Le differenze genetiche tra le popolazioni sono tutte da ignorare?



Ha ragione chi teme che le scoperte genetiche sulle differenze tra le popolazioni possano essere usate – male – per giustificare il razzismo, ma non bisogna neanche negare l’esistenza di differenze biologiche tra le popolazioni.


In copertina: Plastic Fish, Yongbaek Lee, 2011

(Questo testo è un estratto da Chi siamo e come siamo arrivati fin qui di David Reich. Ringraziamo Raffaello Cortina Editore per la gentile concessione)


di David Reich

Ho una grande simpatia per quanti temono che le scoperte genetiche sulle differenze tra le popolazioni possano essere usate – male – per giustificare il razzismo. Però, proprio per questa simpatia, temo che le persone che negano la possibile esistenza di concrete differenze biologiche tra popolazioni per tutta una serie di caratteristiche si stiano ponendo in una posizione indifendibile, che non sopravviverà all’attacco della scienza. Nell’ultimo paio di decenni la maggior parte degli esperti di genetica delle popolazioni ha fatto il possibile per evitare di contraddire l’ortodossia. Quando ci chiedevano se potevano esistere differenze biologiche tra le popolazioni umane, tendevamo a scantonare, trincerandoci dietro giustificazioni matematiche nello spirito di Richard Lewontin sulla differenza media tra gli individui entro qualsiasi popolazione che è circa sei volte maggiore della differenza media tra le popolazioni. Puntualizzavamo che le mutazioni relative ad alcuni tratti che differiscono clamorosamente tra le popolazioni (il classico esempio è il colore della pelle) sono insolite, e se guardiamo l’intero genoma è chiaro che le differenze tipiche nella frequenza delle mutazioni tra le varie popolazioni sono assai inferiori. Però queste espressioni attentamente ponderate occultano volutamente la possibilità che esistano sostanziali differenze medie tra le popolazioni nei caratteri biologici.

Se volete capire come mai i genetisti non possono più schierarsi con gli antropologi sostenendo che qualsiasi differenza tra le popolazioni umane è tanto modesta da poter essere ignorata, è sufficiente guardare i “blogger del genoma”. Sin dall’inizio della rivoluzione del genoma, internet pullula di dibattiti sulle pubblicazioni che parlano della variabilità umana, e alcuni blogger del genoma sono diventati addirittura esperti analisti dei dati di dominio pubblico. Diversamente dalla maggior parte degli accademici, i blogger del genoma tendono a destra come Razib Khan e Dienekes Pontikos i quali nei loro post commentano le scoperte attestanti differenze medie tra le popolazioni in tratti che comprendono le capacità atletiche e l’aspetto fisico. Il blog Eurogenes trabocca di commenti, anche mille, ai post su un tema spinoso, per esempio quali furono i popoli antichi che diffusero le lingue indoeuropee, un argomento alquanto delicato perché le teorie sull’espansione dei popoli che parlavano indoeuropeo sono state usate come pretesto per edificare miti nazionali, talvolta abusandone come è successo nella Germania nazista. Le opinioni politiche dei blogger del genoma sono alimentate in parte dall’impressione che, quando si parla di differenze biologiche tra popolazioni, gli accademici tradiscano il vero spirito della scienza, volto alla ricerca della verità. Questi blogger si dilettano a rimarcare le contraddizioni tra i messaggi politically correct che i professori esternano di continuo sull’impossibilità di distinguere i caratteri tra le popolazioni e le loro pubblicazioni, le quali dimostrano che non è a questo che sta puntando la scienza.

Quali vere differenze conosciamo? Non possiamo negare l’esistenza di differenze genetiche medie sostanziali tra le popolazioni non solo in caratteristiche come il colore della pelle ma anche nelle dimensioni fisiche, nella capacità di digerire con efficienza gli amidi o gli zuccheri del latte, o di respirare facilmente ad alta quota, oppure nella suscettibilità a particolari malattie. Le differenze sono solo l’inizio. Mi sa che non sappiamo di un numero maggiore di differenze tra le popolazioni umane soltanto perché gli studi con un potere statistico adeguato a rilevarle non sono ancora stati svolti. Per quanto riguarda la grande maggioranza dei tratti, come ha detto Lewontin, c’è molta più variazione entro le popolazioni che tra le popolazioni. Significa che in qualsiasi popolazione possiamo trovare individui con valori molto alti o molto bassi della grande maggioranza dei tratti. Ma questo non impedisce l’esistenza di differenze medie più sottili tra le popolazioni.


David Reich, professore di Genetica presso la Medical School di Harvard, è uno dei pionieri a livello planetario dell’analisi del DNA umano antico. Nel 2015 Nature l’ha inserito tra le dieci persone più influenti nel panorama delle scienze per il suo contributo alla trasformazione dell’analisi del DNA antico “da ricerca di nicchia a processo su scala industriale”. 

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