Il leone vuole mangiarli tutti, ha sempre fame.

Salvatore sta seduto sul pavimento di granito, con una mano muove il sasso ovale color piombo mentre con l’altra fa scodinzolare la piccola Ferrari giocattolo, che accompagna con un rombo crescente che sale dalla gola. Il sasso ovale all’improvviso si impenna e sale fin sopra la testa di Salvatore, per poi precipitare di schianto in direzione dell’auto, lanciata, a giudicare dal rumore, a tutta velocità. L’impatto appare inevitabile ma un attimo prima del disastro il pilota riesce a scartare di lato e a evitare il macigno. Rumore di freni e ruote che inchiodano in corrispondenza di una macchia scura del pavimento. Salvatore sembra esausto, la fronte imperlata di sudore, la camicia di flanella sbottonata fino all’ombelico, che tiene scoperta la cicatrice che dal centro del petto sprofonda a picco verso i confini del creato.

villa sbertoli 134

Salvatore mi lancia uno sguardo e si aggrappa a un lembo dei miei pantaloni per invitarmi a sedere sul pavimento accanto a lui, mentre dalla busta celeste estrae uno alla volta gli animali di plastica: mucca, cavallo, leone, maiale. Li dispone in fila, paralleli alla trapunta a fiori, che come una cascata variopinta precipita dai bordi dello scheletro del letto.

Il leone ha mangiato la gallina dice e mi mostra l’interno della busta celeste che in effetti è vuoto e non contiene traccia di galline.

L’orologio circolare sulla parete rivestita con mattonelle color acqua segna le cinque e un quarto del pomeriggio e la luce che filtra dalla finestra polverosa lo trafigge con due lame affiancate. È la luce di aprile, che mi mette sempre calma e mi invita al sogno, sin da quando ero ragazzo.


Salvatore ferma le operazioni di inseguimento fra la mucca e il leone e dice fissandomi uno stinco: il leone vuole mangiarli tutti, ha sempre fame.


Suor Matilde attraverso la porta a vetri della stanza mi regala un sorriso, che è gentile ma che ugualmente significa che il tempo è finito e che è ora che me ne vada. Allora mi rialzo in piedi, aggiusto il retro dei pantaloni e riprendo il cappotto dal bracciolo della sedia. Salvatore ferma le operazioni di inseguimento fra la mucca e il leone e dice fissandomi uno stinco: il leone vuole mangiarli tutti, ha sempre fame.

Annuisco e gli tocco piano una spalla. Ci vediamo presto papà, dico, mentre qualcosa che brucia mi costringe a chiudere gli occhi mentre percorro il tragitto che mi separa dalla porta.

di Luca Saracino


Luca Saracino è
a) Nato a Fiesole nel 1980. Laureato in letterature comparate, vive e lavora a Firenze. Ha pubblicato le raccolte di racconti Prima del capolinea (2012) e Silenziosamente (2014) con Edizioni della Meridiana. Dal 2008 al 2015 ha scritto su Siamelli, blog di cui è cofondatore. Da Febbraio 2015 scrive sulla rivista on line L’irrequieto. Da gennaio 2016 scrive sul suo nuovo blog, Dinosauri.
b) Un pettine.
Testo e fotografie (c) Luca Saracino.

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