La storia di Libb Thims è il racconto di una mente che, nel tentativo di decodificare l’universo attraverso la termodinamica umana, ha finito per smarrire il contatto con la realtà. Tra milioni di parole scritte in solitudine e il rifiuto sistematico del confronto, la sua vita rivela come il rigore metodologico possa impedire alla ragione di naufragare nei propri fantasmi.
in copertina e lungo il testo Kumi Sugai, Cartella, all’asta da pananti casa d’aste.
di Alessio Montagner
Tre giorni prima della sua morte, due distretti della polizia di Chicago e una linea di prevenzione suicidi erano state allertate di seri rischi per la vita di Libb Thims. Non è bastato. Non hanno potuto fare nulla per salvarlo.
A fine novembre, il gelo che scende dal lago Michigan, a Chicago, è spesso impietoso, ma mai quanto il silenzio che avvolgeva la stanza di quest’uomo che, per quasi un ventennio, è stato il principale animatore di uno strano angolo della grande piazza del web. Un outsider ossessivo, un reietto rigettato dall’accademia, un uomo con ambizioni ben più grandi della sua stessa credibilità: così i pochi viandanti digitali che lo hanno incrociato ricordano Libb Thims.
Non posso ricordare l’uomo dietro la internet persona: infatti, non l’ho mai incontrato, non gli ho mai stretto la mano. Eppure la sua storia, la sua tragica parabola di hybris e isolamento intellettuale, ci può insegnare qualcosa su cosa accade quando la ricerca della conoscenza si scollega dalla realtà, e come il rigore metodologico sia in realtà l’unica àncora che impedisce alla mente umana di naufragare nei propri fantasmi.
Ritratto dello pseudoscienziato da giovane
Il nome Libb Thims non compare su nessun certificato di nascita. è un anadroma (un’inversione) di Bill Smith. è il 2009 quando l’uomo decide di diventare legalmente il suo personaggio. Dietro questa maschera si celava Michael Richard Knoke, un nome che una semplice ricerca sulle Pagine Bianche americane associa a indirizzi di residenza, numeri di telefono, mail, parenti, collaboratori.
Non abbiamo bisogno di fare particolari supposizioni sulla sua giovinezza: lui stesso, infatti, aveva preparato una timeline della sua vita e di quelli che riteneva essere i momenti più importanti nella sua formazione.
La sua genesi intellettuale è radicata nel fallimento scolastico. Bocciato in seconda elementare, studente da appena sufficiente alle superiori, il giovane Thims è interessato a solo due cose: le feste e le ragazze.
Poi, l’incontro fatale. In libreria, trova L’Evoluzione del Desiderio di David Buss, e allora capisce che forse lo studio può servire a qualcosa. Buss utilizza gli strumenti quantitativi della sociologia e della psicologia per cercare di comprendere il comportamento sessuale umano. Per Thims questa è una rivelazione. Non è la scienza in sé ad attrarlo, ma la speranza di comprendere come le donne scelgono il partner e poter così avere più successo con l’altro sesso.
Tramite il libro di Buss, apprende che le donne desiderano anzitutto status e intelligenza. Scopre che, secondo l’autore, la figura sociale più ambìta è quella del medico. Così, l’edonista Thims muore e nasce lo scienziato ossessivo: Thims si crea un nuovo personaggio, non per amore della verità, ma per bisogno di contatto umano e validazione sociale.
Si iscrive all’università. Il piano è titanico nelle sue ambizioni: ottiene un bachelor in ingegneria elettronica, con pochi esami extra un secondo bachelor in ingegneria chimica, quindi programma di proseguire con una laurea in fisica delle particelle e infine un dottorato in neurologia, per diventare neurochirurgo. Vuole essere l’uomo perfetto secondo l’ideale che si era formato leggendo Buss.
Ma Thims non ha un lavoro: può continuare a studiare solo grazie ai soldi del padre. Un giorno, nel tentativo di accrescere il suo carisma, acquista una Suzuki Katana con i soldi che erano destinati ai suoi studi. Il padre gli pone un ultimatum: vendi la dannata moto o ti taglio i fondi. La risposta di Thims è un rifiuto sprezzante. è il momento della rottura definitiva: Thims non riprenderà mai più i contatti con suo padre.
Senza supporto economico, gli rimangono due possibilità: trovarsi un “lavoro normale” o abbandonare gli studi. Incapace di abbassarsi ad un lavoro indegno del suo genio latente, abbandona gli studi.
Non diventerà mai fisico. Non diventerà mai neurochirurgo.
Tra l’adattamento alla realtà e la fuga nella fantasia, Thims sceglie la seconda. Se l’accademia non gli darà i titoli che vuole, se li costruirà da solo.
La cattedrale nel deserto: l’enciclopedia della termodinamica umana
Abbandonata l’università, ma non le conoscenze elementari acquisite, Thims partorisce la sua grande teoria unificata: la termodinamica umana.
Nel 2005, autopubblica il suo libro-manifesto, che ci rivela molto su di lui.
Thims si presenta ora come un ricercatore-atleta, “accettato nel programma d’aviazione del corpo dei Marines”, “atleta competitivo che mira a completare un ironman in meno di 10 ore”, con tanto di profilo genetico e una tabella di caratteristiche fisiche quali percentuale di grasso e tempo nella maratona. è il profilo di un autore, o per un’agenzia di appuntamenti?
Inizia con una domanda enorme: “Qual è il senso della vita (no stronzate)?”. Sùbito però la spezzetta in domande di natura romantica: “C’è qualcosa, oltre al caso, che unisce le persone?”, “Perché l’attrattiva è inversamente proporzionale all’intelligenza?”, “Qual è l’esatta equazione (termodinamica) dell’amore?”…
La sua idea di base è null’altro che fisicalismo ingenua, un’idea di estrema banalità: esistono solo le interazioni fondamentali, e tutto il resto, inclusi i più complessi eventi sociali o psicologici, è descrivibile tramite di esse. Questo era banalmente quello che Thims immaginava un uomo intelligente, e quindi desiderabile, dovesse credere. Thims però commette la fallacia di credere che, da ciò, ne consegua che le relazioni umane siano efficacemente descrivibili tramite le stesse equazioni che regolano gas e macchine a vapore, e che tali equazioni gli avrebbero permesso di capire le donne.
In questo sistema, scienza, ateismo e sessualità umana collassano in un bizzarro tentativo di sintesi che si realizza, di fatto, in vaghe analogie e sostituzioni terminologiche.
In Thims, l’essere umano diventa una molecola di 26 elementi, il matrimonio una molecola diumana formata dalla reazione M+FMF, il divorzio l’inversa MFM+F, la nascita è solo l’inizio di una reazione chimica, la morte il suo termine, di conseguenza non esistono biografie ma esistografie, il bene è l’aumento dell’entropia, il male la sua diminuzione, e per questo il bene trionferà sempre sul male. Arriva addirittura a riscrivere tutte le date utilizzando calendari atei da lui inventati, l’ultimo dei quali prende come anno il 1955, l’anno in cui gli atomi “sono stati osservati”.
Rifiutato da Wikipedia (doveva aveva inizialmente provato a propagandare le sue idee), nel 2006 Thims fonda Hmolpedia, l’enciclopedia della mole umana, anche conosciuta come EoHT, l’enciclopedia della termodinamica umana.
Il risultato è un’opera terrificante nella sua ossessività: 7500 articoli, 6 milioni di parole, scritte da un solo uomo nell’arco di 15 anni. Qui Thims reinventa la storia, inventa calendari, classifica ogni fenomeno sotto la lente distorta della sua termodinamica, che non prevede niente e non spiega niente.
Il cuore pulsante del progetto – e in effetti l’unico che gli abbia garantito una minima popolarità – è la sua classifica dei 1000 più grandi geni della storia.
In un primo momento, Thims cerca di sviluppare questa classifica rifacendosi a studi di psicologi e storici che, in effetti, hanno tentato di classificare per eminenza intellettuale i grandi personaggi del passato, con riferimenti a lavori come A statistical study of eminent men di James Cattel, Human Accomplishment di Charles Murray, The early mental traits of 300 geniuses di Catherine Cox, Maud Merrill e Lewis Terman, Buzan’s book of genius di Tony Buzan, e IQ correlates with high eminence with Herbert Walberg.
Ben presto, però, si dichiara insoddisfatto di queste classifiche accademiche, e ne crea una propria.
Per Thims, l’intelligenza non è una capacità operativa, non è un costrutto teorico psico-sociologico, ma è un’aura indefinibile che caratterizza il grande uomo, non derivabile da alcun test, ma misurabile solo da lui stesso tramite intuizione.
Così, Thims premia tutti quei personaggi le cui idee sono più simili alle sue. E quei personaggi con idee diverse, ma il cui genio non può negare, li reinterpreta in modo da poter affermare che in realtà sostenevano nascostamente le sue stesse idee. Sotto la sua interpretazione, anche l’anti-riduzionista Goethe in realtà sosteneva che gli esseri umani sono null’altro che gigantesche molecole.
Nell’ultima versione di questa classifica, Thims arriva a classificare sé stesso come terzo più grande genio di tutti i tempi, dietro solo a Newton e Goethe.
Ecco il meccanismo di compensazione perfetto. Thims non è diventato il neurochirurgo-fisico-atleta che sognava, ma ha creato un sistema di valori alternativo in cui lui è uno degli uomini più brillanti della storia.
Quando è arrivato il confronto con gli accademici reali, che hanno accolto la sua visione a volte con silenzio, altre con derisione, e altre ancora con rifiuti feroci, era ormai troppo tardi: incapace di affermare l’erroneità della visione su cui tutto il suo valore si fondava, non ha potuto concludere “le persone intelligenti reali non sono come lo stereotipo che io immaginavo”, ed ha invece affermato “…non sono come lo stereotipo che immaginavo perché non sono intelligenti quanto me!”
L’isopsefia e la fine della realtà: la linguistica cosmologica
Nel 2020, il fragile impero di Thims inizia a crollare.
La pandemia fa tremare il mondo. E intanto, il server che ospitava Hmolpedia, WikiFoundry, chiude i battenti. Thims tenta migrazioni disperate verso MediaWiki, ma senza successo. Di fatto, 15 anni di lavoro finiscono in fumo.
Parallelamente, la sua situazione economica precipita. Abbandona l’azienda da lui fondata, Mailcubes, ma continua a ritenere inaccettabile un qualsiasi lavoro da dipendente. Il suo computer si rompe, e non ha i soldi per sostituirlo. La stessa MediaWiki, dove aveva spostato parte della sua opera, finisce offline per più di un anno. Così,l’uomo che voleva spiegare l’universo si ritrova a digitare le sue teorie su Reddit da un vecchio smartphone, riempiendo i testi di emoticon.
In questo contesto di degrado materiale e isolamento intellettuale, la mente di Thims pare fratturarsi ulteriormente. Abbandona la termodinamica umana e vira verso un nuovo, ancor più estremo sistema: la linguistica cosmologica egizia.
Fino al 2020, Thims non aveva alcun interesse né per la lingusitica né per l’egittologia. Ogni tanto si baloccava con vecchie teorie di religione comparata affette da parallelomania cercando di ricondurre tutte le religioni maggiori alla mitologia egizia come modo di delegittimarle.
Qualcosa deve essere scattato durante la scrittura del libro Abioismo. Qui Thims proponeva null’altro che un eliminativismo verso il concetto della vita: poiché non esistono altro che interazioni fondamentali di per sé non-vive, il concetto di “vita” è dispensabile. Questa idea, nuovamente banale, è però difesa da Thims con una nuova e strana metodologia, appellandosi all’idea che il concetto di vita fosse lingusiticamente riconducibile alla mitologia egizia.
La linguistica cosmologica emerge come la generalizzazione di questo approccio a tutto il linguaggio.
Thims inizia a interpretare come fattualmente veri i miti eziologici dei greci sull’introduzione della scrittura nella loro civiltà. Si convince così che l’alfabeto greco debba derivare dai geroglifici egizi. Si convince inoltre che i greci abbiano appreso l’isopsefia (l’assegnazione di valori numerici alle lettere) dagli egizi, e che la usassero per inventare nuove parole.
Facciamo un esempio? Amore, φιλία (philia), ha valore numerico 551. Ovviamente anche Φίλαι (Philae), l’isola dove Iside ha rivitalizzato Osiride per concepire Horus, vale 551. Quindi philia deriva dal mito di Iside e Osiride, e i greci hanno creato tale parola affinché avesse lo stesso valore di Philae.
Viene naturale chiedersi: perché philia dovrebbe derivare proprio di Philae, tra tutte le decine, centinaia, migliaia di parole possibili con valore 551? E perché dovrebbe essere collegato proprio con quel mito di Iside, tra tutti gli elementi di tutti i miti a cui si può vagamente collegare una qualche parola? Thims non risponde mai.
Così, questo delirio di onnipotenza semiotica viene generalizzato a ogni linguaggio. Per Thims, tutte le lingue moderne discendono dall’egiziano, la civiltà protoindoeuropea non è mai esistita, tutte le lettere dell’alfabeto derivano dai geroglifici che a loro volta derivano da elementi anatomici e mitologici, la lettura carto-fonetica di Champollion è totalmente errata, e pressoché tutti i concetti da noi utilizzati sono in ultimo luogo riconducibili alla mitologia egizia.
Ciò che per qualsiasi ateo normale sarebbe sembrata una banale coincidenza numerica, per lui era diventata una rivelazione sul mondo. E così, alla fine, ogni singolo concetto sarebbe dovuto essere eliminato in quanto rimasuglio mitologico. Come avremmo dovuto comunicare a quel punto, Thims non lo ha mai chiarito.

Ipermentalizzazione e ipomentalizzazione
La tragedia di Thims è che, non essendo sicuramente riuscito ad essere un genio del pensiero scientifico, non è diventato neppure un genio del pensiero pseudoscientifico o mistico.
Facciamo un confronto con un gigante del pensiero alternativo: Rudolf Steiner.
Curiosamente, sia Thims che Steiner, nello sviluppo dei loro sistemi onnicomprensivi, rifiutano la scienza tradizionale e si rifanno, invece, all’esempio di Goethe. Il modo in cui lo fanno, però, è molto diverso, e ciò li porta a destini opposti.
Steiner interpreta Goethe correttamente come un anti-riduzionista. Dove Newton proponeva teorie riduzioniste da dimostrare tramite un experimentum crucis, Goethe, nella Teoria dei colori, si rifà a interpretazioni psicologiche e ad intuizioni quasi spirituali. Steiner, da ingegnere, rifiuta esplicitamente la tradizione di Newton, e vuole riprendere quella di Goethe, cercando di applicarla ad ogni campo.
Steiner si presenta così come un estremo ipermentalizzatore: vede spiriti ovunque, e interpreta tutto, pure i sassi, tramite categorie essenzialmente psicologiche. L’approccio intuitivo ed empatico alla base del suo sistema, l’antroposofia, finisce ovviamente per rivelarsi inadeguato in quei settori in cui, invece, l’approccio della scienza dura è necessario. Così, la sua agricoltura biodinamica si riduce ad una serie di rituali che non portano alcun cambiamento rilevabile nei prodotti agricoli.
In quei settori in cui, invece, l’intuizione e l’empatia sono determinati, ha successo. Crea un suo tipo di arte, architettura e danza (la euritmica) che sono tutt’ora ammirate e di gusto moderno. Crea una sua pedagogia, il sistema Waldorf, che ha risultati positivi quantificabili, è tutt’ora applicato, e anticipa di alcuni decenni idee poi ripetute con successo da Maria Montessori. Steiner non riesce a rivoluzionare la scienza, ma crea con successo comunità, e tutte le maggiori biografie lo descrivono come un uomo sinceramente attentato agli altri e recettivo verso di loro.
Thims, invece, non interpreta correttamente Goethe, ma anzi gli fa dire il contrario di quello che voleva dire: lo trasforma in un riduzionista più estremo di Newton e in un credente nella Natura pressoché ateo. Thims, da ingegnere, crede di applicare la tradizione di Newton, ma nei fatti pratici rifiuta sia la sua tradizione che quella di Goethe.
Thims è un totale ipomentalizzatore: si rifiuta di assegnare categorie psicologiche pure agli esseri umani, e cerca invece di ricondurre il loro comportamento a formule usate per le reazioni chimiche o per la cinetica dei gas.
Così, involontariamente, Thims trasforma in letame tutto ciò che tocca. Non riesce a fare scienza, perché crede di applicare il metodo di Newton ma in realtà non ci riesce. Ma non riesce neppure a creare, intuire, essere empatico. Rinunciando alle categorie psicologiche, non solo non riesce a produrre nuove previsioni, ma rinuncia a quel poco che avrebbe potuto effettivamente prevedere.
Mentre Steiner ha mantenuto il contatto umano, Thims ha via via eliminato ogni collaboratore, isolandosi nella sua torre d’avorio digitale, fino a quando l’unica voce che sentiva era la sua. E questo, alla fine, ha portato al collasso inevitabile…
Il rigore salva: cronaca di una fine annunciata
Ho avuto alcuni contatti con Thims tra il 2017 e il 2018, cercando, come tutti, di convincerlo dei limiti dei suoi sistemi (come tutti, senza riuscirci).
Il 27 novembre 2025, dopo anni di assenza di contatto, ho sentito l’istinto di controllare cosa Thims stesse facendo, e ho trovato l’orrore.
Non c’erano più solo deliri sui geroglifici e bizzarre molecole umane. Ora c’era un piano. Thims stava organizzando il suo suicidio per il 30 novembre.
Tra le motivazioni esposte, vi era un odio recondito per suo padre, l’ammirazione per suo nonno (anch’esso morto suicida), estreme difficoltà economiche, e una malattia cardiaca reale ma che, secondo lui, gli impediva misteriosamente di lavorare come dipendente ma non di correre maratone.
Soprattutto, però, la sua vera e profonda motivazione era la disperazione intellettuale.
Thims aveva scritto di aver contattato i dipartimenti di egittologia chiedendo una cattedra in “cosmologia linguistica”. Lui, senza laurea, senza pubblicazioni sottoposte a peer review, chiedeva di insegnare una materia da lui stesso inventata. Il silenzio delle università è stato l’ultimo verdetto.
Eppure, ancora scriveva che solo una cattedra avrebbe potuto farlo vivere altri 5-10 anni.
Non potevo ignorarlo. Il giorno stesso ho avvisato il 16esimo distretto della polizia di Chicago e la lifeline 988. Il giorno successivo ho ripetuto il mio avviso. La polizia non ha mai risposto. La lifeline 988 ha risposto che non potevano fare nulla a meno che non fosse stato Thims stesso a contattarli, e che io avrei dovuto spingerlo a farlo. Ci ho provato, e Thims ha pubblicato una risposta pubblica alla mia mail definendomi ridicolo.
Solo il 30 novembre, il giorno stesso del suicidio, dopo aver contattato anche il 20esimo distretto della polizia (di nuovo, senza risposta), ho avuto l’intuizione di contattare la Forest Preserves of Cook Count.
Mi hanno contattato immediatamente al telefono, dicendo di aver fatto un welfare check a casa sua senza trovarlo, e di aver mandato una squadra a cercarlo nella foresta dove aveva detto di voler porre fine alla sua vita.
Non so cosa sia successo dopo.
Dopo alcune settimane, la sua morte è stata annunciata su Reddit. Pochi giorni dopo, la sorella di Thims ha pubblicato un video in cui spargeva le sue ceneri.
L’equazione si era risolta nello zero.
Thims non ha mai compreso che solo il contatto con gli altri studiosi permette alla teorizzazione di rimanere ancorata alla realtà. Il sistema di peer review, da lui visto come il sottoporsi al giudizio di persone inferiori, è invece proprio ciò che permette alla ricerca di rimanere con i piedi per terra senza assolutizzare le proprie intuizioni personali.
Thims è rimasto convinto fino alla fine di essere ingiustamente rifiutato e vittima di un complotto universale. E questo, alla fine, ha portato alla tragedia.
La storia di Libb Thims non è la storia dell’ennesimo “pazzo su internet”. è un monito potente per chiunque voglia occuparsi di ricerca indipendente.
Spesso consideriamo il rigore accademico, la peer review, la necessità di citare fonti, il confrontarsi con i dati empirici, il formalizzare matematicamente, il verificare i teoremi tramite un proof assistant, quasi come un fastidioso ostacolo burocratico. CI lamentiamo che i revisori non ci capiscono, che i dati non tornano, della fatica di dimostrare computazionalmente ciò che è già ovvio.
Ma la vicenda di Thims ci rivela la vera funzione di queste istituzioni.
Il rigore intellettuale salva!
La ricerca empirica ci costringe a sbattere la testa contro la realtà, impedendoci di vivere in un mondo di sogni. La peer review ci costringe a uscire dalla nostra testa e a vedere il mondo attraverso gli occhi di un altro con umiltà. E anche il lavoro dipendente, con scadenze e risultati misurabili, ci ancora alla terra.
Thims ha rifiutato tutto questo. Ha costruito un castello di cartone dove solo lui era Re, Giudice e Dio.
Ma senza la resistenza della realtà, la mente umana gira a vuoto, accelerando fino a distruggersi.
Il suo sistema, creato per proteggere il suo ego dal fallimento, è diventato la prigione che gli ha impedito di vedere la via d’uscita. Quando ha chiesto al mondo di riconoscerlo come genio o di lasciarlo morire, il mondo, che non aveva mai partecipato al suo gioco, ha continuato a girare.
Il rigore non serve solo a produrre buona scienza. Serve a mantenere sana la mente dello scienziato. Thims, credendo di essere un’aquila, ha cercato di guardare il sole senza filtri. Era invece un tacchino: ne è rimasto accecato, ed è precipitato nel vuoto da lui stesso creato.


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