La voliera d’oro

Hanno edulcorato la fiaba, la fiaba è viva: con leggiadro sollievo gli orfani di orchi cattivi, rampolli capricciosi, lupi non vegetariani, contadini furbi e tutto l’immaginario deliziosamente crudele dei Grimm leggeranno La voliera d’oro (Topipittori, testo di Anna Castagnoli e illustrazioni di Carl Cneut).

Se pensate sia una stupidaggine aver bandito Barbablù e Pelle d’asino come se giocassero nello stesso campionato dei fatti di cronaca, se ritenete un crimine cambiare il finale a fiabe e miti per dar loro una morale o peggio ancora un’attualizzazione, questo libro fa per voi. Ingredienti: una principessa viziata, una varietà di volatili di cui va pazza, una quantità di servi inetti, un misterioso servo scaltro che infine la frega. E l’ingrediente principale, quello che dà colore alle immagini di Cneut e sangue alle parole della Castagnoli: la solitudine, una gabbia vuota luccicante come l’oro e nera come la notte.

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Valentina, la figlia dell’imperatore, è insopportabile.


Valentina, la figlia dell’imperatore, è insopportabile, la Castagnoli non ne migliora il carattere e Cneutt non la abbellisce. Vestita come una bambina del popolo, ingobbita e imbruttita dai capricci, finalmente una protagonista che somiglia all’animo dei bambini, che nel segreto della lettura troveranno ciò che per farsi accettare dai grandi non possono confessare: come sarebbe bello vivere come quella lì, assiepati nell’erbavoglio del proprio giardino, ah che sollazzo comandare a bacchetta un esercito di schiavi adulti e decapitarli se non obbediscono.

voliera1Di tutti i divieti dei grandi, il più incomprensibile è “non puoi avere tutto quello che vuoi”. Incomprensibile e crudele perché nega l’essenza dell’infanzia, quel luogo dove i desideri non hanno limiti e sembrano non recare offesa, dove si è felici senza che i sogni abbiano una misura; se posso immaginarlo e desiderarlo, perché non posso averlo? Poi il limite appare, smette di essere un vuoto comandamento e un’imposizione, se ne comincia a percepire la consistenza e allora finisce un’epoca. Come per magia, compaiono gli altri esseri umani. Sono sempre stati là, però prima non li vedevamo, erano sagome di cartone, figuranti irreali fatti di un’altra sostanza.


Di tutti i divieti dei grandi, il più incomprensibile è “non puoi avere tutto quello che vuoi”.


Erano i servi a cui la viziata Valentina faceva tagliare la testa perché non le portavano mai il volatile giusto. Già, perché l’uccello che parla forse non esiste, un’eventualità che la bambina antipatica non può sopportare. No, non è il pappagallo: quello al massimo ripete un paio di frasi come un automa. Non è nemmeno il merlo, che tuttalpiù ha imparato due o tre frasi dalle Mille e una notte. Un conto erano l’uccello che sputa acqua, quello dalle ali di vetro, quello col becco di corallo: al limite potevano essere recuperati da servitori lesti e spaventati, ben prezzolati, con scarpe nere e a punta come becchi di rapaci. Ma l’uccello che parla è troppo per chiunque, perfino per la piccola egocentrica che vende tutte le sue scarpe, cinture e voliere e s’indebita pur di pagare spedizioni di domestici nei luoghi più esotici, alla ricerca di un sogno che conosce solo lei. Finché un ragazzo con occhi furbi come frecce si presenta così: “Io so dove trovare l’UCCELLO CHE PARLA, ma se te lo porto, nobile Principessa di sangue e di odio, tu mi devi dare in cambio la vita e una promessa” “Quale promessa? Parla!” “Prometti di avere pazienza”.


Se posso immaginarlo e desiderarlo, perché non posso averlo? Poi il limite appare, smette di essere un vuoto comandamento e un’imposizione, se ne comincia a percepire la consistenza e allora finisce un’epoca. Come per magia, compaiono gli altri esseri umani.


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La pazienza è un concetto irreale, lontanissimo, esiste solo per i noiosi e per gli adulti, e Valentina non la capisce, la reputa una parola da due soldi, dunque scambiandola per una cosa senza valore può prometterla senza difficoltà. La ritroviamo nell’ultima tavola accoccolata a sognare, con i lunghi capelli cresciuti liberi e selvaggi, come radici che cercano la terra, pacificata e serena fissando (forse covando) un uovo. Sì, un uovo: perché dopo undici mesi il servo scaltro e diverso dagli altri è tornato portandole il guscio dentro cui troverà il volatile che dovrebbe riempire la sua solitudine, ciò che placherà abitando infine la voliera numero centouno. Se da quel guscio verrà fuori o meno l’uccello che parla tocca a noi immaginarlo, Anna Castagnoli ci offre diverse possibilità. Chi vuole potrà trovare dentro questa storia il messaggio dell’attesa e una riflessione sulla crescita, qualcun altro invece potrà impunemente sognare che Valentina resti bambina e illusa per sempre. Del resto, dicevamo, fiabe e realtà non giocano nello stesso campionato: tra le ampie pagine di questo magnifico libro nessuno ci sgriderà se non diventiamo grandi.

di Nadia Terranova


Nadia Terranova è nata a Messina nel 1978 e vive a Roma. Ha pubblicato diversi libri per ragazzi tra cui Bruno il bambino che imparò a volare (Orecchio acerbo, 2012, illustrazioni di Ofra Amit, premio Napoli, premio Laura Orvieto), dedicato alla vita dello scrittore ebreo polacco Bruno Schulz, e Le nuvole per terra (Einaudi Ragazzi, 2015). Ha esordito nel romanzo nel 2015 con Gli anni al contrario (Einaudi Stile Libero), vincitore dei premi Bagutta Opera Prima, Brancati, Fiesole, Grotte della Gurfa, Viadana e Viadana Giovani. Collabora con diverse riviste. È tradotta in Francia, Spagna, Messico, Polonia e Lituania. Il suo sito è www.nadiaterranova.com
Immagini (c) Cneut, Topipittori

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