Come la pandemia ha favorito la nascita di comunità online capaci di trasformare il presidente del Consiglio in un’icona pop e in un oggetto di partecipazione collettiva.
Questo articolo è un estratto di “Supertempesta: design e politica nell’era dell’informazione”. Di Noemi Biasetton. Ringraziamo l’autrice e l’editore Krisis per la gentile concessione.
In copertina e lungo il testo grafiche virali e meme del 2021
di Noemi Biasetton
L’undici marzo 2020, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, dichiarava che l’epidemia di Coronavirus si era ufficialmente trasformata in una pandemia globale. Lo stesso giorno, il primo ministro italiano Giuseppe Conte ampliava e rafforzava le misure restrittive per l’intero Paese, chiudendo tutti i negozi e le attività commerciali nel tentativo di arrestare il contagio del virus. A partire da quel giorno, è diventato subito chiaro che lo stato di emergenza causato dal virus non stava solo sollevando preoccupazioni rispetto all’economia o alla salute italiane: la quarantena e il flusso ansiogeno delle informazioni attraverso i media stavano dando origine a una serie di inquietudini pronte a minare il senso di sicurezza di una popolazione e compromettendo temporaneamente la libertà individuale di cittadini e cittadine.
Per far fronte a questa situazione inaspettata, la classe politica e le istituzioni italiane hanno cercato di dare un senso a ciò che stava accadendo attraverso una pletora di narrazioni diverse e di natura principalmente visiva. La narrazione predominante – e che probabilmente si imprimerà per sempre nella memoria collettiva italiana – è stata quella adottata dal governo e dalle istituzioni scientifiche, che hanno identificato il virus come un “nemico”. Questo tipo di discorso è stato costruito attraverso una serie di espedienti visivi che hanno accompagnato la popolazione durante i mesi della quarantena, rendendola fiduciosa e disposta a seguire le regole stabilite dal governo al fine di salvaguardare la salute e la sicurezza collettive.
L’esempio più eclatante di questa strategia narrativa sono state le conferenze tenute quotidianamente dalla Protezione Civile, in cui il direttore Angelo Borrelli e altre figure professionali informavano la popolazione italiana rispetto al corso della pandemia attraverso i numeri delle persone contagiate, dei ricoveri, delle guarigioni e altri dati. Questa serie di incontri è stata trasmessa in diretta nazionale per cinquantacinque sere consecutive a partire dal 23 febbraio, e ha finito per creare una sorta di rito collettivo dove la popolazione italiana ha ricevuto (un po’ come in tempi di guerra) informazioni rispetto all’evoluzione pandemica giorno per giorno.
Un altro tipo di narrazione è quello messo in campo dalla classe politica italiana, sia interna che esterna al governo, che, forse a causa dell’impossibilità di ritagliarsi uno spazio nei media tradizionali, sono ricorsi ai social media per far sentire la propria voce nel discorso mediatico. In un contesto dominato dalla paura e dalla mancanza di informazioni chiare, l’allarmismo si è trasformato rapidamente in spettacolarizzazione, spesso veicolata attraverso la strumentalizzazione delle notizie a fini politici e l’adozione di uno stile di dibattito basato sul cosiddetto argutainment. Gli attori politici che hanno scelto di adottare questa strategia comunicativa hanno costruito soprattutto narrazioni capaci di generare sentimenti di esclusione o appartenenza, difendendo le istanze della popolazione oppure opponendosi ai decreti governativi e alle posizioni scientifiche sulla gestione della crisi durante i mesi del lockdown italiano (marzo-maggio 2020).
Tra questo tipo di comunicazioni rientrano senza alcun dubbio il video del governatore del Veneto Zaia che commentava le presunte «scarse norme igieniche cinesi» su Antenna 3, il video con l’hashtag #milanononsiferma pubblicato da Giuseppe Sala che rifiutava la chiusura degli esercizi commerciali meneghini (pentitosi poco più tardi), i continui cambi d’umore di Salvini rispetto alla gestione della pandemia (incitando una volta alla chiusura dei confini, l’altra all’immediata riapertura degli stessi), gli attacchi di Di Maio ai video satirici francesi che prendevano in giro l’Italia in quanto primo paese colpito dal virus (con annesso incontro istituzionale insieme all’ambasciatore francese per le scuse formali davanti a una pizza), le teorie cospirazioniste di Giorgia Meloni rispetto ad un piano per minare l’export dei prodotti italiani, e molte altre.
Durante i mesi della quarantena, però, non è stata solo la classe politica a plasmare il dibattito intorno alla pandemia. Infatti, anche numerosi e soprattutto numerose utenti online hanno fabbricato forme spontanee di comunicazione per dare un senso all’esperienza della crisi pandemica, dando così vita ad un processo condiviso di configurazione identitaria. Invece di inquadrare un “nemico”, chi postava in alcune “zone protette” di internet ha dato vita ad un cospicuo numero di meme intorno alla figura dell’allora primo ministro Giuseppe Conte, creando una sorta di sistema di supporto collettivo per affrontare il periodo obbligatorio di quarantena. A partire dal mese di marzo, Giuseppe Conte è entrato in scena stabilendo un ciclo di incontri trasmessi sulla sua pagina Facebook che, anche se attraverso un medium diverso e nonostante tutte le differenze storiche e sociali, hanno ricordato in qualche modo le fireside chats (“chiacchierate intorno al caminetto”) tenute da Franklin D. Roosevelt attraverso la radio in uno dei periodi più bui della storia americana.
Il primo di questi video è stato trasmesso il 4 marzo, quando Giuseppe Conte spiegò le ragioni che avevano portato alle prime misure di contenimento del contagio, invitando la popolazione italiana a rispettare le procedure di sicurezza e ad affrontare con risoluzione e coraggio il periodo di crisi che si stava prospettando. Il video, durato approssimativamente cinque minuti e girato intorno alle otto di sera nel suo ufficio a Palazzo Chigi, aveva ottenuto un ottimo responso a livello di visualizzazioni ed engagement. Tuttavia, è stato il video successivo che, forse per la portata del suo messaggio, ha attivato qualcosa di particolare nei confronti del presidente da parte dell’audience online italiana.
È infatti la sera dell’11 marzo, a seguito della diretta di Conte su Facebook nella quale annunciava il restringimento delle misure di lockdown all’intero Paese, che hanno iniziato a fiorire online un numero incredibile di meme, gif e pagine social, tutte dedicate al PM italiano. Tra queste, è spiccata la comunità formatasi intorno alla pagina Facebook Le bimbe di Giuseppe Conte, che, nel trasformare l’immagine di Conte in un personaggio sexy e rassicurante, ha dato vita ad un curioso fenomeno di political fandom.
Il concetto di political fandom è stato approfondito nell’ultimo decennio da varie figure accademiche provenienti da contesti diversi, che si sono concentrate prevalentemente sulla sovrapposizione significativa tra le comunità di fan e il mondo sempre più mediatizzato e personalizzato della politica. E, sebbene i fenomeni di fandom siano sempre esistiti, anche attraverso i media cosiddetti tradizionali (come televisione e radio), la diffusione dei social media nell’ultimo decennio ha esteso l’area di azione politica a nuove figure in gioco, oltre che a nuove forme espressive.
Analogamente alle comunità pop-culturali, le comunità di fan legate al mondo della politica si sono dimostrate efficaci nella «configurazione emotiva dell’elettorato, che comporta la costruzione e il mantenimento di legami affettivi tra elettori, candidati e partiti». Quando il fandom si applica alla politica, si assiste in genere alla (co-)creazione e alla consumazione di nuove forme estetiche in grado di ampliare i mezzi di coinvolgimento e sviluppare un senso di identità collettiva e subculturale ottenuta attraverso un sistema bottom-up. Al giorno d’oggi, il fandom esteso alla politica emerge spesso da contesti di azione collettiva dove chi vi partecipa – i cosiddetti prosumer – interagisce con gli avvenimenti politici attraverso artefatti narrativi autoprodotti, che vengono condivisi attraverso i canali social e che vedono il mescolamento e la contaminazione di vari generi.
I fandom politici, in questo senso, hanno il potere di creare delle «comunità immaginate», rese possibili da tecnologie che «consentono a persone geograficamente disperse di superare tempo e distanza nella creazione di comunità virtuali di affetti». La rete è cruciale in questo processo non solo perché consente a persone provenienti da luoghi e culture diverse di riunirsi e costruire una comunità, ma anche perché favorisce la creazione di legami collaborativi.
Sfruttando il potere dell’«intelligenza collettiva» i fandom politici fanno nascere circoli virtuosi di partecipazione collettiva alle attività, sui social e nelle realtà politiche locali tramite la mobilitazione efficace e la capillarizzazione delle competenze di chi vi partecipa. Queste forme di engagement online, simili a quelle dei fandom culturali, influenzano non solo il modo in cui le immagini politiche vengono prodotte e condivise, ma anche le relazioni tra le entità coinvolte. I social media, in questo senso, sono capaci di creare «spazi di affinità», definiti da Gee come ambienti informali e altamente generativi, dai quali emergono nuovi esperimenti estetici. Grazie a queste caratteristiche, queste pratiche hanno il potere di trasformare sia la produzione e la circolazione dei contenuti politici visivi, sia le dinamiche tra chi li produce, li diffonde e li fruisce.
La pagina Le bimbe di Giuseppe Conte è stata creata da una utente che, grazie alla collaborazione di una vasta comunità online, è stata in grado di creare un immaginario parallelo rispetto alla figura del premier attraverso i meme. Infatti, sebbene fosse la admin a supervisionare di fatto la creazione dei contenuti, selezionando i meme presenti sulla pagina, la produzione dei post è stata affidata allɜ utenti per l’intero periodo della quarantena. La pagina, creata il 12 marzo 2020, ha visto più di centosettanta meme prodotti e pubblicati tra la sua apertura e il 24 aprile, con una media di 3,8 meme condivisi al giorno. La prima parte del nome della pagina, «Le bimbe di», ricalca il formato delle fanpage italiane dedicate a influencer e personaggi famosi, in cui lɜ fan raccolgono e producono contenuti inediti, meme e commenti sulle ultime attività della figura in questione. Dei centosettanta meme pubblicati su Le bimbe di Giuseppe Conte, centotrentuno sono stati realizzati dallɜ utenti di Facebook, che vengono accreditatɜ nel post o nel primo commento come «bimba» o «bimbo».
I meme postati su LbdGC seguono per lo più un’estetica camp, e pertanto mostrano una grande sensibilità per «l’artificio e l’esagerazione». In particolare, i meme prodotti sia dalla creatrice della pagina che dallɜ utenti adottano il sistema del self-aware kitsch, in cui «Chi crea […] è consapevole del suo “cattivo gusto”», provocando quindi una forma di parodia della cultura di massa. Analizzando le caratteristiche formali dei meme (che includono numerosi cuori, scarabocchi, adesivi e collage dove il volto di Conte è “montato” su altre immagini), si può ipotizzare che siano stati realizzati in gran parte con applicazioni per il fotoritocco, Photoshop e altri software desktop. I meme de LbdGC sono caratterizzati dalla presenza di immagini in bassa qualità e fortemente ritoccate, che potremmo suddividere nelle tre categorie del fotomontaggio, del disegno e del merch; il primo vede la raffigurazione di Giuseppe Conte nelle situazioni più disparate, il secondo artefatti originali creati from scratch dallз utenti, e il terzo le fotografie scattate dallз utenti con del merchandising autoprodotto.
I messaggi veicolati attraverso i meme sono spesso un misto tra l’elogio alle caratteristiche fisiche del primo ministro e le sue scelte rispetto alla gestione della crisi generata dalla diffusione del virus: un connubio ironico quanto efficace. I temi ricorrenti ne LbdGC riguardano principalmente i video live di Conte su Facebook, i decreti legge, la sua avvenenza e il suo amore platonico per «le bimbe». In generale, l’inside joke all’interno della pagina si basa sull’idea che Giuseppe Conte in realtà sia a conoscenza dell’esistenza delle bimbe, e che si consideri il loro sugar daddy. L’idea della creazione di un alter ego della figura di Conte è racchiusa nel nickname PEPPY, che è utilizzato in maniera sarcastica dalle bimbe in riferimento a un tweet pubblicato il 27 agosto 2019 da Trump, che aveva storpiato il nome di Conte in «Giuseppi».
Complessivamente, i centosettanta post pubblicati da LbdGC nei mesi della quarantena hanno ottenuto 239.283 reazioni, 34.158 commenti e 34.621 condivisioni, con un media di 1.407,5 like, 201 commenti e 204 condivisioni al giorno. Chiaramente, possiamo presumere che sia il soggetto dei meme (Conte) insieme all’utilizzo da parte del fandom di elementi provenienti dalla cultura popolare e al periodo storico eccezionale, ad aver portato la pagina a riscuotere un tale successo. Tuttavia, è interessante osservare come LbdGC non rappresenti un fenomeno isolato, ma piuttosto l’apice di una serie di manifestazioni di fandom che si sono verificate nel mese della quarantena verso il premier italiano. Infatti, dopo la live di Conte dell’11 marzo 2020, un numero impressionante di elementi fandomici si sono materializzati sul web, a partire dalle fiction su Wattpad fino alle playlist lo-fi su YouTube, e fino addirittura alla diffusione di categorie a tema su PornHub.
Il caso de Le bimbe di Giuseppe Conte si inserisce in un contesto molto particolare in cui, come abbiamo accennato nell’introduzione, la popolazione italiana si è trovata ad affrontare un periodo di particolare difficoltà emotiva dettato dallo stato della quarantena. Il fatto che la pagina sia nata il giorno successivo alla comunicazione del lockdown nazionale da parte di Conte ci fa pensare che i processi che portano alla creazione dei fandom in ambito politico siano estremamente viscerali. Infatti, se da un lato l’obiettivo esplicito della pagina è quello di creare una forma di intrattenimento visivo, dall’altra ci deve essere stata – sia da parte della creatrice che dell’utenza – un processo di comprensione più ampio del ruolo delle immagini e della loro capacità di generare un senso di comunità. In secondo luogo, LbdGC è stata un trionfo dellɜ prosumer e della loro capacità di stabilire un linguaggio visivo coerente ed efficace senza la guida di nessun “direttore creativo”.
Infine, i meme creati all’interno della pagina hanno dato vita a un vero e proprio processo di reframing della figura politica di Conte, che è passato molto velocemente dall’avere un ruolo incerto e controverso a essere l’oggetto di una (sebbene ironica) forma di adulazione. Dipingendo il primo ministro italiano come un uomo affascinante, divertente e rassicurante, l’utenza è stata in grado di ri-organizzare l’identità di Conte e influenzare la trasmissione di informazioni del premier attraverso un nuovo ed efficace «frame interpretativo».
Questo fenomeno, sebbene chiaramente parziale all’interno del dibattito politico nei mesi della quarantena, si rispecchiò nei dati di gradimento nei confronti del premier. Infatti, secondo un sondaggio condotto dalla società di ricerche di mercato e consulenza Ipsos per il Corriere della Sera, tra il 22 e il 23 aprile 2020 i consensi per il primo ministro segnarono un aumento di cinque punti (dal 61% di marzo al 66% di aprile), mentre quelli per il Governo aumentarono di due punti (dal 56% di marzo al 58% di aprile). Dall’inizio del mandato, questi valori rappresentarono i livelli di gradimento più alti mai registrati sia per il Governo sia per il primo ministro (a gennaio 2020 i consensi erano rispettivamente del 45% e del 50%).
Per quanto riguarda i leader dei principali partiti italiani, il sondaggio evidenziò uno spostamento significativo: i leader delle forze di opposizione registrarono un calo nei consensi, mentre le figure politiche all’interno della coalizione di governo videro un aumento dei voti favorevoli, con Giorgia Meloni (leader di Fratelli d’Italia) in calo di quattro punti e Matteo Salvini (leader della Lega) in diminuzione di tre punti.
Oggi la pagina Facebook de Le bimbe di Giuseppe Conte non esiste più (✝, data sconosciuta), lasciando spazio a molte altre pagine la cui attività si è tuttavia gradualmente spenta in concomitanza con il progressivo attenuarsi della crisi pandemica. Nel loro insieme, LbdGC e i fenomeni fandomici annessi emersi nei mesi del lockdown rivelano come le comunità che si formano online stiano acquisendo sempre più importanza nella rappresentazione visuale della politica contemporanea. Sebbene ancora in fase embrionale, i fandom politici stanno gradualmente aprendo la strada a nuove modalità di partecipazione dialogica, in cui le comunità dal basso possono generare forme aggregative innovative grazie alle affordances offerte dai nuovi media. Chiaramente, data la fugacità di questi fenomeni, ad oggi è quasi impossibile capire fino a che punto le comunità virtuali ricoprano un ruolo nello scacchiere politico e/o se siano in grado di influenzare il comportamento elettorale della popolazione.
In questo caso, ad esempio, sembra più plausibile pensare che sia stato proprio l’aumento dei livelli di gradimento per Conte a dar vita al fenomeno di fandom, e non viceversa. Quasi come se la corsa all’infotainment durante la quarantena, caratterizzata dalla necessità di rendere virali le questioni di attualità quotidiana, avesse preso una svolta inaspettata e decisamente più creativa del solito. E questo perché, di fondo, i fandom rappresentano a pieno i fenomeni che misteriosamente appaiono nella rete: forze catalitiche buffe, su cui spesso sorvoliamo, ma che passo dopo passo danno forma silenziosamente al nostro vivere quotidiano, anche (e soprattutto) nell’ambito della politica.



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