Il labirinto di Franco Maria Ricci

Sorvolando le campagne parmigiane, salta all’occhio una geometria inaspettata: non un cerchio nel grano tracciato da colonizzatori alieni, ma una stella a sette punte disegnata da duecentomila piante di bambù.

Tra quelle siepi si snoda il labirinto che l’editore Franco Maria Ricci ha voluto nella sua tenuta di Fontanellato, a venti minuti da Parma –  il labirinto più grande del mondo, pare, coi suoi otto ettari di superficie e tre chilometri di percorsi. Anche per mettersi in testa di fare una cosa del genere bisogna essere un po’ degli alieni.



Mini-documentario sul Labirinto della Masone con interviste a Franco Maria Ricci, Vittorio Sgarbi, e gli architetti Pier Carlo Bontempi e Davide Dutto.

Il parco ha aperto al pubblico nel maggio 2015, dopo quindici anni di lavoro tra progetto e cantiere, più altri venticinque di incubazione dell’idea. Già negli anni Settanta, Ricci aveva espresso al suo collaboratore e idolo personale Jorge  Luis Borges il desiderio di costruire un labirinto: «Un percorso inutile ma magico», nelle parole dello stesso Ricci, un ricettacolo di simboli che ha attraversato i millenni dalla civiltà minoica ai giorni nostri.

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Vista aerea del labirinto

«Per anni», racconta l’architetto Davide Dutto, «abbiamo continuato a progettare il labirinto come se costi e normative non esistessero». Quando si è trattato di finanziarlo davvero, Ricci ha dovuto vendere la sua casa editrice e reinvestire quindici milioni di euro nella costruzione di un complesso che oggi comprende un bar, un ristorante, un negozio di gastronomia, un museo e ovviamente una libreria. Il museo contiene la collezione di opere d’arte che Ricci ha messo insieme in cinquant’anni, e ospita mostre temporanee: fino ad aprile, per esempio, erano esposte le tavole originali del Codex Seraphinianus di Luigi Serafini. Meno di un mese fa, davanti alla piramide che domina la corte centrale, hanno suonato gli Air.

Insomma, un posto pur così strano e fuori dal tempo, così alieno rispetto al contesto campestre, sta trovando una sua collocazione. «Io penso che l’eredità del Labirinto non coinvolga soltanto la famiglia Ricci ma un territorio molto ampio», dice l’architetto Pier Carlo Bontempi, che si è occupato degli edifici all’ingresso e al centro del parco. «D’altronde», continua, «un giorno parlavo con Franco [Maria Ricci] e mi sono chiesto: cosa sarà di questo posto tra duecento o trecento anni? Magari gli uomini di quell’epoca non saranno più interessati ai labirinti e a quel che significano. Franco mi rispose “Non devi preoccuparti; se nessuno più lo seguirà, diventerà una splendida rovina”».

testo e regia di Daniele Zinni

1 comment on “Il labirinto di Franco Maria Ricci

  1. cristina pucci

    bello il labiritno, e anche il documentario, fa venire voglia di andare a visitarlo!

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