Le (buone?) ragioni dei religiosi


Secondo Peirce la religione aiuta ad affrontare l’inevitabile vuoto dell’esistenza con un po’ di ottimismo, ma è davvero tutto qui? E ne giustifica gli effetti collaterali?


di Enrico Pitzianti

Chi, come me, appartiene allo standard dell’occidentale istruito probabilmente sentirà, nel leggere le notizie in tarda mattinata, il conforto dello “stare nel giusto” regalato da quel soffice ed elitario divano con poggiapiedi che è il raziocinio laicista. In tempi di estremismi religiosi e politici, e di agitazioni sociali, la comodità laica e razionale regala una pace impagabile godibile dalle nostre stanze in centro e concede l’illusione di essere estranei agli accadimenti più tragici. Si può immaginare di non vivere nello stesso mondo dei fanatici, dei Trump, dei negazionisti e degli sciachimisti. A ciò corrisponde probabilmente la pace del religioso che, dal suo negozio di orto-frutta in periferia si sente altrettanto nel giusto o quella del complottista che da dentro la nicchia di commentatori YouTube vive la favola di un piccolo martirio personale quotidiano che vede se stesso nel ruolo di eroe della “controinformazione”. Oggi la comodità laicista sopravvive nonostante i timori e le incertezze sociali e non si pone problemi a lasciar andare dei colpi di coda che fanno intravedere una certa pretesa superiorità; il caso più recente è quello della decisione di vietare il cosiddetto burkini sulle spiagge di Nizza. Il sindaco David Lisnard ha dichiarato: «L’accesso alle spiagge e alla balneazione è vietato a chiunque non indossi una tenuta corretta, rispettosa delle buone maniere e della laicità».

Il laicismo si pone in una posizione di superiorità in nome del predominio contemporaneo della razionalità in campo intellettuale e scientifico. In un’epoca così fortemente legata alla tecnologia, forse, non poteva essere altrimenti.


La religione, secondo Peirce, fornirebbe quell’ottimismo necessario a vivere una vita in cui si è capaci di superare le avversità e i momenti difficili. L’idea di un disegno divino farebbe sì che non ci si senta mai persi nell’affrontare l’inevitabile vuoto dell’esistenza.


BathingSuit1920sEppure non di rado i comportamenti irrazionali una ratio ce l’hanno ed è sufficiente volerla vedere. Insomma, a volte, a voler trovare una giustificazione razionale a ciò che razionale non è, be’, ce la si fa. Nel caso dell’essere religiosi (in senso stretto: onnipotenze, miracoli e così via) c’è stata innanzitutto una certa idea di trascendenza ad allontanare lo spettro del senso del ridicolo dall’orizzonte dei credenti – quella stessa idea di trascendenza che Tommaso D’Aquino si sforzò di salvare attraverso la distinzione tra l’essere delle creature e l’essere del divino. In tempi recenti si è provato a trattenere un po’ di “carisma e sintomatico mistero” religioso usando la fisica quantistica e il bosone scoperto da Higgs (che è ateo, altro che “di Dio”) e poi ancora reinventando la religione in chiave new-age e, dicono i marxisti, capitalista. Ma se così tanti tentativi di salvare la baracca irrazionale sono crollati decennio dopo decennio sotto il peso dell’assurdo e la scarsa tenuta delle colonne argomentative, il pragmatismo del filosofo Charles Sanders Peirce arrivò, alla fine del secolo scorso, a lanciare una cima di salvataggio agli amici clericali. La religione, secondo il filosofo statunitense, fornirebbe quell’ottimismo necessario a vivere una vita in cui si è capaci di superare le avversità e i momenti difficili. L’idea di un disegno divino farebbe sì che non ci si senta mai persi nell’affrontare l’inevitabile vuoto dell’esistenza.

Questo ottimismo funzionale a scampare alla paranoia sarebbe, sempre secondo il filosofo statunitense, anche una caratteristica distintiva dell’essere umano rispetto agli altri animali – proprio come lo è la grammatica generativa e la stessa ragionevolezza. Peirce arriva a teorizzare che sia stato questo nostro non essere strettamente realisti, ma tendenzialmente ottimisti, ad aver permesso alla specie umana di arrivare dov’è oggi.

Insomma, la ragione della religiosità non starebbe negli elementi culturali che promuove o nei temi trattati nelle omelie, starebbe invece fuori dalla religione – oltre i confini del pensiero che la sostiene. Fuori da questi confini impera quella paura che la letteratura ci ha insegnato ad avere quando si intravede la consapevolezza che la natura e l’esistenza umana siano un puro caso; e questo diventa la prova sufficiente del ruolo di matrigna interpretato dalla natura stessa.

Se questo è lo scopo della religione (non è detto sia l’unico) è un bene che anche chi non è religioso ne comprenda e ammetta l’importanza. Salta in mente che questo modo di dare senso all’esistenza promettendole, come si fa con gli stupidi, di appartenere a un enorme inscrutabile disegno somiglia molto a quello, più laico, di costruire una relazione di coppia basata sulla insondabilità dell’affetto, l’immortalità dei sentimenti e la trascendenza della propria gene. Questa è l’estrema sintesi dell’amore romantico: superare i confini del proprio corpo con l’avvento della prole e prima ancora nel considerare il proprio partner come una parte essenziale di noi stessi. Non si è soli, ma alla ricerca di qualcuno che ci possa completare. Il pensiero che sostiene la ricerca dell’amore eterno è quello quasi subconscio che ci fa immaginare che quel malloppo di sentimenti che ci auto-infliggiamo possa davvero sopravvivere alla nostra caducità.

Detto a titolo personale: se tanto mi da tanto, e se dell’inganno religioso posso farne a meno mentre di quello sentimentale ho una necessità più concreta e funzionale, rimane comunque forte la convinzione che non sottostare a nessuna delle due piccole, implicite e filosofiche menzogne, sia la più grande libertà che ci si possa prendere – anche se con una buona sicurezza di fallire. Ma se entrambi sono degli inganni ed entrambe le illusioni di trascendere sono profondamente irrazionali, dov’è finito il laicismo che se la prende con l’amore romantico? Servirebbe un sindaco di Nizza che vieta i matrimoni: “bandite dalle piazze e dai boulevard le coppie che si giurano amore eterno”.

Comunque, nel ragionamento di Peirce c’è un problema ed è lo stesso che si pone nel definire la superiorità del pensiero laico. Il funzionalismo di Peirce per filare liscio deve fare leva su un certo riduttivismo: si analizza solo l’aspetto funzionale della religione per trovarne una ragione e non è detto non ce ne siano altre – anzi, non è detto che trovata una causa si risolvano gli effetti.

Che la religione generi “ottimismo” non vuol dire necessariamente che sia la sua unica funzione o valore di verità. Potrebbe generare ottimismo e avere altre funzioni più o meno importanti. Ma anche se l’unica ragione fosse quella di funzionare come generatore automatico di ottimismo sarebbe comunque troppo poco per chiudere il dossier. Leopardi forse era pessimista perché aveva la gobba, come gli disse un critico, ma, come rispose lui stesso, le cause del suo scrivere non dicono nulla sul valore di verità di quel che ha scritto.


Enrico Pitzianti, Cagliari 1988, si occupa di estetica e arte. È parte della redazione di Artnoise e di Dude Magazine. È laureato in semiotica, ha fondato il progetto artistico online GuardieShow ed è consulente per SpaceDoctorsLtd.
Immagini (c) Wikimedia

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