi è Colui il cui amore è più grande di quello dei mortali?

Onorio.  È Colui che tu vedi sulla croce, Mirrina. Egli è il Figlio di Dio ed è nato da una vergine.  Tre saggi che erano re gli recarono offerte e i pastori che dormivano sulle colline furono destati da una grande luce.

Le Sibille sapevano della Sua venuta.  I boschetti sacri e gli oracoli parlavano di Lui.  Davide e i profeti lo hanno annunciato. Non c’è amore come l’amore di Dio né alcun amore che gli si possa paragonare.

Il corpo è vile, Mirrina.  Dio ti risusciterà con un corpo nuovo che non conoscerà corruzione, e tu abiterai nella Reggia del Signore e vedrai Colui i cui capelli sono come lana fine e i cui piedi sono di ottone.

Mirrina.  La bellezza . . .

Onorio.  La bellezza dell’anima aumenta fino a contemplare Dio.  Perciò, Mirrina, pentiti dei tuoi peccati.  Il ladro che Gli fu crocifisso accanto, Egli lo portò in Paradiso.

Esce.

Mirrina.  Mi parlava in modo così strano.  E con quale disprezzo mi guardava.  Chissà perché mi parlava in modo così strano.

. . . . .

Onorio.  Mirrina, le scaglie sono cadute dai miei occhi e ora vedo chiaramente quello che non vedevo prima.  Portami ad Alessandria e fammi assaggiare i Sette Peccati.

Mirrina.  Non deridermi, Onorio, e non parlarmi con parole così amare.  Perché mi sono pentita dei miei peccati e sto cercando una grotta in questo deserto dove anch’io possa dimorare affinché la mia anima diventi degna di vedere Dio.

Onorio.  Il sole sta tramontando, Mirrina.  Vieni con me ad Alessandria.

Mirrina.  Non voglio andare ad Alessandria.

Onorio.  Addio, Mirrina.

Mirrina.  Onorio, addio.  No, no, non andare.

. . . . .

Ho maledetto la mia bellezza per quello che ha fatto, e maledetto la meraviglia del mio corpo per il male che ti ha arrecato.

Signore, quest’uomo mi ha condotto ai Tuoi piedi.  Mi ha detto della Tua venuta sulla terra, della meraviglia della Tua nascita e della grande meraviglia della Tua morte.  Per mezzo di lui, o Signore, Tu mi sei stato rivelato.

Onorio.  Tu parli come una bambina, Mirrina, e senza sapere.  Apri le mani.  Perché sei venuta in questa valle con la tua bellezza?

Mirrina.  Il Dio che tu adori mi ha condotto qui perché mi pentissi delle mie iniquità e conoscessi che Lui è il Signore.

Onorio.  Perché mi hai tentato con le parole?

Mirrina.  Perché tu rimirassi il Peccato nella sua maschera dipinta e contemplassi la Morte nella sua veste di vergogna.

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